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“C’era una volta” sui libri di scuola: gli allogeni e gli alloglotti

Oltre a qelli che arrivano vi sono quelli che non arrivano. Chi ha sulla coscienza le sorti degli uni e degli altri? E' ovvio che bisogna soccorrerli a casa loro prima che partano "alla disperata" lasciando casa e affetti...

Ci appariva come una delle stranezze dell’iter scolastico. Come il famoso “soqquadro” con la doppia anziché la ci interposta. Parliamoci chiaro: quante volte avremmo detto soqquadro nella vita e quante volte l’avremmo scritto? Oppure c’era la parola più lunga: precipitevolissimevolmente. Ma chi l’ha mai detto? C’erano altre stranezze come l’ultima parola del vocabolario: zuzzurellone. Ma chi lo dice più, ovvero chi ha mai usato una parola così?

Pietà e tenerezza: lo abbiamo sentito nostro. L'immagine del bimbo sulla battigia.a ci ha offeso e fatto il giro del mondo.

Pietà e tenerezza: lo abbiamo sentito nostro. L’immagine del bimbo sulla battigia ci ha offeso e ha fatto il giro del mondo. Lungo la spiaggia avrebbe dovuto giocare col secchiello, le palettine e con la palla…

Infine, da qualche parte su qualche testo c’era una lezione: Gli allogeni egli alloglotti. Per gli insegnanti più bravi era l’occasione per esaminare etimologicamente i due termini. Di per sé allogeni e alloglotti facevano un po’ tenerezza. Ma dove si trovavano: su in Alta Italia, in montagna, lì con gli short duri da tirolese e le bimbe che sembravano Heidi, e poi caprette, uno stambecco nascosto fra le frasche e qualche lupo di notte in inverno… Oppure anche al sud: i greco albanesi, con i loro strani preti di cui potevamo sentire la messa, ma erano vestiti come fossimo a Istanbul. E poi le belle ragazze, dritte come avessero inghiottito un bastone, tutte coperte di seta e di preziosi…

Adesso la cosa è diversa: …quivi comincian le dolenti note, disse Dante… E chi li chiama mai allogeni, anche se sono stati “addirittura” generati altrove e vengono da molto lontano? E chi li chiama alloglotti, anche se parlano tante altre lingue a noi ignote, dal magrebino allo spagnolo, al cocincinese…

Sono i migranti, gli immigrati, i profughi, i fuggiaschi, i perseguitati politici. Arrivano “freschi – freschi”, si fa per dire, e dobbiamo accoglierli. Noblesse oblige: siamo o no campioni di civiltà? Lo siamo, lo siamo…

Tre volte buoni? Forse sì, forse no, forse meno di tre volte, o in certe occasioni, chi sa, forse di più. Già, perché ad esser buoni e civili non bisognerebbe neppure pensare al tornaconto… E come quando diffidando “ci si azzecca” (Andreotti), facendo i buoni e il bene spesso ci si rimette.

Lo stucchevole atteggiamento saccente della Boldrini: demagogia e stupidità al potere...

Lo stucchevole atteggiamento saccente della Boldrini: demagogia e stupidità al potere…

Sui profughi – soprattutto gli africani – se ne dicono di tutti i colori. Si teme si tratti d’una invasione. Qualcuno dice che è il risultato del grande disegno internazionale di destabilizzazione dell’Occidente – ma, se c’è, questo disegno (la teoria del grande complotto) riguarda il mondo intero – che si intravede da altri sintomi. A destabilizzare, però, è soprattutto l’occidente stesso. O meglio, il nemico è dentro, non fuori. Odia – dunque – fin a questo punto l’Europa? Il Mediterraneo? Non comprende o non comprenderà col tempo che un crollo dell’Europa significa un colpo gravissimo per il mondo intero?

La situazione si complica, il giudizio peggio ancora. Andiamo, quindi un po’ con ordine.

Questi nuovi allogeni e alloglotti possono rendersi “utili”. Accoglierli non è solo una scelta umanitaria. Serve mano d’opera, servono nuovi nati, serve anche che sbuchi …qualche genio. Ma quanti dobbiamo accoglierne? A quanti possiamo garantire una pagnotta e un futuro? Programmare, contingentare bisogna: non c’è dubbio.

Attualmente - come sempre nella storia - c'è chi arricchisce a spese degli altri. Anche le disgrazie rendono...a qualcuno.

Attualmente – come sempre nella storia – c’è chi arricchisce a spese degli altri. Anche le disgrazie rendono…a qualcuno.

Al contempo applicare la ritrita massima del pesce e della canna: smettiamo di lanciar loro un pesce ogni tanto perché non muoiano, ma diamogli una canna e – non dimentichiamolo – insegniamo loro ad usarla.

Africa, Mar Rosso, Asia Minore: avere dei vicini progrediti, anzi moderni, e benestanti è un vantaggio. Sarà presto così. Lo vogliano o meno gli Usa e la massoneria atlantica. Oggi ciò che più vale di più è rappresentato dai mercati ed anche i centri di produzione. Più dell’oro e dei diamanti. I mercati sono fatti per acquistare prodotti materiali e servizi. Ma intendiamoci: nulla, alla lunga, puoi “spedire a destinazione”, se il tuo interlocutore non sappia poi ricambiare “merce contro merce”. Ove possibile, materie prime contro manufatti e servizi o, perché no, know how. Ovvero altri manufatti e servizi. Il denaro è un mezzo, è carta

Ma, anche qui, c’è chi teme facili situazioni di concorrenza a senso unico, inverso, invece che opportunità di favorevoli scambi.

Ovviamente chi scrive non è fra questi. Oggi chi dispone di una società civilmente, culturalmente, tecnologicamente più avanti, “tanto più progredita come quella europea” non va indietro. I passi avanti dell’ex terzo mondo sono già giganteschi in percentuale rispetto ai corrispondenti valori interni di partenza, che sono bassi, ma tutto ciò non funziona sul terreno della competitività obiettiva, esclusi i casi – come gli Emirati o il Kazakistan – in cui è il petrolio ad aver reso in pochi anni cifre enormi. Perché è ovvio che economicamente tali realtà vendono una risorsa in cambio di cifre altissime, senza produrre: è come se vendessero ciò che per loro è il nulla. Saranno saggi se utilizzeranno i proventi minerari per evolversi, produrre realmente, entrando come cellule attive del mercato. Oggi essere nel mercato – in senso ampio, cioè anche culturale – vale più dell’oro e dei diamanti…

Dipende dall’onestà, dall’abilità e dalla lealtà col popolo di chi li governa se ciò – alla lunga – la “rendita” iniziale si trasformerà in una situazione di progresso e benessere “funzionali”. In alcuni casi, al momento, è andata proprio così, ma – ripetiamo – l’interesse dell’Europa è che ciò avvenga. La contiguità geografica mette tutto il vecchio continente in condizione di trarre vantaggio dal progresso generale al proprio interno: un’immensa patria… E’ proprio ciò che l’America e l’Oceano non vogliono. In questo istante sembra profilarsi un blocco americano, uno asiatico, ed uno euro africano, pur con tutti i “guai” che si porta appresso, denunciati dalle migrazioni in massa…

La regola generale è, comunque, che la diffusione di cultura e tecnologia a livello di popolo, l’organizzazione socio civile, lo stesso patrimonio storico, che è fatto di “sapere” ed anche di immagine, non si improvvisa. La realtà è che – più alla lunga – tutto il panorama internazionale andrà poi a riequilibrarsi – ma si parla di tempi secolari – verso nuovi livelli. A vantaggio di tutti. Per molto tempo ancora il mondo continuerà a …voler sembrare Europa, ad acquistarne i prodotti e la stessa immagine, pagando tutto a prezzo sostenuto. Se c’è chi può e chi non può, l’Europa certamente “può”. Deve, però, muoversi in un senso con chiarezza.

Così – in un quadro generale – la pensa certamente anche chi ha fiducia del genere umano, nella sostanziale tendenza – nel lungo trend – verso un mondo più giusto e migliore. La storia dimostra che è proprio così: non accorgersene significa non essere – credenti o laici che ci si possa ritenere – fuori dalla natura dell’uomo come tale, dalla sua fisionomia psicofisica.

“Non si può pensare l’essere umano – ha detto in questi giorni nel corso di una conferenza Ignazio Buttitta, docente di sociologia all’Università di Palermo – se non in termini di homo religiosus, sia che si ritenga la religione di provenienza trascendente, sia di provenienza umana. Un ipotetico homo non religiosus sarebbe un ‘non homo’ un anti uomo”.

Il pessimismo storico è, insomma, talmente fuori dalla storia, intesa anche come creazione umana attraverso il tempo, da poter essere un’opinione “seriamente” trascurabile. Senza valore. Ritenuto “non presente” nell’ambito della vessata “futurologia” attorno alla quale discettano troppi profeti di sventura

Germano Scargiali

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