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Trump divo del World Economic Forum

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America First policy is not America alone”. Con queste parole Donald Trump ha “tagliato corto” con chi lo accusava di nazionalismo. America first non significa scordarsi del mondo, non significa solo (alone) America…

A Davos il presidente americano era atteso come un oracolo, appariva come il “testimonial” senza il quale l’intero evento non avrebbe avuto più senso…

Con Donald Trump scoppia dunque la pace? Sembra proprio di . E se fosse vero – noi lo affermiamo – che, come abbiamo sempre sostenuto, la pace è di destra?

Lasciateci esprimere soddisfazione dall’angolo di questa piccola rivista nelle cui righe abbiamo appoggiato questo presidente sin dalla vigilia e pronosticato con decisione, 24 ore prima la sua netta affermazione elettorale… Non è la calligrafia che conta – che può piacere più o meno – ma il contenuto…

Fuori dai denti. Giù dal palco Trump apostrofa a modo suo un altro capo di stato.

Fuori dai denti. Giù dal palco Trump apostrofa a modo suo un altro capo di stato.

Vorremmo che tutti notassero come e chi lo ha osteggiato mediaticamente, più che politicamente, con tutte le forze in questo primo anno di presidenza. Perché è importantissimo, in un mondo che ci sorprende per un inatteso impasse di notevole gravità? Chi di noi, tranne qualche immancabile ipocondriaco, se lo sarebbe aspettato, quando il mondo cresceva in economia e gioia di vivere come se fosse condizione eterna? Tale impasse si scontra e confligge con una capacità di produrre beni e servizi che la storia avrebbe potuto ancor meno prevedere. E il progresso non si arresta, anzi prosegue in modo esponenziale, grazie all’avvento dell’elettronica e web. Ma non c’è settore, dalla medicina all’agricoltura (redditività per ettaro, coltura in serra) e all’industria (razionalizzazione della produzione). Che dire dell’energia (non ci riferiamo alle rinnovabili tipiche, ma al nucleare e alla geotermica) e dei trasporti (il motore dell’imminente futuro).

The Donald, come lo chiama la stupenda moglie Melania, slava, ma un po’ italiana (ama l’Italia e parla anche italiano) per essersi affermata come modella a Milano, nei 15’ del suo discorso ha ribadito ciò che ormai è pubblicamente accettato: ha portato la borsa e il tenore di vita, ma anche l’occupazione in alto in pochissimo tempo (appunto in 12 mesi del suo governo), mettendo concettualmente K.O. i suoi feroci detrattori. Ha diminuito le tasse ed è lui che potrebbe dire “we can”, adoperando a ragione il noto motto del suo predecessore, rimasto – però – solo un’intenzione… Perché ha dimostrato al mondo – e, per esempio, all’Italia – che diminuire le tasse non solo è possibile con un atto unilaterale del governo, ma che – come ha sempre sostenuto Berlusconi, provoca senza ritardi un ritorno, perché le aliquote si applicano su un’economia divenuta più florida e in crescita e perché di fronte ad un’imposizione meno esosa i contribuenti sono indotti ad evadere meno…

Chiaro, no? Come il sole!

Ebbene, Trump è stato accusato di tutto: dispotismo, razzismo, ma anche follia, demenza senile e …il ridicolo riporto nei capelli. Un problema, quello della capigliatura, che lo accosta anch’esso a Berlusconi… Si dimentica che accusare un uomo (o una donna) i un personale vezzo, di voler essere esteticamente in un certo modo – tranne che si tratti di una benevola ironia – significa razzismo? Se io amo girare con dei copricapo ridicoli perché solo così mi sento me stesso, non è lecito a nessuno affermare che per questo io sia un deficiente. Eppure le stesse persone accusano Trump e lo stesso Berlusconi di discriminare …gli altri.

Non è, però, il fatto in sé che conta. Ciò che conta è: chi ossequiano mentre attaccano – lasciamo stare Berlusconi – ma Donald Trump?

Il miliardario americano, molto famoso già prima di competere alle elezioni, legato in qualche modo anche alle Tv, sempre come “il Berlusca”, affermò coraggiosamente: “ripulirò il fango di Washington”. Troppo bene se la sta cavando, ma ciò che offende non è che abbia dei nemici in “alto loco”, bensì l’ossequio che “la stampa mondiale” ha evidentemente pe quei nemici. Che sono, con ogni probabilità, i nemici del mondo negli anni in cui viviamo.

Certo, non si può pretendere che Trump non giochi la partita con la “squadra Usa”.

“È un privilegio essere qui – ha affermato – per rappresentare gli interessi del popolo americano ma ad assicurare che l’America vuole cooperare per la costruzione di un mondo migliore. America First non significa America Alone, ma come presidente degli Stati Uniti metterò sempre gli interessi del mio Paese davanti a tutto, come dovrebbero fare tutti i leader politici”. Questo è stato il messaggio base, quasi lapidario, di Donald Trump al World Economic Forum, nel giorno più atteso a Davos.

Poi, ha aggiunto: “Questo è il momento migliore per investire in America, abbiamo tagliatole tasse, abbiamo tagliato la burocrazia, non c’ momento migliore per investire e …assumere negli Usa”.

A soli quattro giorni dal tradizionale discorso sullo Stato dell’Unione, Trump ha tenuto il suo intervento davanti al gotha della finanza, in pieno prime time per le tv Usa, parlando quindi anche ai cittadini americani.

La suspense per il discorso, alta sin dalla vigilia del World Economic Forum, è stata solo alimentata dalla breve apparizione e dalle dichiarazioni di giovedì, quando Trump aveva cercato di abbassare i toni su tutto: dal dollaro che va bene forte, alla Tpp (Partenariato trans Pacifico, ndr) che si potrebbe anche siglare. Tutto bene se non fosse quell’accordo ‘disastroso’ che è, fino al negoziato sul Nafta con Canada e Messico: Trump qui si smarca, mentre il presidente messicano Enrique Pena Nieto e il primo ministro canadese Justin Trudeau vogliono confermarlo…

Trump l’aveva già chiarito e lo ha ribadito: gli Usa sono anche pronti a riprendere i negoziati sul Tpp, ma preferiscono accordi bilaterali

Anche Xi Jinping, fra gli attesi protagonisti, è stato oscurato da Trump.

Anche Xi Jinping, fra gli attesi protagonisti, è stato oscurato da Trump.

Sul commercio in genere – tema cruciale per il conflitto fra globalismo e protezionismo sul quel il presidente americano era atteso al varco – Trump ha ribadito che non può esserci commercio ‘libero’ che non sia anche ‘equo e reciproco’. Occorrono allora riforme per impedire a qualcuno (l’accusa sottintesa è alla Cina) di trarre ingiusti vantaggi con …furto della proprietà intellettuale, sussidi, società pubbliche.

Il presidente ha poi celebrato quello che considera il suo grande successo, il taglio delle tasse, che ha consentito a tante imprese americane …di distribuire bonus ai propri dipendenti, grazie ai risparmi ottenuti pagando meno… Trump ha poi sottolineato che in un anno la Borsa di New York ha battuto 84 volte i suoi record.

Sulla politica estera, Trump ha ripetuto l’invito ai partner della Nato a fare la loro parte in termini di spese militari. E ha ricordato i risultati ottenuti contro l’Isis, ribadendo l’impegno Usa a denuclearizzare la Corea del Nord ed evitare che l’Afghanistan torni a essere un santuario del terrorismo.

“Per difendere il nostro Paese – ha detto – farò tutto il necessario, compresa la riforma del sistema di immigrazione. Abbiamo bisogno di selezionare chi entra negli States sulla base del contributo che ciascuno può dare. La chiave per combattere la povertà, ha detto, è di assicurare a tutti una busta paga”.

Trump ha poi rivolto un appello ‘ai potenti del mondo’ presenti davanti a lui: “usiamo il nostro potere per aiutare il popolo”. I maligni hanno trovato da ridire: chiede l’aiuto dei potenti e dei ricchi come lui: E che male c’è? Anzi… Qui si nota che a qualcuno “viene facile” giocare la partita contro i Trump e i Berlusca. L’invidia sociale li sostiene…

Trump si è rivolto, poi, senza molta tenerezza ai media: “da imprenditore ho sempre avuto una buona stampa e solo da quando sono diventato un politico mi sono accorto quanto i giornalisti siano cattivi e fake”.

Era il minimo che potesse dire, una volta ‘aperto bocca’ sull’argomento. Il tono e il contenuto di scritti e parole nei suoi confronti, secondo noi, è stato – sinora – solitamente inqualificabile… Chiudendo il discorso, Trump si è definito la ‘cheerleader dell’America’.

A far gli onori di casa, era – com’è noto – l’economista e Klaus Schwab, fondatore del Forum. Ha vinto, così, la principale scommessa: invitare il presidente sovranista nel gotha del globalismo, concedendogli la migliore occasione per uno spot personale. La presenza di Trump ha catturato l’attenzione del mondo, eclissando gli interventi della cancelliera Angela Merkel e del presidente francese Emmanuel Macron. Capaci, comunque, anche loro di ritagliarsi un po’ di applausi…

Alla cena con con i Ceo “Chief Executive Officer, ndr) presenti a Davos, Trump ha appoggiato un braccio sulle spalle del direttore del’FmiChristine Lagarde, dicendo “Prima mi odiava, ma adesso mi ama”.

Facciamo appena notare come emerga che tutto oggi debba scandalizzare – in ineliminabile clima di globalizzazione – che aziende di provenienza estera cerchino spazio (ben vengano anche in Usa) in casa, sia he imprese di casa investano all’estero. La realtà mondiale è un’altra rispetto ad appena una dozzina di anni or sono. Trump stesso lo indegna ed è il caso di prenderne atto. La politica del territorio – diciamo noi – va impostata su nuove basi, in parte da definire, addirittura da reinventare…

(Ricostruzioni e commenti di Germano Scargiali)

Aggiornamento. Ci pare che, dopo le recenti mosse (e atti concreti) per la pacificazione interna (coinvolgimento con i democratici) ed esteri (Europa, Mediterraneo, Medioriente, Cina) sia difficile negare la seconda nostra previsione (o dovremmo dire profezia…). Dopo la prima: domani gli americani eleggeranno Trump. La seconda: Trump potrà presto dimostrare che la destra porta la pace, che la destra sostiene la pace. Ma, osiamo dire, adesso, …lo fa  anche in modo intelligente.

L’indice di gradimento di Trump presso l’elettorato americano è appena tornato al di sopra del 40%, ma se la main stream mediatica ammette una cifra del genere, non è certo da escludere che “The Donald” sia ormai al di sopra della maggioranza assoluta, contando sostenitori non solo fra gli yankee, ma anche fra gli immigrati che – si dice – tanto dovesse osteggiare…

 

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