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La “superbomba” un salto indietro: apparente?

Qui la superbomba è in fiera "ammirata" dai visitatoriQui la superbomba è in fiera "ammirata" dai visitatori

Un “evento – monstre” come l’esplosione della superbomba americana in Afghanistan si presta a più interpretazioni e ancor più commenti… Il primo, amaro e sarcastico: sembra un salto indietro nella storia. Il secondo è tutto sarcasmo: gli Usa hanno speso 60 milioni per “sganciare” la bomba più potente mai usata in guerra dopo le esecrate atomiche di Hirorshima e Nagasaky per uccidere “in tutto”

Molte immagini simulate "girano" sull'amicizia Trump - Putin

Molte immagini simulate “girano” sull’amicizia Trump – Putin

dai 40 agli 80 combattenti Isis o poco più: quasi un milione per ogni nemico ucciso. Ma fra i costi occorre includere la pubblica condanna che corre fra i 5 continenti: certe cose a tutti i livelli “non si fanno” e bisogna saperle riconoscere finché si è in tempo. A ben vedere, però, il vero motivo per cui Trump – che noi abbiamo sostenuto e in cui tuttora speriamo perché la sua strategia approdi ad una ragionevolezza inedita per gli Usa – ha lanciato, anzi sganciato, la Moab (Massive ordnance Air blast bomb) è stato quello di mostrare al mondo, o meglio a tutti suoi rivali, la perdurante potenza degli State: America first!

Mostrare i muscoli” sembra essere il primo “must” di Donald Trump. La nostra idea – e lo speriamo – è che The Donald voglia sedere, come ha promesso, al tavolo con Putin. Voglia farlo però, in posizione di forza, dopo aver annunciato di stare rafforzando l’arsenale nucleare… Allo stesso modo, vuol mostrare, non tanto all’Afghanistan, quanto alla Corea del Nord, pericolo pubblico numero uno, che forze abbia a disposizione e come sia capacissimo di usarle. Ma farebbe, in concreto, mosse altrettanto azzardate se si mettesse, così, a rischi di un confronto diretto contro gli altri due “giganti”, Cina e Russia? Crediamo di no.

La super bomba è stata sganciata da un C130 americano (un quadrimotore a turboeliche) sul distretto di Achin della provincia di Nangarhar: avrebbe causato, secondo il portavoce del governo provinciale, Ataullah Khogyani la morte di 82 militanti Isis . In precedenza lo stesso governo provinciale aveva fissato il numero dei militanti uccisi a soli 36.

E’ un esordio l’uso della superbomba Moab in combattimento. Pesa quasi 10 tonnellate e ha la forza di distruggere tutto nel raggio di centinaia di metri. Se la stessa potenza fosse raggiunta con mero tritolo, la bomba peserebbe parecchio di più.

Un altro grande successo, sono orgoglioso dei nostri militari”, ha detto Trump. “L’obiettivo, dice la Casa Bianca, erano i tunnel e le grotte usate dai miliziani dell’Isis e …sono state prese tutte le precauzioni per evitare vittime civili e danni collaterali”.

Il raid Usa con la ‘superbomba’ contro l’Isis in Afghanistan – ribatte invece Amaq, agenzia dello stesso stato Islamico, secondo The Site – non ha provocato nessuna vittima tra i militanti jihadisti a Nangahar”.

Il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer, invece, ha confermato in apertura del briefing quotidiano che gli Stati Uniti hanno colpito l’Afghanistan con una bomba mirata a distruggere grotte e tunnel ivi usati dai miliziani dell’Isis. Ha inoltre sottolineato che nell’azione era stata “…adottata ogni precauzione per evitare vittime civili e danni accessori”.

Il presidente Trump, quando ha risposto alle domande dei giornalisti sulla super bomba, ha voluto specificare che i militari hanno “la sua totale autorizzazione”, cioè hanno carta bianca…

I Media russi hanno inviato un istantaneo messaggio agli Usa: “la più potente bomba del genere è la nostra, …il Padre”. RT Russia, infatti, sul suo account Twitter ha ritenuto di puntualizzare come la bomba non nucleare più potente sia già a disposizione dell’arsenale russo: si chiama Father of all bombs. La Madre di tutte le bombe, dunque, non spaventerebbe i russi. “Noi ne abbiamo una ancora più potente – affermano più o meno – e gli americani avrebbero molta più paura e sganciassimo il nostro Padre…” La super-bomba russa, secondo il Moscow Times, avrebbe una potenza equivalente a 44 tonnellate di tritolo contro i soli 11 di quella americana. Venne progettata nel 2007, è quindi “più moderna” e ha un peso minore. Ma al contrario della Moab americana non è mai stata usata in teatri di guerra…

Come si nota, il cortile internazionale è “da comari”, ma si pettegola attorno ai destini imminenti dell’umanità. Il regno della ragione e della saggezza sfuma in sottofondo. Non è detto che alla fine la voglia di pace non abbia, però, la meglio. Anche la diplomazia è fatta di finzioni e sostanziali pettegolezzi, vestiti da “schermaglie”…

Altro è sedersi ai tavoli della trattativa senza prima aver mostrato adeguatamente i muscoli, altro è aver chiarito quale sia la propria forza.

La speranza è che Donald Trump e Vladimir Putin, assieme ai loro governi, riprendano quel discorso di collaborazione, addirittura di amicizia, che avevano lascito intravedere nei mesi passati e che aveva trovato inattesi nemici – contro lo stesso Trump – anche in terra americana…

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Un concetto ripetiamo che spesso viene ignorato dai più qualificati commentatori e columnist, chi sa perché. Come non accorgersi che il concetto di Occidente non è più quello di prima. Esso sarebbe comunque come un pallone forato da un piccolo “buchino” che va perdendo inesorabilmente aria. Fosse aerostatico finirebbe, neppur tardi, per schiantarsi da qualche parte. Al concetto di Occidente, legato militarmente al simbolo della Nato, la “gestione Obama” (perché non ci riferiamo al presidente marionetta, ma a chi lo guidava) ha dato il classico colpo di grazia. Lo ha dato quando ha ucciso Gheddafi e quando ha destabilizzato l’Africa del nord e ha tenuto di farlo con Assad e lo stesso Erdogan. Alla Turchia ha cercato di dare lo zuccherino della Nato: è la carota che  nasconde il bastone che sta dietro la schiena. A sua volta Erdogan, un asso nel giocare su più tavoli, non sarà mai un vero alleato degli americani. E loro lo sanno. La Turchia possiede il Bosforo e i Dardanelli, controllando così la ormai preziosa provenienza del Mar Nero, dove i merci navigano sull’ala dei progrediti trasporti interzonali. La Turchia si trova su due continenti, ma è come se fossero tre: uno scherzo che si chiama Europa, Asia, Africa. Si “venderà” al Mediterraneo, dove è scattato il Neo Rinascimento. Sul Mare Nostrum ha dirimpetto un’altra potenza non da ridere, che non ha bisogno di alcun baipass: c’è già. Dai chiama Russia.

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