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Erdogan turco napoletano

Le carte geografie parlano da sole: sopra il Mar nero, con Russia, Kazakistan, Uzbekistam. Turchia dappertutto, fra Siria, Israele, Egitto. Il Mediterraneo è già potente. L'europa mediterranea si unirà...Le carte geografie parlano da sole: sopra il Mar nero, con Russia, Kazakistan, Uzbekistam. Turchia dappertutto, fra Siria, Israele, Egitto. Il Mediterraneo è già potente. L'europa mediterranea si unirà...

Stimiamo tanto i napoletani, cantautori, poeti, attori d’eccezione. Quanto, però, all’ultima delle tre qualità appena esposte, pochi dubitano che le loro qualità recitative i napoletani le applichino spesso nella vita, cioè nei confronti di coloro che incontrano. Non sempre a fini altruistici …

Le antiche vie consolari di Roma che aveva precorso il mondo moderno ancora da rifondare e con l'imperatore Marc'Aurelio aveva inviato una spedizione all'imperatore della Cina che tornò con preziosissima seta e spezie.

Il Mediterraneo, le sue coste. Torna attuale l’ombelico del mondo antico. Ecco le antiche vie consolari con cui Roma aveva precorso gli stati rivieraschi riunendoli nell’Impero. Il mondo moderno ha il compito di rifondare adesso tutto ciò. L’imperatore Marc’Aurelio aveva inviato una spedizione all’imperatore della Cina che tornò con preziosissima seta e spezie. Da allora lungo le carovaniere si commerciava attraverso il Mar Nero (Ellesponto). Preziosi traffici interrotti dalla scoperta degli oceani e del “Nuovo mondo”. L’asse economico del pianeta tona ora nel mondo antico.

…Ma, se i partenopei sono fra i più “levantini” che ci siano al di sopra di Capo Passero – il lembo più meridionale dell’Europa continentale – un certo Recep Tayyip Erdogan è probabilmente, fra gli uomini da prima pagina, il più levantino dei levantini. Ma sì: un “turco napoletano”, rispolverando il titolo della nota commedia di Edoardo Scarpetta così ben portata sullo schermo da Totò…

Chi ha la bontà di leggerci dovrebbe ricordare che Palermoparla ha sempre visto con interesse e – perché no – persino con una certa simpatia questo “cattivo secondo i media”, così come altri “cattivi” similari, anche perché, di fronte ai tanti infingimenti, mistificazioni etc, non credere ai media, al coro (dei m.) come diciamo noi, al giornale unico, come lo ha ben ribattezzato Marco Travaglio diviene una sorta di mania, fino – lo ammettiamo – a giungere al rischio di non credere a qualche verità…

Fermo restando che i pregi del dubbio vincono nella sommatoria il rapporto con chi crede di potersi informare “credendo” in una generica veridicità dell’informazione, Erdogan è uno di quei personaggi difficili… Certamente è …un di quei capi un po’ pericolosi, per ripetere le famose parole del Giusti, che le cronache politiche internazionali ci propongono.

Tanto si dice di Recep Tayyip Erdogan, ma non quello che diciamo noi – ma si, vantiamocene – che è un paladino del Mediterraneo, un premier di un grande paese che fu in tempi non così lontani una delle maggiori potenze, l’impero ottomano, invischiatosi in una serie di guerre sbagliate, sempre dalla parte degli sconfitti, ma mai veramente imploso. Un raro paese che sta a cavallo fa due continenti, ma è come se stesse fra tre. E’ quel gande sistema di terre emerse che un tempo si chiamava Eurasia più Africa, ma che ora alcuni chiamano Eurafrasia: non è uno scherzo, perché a creare questo nome non è la fantasia, ma il velocizzarsi e ingigantirsi dei trasporti via mare e, soprattutto, anche via terra. Il processo è in atto, ma ancor più è in divenire…

Erdogan è quasi un dittatore, ma al voto – contrariamente alle immancabili “opzioni” del giornale unico viene eletto con largo margine.

La verità di fondo – come le sorprese finali di certi racconti brevi – è quella che, per quanto sia ovvia, viene regolarmente taciuta. Recep Tayyip è ciò che dovrebbe – teoricamente – essere ogni capo di stato, ma non lo è: uno che “tira” per il proprio paese, per farlo crescere in campo internazionale, perché il suo popolo divenga più ricco e più rispettato. Di conseguenza, alla lunga, più felice. Non ci dite che non è questo il fine cui tendono tutti i popoli, anzi l’umanità sin dall’alba della storia…

Recep Tayyip Erdogan – bisogna ammetterlo – è un re in casa sua, ma anche, tanto verso l’interno, quanto verso l’estero, un re dei voltafaccisti. Si dice “in giro” anzitutto che abbia inscenato o permesso il colpo di Stato per avere l’opportunità di consolidare il dominio con una purga violenta e permanente dei presunti nemici. La prima teoria è poi passata nel regno della “realtà”, perché alcuni commentatori hanno ciecamente accettato che la Cia abbia cercato di rimuovere Erdogan, mentre cercava di ricucire i rapporti con Russia, Iran e il Presidente siriano Bashar al-Assad. E qui si conferma un altro nostro “assunto”: non si può immaginare che Erdogan, nel professare amicizia per gli Usa, facendosi anche un fiore all’occhiello della sua fresca appartenenza alla Nato, sia in buona fede… L’America è ormai la grande nemica del Mediterraneo e del suo sperato e programmato Rinascimento. E’  la gran paladina che combatte il recupero della via della seta. Grande quanto perdente…

Tornando ad Assad – un Erdogan dei poveri – è un uomo contro cui il nostro Recep Tayyip ha prima dilapidato un capitale politico, cercando di rovesciarlo da cinque anni. Motivo? La sete di potere – lo ammettiamo – smodata: sperava di eliminare Assad affiancandosi agli americani e ottenendo il doppio vantaggio di confermarsi loro alleato (e, come dicevamo non lo è per motivi di storia e geografia), dall’altro di liberarsi di un vicino che può certo essere un suo alleato, ma che ha, in scala ridotta le sue medesime aspirazioni e possibilità…

Dall’intera teoria filtra l’idea che la sconfitta inferta al golpe sia stata una vittoria contro “l’impero degli Stati Uniti”. In quanto Erdogan ha sfidato Washington, spostando improvvisamente la Turchia nel campo multipolare verso l’unione eurasiatica, piuttosto che l’Unione Europea così come la si intende (Ue). Lasciateci dire che il colpo d’ala – se è vero – è bello e che il “voltafaccismo” è l’anima della politica. O no?

Si è detto che “improvvisamente” sia una parola chiave. Che cosa ha portato all’evidente voltafaccia di Erdogan? La sua politica in Siria a sostegno dell’Isis e contro Damasco, Mosca e Teheran gli è prima esplosa in mano. Assad ha tenuto duro come nessuno immaginava e l’abbattimento di un aereo da guerra russo ha danneggiato l’economia della Turchia (perché la Russia ha imposto sanzioni di ritorsione). L’Isis gli si è volto contro attaccandolo. Vedendosi alle corde, Erdogan ha rilanciato forte e, da sopravvissuto, si è difeso allo stile del suo vicino, dell’Erdogan dei poveri che, però, aveva saputo dargli un eccelso esempio, sfuggendo allo scippo del suo “regno” che gli americani tentavano con una manovra a 360 gradi: bellica, politica e mediatica. Com’è noto, gli americani hanno “rimediato”, come si dice all’ombra del Campidoglio e attorno al Tevere, una delle più cocenti e umilianti sconfitte della loro storia. Del resto, guerre mondiali a parte, questa ne è ricca…

Allora Erdogan, scambiando nemici e amici “sull’unghia” se necessario, con una sfrontatezza esecrabile e invidiabile al contempo, ha giocato la partita difendendosi ed attaccando con un piglio che, se calcistico, sarebbe stato degno del Real Madrid, quando fu lo squadrone che si difendeva con Araquistain in porta, Santamaria al centro della difesa e avanti mandava Di Stefano, Puskas e Gento. Ma sì: un gran Turco – napoletano… Erdogan, è vero, non ha dimostrato lealtà a nessuno, tranne – però – che a se stesso.

Dove arriverà l’insaziabile, arditissimo premier? Niente vie di mezzo: giungerà a scontrarsi col suo nuovo amico Vladimir Putin? Riuscirà a far valere la forza del controllo del mitico Mar di Marmara, del Bosforo e dei Dardanelli?  Chi sarà più amico della vicina strategica Siria? Putin farà valere la potenza sovrumana della grande madre Russia e lo schiaccerà o si metteranno d’accordo? Perché, come abbiamo detto in questi giorni, la Russia in Mediterraneo non ce la deve “portare” nessuno: c’è già. Inoltre – particolare non da nulla – il popolo russo è già fortemente …europeo.

Che ruolo avranno, infine, gli ebrei di Israele che di recente accennano a prender malcelate distanze da quelli di Wall Street?

Perché la vera domanda è questa: chi guiderà – questo è il prezioso premio in palio – il Rinascimento del Mediterraneo e i nuovi “Stati uniti” che, prima o poi, verranno fuori sulle rive del Mare Nostrum “allargato” in aspra competizione con l’America, la stessa Europa atlantica, la Germania e la Mitteleuropa?

Si presentano solo due candidati all’imminente referendum: Putin ed Erdogan. Alle urne andrà un solo elettore: la storia!

Testo raccolto e commentato da Germano Scargiali

Avevano visto chiaro anni fa. E c'era ancora Gheddafi...

Avevano visto chiaro anni fa. E c’era ancora Gheddafi…

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