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Nibali ci fa già sognare: primo a Sanremo

Nibali alza le braccia. Alle spalle gli inseguitori ravvicinati dal "tele".

Avevamo visto bene quando, nel 2010 dedicammo una copertina della rivista cartacea a Vincenzo Nibali. Aveva appena vinto il Giro di Spagna – la Vuelta – l’ultimo dei tre grandi giri in ordine di tempo e d’importanza. Ma l’aveva vinto bene. A chi scrive lo segnalò il fratello Salvatore, grande sportivo, atleta e spettatore con una frequente presenza su face book. Al liceo Garibaldi non eravamo certo noti per le nostre performance scolastiche, anche se sufficienti, ma pochi ci ignoravano per quelle sportive…

Tornando a Nibali, oggi “lo Squalo” per eccellenza, vanto di Messina, dello Stretto e della Sicilia, ha appena stravinto la Milano Sanremo, che tante pillole amare ha fatto inghiottire ai tifosi italiani ed ai telespettatori di decine d’anni ormai, in conseguenza delle doti dei velocisti stranieri…

Ma “la Sanremo”, una delle azzeccate “mosse” della città dei fiori, assieme al festival e al Casinò, si può vincere anche così, come ha fatto Vincenzo: con la fuga tempestiva sul Poggio, una gran discesa e una tenuta testarda, tutta gambe e pomoni, fino al traguardo. Allora corridore e telespettatori sono un tutt’uno: lui che pedala come un sordo, ma avverte la distanza degli inseguitori. E tutti gli altri – davanti agli schermi – a guardare il rettilineo, lì in fondo, per vedere se appare la minacciosa, terribile, bagarre del primo gruppo…

Ma Nibali ce l’ha fatta con il suo stile inconfondibile e la forza di Marco Pantani e Rudi Alitg messi insieme. Adesso “lo Squalo dello Stretto” è uno dei 6 ciclisti ad aver vinto tutti e tre i grandi giri, cui fino a oggi – quanto a classiche monumento – associava due giri di Lombardia, più una serie di grandi piazzamenti e la sfortunata caduta ai mondiali…

Alla Sanremo – leggiamo nelle pagine di storia – era arrivato sul podio nel 2012, cioè era stato terzo dietro a Gerrans e Cancellara. Stavolta, alla decima partecipazione, ormai espertissimo del percorso, si era presentato, però, da sornione. Sembrava aver rinviato in avanti i veri obiettivi stagionali, come la Liegi-Bastogne-Liegi, il Tour, il Mondiale. Eppure Nibali è stato perfetto. Nibali è avviato luno la strada di Binda e Coppi, i due che meritarono l’appellativo di “campionissimo”, ripetuto anche dai francesi: le campionissimò… Troppo? Forse, ma di certo, per la Sicilia lo è già.

La corsa si è svolta secondo copione, con una lunga fuga durata 230 chilometri, e qualche caduta (come quella di Cavendish, che ha “beccato” uno spartitraffico). Poi il 33enne siciliano della Bahrain-Merida ha attaccato nel punto forse più semplice del Poggio. Ha scollinato con 12”, Trentin si è gettato al suo inseguimento senza successo, mentre neppure i grandi favoriti della vigilia Sagan e Kwiatkowski hanno potuto niente nei confronti dello Squalo. La volata dei battuti l’ha conquistata Ewan, secondo, terzo in classifica Demare, trionfatore nel 2016. Ma Vincenzo Nibali stava già festeggiando un’impresa storica: sfoggiava il bollo rosso delle labbra di miss corsa sulla guancia sinistra.

L’ultimo italiano a vincere in ordine di tempo era stato il men noto Pozzato nel 2006. C’è voluto Nibali, sempre lui, per rompere l’incantesimo della corsa in linea italiana più famosa nel mondo.

Germano Scargiali

 

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