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Fisco insopportabile e immobili in fibrillazione: Italia in ginocchio

Brutte lo sono queste banconote, ma ora all'Ue non vogliono neppure che le vediamo: le sostituiremo con le carte di credito? Che cosa avremo allora in cambio dell'importo pagato?Brutte lo sono queste banconote, ma ora all'Ue non vogliono neppure che le vediamo: le sostituiremo con le carte di credito? Che cosa avremo allora in cambio dell'importo pagato?

Il peso fiscale ha raggiunto in Italia più che all’estero un livello insopportabile e tale da escludere una vera possibilità di armonico sviluppo dell’economia nazionale. Il settore immobiliare è addirittura in ginocchio  Non ci si attenda un “decollo” nascondendosi dietro il cappello di una crescita attorno all’1% annuo

Anzitutto sia chiaro che decrescere è praticamente impossibile per una serie di motivi, fra cui l’evidente sopravvivere dei beni strumentali al loro ammortamento: dopo alcuni anni, i beni mobili adibiti alla produzione (strumentali) e i beni immobili si sono “ripagati”, ma continuano ad essere utili alla produzione stessa o affine. Inoltre le novità tecnologiche sono di per se stesse un continuo contributo alla crescita. Già per questo crescere a ritmi da 1 – 3 per cento significa già, obbiettivamente, decrescere. Perché – come è stato ben spiegato di recente – quello che decresce è il tenore di vita diffuso fra gli strati prevalenti della società civile. Ciò è profondamente vero, perché, crescendo in modo inarrestabile la grande produzione sempre più industrializzata, addirittura globalizzata, le attività economiche distribuite fra primario, secondario e terziario a livello sociale si riducono. Ciò significa “sempre più saracinesche chiuse” nelle nostre città e anche fuori dai centri cittadini. Tale immiserimento generalizzato finisce per nuocere – com’è ovvio – ai consumi e, quindi, anche alla grande distribuzione di beni e di servizi.

Forse, però, l’aspetto peggiore è la sfiducia trasmessa ai giovani, cui si fanno anche credere fandonie e non si sa bene perché: la prima è che un’indeterminata precedente generazione – quella che ha comprato le stesse mura dove abitano e abiteranno e che ha assicurato loro una adolescenza decorosa, avrebbe depauperato il mondo; la seconda è che si va verso imprecisati …anni più poveri. Dovrebbe essere ovvio che, sul piano dell’economia reale non si può – per dirla terra terra – aver mangiato negli anni ’70 i polli del 2020, né averli pagati con un credito così a lunga scadenza. Semplice, no?  Sul secondo punto sarebbe altrettanto semplice dimostrare che un mondo dall’evoluzione tecnica comunque senza limiti non potrà essere mai più povero di quello di oggi e di ieri. Altrettanto chiaro o no? Le due precedenti generazioni hanno trovato una realtà in cui si andava in carrozza coi cavalli e oggi si corre in automobile. Si viveva al freddo con i geloni, ci si nutriva con quello che c’era: patate in Francia, polenta al nord Italia, farina di fave e pane (quando c’era) con un cucchiaio di olio e una sarda salata al sud… Il rachitismo congenito  la pellagra erano la regola. I ricchi erano grassi in modo malsano. Oggi il problema è …la linea. Quel “piccolo mondo antico” trovarono i nostri nostri nonni nati nell’8OO, i nati nel 1900 lo presero a metà corsa ed ora – lanciato alla conquista dello spazio – lo consegnano ai giovani del 2000. Sia chiaro una volta per tutte!

Italian money gold coin euro with the image of Vitruvian Man by Leonardo da Vinci

L’Euro secondo i 5 maggiori economisti del mondo (premi Nobel) da P. Krugman ad A. Senn  è “una patacca“.

La CGIA di Mestre, che fu fondata prima (1945) della stessa Confartigianato di Roma (1946) cui ha fatto poi regolare riferimento, è considerata la più attiva in Italia. Negli anni scorsi ha fatto propri calcoli, indicando circa a metà giugno il giorno in cui gli italiani smettono di lavorare “per lo stato” e iniziano a lavorare “per se stessi”. E’ da usta fonte che si riproduce più volte un deciso “grido di dolore” che coinvolge tutta la Nazione.

La stessa CGIA non esita in genere ad indicare nei lavoratori autonomi e nelle piccolissime imprese – il cosiddetto popolo delle partite Iva – la categoria letteralmente “strangolata dal fisco, sulla quale pesa gran parte del prelievo fiscale. Non bisogna dimenticare che anche l’Irpef ll.dd. (lavoratori dipendenti) pesa sostanzialmente sul “cassetto della cassa” del piccolo imprenditore.

Ma emerge adesso lo stato di fibrillazione del settore immobiliare, che è tale da aver bloccato la stessa industria edilizia per il ridottissimo interesse ormai legato al proverbiale “mattone”, rifugio estremo dopo i tanti fallimenti e i titoli di stato, il drammatico crack dei derivati etc.

E’ la CGIA di Mestre a tornare all’attacco. I più tartassati sono adesso gli immobili, come se questi, avendo commesso una sorta di colpa, dovessero sopportare il maggior peso degli oneri statali…

La tassazione sulla casa è quasi raddoppiata e continua a cresce, mentre il valore economico delle abitazioni è mediamente sceso del 15 per cento. A darne notizia è sempre l’Ufficio studi della CGIA di Mestre che, attraverso il suo segretario, Giuseppe Bortolussi, aggiunge: “Tra il 2010 e il 2014 abbiamo assistito ad un incremento spaventoso del prelievo fiscale sulle abitazioni e, parallelamente, a una drastica riduzione del valore di mercato delle stesse. Due fenomeni di segno opposto che hanno contribuito a ridurre la ricchezza degli italiani”. Essa è del tutto estranea ad altre realtà civili fra cui il mondo musulmano.

Il patrimonio immobiliare privato è certo una ricchezza sia per la Nazione sia per lo Stato. I privati, accudendo alla manutenzione lo preservano e lo mantengono a disposizione per gli utili usi civili.

Il patrimonio immobiliare privato è certo una ricchezza sia per la Nazione sia per lo Stato. I privati, accudendo alla  relativa manutenzione lo preservano e lo tengono a disposizione per gli utili usi civili (abitazione, attività economiche).

Il prelievo fiscale sugli immobili ha raggiunto ritmi insopportabili dal momento dell’esordio dell’Imu (Imposta Municipale Unica), che, nonostante gli annunci, si assomma alla già alta Irpef. Siamo di fronte ad una vera insolvenza contrattuale dello Stato nei confronti dei cittadini. Non tanto per la palese incostituzionalità (l’art.1 parla di reddito e non di patrimonio successivamente si specifica che una “patrimoniale” è “consentita” al fisco “una tantum” per particolari necessità, come le catastrofi, espressamente indicate), ma perché contrario al principio dei “diritti quesiti” che è basilare nella storia e nel costume del Diritto italiano. La dottrina giuridica definisce odiosa anche la tassa di successione che è una periodica “patrimoniale”, definita non da oggi come un esoso prelievo ripetuto sulla ricchezza privata da parte dello Stato.

Prendendo come riferimento i dati medi nazionali, l’analisi della CGIA nei suoi studi correnti dimostra che in un’abitazione di tipo civile (categoria catastale A2) tra il 2010 e il 2014 il valore di mercato è sceso del 15 per cento (da quasi 200.000 a poco meno di 170.000 euro), mentre le imposte ordinarie (cioè quelle generalmente versate da tutti i proprietari, come i rifiuti e la Tasi) sono aumentate del 104 per cento (da 300 a 611 euro). Pertanto, l’incidenza delle imposte sul valore dell’abitazione è passata dall’1,5 per mille al 3,6 per mille. Ciò vuol dire che l’incremento è stato del 140 per cento.

Per un’abitazione di tipo economico (categoria catastale A3), invece, la contrazione media del valore di mercato è stata anche in questo caso del 15 per cento (da quasi 174.500 a poco più di 148.300 euro), mentre il peso fiscale è aumentato dell’88 per cento (da 264 a 495 euro). Pertanto, l’incidenza delle imposte sul valore di questa abitazione è salita dall’1,5 per mille al 3,3 per mille (+ 121 per cento).

Sempre nello stesso periodo, ha già fatto notare la CGIA, l’inflazione è aumentata del 7,3 per cento. “Oltre alla crisi e al crollo della domanda abitativa, dovuto in parte alla stretta creditizia praticata in questi ultimi anni dagli istituti di credito – conclude Bortolussi – il valore economico delle case ha subito un forte calo anche a seguito del deciso aumento della tassazione. Fino a qualche anno fa l’acquisto di una abitazione o di un immobile strumentale costituiva un investimento. Ora, chi possiede una casa o un capannone sta vivendo un incubo. Tra Imu, Tasi e Tari gli immobili sono sottoposti ad un carico fiscale ormai insopportabile”. Per inciso, è ovvio come l’errore sia lo Statalismo!

La situazione sopra esposta, ovviamente, ha avuto delle ripercussioni molto negative anche per le attività economiche che ruotano attorno al comparto casa. E’ ben noto come l’Edilizia sia un settore trainante di cui l’economia del Mezzogiorno non può fare a meno. Molti artigiani dell’edilizia, del legno, del settore dell’installazione degli impianti (idraulici, elettricisti, manutentori, etc.) sono stati costretti a gettare la spugna o nella migliore delle ipotesi a ridurre drasticamente il personale alle proprie dipendenze.

Se il settore fosse in grado di riprendersi, puntando sulla riqualificazione e ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente, gli effetti occupazionali sarebbero visibili. Ma la ripresa economica potrebbe subire una vera accelerazione solo con il risorger di un vero interesse per l’intero comparo

La stessa CGIA di Mestre è la prima a concludere come sia necessario che il carico fiscale sul “mattone” subisca una netta flessione e non solo palliative riduzioni, ma che avvengano nel breve termine o potrebbe essere troppo tardi per evitare danni irreversibili.

Cara vecchia "mille lire": il tuo equivalente "50 cent" non si può dare neppure per elemosina. Ma stipendi e pensioni sono - più o meno - quelli di "allora". Le imposte, però, aumentano. Frattanto la produzione industriale è abnorme. Chi comprerà?

Cara vecchia “mille lire”: il tuo equivalente “50 cent” non si dà neppure in elemosina. Ma stipendi e pensioni sono – quasi – quelli di “allora”. E le imposte aumentano. Frattanto la produzione industriale è abnorme e va sprecata. Chi comprerà? Fra gli altri danni il fisco toglie il denaro in circolo che non viene compensato con il sistema keynesiano che aveva funzionato bene prima dell’Euro.

Sia per motivi materiali che morali è diffusa a livello sociale la richiesta di immediate dimissioni da parte del governo in carica in Italia. La pedissequa accondiscendenza nei confronti della politica finanziaria europea, che qualcuno sospetta come concepita in Usa proprio per danneggiare l’Europa, sommata all’ossequio ai “nuovi” costumi (?) di nazioni atlantiche, baltiche etc, sta creando un gran malcontento. Peccato, perché Gentiloni e Mattarella stanno muovendosi finalmente meglio dei loro predecessori in direzione dell’Est del Mondo e dell’Africa… Oggi la politica estera può surclassare, per importanza, quella interna. Specie

Una Nota. Chi non comprendesse il danno che ha compiuto la “non girabilità dei titoli di credito” all’economia di base (piccola economia che sommata diventa grandissima) e il danno che farebbe una totale tracciabilità e forme da “grande fratello” simili all’imposizione di forme pagamento esclusivo tramite POS diremo questo: la nostra economia è ancora in piedi – checché ne dicano le fonti mediatiche  – solo grazie al sommerso e al nero. Da decenni l’economia cresce – specie i dati ufficiali – molto più a rilento di quanto potrebbe perché l’aspetto fiscale soverchia “di molto” la libertà privatistica delle transazioni. In altre parole, molte scelte si adottano in base alla convenienza fiscale e non già a quella legata alla produzione e al commercio. Ciò ha danneggiato l’economia ancor più delle precoci richieste sindacali: riduzioni anticipate sui tempi dell’orario di lavoro, introduzione di ferie, vacanze e spese, anche se abnormi, per premi assicurativi (Inail…). L’opera di danneggiamento nei confronti della crescita – che gioverebbe certamente a tutti, lavoratori compresi – è tale da far temere che essa non sia casuale, né ideologica, ma proditoriamente orchestrata… Ripetiamo che il sommerso – non computato dai dati ufficiali o mal calcolabile – è ciò che continua a “salvare” la società in cui viviamo. Questa soffre di malattie contraddittorie: da una parte è normata male (regole sbagliate e carenti), dall’altra fomenta un disprezzo delle regole (trasgressione in genere, evasione fiscale) che certamente non è auspicabile, ma che – per paradosso – è una salvezza… (D.)

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