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Fra bufale e fake news: è guerra e ora si sparano addosso

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Come colpi di colubrina fanno eco da ambo le parti le accuse fra bufale e fake news. I media tradizionali accusano i social di diffondere fake news, ma questi si difendono ricordando le tante bufale pubblicate da stampa e Tv.

Lanomenclatura” del giornalismo più “in” si chiude in una sorta di formale disprezzo per i risultati elettorali in antitesi ai “consigli” della main stream mediatica: “….dove andremo a finire, dunque?” La domanda sorge spontanea da più parti. L’opinione dominante sui media, facilmente riconoscibile, viene – però – additata in vari modi sia dalla gente “qualunque”, sia dai polemisti più qualificati. Marco Travaglio lo ha definito acutamente “il giornale unico“, ma sulle nostre pagine dicevamo più genericamente, ma non con minore impeto di condanna “coro dei media” finché ci si riferisce oggi, senza fraintendimenti, alla “main stream mediatica” e si ritiene, non a torto, che essa abbia un peso decisivo sulla “main stream” del pensiero corrente…

Marco Travaglio, un antipatico per posa e vocazione, ci è diventato simpatico con la sua equidistanza e la definizione del "giornale unico".

Marco Travaglio, un antipatico per posa e vocazione, diventa amabile per la sua equidistanza: Sua la definizione di “giornale unico” per ciò che noi chiamavamo “il coro dei media”. Siamo in piena …main stream.

I social media sono la fonte delle fake news? Che dire, allora, delle tante bufale mediatiche che sgorgano da giornali e Tv?

E’ ben difficile, quindi, affermare che il  “pericoloso attentato” alla cultura popolare ed al pensiero dominante venga sferrato dalle fake news di face-book e di altri social media o dallo stesso Google, prodigi – secondo altri – dell’era moderna all’interno dell’elettronica e del web… Dove sta, dunque, la verità?

Le “bufale” giornalistiche non sono mai mancate. L’imperativo di “schiaffa il mostro in prima pagina” non è certo un’invenzione di face-book. C’è di peggio: lo stesso “mestiere” giornalistico, gli articoli scritti da professionisti, o – peggio – le comunicazioni Tv, che piovono anche se non richieste, non sono – forse – ben più temibili di una qualsiasi fra le fake news spacciate su fece-book o simili? Chi legge è facile che sospetti ci sia del falso… I giornalisti invece, se sono tali, sanno giocare bene la partita in bilico fra denotazione e connotazione. Non è difficile notare come vengano date per scontate e provate – fra le righe – certe “verità” che provate non sono. Ad esempio “verità scientifiche di secondo o terzo livello”, come le chiama Antonino Zichichi. Dal nostro angolo parlavamo spesso di mere “ipotesi scientifiche“, ben diverse dalla leggi scientifiche, che Galileo ci insegna che cosa siano, almeno nella realtà empirica, cioè quella che si vede. E ci riferiamo a temi come clima, energia, acqua, cibo, desertificazione, ma anche nucleareguerrapace, economia, finanza

Ecco quali concetti rinveniamo “viaggiando” attraverso Google attorno a voci come la polemica giornalistica e il giornalismo…

….Come scrive il grande giornalista inglese David Randal, “…i mestieranti della informazione devono lavorare oggi in un ambiente molto più strutturato, rispetto al recente (il cambiamento è praticamente in atto, ndr) passato, che li lega agli uffici redazionali e li allontana dalla strada e dalla gente. Le suggestioni del giornalismo romantico, quelle legate al saper giocar a dadi con i propri interlocutori, alle avventure amorose, alle memorabili bevute, ai viaggi interminabili, si stanno sbiadendo; ciononostante, il fascino della professione rimane intatto come testimoniano le sempre più numerose flotte di aspiranti alle poltrone (sempre meno numerose) delle media company. Eppure il giornalismo ha ancora molto da raccontare e svelare, forse ancora più di ieri, a dispetto di coloro che lo considerano spacciato per gli effetti della rivoluzione digitale in atto…”

Se tutta la seconda parte è vera (il giornalismo è un mestiere – o meglio, professione -molto simile a come lo si immagina e descrive, quindi è stimolante e coinvolgente in positivo, pur con i rischi che comporta…), restano dure le parole iniziali. Il giornalismo, come ogni attività moderna, rischia la “parcellizzazione”, che si presenta in modo difforme da quella dell’impiegato dell’amministrazione. Tuttavia, può risultare ancora più grave non solo nei confronti del soggetto, ma anche della comunità dei destinatari (lettori, ascoltatori).

E’ arcinoto come oggi sia frequente la figura del “giornalista di desk“, che resta di regola fermo alla scrivania e trasforma e impagina comunicati e dispacci vari, quasi sempre freddamente magnetici: le antiche “veline“, la vecchia radiostampa, proveniente dalle agenzie. Uso accettato da sempre – ma dipende da come si fa – è quello di leggere da altri e …trarne spunto. Se consultare è corretto e opportuno. Altrettanto non lo è se ci si allinea per conformismo o, peggio, interesse. Ma spesso ci si allinea perché il proprio articolo trovi facile strada presso il caposervizio o il direttore. Insomma, per quieto vivere. Peggio ancora: ci si allinea proprio per “far capire” che si “fa parte” della main stream informatico. Questo è certamente il caso peggiore: addirittura triste…

Berlusconi in una copertina di Time era indicato come un pericolo per l'Europa e la stabilità europea come fondamentale per il Mondo. Lui, grande barzellettiere, si compiacque per l'importanza attribuitagli. Monti, invece, appare su Times con la scritta: "salverà l'Europa?"

Berlusconi in una copertina di Time era indicato come un pericolo per l’Europa e la stabilità europea come fondamentale per il Mondo. Lui, grande barzellettiere, si compiacque per l’importanza attribuitagli. Monti, invece, appare su Times con la scritta: “salverà l’Europa?” Insomma, il diavolo e l’acqua santa… Ma la storia oggi fa presto a “parlar chiaro”. Berlusconi resta “il più ascoltato d’Italia”. Monti è considerato una rovina: interi settori, come quello nautico, si ritengono gravemente penalizzati dalla sua presenza a Palazzo Chigi. Chi mai lo ascolta più?

Ancor peggio è come troviamo che certi concetti si ripetano uguali e “dati per certi”, ma che tali non sono… Peggio: giudizi sulle persone, sui protagonisti della vita pubblica e di quella politica, per non parlare della cronaca “rosa”. Forti correnti di privilegio agevolano le notizie provenienti da determinate fonti e delle persone che fanno parte di “accolite” che potremmo definire particolari o variamente “qualificate”, Ma non certo per la qualità. Se tutto ciò arriva tramite “veline”, la realtà – il risultato finale –  è ancora più preoccupante.

Dire come ha detto una giornalista, dopo alcuni recenti risultati elettorali – qualcosa come …non c’è più religione – a valle di risultati che apparivano in forte contrasto con la main stream mediatica, è assolutamente fuor di luogo. Disse la giornalista: “…ma dove andremo a finire?” Al contrario: il tutto potrebbe aprire le porte ad una speranza sulla capacità di critica del cittadino o cives…

Limitare l’uso di face-book o regolamentarlo, imponendo filtri o museruole, differenti dalla capacità del lettore di discernere o sottoponendo all normali regole dei codici (delitti contro la persona, l’immagine, gravi come calunnia e diffamazione che seguono già di poco l’omicidio per gravità e prevedono pene detentive di parecchi anni) è tipico di chi non sappia distinguere la democrazia – e relativa aspirazione e diritto alla libertà – dalla tirannide.

O peggio: avviene che dalle stesse fonti che si battono per principi di libertà, quali il diritto al laicismo assoluto, alla libertà di pensiero, fino a giungere al relativismo etico, scatti la”pruderie” nei confronti della libertà di pensiero e di espressione, che – invece – è la più “sacra” fra le libertà laiche. Scatta – vedi caso – quando il pensiero altrui sostiene concetti che quelle fonti non condividono.

Germano Scargiali

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