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Il giorno del ricordo per non dimenticare le foibe

Una scala a pioli per recuperare i corpi dei martiri delle foibe.Una scala a pioli per recuperare i corpi dei martiri delle foibe.

Sempre più celebrati i tristi giorni delle foibe, le cavità carsiche dove vennero gettati vivi o morti gli italiani dell’Istria, della Venezia Giulia e della Dalmazia, al sopraggiungere delle truppe jugoslavo-comuniste alla fine dell’ultima guerra, giorni di lutto in cui si scatenò il peggio dell’orrore conseguente al clima bellico…

Domani 10 febbraio 2018 in memoria delle vittime delle Foibe, dell’Esodo Giuliano-Dalmata e delle vicende del Confine Orientale, bandiere a mezz’asta a Palazzo Comitini, sede della Città Metropolitana di Palermo.

La Città e la Città Metropolitana di Palermo impegnate nel rispetto dei diritti umani partecipano alla memoria di una pagina di violenze, di sofferenze e di mortificazione per troppo tempo rimossa”, con queste parole il Sindaco Metropolitano Leoluca Orlando ha voluto sottolineare l’importanza della commemorazione del “Giorno del Ricordo”.

La celebrazioni in tutta Italia prendono le mosse dalla stessa Roma Capitale dove è previsto un programma di più giorni.

Roma Capitale celebra il Giorno del Ricordo con un programma di iniziative fino al 21 febbraio per ricordare tutte le vittime delle Foibe Istriane e dell’Esodo Giuliano-Dalmata. Le attività sono partite il 1° febbraio alla Casa del Ricordo con la presentazione del libro di racconti Storie di donne dimenticate. Racconti dalle foibe di Giuseppina Mellace, proseguiranno fino al prossimo 21 febbraio. Diversi gli appuntamenti nelle Biblioteche di Roma: alla Biblioteca Casa Del Parco in Via della Pineta Sacchetti venerdì 9 febbraio alle 15,00 verrà proiettato La città dolente di Mario Bonnard. Lunedì 12 invece alla Biblioteca Franco Basaglia in Via Federico Borromeo alle 16,00 la conferenza Il Giorno del Ricordo: non dimentichiamo le foibe, organizzata dall’Istituzione Sistema Biblioteche Centri Culturali – Roma Capitale e Gianni Giannini, con l’Istituto Professionale Luigi Einaudi.

Sabato 10 febbraio al mattino ci sarà la deposizione della corona all’Altare della Patria e alle 16,30 alla Casa del Ricordo l’iniziativa  “Il seme della memoria”, la tragedia dell’esodo giuliano-dalmata raccontata dai testimoni e dalle immagini d’epoca. Martedì 13 febbraio nella Sala Protomoteca del Campidoglio alle 9,30 la cerimonia per la celebrazione del Giorno del Ricordo dei Martiri delle Foibe Istriane e dell’Esodo delle popolazioni giuliano-dalmate alla presenza del sindaco di Roma Virginia Raggi, del Vicesindaco Luca Bergamo e dell’Assessore alla Persona, Scuola e Comunità solidale Laura Baldassarre. Interverrà tra gli altri il Presidente della Società di Studi Fiumani Giovanni Stelli, Giuseppe Parlato che effettuerà la prolusione storica e Donatella Schūrzel, Presidente dell’Anvgd Roma. Inoltre verrà proiettato il filmato dell’Istituto Luce sugli esuli di Pola.

L’espressione “massacri delle foibe” indica gli eccidi ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia, avvenuti durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato secondo dopoguerra, ad opera dei Comitati popolari di liberazione jugoslavi. Il nome deriva dai grandi inghiottitoi carsici dove furono gettati molti dei corpi delle vittime, che nella Venezia Giulia sono chiamati, appunto, “foibe”.

Per estensione i termini “foibe” e il neologismo “infoibare” sono diventati sinonimi di uccisioni che in realtà furono in massima parte perpetrate in modo diverso: la maggioranza delle vittime morì nei campi di prigionia jugoslavi o durante la deportazione verso di essi (negazionismo dell’inumano uso delle foibe come mezzo di decimazione dei prigionieri).

Il fenomeno dei massacri delle foibe è da inquadrare storicamente anche nell’ambito della secolare disputa fra italiani e popoli slavi per il possesso delle terre dell’Adriatico orientale, nelle lotte intestine fra i diversi popoli che vivevano in quell’area e nelle grandi ondate epurative jugoslave del dopoguerra, che colpirono centinaia di migliaia di persone in un paese nel quale, dopo il crollo della dittatura fascista, andava imponendosi quella di stampo filo sovietico, con mire sui territori di diversi paesi confinanti.

Un altissimo numero di istriani e dalmati italiani abbandonarono le loro case e la loro terra “distribuendosi” per l’Italia. Alcune comunità e famiglie si trovano in Sicilia e nella stessa Palermo, dove – ben accolti dai cittadini locali – si sono ambientati di solito con successo. Parlano spesso ancora fra loro nell’antico accento di famiglia, che somiglia graziosamente al veneto. Alcuni, del resto, fuggirono anche dalla Venezia Giulia…

In questi giorni in Italia il loro sacrificio si celebra ovunque, da Savona a Spoleto, da Ancona a Poggibonsi, da Riccione alle colline del Chianti. A Palermo la commemorazione diventa ora istituzionale, ma si è marciato (ex profughi palermitanizzati e amici locali) per anni dalle Croci a via Scarlatti dove si trova il Tempio del Mutilato, interessante esempio di architettura degli anni ’30 (come la vicina Caserma dei Vigili del fuoco e il Palazzo elle Poste in via Roma), un vero e proprio studio, opera dell’architetto Giuseppe Spatrisano. Gli affreschi a sfondo patriottico appartengono alla medesima corrente estetica europea della grande opera pittorica (è una tela simile ad un affresco per grandezza e collocazione) Guernica di Picasso. Vi si leggono i tre motti: “Tempio munito di fortezza mistica”, “Fu il seme il fante e la vittoria il fiore” e “Il nostro spirito è luce che non si spegne”.

L’architettura degli anni ’30, tutt’altro che artificiosa, era improntata anzitutto al razionalismo (comune al cosiddetto Stile 900), contro l’esasperazione dell’ornato del Liberty italiano e dei corrispondenti fenomeni europei come l’Art déco in Francia,  del contemporaneo Coppedé (che fiorì originale per opera del suo creatore, soprattutto a Genova e Roma, ma era anche il tempo di Gaudì…) e simili, ma non rinunciava alla monumentalità, cui mirava con grandi linee semplici nel disegno, chiari riferimenti allo stile classico, ma anche con il ricorso a materiali ricchi come i marmi di ogni colore e qualità.

Era nato – in realtà – il mondo moderno con i suoi ritmi di vita e la volontà di movimento: ad esempio l’automobile per tutti e relativi spostamenti autonomi sulle strade nazionali. Questa evoluzione fu interrotta dalla guerra e non si riprese più uguale, perché insidiata dal consumismo ed anche dalla stessa sovrapproduzione industriale, che si sviluppò presto in modo esponenziale e imprevedibile. Essa annullò da una parte le più vistose differenze sociali senza particolari meriti morali, ma attribuibili alla scienza e alla tecnica. Dall’altra creò nuovi problemi nel consumismo, nell’invidia sociale, nel minor riferimento in alcuni – chiari – valori, che oggi vanno assolutamente riproposti e recuperati, anche se innovati ed adeguati ai mutamenti avvenuti…

Le giornate della memoria e del ricordo trascorreranno invano se non serviranno ad una articolata riflessione proiettata in avanti.

Germano Scargiali

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