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Bufale e truffe del secolo: clima ed energia

La futurologia, un vera scienza a parte, qui in congresso a Napoili nel 2014

Bufale o imbrogli? Panzane o patacche? Paure, illazioni, scandali piacciono ai media, che li considerano bocconi ghiottissimi. Nel dopoguerra il clima andava a pezzi per…colpa dell’atomica. Poi le mode cambiarono…

Si parlò di effetto serra: caligine in un cielo nebuloso, non proprio caldo, ma… C’era anche il buco nell’ozono. Se ne parla meno, quasi nulla. Poi fu il turno del surriscaldamento della crosta terrestre. Adesso è: cambiamento climatico. Nel cibo, fra salmonelle, polli agli ormoni, vitelli gonfiati, “quanta acqua costa una bistecca”, ora uova al DDT o quasi, ce n’è per tutti gusti…

E domani? Per non parlare – appunto – dell’acqua, che mancherà, pur essendo la sostanza più presente sulla crosta terrestre e, col suo ciclo, una costante sul pianeta: non se potrebbe in alcun modo liberare, anche volendo…

Ma stringiamo il discorso. Tanti aspetti fondamentali della vita sul pianeta sono cambiati con l’avvento di quella che pomposamente viene chiamata “era industriale”. Seppure fosse un’era, saremmo solo agli inizi, perché un’era non dura 200 anni, quanti ne son passati finora dall’avvento di motori…

Si sappia che ciò che si è visto in questi primi 2 secoli è poco o nulla rispetto a ciò che – con ogni probabilità – si vedrà nei prossimi due. Eppure: mentre  Il solo imperativo cui adeguarsi subito per l’umanità è quello di prepararsi ai grandi cambiamenti, che discenderanno dall’elettronica, dalla robotizzazione, dalla chimica, dall’agricoltura, dalla medicina e dalla farmacopea etc, con dottrine di carattere morale, sociologico e normativo (leggi).

Un grosso problema è che, se si lasciasse “immediatamente” il mondo libero di crescere, generalizzando l’utilizzo dei i grandi mezzi a disposizione, non ci sarebbero le strutture per “reggere” lo sviluppo, né sono pronte norme morali adatte affinché le masse gestiscano tanto benessere. La prima è la preoccupazione degli statisti, la seconda è quella dei  moralisti.

Non sono cambiati, però, nel frattempo due atteggiamenti umani diffusi, apparentemente opposti: da una parte la paura di qualcosa di ignoto, ma soprattutto il timore che la Natura – che sopravvive quasi con “crudele tracotanza” alla durata di una singola presenza umana (l’arco di 1 vita) e ci appare confinata nelle dimensioni – possa sopraffare l’umanità; dall’altra parte la presunzione che con l’azione umana sulla terra si possa avere la forza di cambiare integralmente o distruggere il pianeta e persino danneggiare il cosmo…

Più grave è tale ipotesi perché suppone che l’uomo, dopo aver ricevuto in esclusiva “il ben dell’intelletto”, non collabori con il pianeta e il cosmo, o con Dio, ma finisca per abusarne al punto da menomarlo: siamo fermamente convinti che non sarà così. Sono mille i campanelli d’allarme che, alla luce della coscienza e dell’intelligenza umana, prima ancora che della coscienza morale impediranno in tempo che ciò avvenga.

Al contrario, l’umanità è coinvolta nella missione di migliorare il cosmo: per questo ha ricevuto ciò che con Dante abbiamo già indicato come …il ben dell’intelletto. A qual fine viceversa Dio o la Natura avrebbero tanto gratificato l’umanità? Avrebbero dunque compiuto un tale salto di qualità, un tale sforz per essere così delusi e sconfitti?

E’ risaputo come vi siano coloro che non credono alla sostanziale bontà della natura umana: sono i pessimisti che prestano orecchio alla voce del male e del…diavolo. Essi di solito chiedono fra l’altro – come unico rimedio – quello di fermare o rallentare drasticamente la crescita, lo sviluppo, il progresso. Sono incondizionatamente contrari al biblico “crescete e moltiplicatevi”. Ritengono che il mondo diverrà così popolato da scoppiare, che giungeranno inesorabili le carestie, le malattie e i cavalieri dell’apocalisse…

Noi riteniamo invece che Dio o la natura abbiano chiamato l’umanità a collaborare perché si possa giungere col tempo ad una drastica vittoria sul male: per questo l’umanità combatte sin dall’alba della storia contro ogni forma di male: il peccato, l’errore, la malattia, la catastrofe. E’ chiaro: contro il peccato coltiva la morale, contro l’errore oppone la cultura, contro la malattia studia la medicina, contro la catastrofe frappone

I due sentimenti contrastanti erano già chiaramente percepiti al tempo di Platone e Aristotele. Del resto la mitologia greca ritenne che Prometeo nel “rubare” il segreto del fuoco agli dei (è così il simbolo dell’industria) sia stato punito aspramente per sempre da “Zeus – Giove”. Lo stesso concetto del “rubare” prova che l’uomo ha sempre avuto una paura: quella che tenare di dominare la natura fosse un delitto contro di essa…

La maggior paura del momento, invece, e al contempo il maggior atto di presunzione – ma anche la maggior truffa in atto – è rappresentata oggi dalle …teorie sui mutamenti climatici.

Si era parlato – e si parla ancora – di surriscaldamento del pianeta. Colpevole: il fuoco, l’averlo accesso, l’accenderlo, proprio come per rimo aveva fatto Prometeo. Forse l’umanità sarà tutta condannata da Giove con un’immane catastrofe finale? Nel frattempo Prometeo sarà sempre lì a reggere il mondo con il fegato che gli ricresce, mentre viene divorato da un rapace in modo da soffrirne in modo diuturno…

Ma, di fronte all’evidenza di inverni freddi ed estati miti, si è passati alla dizione “mutamenti climatici”. E’ sintomatico dell’errore prima e dell’inganno poi… Tanto più che i mutamenti climatici non si osservano nell’arco di una vita, ma almeno di secoli, solitamente di millenni. La stupidità e l’inganno sono, quindi, evidenti…

Forti sono gli interessi che “scattano” legati all’idea: grandi stanziamenti a fronte di un nulla di controllabile. Appalti da assegnare per i lavori da eseguire (dismissioni e realizzazioni) e notizie a sensazione per i media…

Le “campagne d’opinione” che fanno leva sulla paura ancestrale dell’uomo e sul suo sogno di rendere sicura la propria esistenza e quella della discendenza si imbatte in una serie di “spauracchi” molto amati dai media: non mangeremo più né bistecche, né spaghetti col ragù, il clima – appunto – non sarà più lo stesso, il cibo non è più quello di “allora”, l’inquinamento ci avvelena, ci siamo mangiati sotto forma di denaro il futuro dei nostri figli, come se consumare denaro mangiando polli, bevendo whisky, andando in auto negli anni ’60 potesse mai impedire ad altri di farlo nel 2030 o  nel 2060, perché lo facemmo “a credito”. Ecco altra stupidità altra menzogna: chi mai ci avrebbe fatto credito con tanta larghezza e così alla cieca? Senza contare che avemmo “consumato” non solo il denaro, ma anche i beni e servizi che si sarebbero prodotti quasi 1000 anni dopo – cioè che si stanno producendo adesso – con nuove impensabili (allora) tecnologie – cioè a ritmi impensabili. Produzione a catena, robotizzazione, utilizzo di materie plastiche, coltivazioni intensive e in serra…

La “paura” si riversava, ai tempi di Malthus, Falan e Marx , (1800, primi del 1900), che intravidero solo l’inizio dell’era industriale soprattutto – e stranamente – in campo demografico (sovrappopolazione).

Gli effetti della “industrial revolution”, di cui era comparsa appena l’alba, furono – allora – considerati anche disastrosi di per sé in prospettiva: eliminazione di posti di lavoro, impoverimento successivo delle masse… La storia ha proceduto al contrario. Il semplice fatto che si producesse di più ha comportato che “le masse” avessero a disposizioni più beni (e servizi) da consumare. Tali masse sono state messe in condizione di farlo: ciò si ripeterà, con ogni probabilità, con la robotizzazione già in corso. Il problema che esiste è, se mai, di natura morale e sociologica: consumismo etc. E’ l’abbondanza il problema odierno, non la carestia! Tutto si può produrre in quantità superiori (di gran lunga, rispetto alle necessità).

L’errore elementare e marchiano di quelle previsioni – che si perpetua incredibilmente – è quello di considerare un certo fenomeno negativo come uguale a se stesso o persino progressivo nel tempo, senza considerare il contesto – cioè gli altri elementi o fattori in corso di mutamento – nel cui abito tale fenomeno avviene e si sviluppa in quel continuo “fit” o “panta rei” che è la realtà: molteplice, imprevedibile, composita… In essa sono presenti tanti fattori che sono di natura tecnica, ma soprattutto storica, sociologica e culturale…

Facciamo un esempio per tutti: anche se la crescita demografica procedesse con ritmo inalterato rispetto ai massimi noti o addirittura progressivamente crescenti, non si arriverebbe mai alla saturazione temuta dal Malthus e Falan. Altri fattori umani e civili intervengono prima: è avvenuto con il controllo delle nascite, con il naturale tirarsi indietro rispetto ad una indiscriminata procreazione, fino a generare il problema opposto, cioè la crisi di spopolamento, il calo demografico. Quei pensatori avrebbero potuto “arrivarci” anche ai loro tempi: non è che non si vedessero i primi segni… Ad esempio con l’invenzione del profilattico (1700) in Francia etc.

Tutta la suddetta complessa osservazione dovrebbe bastare a spingere “la gente” a non credere “a tutti” i libri che si scrivono e si leggono, tanto meno gli articoli di giornale, ma passarli al vaglio della riflessione e del proprio ragionamento. Occorre imparare a distinguere i fatti dalle opinioni e dalle illazioni: le mere ipotesi scientifiche dalle verità scientifiche comprovate.

Dimostrare che quelle sul clima siano illazioni non comprovate scientificamente – in molti casi siano assolutamente non comprovabili – ma siano mere ipotesi è facile. Assistiamo – per prima cosa – alla grande menzogna che i “mutamenti” possano essere rilevabili “ad occhio” nel corso di una sola vita, addirittura alla fine di un’adolescenza… Ebbene, nel corso di un così breve periodo la temperatura media del globo potrebbe essere mutata – se lo fosse – non più di 0,2 gradi, cioè meno di mezzo grado. Conteggi seri parlano di un possibile mezzo grado in quasi 100 anni.

Rileggiamo un vecchio libro “Il mondo verso il 2000” di Alberto Vallegra edizioni Le Monnier collana Telespazio stampato nel 1992. La paura del surriscaldamento e delle desertificazioni era viva già allora. Almeno dall’ultimo dopo la guerra essa ha prevalso su quella contraria della glacializzazione, che pure –incredibile – è ricorsa anch’essa nel frattempo…

Il concetto è il seguente. Piove? Annegheremo. Fa caldo? Ne scoppieremo. Nevica? E’ in corso una glaciazione. Manca l’acqua a Roma? L’Italia morirà di sete…

Glaciazioni e tropicalizzazioni – premettiamo – fanno parte della vita del Pianeta al ritmo di migliaia di anni e non di decine. Tuttavia si sa di piccole glaciazioni e del loro contrario in epoca storica: romana, medievale, rinascimentale, fino all’800. Ciò prova che il tempo ha fatto il “pazzo” da sempre sulla terra e che i mutamenti erano presenti in tempi in cui le canne fumarie e i tubi di scappamento – sigarettine in uno stadio olimpico a cielo aperto – non esistevano di certo.

Nel libro a pagina 68 è citato una parte del saggio di Ronald H. Bailey “I ghiacciai” edito da Mondadori.

L’autore rileva che i ghiacciai, a parte l’era glaciale, che tenne il mondo in un’autentica morsa di ghiaccio, tranne che attorno all’Equatore, avanzarono fortemente fino al 1850: avevano fatto avanti e indietro, come una fisarmonica, sin dall’alba della storia (invenzione della scrittura).

“Attorno al 1850 – dice Bailey – l’ultima avanzata dei ghiacciai cessò, ed ebbe inizio una fase di ritiro che dura ormai da cent’anni e che coincide con un rialzo delle temperature medio di 0,55°…” Chi legge si accia n’idea di ciò che scrivono e dicono i media negli ultimi anni: solo fandonie. In ogni caso nulla di comprovabile, nulla di definitivo…

Inseguito Bailey a pagina 69 afferma: “…Sul finire degli anni Quaranta l’emisfero boreale ha ripreso a raffreddarsi”.

Ma noi facciamo notare che al Polo Sud i ghiacci sono avanzati di centinaia di Km. Quella che sarebbe in corso è piuttosto una glaciazione. Un processo assolutamente indipendente dalle cosiddette “emissioni”!

Ripetiamo ancora una volta ciò che è di più palmare evidenza: non esiste una sola prova scientifica certa ce sa in corso un cambiamento climatico di un ceto verso, né dell’altro. Non c’è nessuna prova certa che la presenza dell’uomo possa vere un peso decisivo sul clima: non c’è un prova che sia naturalmente irreversibile, non c’è nessuna prova che limitando le missioni un fenomeno del genere muti in modo sensibile.

Quanto all’energia, al mondo moderno ne serve anta, tantissima, non solo per l’illuminazione domestica, ma soprattutto per gli usi industriali e i trasporti, civili e commerciali: più energia si ha e meglio è. Se ne può fare grande uso in agricoltura e nuove imprese agricole la reclamano. Serve anche ad avere l’acqua: tirarla dai pozzi profondi, desalinizzare il mare…

Basti pensare come l’inganno sia evidente: si parla di fonti alternative, senza includere la geotermica che è la più importante.

Fermo restando che il primato nell’imminente futuro spetta all’idrogeno. Potentissimo  a buon mercato, ma sarà un durissimo colpo per il petrolio che fa comodo a molti, troppi… Stati compresi. …Per far contenti “quelli del solare”, sembra che l’amata energia della nostra cara stella servirà ad ottenere l’idrogeno: un contentino bisogna darlo a  tutti, quando si può…

Scaramacai

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