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Dat: L’Italia a rischio di degrado morale

L'arguto vignettista ha visto così l'eutanasia divenuta un business per chi la "somministra": troppo contrario ad Ippocrate l'uso del veleno.  "Basta" far morire il malato di fame e di sete...L'arguto vignettista ha visto così l'eutanasia divenuta un business per chi la "somministra": troppo contrario ad Ippocrate l'uso del veleno. "Basta" far morire il malato di fame e di sete...

La folle legge sulle Dat.

Dopo i problemi economici, la sotto occupazione, lo scarso prestigio (politico) internazionale, l’Italia si avvia verso un ossequio morale alle scelte meno civili nate dalla limitata cultura  dell’Europa centro settentrionale.

L’Italia è la sede della cultura latina, figlia di quella greca, ospita il centro vitale della Cristianità Cattolica. Per questo la lingua italiana coglie – senza troppo merito proprio – la chance di divenire una delle massime lingue del mondo. E’ stata adottata al posto del Latino nel linguaggio del cattolicesimo di marca – appunto – romana.

Ippocrate. V capoverso del giuramento originale: Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo. Oggi sintetizzato: non procurerò né faciliterò mai ad alcuno la morte.

Ippocrate. V capoverso del giuramento originale: Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.  –  Oggi sintetizzato: non procurerò né faciliterò mai ad alcuno la morte. Tutti i medici giurano così all’inizio della professione.

Sede promotrice dell’Umanesimo e del Rinascimento, faro di cultura per tutto il Pianeta, ha fornito anche la lingua ad un”arte raffinata” come la musica. Non sembra – però – che l’Italia abbia coscienza del proprio ruolo.

Ecco che, con la legge sulle dat  (disposizioni anticipate di trattamento), chiara apertura verso una forma barbarica di eutanasia contraria al giuramento di Ippocrate, alla stessa natura della scienza medica, si allinea in  ossequio ai “dictat” di paesi moralmente degradati come l’Olanda, la Danimarca, i paesi scandinavi e la stessa Germania.

Dovrebbe essere l’Italia a sostenere principi che potessero portare il Nord e la stessa Mitteleuropa verso le scelte della cultura Mediterranea che, dal punto di vista morale, rappresentano di certo il meglio: sostengono istituzioni naturali e per questo – al contempo – sacre come la famiglia, cellula indispensabile per la salute sociale.

Fra tali scelte, il culto per il dono della vita è fondamentale. Esso non va messo per nessuna ragione in dubbio da un punto di vista teorico e normativo. Perché il diritto è tale ed è ben fondato, quando sia lo specchio della morale. Come abbiamo scritto in un precedente articolo, l’accanimento terapeutico è estraneo alla “forma mentis” del medico ed alla sua morale, almeno quanto la volontà (della maggior parte) di non …somministrare la morte. In che cosa consisterebbe questa legge, se non nel “costringere il medico (ma è necessario) a non insistere nell’accanimento terapeutico davanti a casi di estrema sofferenza sommata alla irreversibilità di un male incurabile”. Come si vede, fra persone e medici in equilibrio mentale, questa legge non serve assolutamente a nulla. Serve, invece, visibilmente, ad altri fini, che sono dio carattere materiale (interesse privato, business) e morale: offendere la morale e la fede religiosa, spianando anche la strada alla vera e propria eutanasia. Cioè al diritto al consumo anche della morte. Simo lontani le classiche mille miglia da nuove forme di libertà

Purtroppo la nostra stessa classe politica (come è ben noto) è culturalmente di basso livello. I media nazionali sono attestati su un livello culturale appena liceale (spesso senza aver conseguito il diploma). Di alcune materie scolastiche (filosofia, teologia, sociologia, economia politica) non è chiaro neppure il generico significato, né il tema di riferimento. Le avanguardie culturali hanno dimenticato i problemi in cui si dibatte l’uomo della strada che è fermo ad un atteggiamento culturale che apparteneva ad epoche remote…

Negli spalti del senato italiano piangono per l'approvazione della legge sul testamento biologico. Siamo ad un ovvio, evidente, isterismo.

Negli spalti del senato italiano piangono per l’approvazione della legge sul testamento biologico. Siamo ad un ovvio, evidente, isterismo.

Non conta molto che l’uomo stia esplorando lo spazio e  che la scienza stia penetrando nei segreti della materia fino all’inverosimile. La cultura diffusa non sa quasi niente di problemi basilari come energia, produzione, economia… Sa poco anche di agricoltura moderna e clima, due temi di cui pure i media parlano fin troppo. Peggio: brancola fra concetti evanescenti e rimane dubbiosa e confusa, avanzando ipotesi a caso su democrazia, mafia e sugli stessi eventi e i personaggi della politica. Vai a spiegare come e in  che modo proprio la politica dovrebbe essere – oggi più che mai – il solo scudo del popolo contro l’approfittamento dei grandi finanzieri e dei monopolisti che, a livello di mondializzazione, accarezzano progetti egoistici ed egotistici che vanno oltre la vita di un uomo. Progetti che – noi crediamo – falliranno per la loro intrinseca follia… Ma – forse – solo il Cielo potrà aiutare, ancora una volta l’umanità… Del resto la molteplicità che, in continuo divenire, è insita nel cosmo non si lascia ridurre ad unità come vorrebbero i …mega monopolisti. Folle, del resto, è non amare la vita dal concepimento fino alla morte naturale. Folle è bestemmiare di fronte alle manifestazioni del male, del dolore, delle avversità. Chi ha fede prega, chi ha carattere combatte, chi non ha nell’una, nell’altro maledice un creatore nel quale …neppure crede. Galileo non perse mai la fede. Fervente fede caratterizza le personalità di Fermi, Zichichi ed Einstein. Ma, come dice il Vangelo, dopo il Discorso della Montagna …insipiens dixit Deus non est.

Lo "spietato" parere di Galileo acquista nuovo valore: intervistatoti con un microfono mirano a convalidare l'opinione dei passanti selezionati dal redattore/regista...

Lo “spietato” parere di Galileo acquista nuovo valore: intervistatori con un microfono mirano a convalidare l’opinione dei passanti  poi selezionati dal redattore/regista… Tali opinioni, avallate da uno schermo Tv, non hanno alcun valore tecnico scientifico e non rappresentano la pubblica opinione, a meno che non vengano quantificate e circostanziate…

In tale contesto può capitare che una legge “strampalata” e impossibile da inquadrare

Emma Bonino si è vantata di aver abortito e di aver collaborato perché altre donne abortissero. Per le domnne "normali" l'aborto è comunque un trauma e motivo di tristezza...

Emma Bonino si è “vantata” di aver abortito e di aver collaborato perché altre donne abortissero. Per le donne “normali” l’aborto è comunque un trauma e motivo di dispiacere per tutta la vita…

nell’alveo del diritto vigente. stratificato nei millenni – e quindi inapplicabile –  venga salutata da persone e da politici stravaganti come un passo verso la civiltà…

Le persone non si rivolteranno. Non alzeranno gli occhi dai loro schermi, non abbastanza per notare cosa sta accadendo” (“1984” – George Orwell)

Germano Scargiali

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Il suicidio.

E’ il caso di precisare che ciò che qui avversiamo è la legge appena approvata, a causa del suo contenuto, della sua formulazione e delle relative motivazioni. Differente è il discorso rispetto al suicidio. Questo è – giustamente –  condannato dalla religione cristiana, ma su un piano prettamente morale. Di fronte alla legge vale – come spesso avviene – l’atteggiamento del diritto romano. Esso ignorava il suicidio, considerandolo, in relazione alle sue conseguenze rispetto al protagonista e soprattutto agli altri (vedi gli eredi) alla stessa stregua della morte naturale. Ciò in linea con la mentalità democratico liberale di Pericle: il diritto romano non riconosceva in positivo ai cittadini delle “libertà” o dei “diritti soggettivi”, ma non pensava nemmeno per un attimo a proibire loro di fare ciò che non colpisse gli interessi altrui. Come qualcuno ancora correttamente predica: sia permesso tutto ciò che non è vietato…

In questo senso nel diritto romano – da quello repubblicano a quello imperiale – qualsiasi motivazione per il suicidio dev’essere ugualmente ammessa in diritto, così come tutti i modi di togliersi la vita: sia essa eroica o considerata vile. Diciamo, piuttosto, che il giudice non debba pensare nemmeno ad indagare le ragioni psicologiche di un suicidio, e ciò a buona ragione… Più avanti nella storia, nell’estrema evoluzione della grande realtà del diritto romano, il problema venne anche posto. Le costituzioni imperiali e le risposte dei giureconsulti enumerano con “uguale indifferenza” tutti i motivi di suicidio non colpevole: sofferenze insopportabili, “stanchezza di vivere”, malattia, follia con impulsi suicidi, senso di vergogna, “ostentazione”, come nel caso di certi filosofi, dolore per aver perduto una persona cara. Non c’è tolleranza per il suicidio, ma indifferenza per un problema extra giuridico…

I romani parlano con rispetto di motivi che spingono al suicidio, enumerando – a parte i motivi di gesti estremi di saggi filosofi, come in Zenone (si strappò la lingua davanti al tiranno) o Socrate e Seneca (che bevvero la cicuta), sempre di fronte ai poteri tirannici – il taedium vitae (disgusto per la vita) e la impatientia doloris (incapacità di sopportare il dolore): il ricorrere di tali situazione poteva ben giustificare la tempestiva mors, ovvero …la morte opportuna.

Come si vede, nulla di nuovo sotto il sole. Ma molto più civile è riconoscere – con atteggiamento laico – la libertà di suicidio (e i romani parlavano anche di nobili motivi, il primo dei quali, ma non l’unico, era gettarsi nella mischia del comandante sconfitto in battaglia, la marina italiana del comandante che affonda con la nave) che non istituire un discutibile apparato legale e una clinica (o un reparto) della “morte procurata” nei modi e con i metodi, anche “preventivi”, di questa barbara legge italiana. (G.S.)

 

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