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Macron un europeista? Lui suona le trombe di Carlo VIII: “suoneremo le nostre campane”

Les trois compagnons. What good fellows...Les trois compagnons. What good fellows...

Lo spirito europeo? Chiedetelo a Macron! Il presidente francese che anagraficamente ricalca (con un po’ di ritardo, già 39 anni contro 34) l’età di Napoleone Primo Console rispolvera il bonapartismo. La grandeur alla De Gaulle? Quisquilie, roba da gruppi destrorsi di periferia! Macron è un’anomalia: un evento politico, il suo, come quelli che avvengono allorché si manipolano, con gli artifici delle grandi campagne mediatiche e le manovre sotterranee  quelle che “sarebbero” le scelte democratiche dei popoli. Allora i potenti del mondo coinvolgono la voce e la penna di columnist e altri opinion leader…

Avvenne con Obama, il peggior presidente americano della Storia, per il quale – onde aiutalo a vincere – si parlò subito di “paladino della pace”. Gli si assegnò poi un anche Nobel a quel titolo, senza che avesse “fatto” alcunché. Solo parole, parole, parole. Ciò che poi fece fu guerra, guerra, guerra. Ciò che ordinò di costruire furono armi, weapons, guns…

La storia, però, non si ripete uguale. Ciò in cui per una volta ci eravamo sbagliati era nel sostenere che Macron fosse anche un fesso, al livello di Obama. Noi che prevedemmo su queste sperdute pagine tani eventi, fra tutti il sì americano a Trump, il no a Renzi, il sì alla Brexit, ora ammettiamo l’errore. E anche ce ne scusiamo; Macron è meno fesso di Obama. Resta, però, un pupo (marionetta dicono altrove) e c’è anche stavolta chi lo manovra…

L’ex impiegato di banca dei Rothschild – che dico, funzionario – rivela un “caratterino” inatteso. Non è un cretino, ma forse un salamino sì: già, tutto sale e tutto pepe. Farà castronerie, come Obama, questa la seconda previsione su di lui. Contiamo e speriamo adesso di non sbagliarci.

Grande europeista eh? Questo si diceva quando si dovevano raccogliere i voti contro Marine Le Pen. Ma quanto è europeista uno che convoca per i fatti suoi i due premier libici, fa tutto lui, orla di zucchero il calice in cui il mondo manderà giù il “cattivo” Haftar: ora fa parte del “consorzio civile internazionale”. E Fāyez Muṣṭafā al-Sarrāj? Tutti (e tre) insieme appassionatamente. Vero obiettivo: rubare ancora una volta la Libia all’Italia, che conta tutt’oggi, nonostante tutto, su una ventina di insediamenti petroliferi e sul metanodotto Tripoli – Otranto che risale a Berlusconi e alla sua amicizia on un certo Mu’ammar Gheddafi. Qui Macron, con abile finezza umoristica, ringrazia “il suo amico“, così definito, Gentiloni per tutto quanto l’Italia ha fatto per la Libia… Il governo di Roma e la Libia? Leale come un perfetto yesman – lo abbiamo scritto sull’edizione cartacea – si è messo dalla parte sbagliata: con l’uomo dell’Onu Sarraj e contro Khalīfa Belqāsim Ḥaftar, l’uomo giusto, l’amico di Putin. E’ quello che alla lunga vincerà…

Poi Macron dichiara all’Italia la guerra dei cantieri navali. Occorre chiarire la premessa su cui i notiziari “volano”: la Fincantieri, fiore all’occhiello del Bel paese  aveva acquistato in corea circa il 35% (la maggioranza ma non il 51) di azioni del cantiere francese Stx di Saint-Nazaire e Parigi (Hollande) aveva dato il consenso riservandosi (ah, lo statalismo!) un diritto di veto. Questo non basta al governo di Macron che, ingelosito per la posizione leader – un tantum – del Bel paese, vuol “rompere il giocattolo”. perché, con la sua soluzione ci giocheranno, se mai, altri: coreani che siano… Insomma, si a tutti,m tranne l’Italia. Frattanto Macron è drastico: con una soluzione da dittatore terzomondista, nazionalizza i cantieri francesi perché restino tali. L’avversione francese per l’Italia non è nuova: si manifestò quando la Fiat stava per acquistare la Citroen. Si ricordi invece che la Germania non ha impedito alla casa di Torino di far propria la Magirus Deutz creando la Iveco

L’Europa – questo è il risultato – vista come UE somiglia molto all’Italia del 1815, stigmatizzata da Klemens von Metternich al Congresso di Vienna: un’espressione geografica. Pochi ci credono nella sostanza e tutti si fanno i c. propri. Tranne, ovviamente, l’Italia: leale, buonista, con i suoi yesmen.

Il Bel paese potrà salvarsi grazie ai privati – ancora una volta – alla loro capacità di adattarsi, creare, inventare, guarendo dalle principali malattie . nonostante la cura – come avviene, del resto, visibilmente anche nello sport. La pacificazione libica, ma non c’è mai stata la guerra che si racconta (dai media) in Italia, potrà anche condurre al controllo delle partenze dei migrati. Si è già visto: allora si poteva fare! Del resto si era già fatto al tempo di berlusconi e Maroni… “Bloccarli lì? Ma come fare?” …In quanti lo hanno detto. Sarebbe bene che tutti riconoscano le loro castronerie…

Note finali: il programma del nostro pc rifiuta la parola europeista. Battiamo per scaramanzia, “aggiungi al dizionario“.

L’Italia avrebbe potuto intervenire in Libia. Ma, se non lo ha fatto con la “adeguatezza” di Macron, non è tutta colpa dei Renzi e dei Gentiloni. Macron, al contrario di loro, è “il portato” del potere internazionale dominante: c’è gente che può e gente che non può. Macron (come altri nel pubblico e nel privato, tutto facile per loro) è fra coloro – evidentemente – che, come il vecchio presidente del Catania, afferma con il suo immancabile sorriso sulle labbra: “tranquilli, io può!

Inoltre, tutto ciò che avviene ha i pro oltre ai contro e ci sono gli imprevisti. Specie quando le previsioni appartengono a persone limitate come Macron e, soprattutto, chi gli sta dietro. I potentati, insaziabili, i “cattivi del mondo” sono stupidi, come tutti i “cattivi”. Per questo vincono le battaglie e perdono le guerre. Muṣṭafā al-Sarrāj ha appena accodato all’Italia di intervenire con l’esercito e la marina a bloccare i migranti in Libia. Evidentemente, “si può” e chi diceva il contrario vada a nascondersi… Aveva ancora una volta ragione Berlusconi.

L’Italia non è all’angolo. C’è da tempo un forte tentativo di pacificazione fra Tripoli e Tobruk che le giova… Più c’è pace in Libia, più l’Italia trae vantaggio dai motivi geografici e storici che ne fanno comunque l’interlocutrice privilegiata della Libia e non solo… Ripetiamo, oltre al governo, l’Italia ha gli imprenditori. Sono gli italiani la vera forza del Bel Paese!  Non credete troppo ai numeri che la danno economicamente subalterna: nascondere i successi è uno sport nazionale dalle Alpi allo Ionio. Pochi, anzi pochissimi, sanno di quanti legami abbiano resistito fra Italia e Libia alla stessa morte di Gheddafi. Di quanta reale presenza abbiano le ditte italiane all’estero – nonostante le possibilità siano anocora maggiori – della capacità di primeggiare nei grandi appalti…

Carlo III di Francia dovette tornare indietro di fronte alla determinata reazione di Pier Capponi

Carlo III di Francia dovette recedere dai suoi intenti di conquista di fronte alla determinata reazione di Pier Capponi

Macron alla fine perderà: è in guerra con la Sorella latina, ma è anche in calo nei sondaggi in Francia. Fra le due sorelle – in barba ai partiti italiani che tifavano per Macron – è guerra aperta. Ciascuno combatterà con le proprie armi: come al tempo della discesa di Carlo VIII dalla Francia, l’Italia risponderà con le parole di Pier Capponi:  “suonate pure le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane…”

Germano Scargiali

 

Lo scacco a Macron non sembra tardare: è la presenza delle navi italiane nelle acque libiche con il loro consenso: già l’Italia aveva prima fornito gli aliscafi Sparviero a Gheddafi e poi motovedette alla Libia di oggi, incluso il know how per condurle al meglio. Ciò aveva anche fatto infuriare i mazaresi, perché valeva pure a “cacciarli” anche da acque considerate internazionali, che solo i libici fanno “proprie”. Ma ciò che ignora Macron è che la politica italiana non è tutta “a perdere”, se è valida la massima latina “parcere victis, debellare superbos“, mentre partire con il suo opposto, il “vae victis” di Brenno si rivela spesso un boomerang… Un paio di secoli dopo la discesa e la ritirata di Carlo VIII si ripeté l’offesa francese contro gli italiani (e gli spagnoli). Presso Trani (1503) i 13 cavalieri italiani guidati da Ettore Fieramosca sconfissero i 13 francesi di Charles de Torgues…

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