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O Dio o Satana! Dicotomia della scelta fra fra bene e male

Lucio Anneo Seneca. Ecco il suo interessante volto ricostruito al computerLucio Anneo Seneca. Ecco il suo interessante volto ricostruito al computer
Immagine simbolica del bene e del male presenti in un unico corpo

Immagine simbolica del bene e del male presenti in un unico corpo

Esiste una via di mezzo fra il bene e il male? Mai come adesso, forse, questa domanda s’impone, assieme a quella di definire – con tutte le difficoltà del caso – sia l’uno che l’altro. Perché la prima risposta è che in natura il male e il bene difficilmente procedono separati. Fra tutti, Machiavelli notava quanto sia raro che un bene o un male o la fortuna e la sfortuna “…con un altro bene o un altro male non s’accompagni”. E per Goethe dove c’è molta luce l’ombra è più nera. Per Proust, ancora, vi sono mali dai quali è meglio non guarire, perché proteggono da mali peggiori. Dove trovare, nella realtà, il male assoluto e il bene assoluto?

Discutendo sul tema parallelo della relatività del male e del bene (ciò che è bene per uno è male per un altro) c’è chi giunge ad osservare paradossalmente che il bene per i batteri e i virus è quello di impadronirsi degli organi e del corpo di un uomo, proliferando. Gli anticorpi rappresentano i loro peggiori nemici: ciò che è bene per la salute umana è un male per i germi della malattia… Ogni evento è destinato a giovare a qualcuno e,m in vario modo, è usuale che nuoccia a qualche altro: si pensi all’arrivo del sole e della pioggia…

E’ assolutamente vero che il bene e il male si concretizzano senza distinguersi del tutto fra loro: il male si accompagna ad effetti positivi e viceversa il bene si accompagna a dosi del suo contrario. Inoltre, il bene è presente in mezzo al male e viceversa…

Ma perchè il discorso sul Male è attuale? Perchè le catastrofi naturali (terremoto e slavine) si sono accanite di recente anche su persone incolpevoli, seminando dubbi di tipo fideistico… Perchè mai un Dio buono permette questi accadimenti? Non c’era, però, bisogno dei fatti recenti per sapere che la malattia e la catastrofe sono in agguato fra i viventi… Con essi l’errore, l’ignoranza e il peccato. Tale problema si trova affrontato in un precedente articolo (sul tema del male) e qui lo sfioriamo appena, anche se, giungendo alla conclusione, cioè alla radice del problema, gli argomenti da noi sostenuti si sovrappongono ai precedenti.

Adesso tentiamo di parlare della scelta fra il bene e il male, fra la virtù o la retta via da un lato e il peccato o l’errore dall’altro. E’ presente in ogni società umana il concetto di ciò che è bene o male, anche se cambia di configurazione di svariate caratteristiche particolari, in realzione alle differenze di luogo e di tempo. E’ stato giustamente notato che ragionare con logiche del genere – cioè proclamare il cosiddetto relativismo etico – rischia di renderci prigionieri di una visione personalistica e particolare del bene, senza la capacità di allargare – come si dovrebbe – l’orizzonte del problema.

Si può osservare, infatti, che certe scelte possono avere anche un motivo logico o storico, ma resta fermo che… “certe cose non si fanno”. Non solo l’omicidio, il genocidio, il furto, la prevaricazione subdola, ma anche certe azioni drastiche e improvvise che non esaminano l’intero “corpo” sul quale si interviene. Dracone non passò alla storia come un grane legislatore… Così come in medicina, non esiste la malattia, ma anzitutto il malato…  Un’osservazione del genere calza a pennello anche per i crimini del nazismo. Le motivazioni di partenza potevano essere, almeno in parte, buone, ma la radicalizzazione e i metodi travalicarono poi i confini del lecito e, certamente, anche quelli del bene, se non quelli della decenza civile… Anche oggi, molti provvedimenti vengono presi, spesso per superficialità e ignoranza, nella realtà sociale e cittadina senza tener conto di chi o che cosa si va a penalizzare, degli effetti collaterali che, se posti in sommatoria, con il bene che si brama ottenere, possono fornire risultati con il segno meno…

Si può attribuire, tuttavia, un valore universale all’individuazione di comportamenti morali e positivi in contrasto con altri negativi e immorali? La virtù e il vizio, le buone scelte e la trasgressione peccaminosa si oppongono in tutte le epoche e a tutte le latitudini. Anche se in modo variegato.

Senza spaziare troppo, verso l’estremo oriente o la antiche civiltà assire, babilonesi, egizie, si nota che cambiano alcune visioni e alcune prospettive, ma sostanzialmente il bene e il male si configurano in modo piuttosto similare e con fisionomie che presentano più somiglianze che difformità…

Un po’ di dottrina.

L’idea di un Dio unico e perfetto era già presente in Grecia e a Roma presso i massimi pensatori (i filosofi), se è vero che Parmenide e Zenone, due fra i fondatori del pensiero umano, in piena Magna Grecia sostenevano “tout court” che un Dio perfetto dovesse necessariamente aver creato un mondo altrettanto perfetto, influenzando in tal senso anche Platone… Questa affascinante teoria si è dimostrata, poi, non solo errata, ma contraria alla stessa morale: quale sarebbe il ruolo dell’umanità e dell’individuo in un mondo già perfetto di per sé di cui l’individuo stesso fa parte? Solo quello di aderire alla perfezione o discostarsene? M anche l’individuo non dovrebbe essere perfetto, come la natura? Le contraddizioni in Parmenide e Platone …fioccano. Per questo propendiamo per Eraclito, Democrito, Pitagora, che vedono nella molteplicità, nel movimento e, quindi nel divenire (panta reai) la cartteristica ineliminabile del cosmo. In tale divenire (fit, ghignetai) c’è il pogresso, il sì alla crescita e all’evoluzione…

Si fece largo, frattanto, già in Grecia e anche a Roma, l’idea che chi avesse agito bene su questa terra sarebbe stato compensato nell’aldilà con un trattamento migliore rispetto ai malvagi…

I romani crearono il migliore e maggiore complesso di leggi della storia umana ed esse erano basate su una visione morale della società che molto assomiglia alla religione cristiana.

Seneca fu il maggiore dei filosofi romani. Sarebbe utile oggi approfondire il contenuto della sua filosofia morale stoica, evoluzione della morale nella romanità, per scoprire quale insegnamento possa fornire ancora all’uomo contemporaneo, soprattutto europeo e occidentale, che tende a smarrire le radici intellettuali, morali ed etniche ed a far propria la controfilosofia soggettivista moderna e quella nichilista postmoderna. Il pensiero romano concepì anche l’eutanasia per validi motivi (salute, onore etc), ma Cicerone, riprendendo Pitagora, precisò che la vita è un dono del Dio e termina solo per volontà del Dio stesso che l’ha donata…

Si ripropongono oggi all’uomo gli interrogativi primordiali rimasti insoluti o privi di certezze, secondo la ferrea logica che l’umanità include fra le proprie “insaziabili” aspirazioni. L’umanità non si accontenta, infatti, del poco: così come rischia un atteggiamento accaparratore nei confronti della natura, così lo rischia nei confronti delle idee, alla ricerca di sempre nuove conoscenze e di difficili, se non impossibili, certezze…

Tornando a Seneca, il fine del suo sistema filosofico non è la pura speculazione, ma il raggiungimento pratico degli effetti positivi che la conoscenza apporta all’uomo. Lo studio dell’etica, cioè, in lui prevale nettamente su quello della teoretica. Il limite di Seneca sarebbe, infatti, la mancanza di una base metafisica al suo sistema etico, che nonostante ciò è assai buono e quasi perfetto. Ma vedremo che il pensatore latino finisce con il parlare di Dio e dell’anima…

I mali, per Seneca, non si trovano, infatti, tanto nelle cose o negli avvenimenti che ci circondano, quanto piuttosto nella valutazione pessimista che noi ne diamo. Quindi non bisogna modificare le cose in sé, ma il nostro stato d’animo e il nostro modo di pensare.

La filosofia di Seneca ha lo scopo di aiutare l’uomo a modificare la valutazione che egli stesso dà delle cose e degli avvenimenti che lo circondano, per poter far tesoro di quelli avversi come di quelli prosperi finalizzandoli ad uno scopo superiore: il perfezionamento dell’anima e la vicinanza a Dio.

Il valore positivo o negativo delle cose dipende soprattutto dal modo in cui le conosciamo e le affrontiamo. Infatti: “è più felice chi sopporta a testa alta tutto il peso delle avversità. È meraviglioso che qualcuno si sollevi là ove tutti si lasciano abbattere. Cosa c’è di male nelle avversità? Il piegarsi, il venire meno e l’abbattimento dell’animo. L’uomo saggio e virtuoso sta dritto sotto qualsiasi peso” (Lettere a Lucilio, 71, 26).

Di fronte alle grandi disgrazie, abbiamo osservato anche di recente, chi ha fede prega e si conforta, chi non ha fede si dispera, chi è un apostata bestemmia: come si vede Seneca è attuale e la sua filosofia si sovrappone alla visione religiosa che si può avere dei fatti accaduti. Di recente, fra il terremoto e le perduranti guerre “nonostante tutto”, il riproporsi di certe malattie, le aggressioni del male materiale non sono mancate e hanno messo alla prova la tenuta morale della società.

Quanto al mondo perfetto creato da un Dio perfetto, la visione “vacilla” da sempre. Il male è “attorno a noi” continuamente. Ci aggredisce violentemente e subdolamente, ci colpisce e si insinua accanto a noi, cercando di entrar dentro il cuore anche dei migliori. Che dire dunque? La virtù, in accordo con Seneca, consiste nel “gestire” la realtà, in particolare la molteplicità in cui la natura (il cosmo) ci “precipita” come in una realtà dolceamara: è un cosmo in cui c’è già sia il paradiso che l’inferno. Di questa molteplicità fanno parte le numerose aggressioni del male nei confronti del bene. Il peccato e l’errore consistono nel tentativo di semplificare, di ridurre ad unità i problemi, di cercare “scorciatoie”: “rubo per arricchire”, “uccido per eliminare un nemico che mi ostacola”.

Ma la domanda più difficile è quella che Parmenide e Zenone (la scuola eleatica, cioè di Elea, città greca a sud della odierna Campania) saltano a piè pari: da dove viene il male, se non viene da Dio? Può un Dio perfetto e buono aver creato anche il male?

Risulta chiaro, invece, secondo una condivisibile visione teologica, che il male preesista alla creazione. Lo conferma – che sia verità, o che si tratti di un simbolo – la presenza del serpente, cioè di Satana accanto ad Adamo. L’ex angelo, dopo aver abbracciato il male, trascina il primo uomo verso il male.

Dio, secondo la visione che qui condividiamo, ha creato il Mondo per migliorare ulteriormente se stesso. Il male è proprio quel margine di miglioramento che inquina la perfezione del creato. Dio ha reso partecipe l’umanità gratificandola della partecipazione alla lotta contro il ,male. Le ha donato il bene della conoscenza e della ragione. Le dona la vita, cioè la partecipazione a quel gran contenuto di bene che è in Lui e nel Creato. Adesso l’umanità, con l’aiuto di Dio è chiamata, assieme al Creatore, a vincere quella lotta contro il male: a sconfiggerlo, cioè, nel corso della storia. L’uomo cerca in tutti i modi di combattere ogni male: il reato, la malattia, ogni sofferenza, la catastrofe naturale…

Assurdo? Certamente: “credo quia absurdum est”, affermò per primo Tertulliano, uno dei Padri della Chiesa. S parte da alcuni paradossi, ma, accogliendo la visione che abbiamo su esposta, vanno al loro posto le tessere dell’intero mosaico che riguardano l’amore paterno di Dio nei confronti dell’umanità, ma anche la necessità che questa, una volta creata e messa a contatto della natura, che obbedisce a leggi naturalistiche e non esclude la presenza del male e “la lotta fra bene e male”, svolga una parte attiva. E’ il suo primo dovere: è un ruolo positivo che si concretizza nella frase di Gesù e dei santi, quando dicono al miracolato: “la tua fede ti ha salvato”. Il bene necessita, per trionfare sulla terra, della collaborazione umana. L’umanità e l’individuo devono saper agire “motu proprio” così come gli eventi naturali hanno la caratteristica di essere, almeno di regola, indipendenti dalla specifica azione divina. Dio il mondo lo ha creato e alimenta la creazione, ma lascia libero il cosmo di determinare “liberamente” gli eventi. La libertà è concessa anche all’individuo e rappresenta da una parte un gran dono, dall’altra un impegno gravoso.

Ma occorre stare attenti che la scelta fra bene e male finisce per condurre – e spesso è così – ad una drastica scelta di campo fra “la religione di Dio e quella di Satana”. Oggi molti atteggiamenti e molte scelte, purtroppo, sono decisamente sataniche. Propongono, anzi propugnano le scelte errate – e persino il peccato – atteggiandosi in modo suadente, come se fossero morali, moderne, migliori… Non occorrono le citazioni: una miriade di pensatori ci hanno insegnato come il male sia abilissimo a travestirsi da bene. La giovinetta flessuosa tenta persino Gesù nel deserto con le armi della sensualità, osando praticamente l’impossibile: avrebbe mai Gesù potuto cedere? Si configura negli ultimi secoli e presenta recrudescenze sotto varie fome una sorta di “religione del diavolo“: essa ritiene sia meglio schierarsi con Satana (riti satanici etc) anche in considerazione di un Dio che avrebbe creato un …mondo mal riuscito. La più pessimistica di queste visioni ritiene che Dio si stia accingendo a distruggerlo e che tale opera di distruzione sia già in corso…

Il diavolo – ha detto lo stesso Papa Francesco in un momento di gran lucidità – sta accovacciato davanti alla nostra porta. Non facciamolo entrare”.

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