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Palermo Capitale italiana della Cultura presentata al Massimo

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Un evento da cui possono scaturire mille riflessioni: la presentazione al Teatro Massimo di palermo Capitale della Cultura 2018… La visita di Paolo Gentiloni, Capo del governo italiano, era prevedibile e dovuta. L’istituzione della “capitale italiana” della cultura, successiva a quella europea, è stata un’idea del suo governo. Lo ha chiarito anche nel suo discorso: è nata dalla costatazione che più città candidate facevano registrare un risveglio, una presa di coscienza verso la propria storia, il patrimonio artistico e culturale, appunto… Per Palermo, la coscienza della centralità nel Mediterraneo, il culto delle radici, che non significa rifiuto …dell’altro…

Stamane, 29 gennaio, “Palermo Capitale italiana della cultura 2018” è stata presentata ufficialmente. Hanno partecipato, al …gran completo, i giornalisti locali accreditati, che sono stati anzitutto ricevuti dal sindaco Orlando affiancato dal presidente Musumeci nella Sala Onu del Teatro, accedendovi dal Portone degli artisti. Orlando ha presentato il logo della manifestazione con la P di Palermo in arabo, ebraico, fenicio e greco. E’ stato creato dalla 22enne Sabrina Ciprì, studentessa della locale Accademia delle Belle arti. Si conferma che il riferimento ai Bizantini (del percorso Unesco arabo normanno bizantino) è stato cancellato, taciuto da Orlando, sostituito nel logo “opportunamente” dal rifermento ebraico.

Il logo con la P in

Il logo con la P in arabo, ebraico, fenicio e greco.

Orlando e Musumeci hanno detto brevi parole ai giornalisti, magnificando giustamente l’evento e l’occasione di un’annata intera in cui sarà possibile riflettere su contenuti che si oppongono – concetto ripreso poi in teatro da Paolo Gentiloni – ad immagini distorte della Sicilia e dei Siciliani. Perché l’intero programma è visto in una chiave che spazia anzitutto nell’Area metropolitana ed anche in tutta l’Isola…

Poi Orlando è andato ad accogliere il Capo del Governo in piena piazza fuori dal cancello del teatro ed ha salito poi, con lui e il seguito, la grande scalinata. Il premier si è complimentato per la magnificenza della costruzione e per l’accoglienza ricevuta in un sito tanto pregio.

“Palermo – ha detto Gentiloni in teatro – è città del futuro. E’ un cambio culturale quello che noi vogliamo capitalizzare per gli anni a venire. Questa è città non soltanto della cultura artistica, ma anche delle altre culture, per la vocazione all’accoglienza, il gusto della salute e della pace. E anche la città delle altre culture nate lontano che vivono qui. Il sentimento di rinascita fa bene alla Sicilia, ma anche all’Italia intera. Questi eventi sono certamente opportuni. Dobbiamo investire sul sentimento di appartenenza e sulla cultura. A Palermo si sono sedimentate tutte le culture che l’hanno attraversata. Palermo sa stare al mondo perché non rinnega le proprie radici, la propria identità. L’Italia vi ringrazia per questo riconoscimento e vi porge sentiti auguri per il 2018”.

Tornando a Sabrina Ciprì, ha soli 22 anni, è allieva dell’Accademia di Belle arti e della cattedra di Design grafico guidata da Fausto Gristina: ha firmato il logo ufficiale di Palermo Capitale italiana della cultura 2018. Le 4 P del logo hanno più significati: quattro sono i canti delle Teatro del sole, il cuore della città, quattro le lingue incise sulla stele conservata alla Zisa, cioè arabo, ebraico, fenicio e greco. La Ciprì sarà premiata con una borsa di studio di mille euro e uno stage da Gomez Mortisia che si è aggiudicata la campagna di comunicazione per la serie di eventi di Palermo Capitale della cultura.

Tutti sul palcoscenico el Massimo. La sala e i palchi, dov'erano anche giornalisti e fotografi, erano gremiti

Tutti sul palcoscenico del Massimo. La sala e i palchi, dov’erano anche giornalisti e fotografi, erano gremiti

“Un milione di euro – ha comunicato il Presidente Nello Musumeci, anticipandolo in sala Onu e ripetendolo sul palco – è stato stanziato dalla Regione per l’intero evento 2018. L’impegno varrà non solo per Palermo Capitale della cultura. Abbiamo previsto, a valere sul fondo per le autonomia, un milione di euro per i Comuni che nel corso degli anni conquisteranno un primato in un contesto nazionale e internazionale. È un incoraggiamento, uno stimolo, anche se siamo convinti che questo sia solo un punto di partenza, perché resta tanto da fare nei settori della cultura e del turismo… Per questo stiamo mettendo a punto un programma concreto che vareremo nelle prossime settimane”.

“Vedo migliaia di spunti e iniziative – ha detto il sindaco Orlando che aveva l’aria felice come non mai – perché, ad esempio, sono ben 43 le istituzioni che partecipano al tavolo per Palermo Capitale della cultura, seguendo un programma condiviso. Palermo è la città al mondo che negli ultimi 40 anni è cambiata di più culturalmente…”.

E’ stato, in effetti, il Sindaco ad aprire la conferenza stampa per l’inaugurazione…

Una cosa “carina” e azzeccata da dire l’aveva trovata, ancora una volta. Lui, Orlando, grande demagogo… Allo stile di Tomasi di Lampedusa… Qui a Palermo si dice che tutto è uno schifo e, per questo non facciamo niente. Tranne l’indomani a montarci la testa per qualche cosa, che non manca, che fa grande eccezione. Allora siamo l’ombelico del mondo. Soddisfatti di questo, non facciamo niente: il risultato è sempre lo stesso. L’autore del Gattopardo non aveva saputo trovare niente di peggiore (tutto cambi perché resti com’è e …i siciliani si sentono perfetti), né di più azzeccato. Il male – non solo siculo palermitano ma mondiale – è il provincialismo degli isolani. Il più acuto, un male da cui bisogna curarsi…

“Tante culture – ha affermato, quando ha parlato ‘sul serio’ e in positivo – sono qui il pezzo del mosaico che Palermo compone all’interno del Mediterraneo. Quest’anno sarà possibile mettere alla prova le eccellenze palermitane. Ci sono migliaia di iniziative che sono il frutto di un lavoro fatto in questi anni. Uno degli elementi caratteristici è che le periferie saranno più coinvolte del centro. Anzi, vogliamo abolire il termine periferie. Pareremo soltanto di rioni, le varie zone della città, tutte degne di pari dignità e considerazione…”

Il tavolo della conferenza stampa. Orlando mostra la carpetta appena distribuita con il logo dicendo ai giornalisti di mantenere non so quale segreto: impossibile chiedere come queste alla stampa...

Il tavolo della conferenza stampa. Orlando mostra la carpetta appena distribuita con il logo dicendo ai giornalisti di mantenere non so quale segreto: impossibile chiedere cose del genere alla stampa. E lo sa bene, almeno quanto il sorridente Musumeci…

Un ricco calendario elenca gli eventi che fanno parte del programma. Dal ritorno della bella immagine di donna Franca Florio, nel quadro di Giovanni Boldini, icona della Belle Epoque palermitana, ad una grande mostra su Antonello da Messina. E poi Manifesta 12, una delle più grandi mostre europee itineranti, e un ciclo di spettacoli, incontri, musica, arte e teatro. Si contano già 780 eventi ma l’elenco sarà arricchito con altre iniziative ancora allo studio.

Il cartellone segue il filo del “dialogo mediterraneo”, della accoglienza e della stratificazione di civiltà. Al dialogo si ispira anche uno dei simboli dell’evento: un grande tavolo specchiante “Love differenze” che riproduce la forma del bacino del Mediterraneo creato da Michelangelo Pistoletto. Per dodici mesi sarà collocato, per incontri e conferenze da svolgersi a palazzo Sant’Elia, headquarter non unico di Palermo 2018. “Quando mi chiedono quanti immigrati abbia Palermo – afferma Orlando, grande demagogo e gran …paragnosta – io rispondo, nessuno. Perché chi è a Palermo, per me è subito palermitano…” Una dilatazione smisurata, insomma, dello ius soli, made in PA.

È lungo – ripetiamo – l’elenco degli eventi in cantiere: le immagini di Spencer Tunick e quelle di Robert Capa, la mostra-evento su Antonello, il Festival MigrArti, la Festa europea della Musica che coinvolgerà mille musicisti europei, un convegno sulle Filosofie del Mediterraneo, una retrospettiva sull’artista giapponese Shozo Shimamoto, e tanto altro.

Attenzione desta l’esposizione del quadro di donna Franca Florio acquistato, prima che fosse destinato a collezionisti esteri, dai marchesi Berlingieri. Ma il nome dell’antica famiglia di grandi imprenditori e armatori palermitani si ripete a proposito di una progettata rivalutazione della Targa Florio.

“La corsa più antica del mondo – ha detto lo stesso presidente Musumeci – non va dimenticata. Dobbiamo riprenderne la tradizione, trovare il modo più consono e adatto ai tempi. Ci stiamo pensando…”

“Le tribune e i box di Floriopoli – ha aggiunto Leoluca Orlando – vanno assolutamente salvate dallo sfacelo in cui stanno cadendo…”

Sempre in calendario c’è poi un elenco di iniziative e di interventi fino al 2020 in oltre venti siti, tra cui il castello della Zisa (dove nascerà il parco Al Medina al Aziz), la Casina cinese, che sarà visitabile costantemente assieme al Museo Pitrè e alla Città dei ragazzi.  Attenzionati anche Palazzo Butera, teatro Garibaldi, Cantieri culturali, Arsenale borbonico e annesso Museo del mare. Certa l’apertura di una sinagoga nell’oratorio di Santa Maria del Sabato, messo a disposizione dalla Curia di Palermo, la Biblioteca Giorgio La Pira diventerà punto di raccolta delle letterature islamiche.

“Creare una grande biblioteca di studi islamici nel nome di Giorgio La Pira a Palermo – ha anche affermato Gentiloni nel suo discorso – è un segno di dialogo di cui abbiamo bisogno. Nel Mediterraneo in questo momento sembra traballare l’ordine garantito. E’ previsto anche lo stanziamento di fondi Cipe per la realizzazione della biblioteca”.

I motivi di riflessione in questa mattinata speciale nella cornice del sempre superbo Teatro Massimo – dicevamo all’inizio – sono tanti. Ad esempio la singolare immagine di due grossi esponenti di un partito ex comunista”, quali Gentiloni e Franceschini…

Paolo Gentiloni, capo del governo, con non si sa quanti “quarti” di nobiltà in famiglia. E si vede, quanto meno, dall’apprezzabile tratto signorile che lo distingue da molti politici italiani, ma soprattutto dall’immagine “bifolk” dei comunisti da falce e martello… Almeno è di bell’aspetto e non fa sfigurare all’estero il paese dell’Italian Style, da cui tutti si aspettano eleganza e, appunto, signorilità… Ha parlato di business globale, di grandi vie, di Europa, Asia, Africa…  Di Mediterraneo come “sede irrinunciabile della nostre radici” da leggere in una prospettiva dell’imminente futuro. Un punto focale da 5 anni del nostro piccolo Palermoparla… Non possiamo che compiacerci.

Dario Franceschini, con barbetta “incolta”, in realtà abilmente curata da un barbiere bisettimanalmente in punta di forbice, com’è di gran moda: un ben riconoscibile radical chic. Anche questo non guasta, come non guasta la cultura visibilmente classica, ben poco “di sinistra”… Ha parlato anche lui di Mediterraneo e di cultura comune, fulcro di una possibile nuova Renaissance (il termine Rinascimento qualificato alla francese lo aggiungiamo noi). E non possiamo, anche qui, che compiacercene.

Il tutto alla presenza di un sindaco Orlando che, con la gioiosa aria con cui molti oggi si dichiarano omosex (e che c’è mai di male), proclama la sua conversione al comunismo – formato Pd. Quello, cioè, di Renzi, che, per pubblica accusa e rammarico di un altro palermitano – tal Piero Grasso – di comunista ha, ormai, ben poco. O niente.

In questo “pot-pourri” di “inconoscibili intellettuali” di una nazione che di intellettuale conserva poca cosa, rispetto alle sue nobili origini greco latine, o di quelle rinascimentali, di quelle di patria della bella musica e delle belle arti, i primattori si chiamano per nome “alla neo fascista”, a forza di caro Dario, caro Paolo ed anche caro Luca… Tutti insieme, insomma, appassionatamente. Speriamo – comunque – bene. La storia sorprende e quel qualcosa di vero, che c’è stato – indubbiamente – in questa contraddittoria mattinata, lo conferma.

I palchi dei giornalisti: in primo piano l'autore dell'articolo e nostro direttore, G.Scargiali, ormai un decano dei pubblicisti palermitani.

I palchi dei giornalisti: in primo piano l’autore dell’articolo e nostro direttore, G.Scargiali, ormai un decano dei pubblicisti palermitani.

Ma come fare, in occasioni del genere, i bastian contrari? Di fronte ad una tale chance offerta a Palermo e – a turno – a tante altre città in cerca di rivalsa? Perché non è alle città affermate che si offre il titolo di …capitale per un anno. Come tirare all’indietro la corda, accendendo magari le luci su una realtà cittadina che va, frattanto, letteralmente a rotoli?

Come fare i difficili, quando tutti all’unisono – con una sola voce insomma – affermano ciò che abbiamo sempre detto in “camera caritatis”? Che il turismo, nostra teorica vocazione, lo “faremo bene” quando acquisteremo coscienza di noi stessi, del passato, della nostra stessa cultura? Come torcere il naso, mentre tutti – finalmente – parlano di sviluppo mediterraneo prossimo venturo grazie a vie della seta e doppio canale di Suez, di sviluppo dell’Africa? Ma non era nuovamente il …continente più nero che mai, quello che ci avrebbe mandato solo torme d’emigrati, fino ad invaderci e colorire di scuro le guance dei pronipoti?

Solo il buon Nello Musumeci, però, precisa qualcosa di veramente chiaro a proposito della “qualità” del prodotto da offrire: “dev’essere un ‘prodotto/ospitalità’ ben confezionato e completo, ben presentato e fatto penetrare con persuasivi messaggi sui più ‘svariati’ mercati. Quelli giusti”.

Germano Scargiali

Foto originali di Angelo Modesto

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