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SPECIALE #CANNES71 #8 – 8/19 MAGGIO 2018 (DAYS 6&7): Ritorno a Cannes di Alice Rohrwacher che deve fare i conti con Kor-Eda Hirozaku

20x12_Cannes18_© Design Flore Maquin - Photo Pierrot le fou © Georges Pierre

(da Cannes Luigi Noera – Le foto sono pubblicate per gentile concessione del Festival de Cannes)

Iniziamo con il Concorso e diciamo che dal Sol Levante si respira aria di nouvelle vague con cui si confronta la prima degli italiani in concorso Alice Rohrwacher. Certo che farlo con KORE-EDA HIROKAZU è faticoso. KORE-EDA HIROKAZU ha presentato un ritratto della società giapponese in difficoltà come lo sono le maggiori società occidentali con MANBIKI KAZOKU (UNE AFFAIRE DE FAMILLE). Nella megalopoli tra i grattacieli futuristi vivono anche nuclei familiari che sono lo scarto della società. Eppure in tale situazione riescono a condurre una vita semplice e serena. Per sbarcare il lunario il capofamiglia Osamu lavora come manovale. Lui e il figlio Shota sono però costretti a rubare nei negozi ciò di cui ha bisogno la famiglia nella vita di tutti i giorni. Eppure c’è in loro tanta umanità ed empatia; infatti Osamu non ha remore ad aiutare chi sta in difficoltà e non esita a soccorrere la piccola Yuri infreddolita e portarla nella casupola dove vive con la moglie Nobuyo, la cognata Aki e la suocera Hatsue. La famiglia in realtà si sostiene con la pensione della nonna. La vita scorre, ma succede qualcosa che rompe il fragile equilibrio di questo microcosmo scarto della opulenta società metropolitana. Un film delicato che affronta temi sociali attuali. L’altro film giapponese di RYUSUKE HAMAGUCHI, alla sua seconda prova è tratto dal romanzo di Tomoka Shibasaki NETEMO SAMETEMO (ASAKO I & II). Quando si parla di amore a prima vista ecco quello che può succedere. La giovane ventunenne Asako vive a Osaka e si innamora di Baku, un ragazzo dallo spirito libero che improvvisamente scompare. Due anni dopo Asako incontra a Tokyo, dove vive, il giovane Ryohei. Il ragazzo sembra il sosia di Baku, ma ha una personalità completamente diversa. Invece dall’America un film decisamente politico che abbiamo tanto apprezzato. BLACKKKLANSMAN di SPIKE LEE . E’ la storia di Ron Stallworth, un poliziotto afro-americano che riuscì a entrare a far parte del Ku Klux Klan e sventare un attentato ai danni della Presidente del Black Power. Ci sono tanti rimandi alla politica dissennata di Trump come ad esempio AMERICA FIRST. Ma è anche una storia di integrazione e non di contrapposizione. Se un premio merita possiamo dire che i due protagonisti Adam Driver e JOHN DAVID WASHINGTON possono aspirare alla Palma d’argento. Ron Stallworth è un ufficiale di polizia afro-americano del Colorado il quale riesce a infiltrarsi con successo nel clan locale del Ku Klux Klan fino al punto da diventarne uno dei seguaci più importanti.

Con queste premesse l’applaudito film italiano LAZZARO FELICE di ALICE ROHRWACHER deve percorrere una strada in salita. Il tema è quello della contrapposizione tra civiltà rurale e quella di una città. Lazzaro che può sembrare stupido ma che viene attirato dal giovane Tancredi cresciuto in città. Un tema rivisitato dalla regista. Nella classifica dei critici internazionali la pellicola è al secondo posto insieme al film cinese e polacco e questo ci rende orgogliosi.

Fuori Concorso Abbiamo molto apprezzato il documentario su Papa Francesco realizzato da WIM WENDERS: POPE FRANCIS – A MAN OF HIS WORLD.  Un grande regista come Wim Wenders racconta un grande argentino come Papa Francesco. Il film è la seconda coproduzione realizzata dal Vaticano con compagnie cinematografiche esterne, nonché la prima volta in assoluto in cui un Papa si rivolge direttamente agli spettatori, affrontando argomenti come l’ecologia, l’immigrazione, il consumismo e la giustizia sociale e soprattutto la sua enciclica Laudate si con i riferimenti a San Francesco dal quale questo Papa venuto dalla “fine del mondo” si è ispirato sin dal primo giorno della sua elezione. In questi giorni c’è stato poi il caso sempre fuori concorso del film molto dibattuto THE HOUSE THAT JACK BUILT di LARS VON TRIER del quale vi diremo nei prossimi giorni. Come in tutti i Festival ancvhe Cannes ha necessità di creare casi per attirare l’attenzione del pubblico.

Per l’altra selezione in concorso di Un Certain Regard NANDITA DAS ci presenta MANTO film bioptic ambientato nell’India degli anni Quaranta quando il paese si rese indipendente scindendosi per motivi religiosi nell’attuale India e Pakistan. Durante quel periodo di instabilità si racconta la vita dello scrittore Saadat Hasan Manto di religione mussulmana ma vissuto sempre a Bombay. Le sue amicizie con gli attori dell’epoca e soprattutto il suo spirito libero che si scontra con leggi liberticide sulla libertà di pensiero.

Non poteva mancare un horror dal sud america- E’ il caso di MEURS, MONSTRE, MEURS di ALEJANDRO FADEL . L’essere umano ha necessità di avere paura degli altri e soprattutto sulla necessità degli uomini di avere un mostro al quale addossare le colpe. Il mostro attacca sempre. La paura degli uomini è presente fin dai racconti mitici delle prime civiltà. Come affrontarla? In stile naif tra teste mozzate e landscape che ricordano i simboli delle sette si sviluppa una trama tenebrosa. Come sempre il sud america e il sud africa vanno bene a braccetto e quindi l’altro film DIE STROPERS (THE HARVESTERS) di ETIENNE KALLOS racconta appunto di una saga di una fattoria in sud africa. Al centro il giovane Joann, figlio di agricoltori obbediente ai genitori i quali vivono in pieno la fede cattolica con i si verso quello che la vita gli offre. L’arrivo di Peter, orfano e con disturbi comportamentali, destabilizza la vita quotidiana di Joann e dell’intera famiglia sino alle conseguenze più estreme. Infine per la Semaine de la Critique vi proponiamo un deludente film della regista ROHENA GERA in una coproduzione indiana e francese. Si tratta di SIR (MONSIEUR) nel quale la storia si snoda tra il rapporto delle caste fondamento della società indiana in una narrazione da soap opera.

Per la critica internazionale il film più gradito fino a questo punto è il film giapponese  di KORE-EDA HIROKAZU con un rating di 3,2 seguito appunto da Lazzaro Felice con 2,9. Certo la strada fino al termine del Festival è lunga e vediamo se l’italiana Alice Rohrwacher resisterà agli attacchi degli altri restanti contendenti.

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