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Le 2 Ferrari a Montecarlo: quel trionfo che non si vedeva da un po’

Belle, rosse, bellissime, in due, come volevamo vederle!Belle, rosse, bellissime, in due, come volevamo vederle!

 

Due Ferrari in testa alla Formula1, il miracolo si compie a Montecarlo, il mito delle rosse torna a vivere. Il risultato, tanto atteso sin dalla vigilia di questo campionato di F1, è arrivato a Monaco sotto gli occhi di S.A.S. il Principe Alberto e della splendida moglie sudafricana, la bionda Charlène Lynette Wittstock, due un po’ italiani nel cuore, un po’ appunto, come Trump e Melania…

La Ferrari vince a Montecarlo dopo sedici anni e lo fa con una doppietta: primo Vettel, secondo Raikkonen, posizioni invertite rispetto alla qualifica, ma è l’ideale visto in chiave Mondiale.

La Mercedes frena la sua corsa: Bottas fallisce il podio ed è quarto, Hamilton (disastroso il sabato) recupera dal 13° al 7° posto, ma ora è a meno 25 punti da Vettel. Sul terzo scalino del podio sale Ricciardo (Red Bull), che così fa un favore al Cavallino per la classifica dei costruttori. Bravo Ricciardo, quasi un italiano fra i più forti e promettenti del …grande circo.

Finisce come una favola questo atteso Gran Premio di Formula 1: Ferrari prima e seconda, con Vettel che sorpassa ai box il compagno Raikkonen, sfruttando i due giri in più in pista dopo il cambio gomme. Ricciardo con il suo terzo posto relega la Mercedes fuori dal podio.

Tutti gli altri coniugano il detto “post-prandum stabis“: qualche scossa viene da guardrail di Montecarlo, capace di interrompere più volte la corsa quando il malcapitato di turno va a sbatterci un po’ più che di striscio…

La gara è una gran parata. Puntuale. Un “incidentino”, anche di poco conto, assieme alle soste ai box, è il momento in cui la gara può cambiare. Succede al tedesco della Sauber Wehrlein che al 61° giro, prima del tunnel viene toccato e finisce con la macchina appoggiata su un fianco contro il parapetto. Entra la safety car e i distacchi si azzerano.

E’ questo il solo momento per le Mercedes i vedere da vicino le rosse di Maranello. Per il resto la gara scorre come una passerella, quasi una replica dei red carpet…

In casa Ferrari si inneggia, giustamente: Vettel allunga nel mondiale piloti, Raikkonen si riprende da qualche “magra” e la scuderia torna in testa al mondiale costruttori. Ma per lo spettatore di casa il gran premio più spettacolare dell’anno è una noia puntellata da qualche momento di riscatto. Come il finale di Ricciardo che prova, però, ad insidiare proprio Raikkonen. O il siparietto di Fernando Alonso che dalla 500 miglia di Indianapolis dice via radio al sostituto Button: “Riporta a casa la mia macchina”. Macché, ad Alonso va male anche quando non corre: l’auto finisce male e dopo un bisticcio fra Button e Wehrlein arriva la gru…

Le McLaren sono certo poco più che un’ombra, ma il confronto diventa impietoso per loro e per tutto il pur lucente baraccone della gara, quando, a pochi minuti dal via, la Rai manda in onda un giro di Ayrton Senna del 1990. La telecamera incerta, la mano che si stacca dal volante per cambiare e lo sterzo che sussulta a ogni correzione. I sorpassi violenti sottolineati anche dallo sforzo fisico del campione. Niente a che vedere con la morbida azione delle mani di Vettel, quasi in surplace… Tutto, però, sembra facile quando …si vince. Anche se sappiamo che non è mai così. A Monaco, nelle strade sinuose del principato, fra un tourniquet e la croisette, si vince più che mai nelle prove…

Il ferrarista vince, convince con tutta la sua macchina ed esulta ai microfoni 16 anni dopo l’ultimo successo delle rosse a Montecarlo, quando fu Schumacher… Ha, poi modo, di fare il modesto, un po’ il Gigione, portando avanti il “cast”: “…grazie ragazzi, grande lavoro, la macchina era molto buona!” Sappiamo da sempre che, anche in questo caso, non è del tutto così: anche il buon pilota – Vettel lo è – fa la buona macchina”. (Gesse)

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