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Crocetta e Orlando redde rationem. E dietro l’angolo?

Ancora Orlando e Crocetta simbolicamente riuniti...Ancora Orlando e Crocetta simbolicamente riuniti...

Se l’iperattività delle sedi politiche potesse consolare “il popolo”, in questo caso i siciliani, ci sarebbe di che sperare… Mentre Crocetta fissa date per le attesissime doppie elezioni (ci libereranno di lui e di Orlando? Non è detto…) i dibattiti fervono come difficilmente avviene in tempi di pace nelle comuni democrazie. Fosse per il bene della Sicilia! Non lo è, si parla di voti di qua, voti di là, correnti di su, correnti di giù, maggioranze a destra, minoranze a sinistra… A Palermo peggio che a Roma. I voltafaccia non fanno scandalo, tanto i volti sono corazzati.

Ebbene, per anore dei dati, Crocetta aveva a marzo indicato il 5 giugno – e il 19 i ballottaggi – la data per le comunali. Adesso ha fatto sapere che le elezioni regionali in Sicilia saranno il 5 novembre.

Frattanto all’Ars la finanziaria, il Def (ah il burocratese, gli acronimi, il nulla…) ha fatto un passo avanti e sembra che fra emendamenti maxi e mini, annunciati e cancellati sia prossima al parto, anche cesareo.

Ma si rendono conto i siciliani che cosa significhi esercizio provvisorio? Che cosa abbia comportato che nel corso di questa legislatura l’esercizio provvisorio, se non condizione eterna, è risultata la regola. Se la Sicilia fosse una nave, avrebbe navigato d’abitudine senza una bussola, senza un radar, un satellitare, neppure un vecchio sestante…

Ma Crocetta dice che con lui il Pil è cresciuto. Vero, ma è avvenuto, pur di poco, grazie al turismo, per la diserzione delle mete africane, “nonostante lui”. E lui – che già aveva lasciato la sua Gela a pezzi – si ripresenta per un’altra presidenza dopo quella che dai più è stata considerata la peggiore dal tempo in cui il Re, prima di salire sul fatidico aereo e lasciare il suolo patrio, concesse all’Isola lo Statuto. Si ripresenta dopo che il qualificato giornalista Giuseppe Sottile non ha esitato a definirlo ripetutamente “una macchietta politica”.

Medesima storia per Orlando, un sindaco che parla di cultura in una città che ha tenuto chiuso per quasi 10 anni il Museo Salinas, lasciando di stucco miriadi di turisti colti davanti al cancello e tanti palermitani impossibilitati a visitarlo. Ma quanti sanno in questa “città colta” che il pezzo più raro e pregiato che contiene il Salinas è “la Pietra di Palermo”, una grossa scheggia marmorea incisa in più lingue arcaiche da paragonare alla stele di Rosetta? In tutto il mondo c’è chi studia quelle iscrizioni per carpire alla storia, presso i misteriosi confini della preistoria, nuovi segreti. I palermitani studiano in prevalenza i misteri del “piano traffico“, che non è stato mai realizzato con la parvenza di una cosa seria. La cultura in città è un optional per pochi. Nel calendario palermitano non c’è un solo evento culturale cittadino di rilievo. C’è solo “Il teatro Massimo”, ma – ripetiamo – la cultura musicale è zero. I palermitani conoscono i nomi delle loro strade, ma pochi sanno chi fu Venanzio Marvuglia nell’architettura europea, che cosa abbia realizzato “in continente”, né a in città.  Quanti sanno che Gaspare Palermo sia lo storico che tramanda meglio d’altri la storia cittadina? Che Giuseppe Pitrè sia stato un grande etnologo? Che la Palazzina Cinese, originale capolavoro del Marvuglia, fuori da ogni manierismo dell’epoca, testimoni la raffinatezza dei Borboni e che sia legata al Pitrè sol perché ne ospita il Museo etnografico?  Quanti palermitani riconoscono in giro, esprimendone i nomi, piante, arbusti, fiori ed alberi, tolti il pino e la palma? Potremmo continuare. Ma il sindaco in carica “aspira” a poter dire che Palermo sia “consacrata” capitale della cultura! E persino un po’ ci riesce… Se, del resto, Dario Fo ebbe un Nobel per la letteratura pur non essendo un letterato ed essendo in pratica uno sconosciuto… Similari ragionamenti valgono per la Sicilia. Oltre metà degli isolani credono che la Norma sia una pasta con salsa e melanzane…

Ma il sindaco uscente è anche colui che farebbe passare un Bombardier, un tram ferroviario, un treno moderno, dalla già depauperata ma ancora guardabile via Libertà, la “rambla” palermitana dove resistono le linee del Liberty, della sua interpretazione “Art Déco” e della Belle Epoque. Questi, però, sono solo esempi: Palermo è una città che chiude, che abbassa le saracinesche una dopo l’altra, condannandole alle erbacce ed a rendere risibile il “vecchio” cartello che vieta la sosta. Magari con la “colta” scritta: “si prega non sostare anche di notte”.

Solo un velo pietoso si può stendere su chi impedisce la realizzazione della bretella autostradale dal porto alla circonvallazione: sotterranea, è in progetto da tempo. I privati la realizzerebbero gratis in cambio del pedaggio, ma il Comune – questo comune – non manda avanti la pratica. Palermo dovrebbe far vedere qualcosa che ricordi i progressi delle altre metropoli del mondo senza guastare le bellezze storiche: niente, assolutamente niente, di tutto questo dopo tante sindacature. Il sindaco – questo sindaco – dice il presidente del porto Ing. Enzo Cannatella apertamente: “il  comune è il maggior nemico del porto”. Il comune ha in uggia, precisiamo qui, la sola cosa che cresca in controtendenza a Palermo, ma di cui è geloso, perché non appartiene amministrativamente alla sua poltrona, ma provvidenzialmente (da Sant’Erasmo all’Arenella) al Ministero dei Trasporti, come tutti gli hub port d’Italia. Rientra inoltre, seguito da pochissimo da Augusta, fra i porti CORE dell’Unione Europea, cioè in prima fascia per lo sviluppo. Gli “altri” sanno in che cosa la Sicilia primeggia, palermitani e siciliani no!

Per inciso, l’Italia, con i suoi quasi 7500 Km di coste, erede delle 4 gloriose repubbliche marinare, detentrice di una cantieristica civile e militare tecnologicamente all’avanguardia nel mondo, è – invece – una nazione che una cosa, almeno questa, ha capito: deve coltivare la propria vocazione verso il mare e il Mediterraneo in particolare. Non può affidarne le sorti ad un sindaco: ecco che tutto potrebbe cadere in mano di un Orlando o di una Raggi qualunque: Folli? Incompetenti? Teste di cavolo? Altro ancora?. E’ già tanto – troppo, in verità – che ci cadano Palermo e Roma…

Che cosa c’è, dunque, dietro l’angolo? Palermoparla ripudia il concetto di “cambiamento” così come viene oggi contrabbandato e inflazionato, utilizzato e sbandierato, senza alcuna circostanziata precisazione. Ma qui è difficile che, cambiando, dai finisca peggio di adesso.

Scaramacai

 

 

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