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Baby gang a Napoli peggio del bullismo

"Scugnizzi" traviati a Napoli. I segni che imbrattano i muri, a volte osceni, a volte artistici, sono il segno della carenza di spazi d'espressione.  Nei telefonini e nell'ipad spesso i ragazzi trovano un mondo in miniatura che surroga quello reale che probabilmente sceglierebbero se "esistesse" alla loro portata.  Nella violenza credono, forse, di vivere un attimo eroico, un raro momento di concretezza e realtà... (Direttore)"Scugnizzi" traviati a Napoli. I segni che imbrattano i muri, a volte osceni, a volte artistici, sono il segno della carenza di spazi d'espressione. Nei telefonini e nell'ipad spesso i ragazzi trovano un mondo in miniatura che surroga quello reale che probabilmente sceglierebbero se "esistesse" alla loro portata. Nella violenza credono, forse, di vivere un attimo eroico, un raro momento di concretezza e realtà... (Direttore)

In questi ultimi mesi succede di frequente che la cronaca si occupi di storie “non belle” avvenute a Napoli, anche nelle “zone bene”… Protagoniste sono le cosiddette baby gang, che fino a qualche tempo fa si dedicavano alla frequentazione di alcune zone napoletane – specie di sabato – con lo scopo di infastidire, provocare, prendere di mira e accerchiare i coetanei per poi pestarli e spesso derubarli del telefonino. Ma fanno adesso parlare di sé per episodi più violenti ed eclatanti a danno di ragazzi messi in condizione di non difendersi con vari espedienti.

Uno degli ultimi episodi ha visto come protagonista della triste vicenda un ragazzo dell’età di 17 anni, Arturo, che è stato accoltellato lo scorso 18 dicembre in via Foria, nel quartiere di San Lorenzo. Grazie alle telecamere di sorveglianza stradale si è potuti risalire all’aggressore, un quindicenne, ora ritenuto responsabile di tentato omicidio, che, spalleggiato dalla sua cerchia di compagni ha aggredito con un coltello il ragazzo. Tutto ha inizio nel pomeriggio di lunedì18 dicembre… Arturo stava camminando in via Foria quando è stato avvicinato da un gruppo di ragazzini, forse tutti minorenni, che con un pretesto lo hanno accerchiato nel tentativo di rubargli il cellulare, e successivamente accoltellato alla gola e al torace. In particolare, due di loro lo hanno colpito con dei coltelli, mentre gli altri due hanno svolto la funzione di “palo”. La violenta azione, durata pochi secondi, è poi terminata con la fuga degli aggressori. La vittima è stata ricoverata in gravi condizioni e, solo dopo alcuni giorni è stato dichiarato fuori pericolo.

Dopo quest’ultimo episodio, che ha visto l’uso di armi e in cui si è messa a repentaglio la vita di un giovane, la stampa, i sociologi gli psicologi si sono scagliati come al solito contro il mondo della scuola, colpevole di non essere più capace di trasmettere quei valori di cui i giovani hanno tanto bisogno; valori come l’empatia, il rispetto per il prossimo e l’altruismo.

Tutti pronti a puntare il dito sull’istituzione scolastica, dimenticando troppo spesso che la prima agenzia educativa con cui ogni individuo si confronta e in cui vengono impressi i valori più forti e radicati, è la famiglia.

La famiglia è un nucleo essenziale che sembra oggi “stia scomparendo” e che cerca di demandare il suo ruolo fondamentale al resto del mondo e alle attività che le girano attorno. Il genitore cerca in una scuola non l’ambiente che insegni valori e disciplina, bensì un luogo di protezione e di accoglienza per il proprio figlio… La funzione principale della scuola resta quella di trasmettere ed elaborare la cultura. Ogni comunità ha stabilità e mutamento; ciò che mantiene il delicato equilibrio tra stabilità e mutamento è la trasmissione culturale. Se una nuova generazione non ricevesse dalla generazione precedente le nozioni e le scoperte acquisite, non ci sarebbe la stabilità, ma neppure il mutamento, in quanto esso è indotto proprio dalla conoscenza del patrimonio precedente.

Purtroppo tutto questo ha perso valore e funzionalità. Basta impegnare i figli in mille attività che spaziano dalla musica allo sport, e lasciarli il tempo restante davanti ad un pc o un telefonino, per sentirsi a posto con la coscienza. Non si sa chi i figli frequentino, che cosa ascoltino e guardino, che cosa seguano, quale sia la serie tv che più li appassiona…

Altro motivo rilevato come elemento scatenante di tanta violenza, è stata la serie televisiva Gomorra. Gli adolescenti avrebbero innalzato a modelli da imitare e da emulare questi personaggi che rappresentano uno spaccato di una periferia cittadina. Anch’io ricordo di essere stata ragazza e certamente ai miei tempi le serie televisive erano diverse, però ricordo alcune non proprio ideali da utilizzare come esempio per gli adolescenti, ciononostante né io né le mie amiche di un tempo abbiamo imitato lo stile di vita di Laura Palmer in Twin Peaks.

Si discute inoltre, a causa degli episodi sempre più numerosi di aprire i preriformatori o istituti di correzione, soprattutto perché gli aggressori di Arturo dopo un giorno sono stati rilasciati. Questo perché c’è un altro problema da considerare, ovvero quello dell’ambiente del carcere minorile in cui spesso s’incontrano tipologie di ragazzi diversi e si influenzano a vicenda. La situazione appare dunque difficile da sciogliere, nel frattempo il Sindaco ha provveduto ad aumentare la sorveglianza in alcuni quartieri di Napoli soprattutto il sabato sera. Sta di fatto che molti ragazzi girano abitualmente in motorino senza casco e muniti di coltelli o peggio ancora di una pistola, spesso sotto gli occhi dei genitori, possibile che la risoluzione vada trovata al di fuori e non nell’ambito del nucleo familiare?

Marcella Vedova (sua corrispondenza da Napoli)

(Datato Napoli, 20/01/2018)

 

Nota di Palermoparla. Secondo la linea della nostra rivista siamo lontani dall’esprimere pensieri come “…oggi che la famiglia ha perso valore” oppure “…oggi che il sentimento della famiglia si è perso”. Siamo convinti che la famiglia esiste ancora e che negalo è non accorgersi che – al contrario – la si vuole imitare e surrogare per crearne “altre” di altro tipo, ma di pari valore.

Le famiglie sane esistono e sono tante. Similmente l’uomo non degenera, sia pure fra alti e bassi sempre esistiti. E’ noto che Cicerone si lamentasse di come i giovani non rispettassero più gli anziani come ai suoi tempi. Al contrario, nel lungo termine, il mondo non ha fatto che migliorare, sia dal punto di vista morale (vedi leggi e istituzioni sempre più perfezionate), sia sul terreno della qualità della vita (i più recenti rilievi statistici “veri e seri” confermano anche che la fame nel mondo diminuisce a ritmi che si possono definire …galoppanti). Purtroppo, per vari motivi, c’è chi tende a drammatizzare (media etc) non a fini costruttivi, bensì precipitando questi ed altri problemi in un quadro di ineluttabilità che …non esiste. Studieremo più a fondo questo tema complesso, ma lo abbiamo già fatto anche in passato.

Sostanzialmente crediamo, da cristiani cattolici, al “progetto salvifico” della storia nel mondo voluto da Dio. Il Creatore e l’umanità lottano contro il Male per sconfiggerlo: non si può negare che esso esista in natura (catastrofi, malattie) e che insidi l’uomo l’uomo di continuo (peccato, ignoranza)…

Gli interessanti e sani spunti di Marcella Vedova, nostra stimata corrispondente volontaria da Napoli, ci saranno utili. Non dimentichiamo – però – che i problemi delle grandi città e delle campagne, della pollution morale e fisica, che lo stesso progresso e il cambiamento si portano appresso o – addirittura – generano, vanno studiati  “epoca per epoca”. Un problema non si ripropone mai identico. Tutti i problemi, se sono tali, appaiono all’inizio insolubili. I problemi di oggi non sono né maggiori, né peggiori di quelli della preistoria (stato ferino e senza leggi), né dell’antichità (schiavitù etc), né del Medio Evo (stenti, superstizione…). Oggi l’umanità dispone di un bagaglio giuridico che è anzitutto un bagaglio di moralità acquisita e codificata. La società moderna dispone di mezzi di produzione di sussistenza impensabili 100 anni fa e, ancor meno 200 anni fa, quando la produzione industriale non si discostava molto da quella dell’evo antico… La somma ingiustizia è che “il pane“, ma persino lo spazio vitale e la dignità, pur essendo ampiamente disponibili, tanto da sprecarne in enorme quantità, da sottoporli in massa a distruzione e accantonamento, non giunga agli anziani o sia negato ai bambini e alle stesse famiglie come quelle di Napoli, del Meridione, dell’Africa, del Terzo mondo, ma – spesso – anche delle zone più “evolute” del Pianeta… (D.)

 

 

 

 

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