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Cibi preziosi, perché qualcuno li paga tanto…

Jacopo Chimenti "Interno di dispensa": la genuinità dei vecchi cibi e le "conserve" nate dall'ingegno in assenza della refrigerazione. Alcune di queste, derivanti dalla salatura e dall'affumicatura, rimangono fra le specialità più prelibate e richieste...Jacopo Chimenti "Interno di dispensa": la genuinità dei vecchi cibi e le "conserve" nate dall'ingegno in assenza della refrigerazione. Alcune di queste, derivanti dalla salatura e dall'affumicatura, rimangono fra le specialità più prelibate e richieste...

Mi piace iniziare questo articolo con una citazione del grande Charlie Chaplin: “La cosa più triste che possa immaginare è l’assuefazione al lusso”. Proprio così…

Non trattiamo di tradizioni gastronomiche di un paese, dell’origine dei piatti, il loro nome, il significato di gesti e le consuetudini che ruotano attorno alla tavola. Il cibo é cultura, istinto, un’esigenza di vita e un linguaggio artistico che unisce uomini di ogni razza e religione. Tuttavia, ci sono aziende agricole che sperimentano per scelta prodotti di nicchia, rivolti ad un consumatore-estimatore esigente e facoltoso.

Qui di seguito ecco una curiosa panoramica di alcuni cibi e vini molto costosi e pregiati.

Formaggi

Il primo formaggio al mondo prodotto esclusivamente con latte d’asina è stato presentato per la prima volta a Milano Expo 2015. Per l’occasione fu soprannominato “Asinino Reggiano” a motivo della tipologia di formaggio, asinino e del luogo di produzione appunto il territorio di Reggio. Il suo colore è bianco avorio, la pasta ha una consistenza semi tenera, la sua forma è cilindrica. Ha un sapore e un aroma delicato e fragrante di orzo, cocco, mandorla e nocciola e un retrogusto “selvatico”. Il latte d’asina è ricco di vitamine, alza le difese immunitarie, è un anti-age e una sorta di viagra naturale. Occorrono 24,5 lt. di latte d’asina per fare 1 kg di formaggio. Un’asina produce tra 2 e 4lt al giorno mungendola 2/3 volte nelle 24 ore.

Un litro di latte costa 40 euro. 1 kg. Di formaggio 1.000 euro.

Il formaggio di latte d’alce viene prodotto solo da maggio a settembre, la mungitura richiede una delicata procedura che dura due ore per ciascun animale che ne produce soltanto 2,5 litri al giorno: 750 euro al chilo. Il sapore del latte è leggermente salato e amarognolo, è simile a quello di vacca, ma più grasso e meno dolce. Il contenuto di grassi è superiore al 10%, quello di proteine oltre l’8%. Il contenuto di aminoacidi essenziali, come treonina, metionina, istidina è alto, il doppio di quello del latte vaccino. Anche il contenuto di microelementi come silicio, magnesio, manganese, alluminio, molibdeno e cobalto è superiore a quello del latte vaccino. Il latte di alce può essere conservato a lungo se congelato, senza perdita di proprietà essenziali.

Blue Stilton, il formaggio “blu”, è uno dei pochi formaggi tradizionali britannici.

Ci sono solo sei caseifici autorizzati a produrre Stilton. È prodotto con latte di vacca intero, pastorizzato ed “erborinato”, cioè fermentato. La crosta è di colore grigio mentre la pasta è giallo ocra con muffe verde grigio. La pasta è caratterizzata da tipiche venature blu, compatta e dal gusto pungente.

A prima vista il formaggio blu non è molto diverso dal nostro Gorgonzola ma questo solo in apparenza. Infatti ha un sapore piccante, ma più dolce del Gorgonzola (quello originale lombardo è stracchino fermentato, ndr).

Lo stilton va consumato in vari modi: con le verdure, nelle creme di legumi, nelle zuppe oppure spalmato su cracker, biscotti e pane. Gli inglesi usano gustarlo a fine pasto accompagnandolo con un buon vino Porto. Costo della prima qualità circa 40 euro chilo.

Caciocavallo podolico. Così chiamato perché forme del genere (qui tagliata a metà) stavano appese legate in coppia "a cavallo" di un asse di legno.

Caciocavallo podolico. Così chiamato perché forme del genere (qui tagliata a metà) stavano appese legate in coppia “a cavallo” di un asse di legno. La mucca podolica, di lontana origine ucraina, è diffusa nell’Italia Meridionale dall’Abbruzzo in giù. Meno in Sicilia dove dovrebbero essere incentivate le splendide autoctone Modicana e Cinisara, ma prevalgono le solite Frisone…

Il Caciocavallo podolico costa € 100 / kg. Questo nobile formaggio è prodotto dal latte di vacche d’origine ucraina, allevate tra Abruzzo e Puglia. Gusto unico, da scoprire. E’ un formaggio nobile, consumato soltanto in tavola, solitamente alla fine dei pasti. Un avanzato grado di stagionatura (anche cinque, sei anni) gli conferisce una serie di qualità organolettiche: profumi complessi, di pascolo e di macchia, nonché una persistenza gustativa inimitabile.

Il miele Elvish

Questa speciale varietà di miele viene estratta a 1800 metri di profondità presso la valle di Saricayir, nella città di Artvin, situata a nord-est della Turchia. La ricchezza di minerali della grotta da cui viene estratto migliora la qualità di questo prodotto e ne fa salire il valore. La storia di questo miele è cominciata nel 2009, quando l’apicoltore Gunay Gunduz ha visto delle api entrare e uscire da una grotta. Incuriosito, ha deciso poi di entrare e prendere campioni di quel miele e il risultato si chiama miele Elvish. Secondo Gunduz, questo miele può essere usato sia come alimento che come farmaco. Infatti, viene prodotto in maniera naturale e senza alveare. Inoltre, l’area in cui viene estratto è ricca di piante spontanee e medicinali.

Ma come tutti i beni di consumo per assaggiarli bisogna comprarli.

Il Miele Elvish si può trovare anche in barattoli da 170 grammi e 270 grammi, costa solamente (si fa per dire), 5.000 euro al chilo. Un costo alto ma giustificato per vivere un’esperienza sensoriale da mille e una notte.

Il fungo Matsutake

La capacità del fungo detto Matsutake di crescere laddove altre forme di vita non riuscirebbero, è stato, dopo il disastro causato dalla bomba sganciata su Hiroshima, fra i primi segnali di vita ricomparsi in un paesaggio tragicamente alieno. Ciò lo ha reso, inoltre, un simbolo di rinascita e di rigenerazione. Tornando al lato puramente alimentare, in alcuni ristoranti tradizionali di Kyoto (in Giappone è la città più “in”, ndr), questo fungo viene presentato quasi come fosse un diamante o un prezioso gioiello e l’apprezzamento del cibo comincia, come molto spesso succede nella cucina nipponica di un certo rango, ben prima che l’alimento tocchi la bocca di chi lo mangia. Gli originali funghi Matsutake, dall’odore caratteristico, crescono solo nelle foreste di pini del Giappone, in un preciso momento dell’anno. I funghi matsutake sono famosi per il loro aroma fruttato e speziato e il sapore e odore inconfondibili. Il prezzo? 2.000 dollari chilo.

La Pizza Royale 007 di Domenico Crolla

Il creatore di questa deliziosa e lussuosa pizza è lo chef Domenico Crolla, l’artista italo-scozzese della pizza di Glasgow. È realizzata con pomodoro, salmone, caviale marinato nello champagne e aragosta marinata nel cognac Louis XII Remy Martin, nonché medaglioni di pregiatissima carne di cervo, e costa 4.200 dollari.

caviale

Uno storione pescato in Italia (non è nuovo, c'era presso i romani) ed oggi protetto e sfruttato soprattutto nel Ticino.

Uno storione pescato in Italia (non è nuovo, c’era presso i romani) ed oggi protetto e sfruttato soprattutto nel Ticino. A dx caviale nero, più pregiato di quello rosso. A dx sotto uno storione di maggiori proporzioni (non eccezionali). Si consuma gradevolmente anche la carne.

Storione 2Il caviale almas

È il caviale più raro ed ha una breve scadenza. È prezioso come un gioiello, ricercato come un diamante. E in russo “almas” significa proprio “diamante”. Di colore giallo-bianco, è ricavato da storioni del Mar Caspio di oltre cento anni di vita. Ed è proprio l’elevata età del pesce a determinare la raffinatezza del gusto e il colore delle uova: più lo storione è vecchio, più il colore delle uova si avvicina al bianco puro, più la qualità è alta: 25.000 dollari a scatola.

Il caviale

Arriva, direttamente dalla Svizzera, il caviale Oona. Una pietanza che risulta sempre più luxury in quanto a rischio di estinzione, ma che in terra svizzera continua ad avere un mercato vivace.

Oona è talmente pregiato da essere venduto in tutto il mondo, da Hong Kong ad Abu Dhabi, per arrivare persino in Russia. 225 dollari per una confezione di 30 grammi. (Adesso il caviale iotaliano ha raggiunto alti livelli di pregio e proviene da storioni cresciuti nei fiumi italiani; la quwlità è tale da essere venduto, anche in questo caso, persino in Russia, ndr).

Ed ecco il caviale dei vegani: un frutto da 200 euro il chilo. Il limone caviale. Lo chiamano il caviale dei vegani. In effetti quelle vescicole di forma ellittica possono ricordare le pregiate uova di storione. E poi anche il prezzo – fino a 200 euro il chilo, ma dipende dalle varietà – fa pensare a uno dei prodotti simbolo dell’alta cucina e del lusso. Stiamo però parlando del finger lime a polpa bianca – un frutto derivante da finger lime, limequat e kumquat – agrume che da poco ha fatto la sua comparsa sul mercato italiano.

La bistecca Wagyu Kobe

Carne di manzo proveniente da bovini giapponesi, morbida e saporita (mille euro al chilo).

La parola wagyu deriva dall’accostamento di due concetti: Wa, significa letteralmente “giapponese”, ma racchiude in sé i significati più profondi di armonia e pace, estremamente rappresentativi della cultura e dei modi nipponici. Gyu invece è più concreto e sta per “bovino”. Il manzo di Kobe è un tipo di wagyu, si ricava da un bovino dal manto nero della razza della regione di Tajima. È tra i più pregiati e viene allevato nel distretto della città di Kobe, da cui prende il nome. La caratteristica essenziale di questo tipo di carne è la sua trama. Tecnicamente si parla di marmorizzazione (sashi), ovvero sono presenti striature bianche più o meno accentuate e diffuse. Si tratta di grasso. Ma non è un grasso qualunque: è delicato e ricco di acido oleico.

Le angurie nere di Densuke

Questa anguria Giapponese viene coltivata solo nell’isola settentrionale di Hokkaido; il suo sapore è insuperabile, con un livello di dolcezza completamente diverso e nettamente superiore ai nostri, caratterizzata da una polpa molto rossa e croccante (più o meno la stessa consistenza dei nostri cocomeri) con pochissimi semi. E’ nota per la sua buccia dura che possiede una tonalità molto scura di verde da apparire a volte nera e lucida. Il Cocomero Densuke non è ancora molto coltivato al di fuori del Giappone, ma i semi iniziano a essere disponibili in commercio anche in Europa e America.

Per quanto riguarda la coltivazione amatoriale di queste angurie bisogna sapere che, in generale, occupano una notevole quantità di spazio e sono, quindi, non facilmente sistemabili in molti giardini. Essi richiedono anche diversi mesi di cura e manutenzione ordinaria, rendendo disponibili per la vendita pochi pezzi all’anno (nel 2016 circa 70.000 pezzi – dati coltivatori città di Toma).

Nel 2016 il prezzo record raggiunto dalla vendita all’ asta del primo frutto della stagione disponibile, ha raggiunto i 500.000¥ (circa 4.187 euro).

Il Yubari king

E’ considerato un melone “sacro”. Si tratta del melone più caro al mondo: due meloni di questa qualità possono essere venduti all’asta anche per 20mila dollari. I giapponesi sono soliti acquistare questi meloni come doni durante la ricorrenza del Chugen e per altri eventi. Un melone al top-grade deve essere perfettamente rotondo e avere una particolarmente crosta, regolare e reticolata; vengono coltivati in serre riscaldate, in estate alcuni coltivatori utilizzano anche l’aria condizionata per mantenere perfette le condizioni di coltivazione per tutto l’anno. Una volta raccolti, si lascia una porzione del penducolo che è tagliata rigorosamente a forma di T per un fatto estetico.

La patata Bonnotte

Questo tipo di patata si coltiva a Noirmoutier, una piccola isola che si trova al largo della costa occidentale della Francia. È molto pregiata e considerata dagli chef come una piccola pepita d’oro. Il suo prezzo varia ogni anno in base a fattori come la raccolta e arriva tranquillamente a superare i 1.000 euro al chilo.

Il caffè Kopi Luwak

Il caffè più pregiato del mondo, o perlomeno il più costoso, è fatto di cacca.

Il caffè Kopi luwak è infatti ricavato dalle bacche di caffè parzialmente digerite e defecate da un curioso animale, la civetta delle palme (Paradoxurus hermaphroditus). A dispetto del nome si tratta di uno zibetto, un piccolo mammifero appartenente alla famiglia dei viverridi, simile ad una mangusta. L’equivoco viene dall’errata traduzione, in inglese “civet” vuol dire infatti “zibetto”, ma è stato tradotto con “civetta”. Questo animale, che vive in Cina, Sud Est Esiatico, Java, Sumatra e altre isole indonesiane e nelle Filippine, si ciba tra l’altro di bacche di caffè senza però digerirle (probabilmente trae giovamento dalle sostanze in superficie, ndr)..

Da queste bacche, raccolte dalle feci dell’animale, si ottiene il caffè Kopi luwak che viene venduto a circa 800 euro al chilogrammo, più o meno 12 euro a tazzina. Inizialmente i produttori si limitavano a raccogliere manualmente le deiezioni degli zibetti nei pressi delle piantagioni di caffè, ma nel momento in cui è diventato un affare sono iniziati i guai per questi poveri animali…

Tartufo bianco d'Alba. Si serve al ristorante direttamente a tavola con grattugina, al momento, posandone la quantità su un bilancino da orefice...

Tartufo bianco d’Alba. Si serve al ristorante direttamente a tavola con grattugina, al momento, posandone la quantità su un bilancino da orefice…

Il tartufo Bianco d’Alba

Il nome scientifico è Tuber Magnatum Pico, è da sempre considerato il re di tutti i tartufi, il più profumato, il più aromatico, ed il più raro, in quanto tutti i tentativi di coltivarlo sono miseramente falliti: è il Tartufo Bianco d’Alba. Questo vero e proprio diamante dei boschi si sviluppa spontaneamente in simbiosi con le radici di specifiche piante, fra cui cerro, rovere, roverella, pioppo, tiglio, nocciolo, carpino e salice bianco.

Le zone in cui questo tartufo si sviluppa sono quelle fra le Langhe ed il Monferrato, e la sua principale zona di produzione è Alba, in provincia di Cuneo, piccola cittadina salita agli onori della cronache proprio grazie ad esso. Il Tartufo Bianco d’Alba viene raccolto nel periodo che va da Settembre/Ottobre fino a Dicembre.

Il prezzo dei tartufi è come quello dell’oro in tutti i sensi, cioè, oltre ad essere elevato, subisce delle variazioni anche giornaliere, dipendenti da una molteplicità di fattori (primo fra tutti quello della domanda e dell’offerta), solitamente il costo del Tartufo Bianco d’Alba si aggira sui 300 euro l’etto, quindi 3000 euro al chilo.

I vini

Nella classifica di Wine-Searcher, World’s Top 50 Most Expensive Wines, al primo posto c’è ora Richebourg di Henri Jayer, venduto sul mercato internazionale ad un prezzo medio di oltre 14 mila dollari a bottiglia prodotto nella francese Cote de Nuits (Borgogna). Segue Romanée-Conti Grand Cru del Domaine de la Romanée-Conti, prezzo medio rilevato $ 13,244, con una punta massima di ben $ 56,287. E’ un vino molto pregiato, apprezzato soprattutto sul mercato asiatico. Così apprezzato che a Hong Kong un lotto di 55 bottiglie è stato acquistato all’altisonante cifra di 813.333 dollari… Chiude il podio Cros Parantoux, ancora di Henri Jayer, prezzo medio $8,836 e punta massima di $14,880. Primo dei non francesi, al quarto posto, Scharzhofberger Trockenbeerenauslese, della cantina tedesca Egon Müller (Mosel). Nessun vino italiano figura tra i primi cinquanta.

L’ Hot Dog

Il DougieDog Hot Dog, fast food di lusso “made in Canada”, ha pensato bene di ideare l’hot dog più costoso al mondo.

Gli ingredienti sono: Manzo Koberosolato in olio extravergine d’oliva e olio al tartufo, aragosta fresca e un hot dog messo a marinare nel costosissimo Cognac Louis XIII.

Viene venduto, solo su ordinazione, a 100 dollari. Non poco per un alimento che viene solitamente acquistato per strada e consumato camminando.

Difronte a tanta magnificenza, non si può non riservare uno spazio, a conclusione, ad un piatto tipico siciliano, che non ha nulla a che fare con l’argomento trattato, ma che si pone all’apice dell’armonia tra palato e bellezza naturale della nostra amata terra.

Ecco la ricetta per preparare un primo di pasta molto facile e di sicuro successo:

Zafferano in stimmi. Meglio comprarlo così e scioglierlo in pochissima acqua calda sul fornello velocemente prima di usarlo: mescolarlo all'ultimo momento...

Zafferano in stimmi. Meglio comprarlo così e scioglierlo in pochissima acqua calda sul fornello velocemente prima di usarlo: mescolarlo all’ultimo momento…

Lo Zafferano

Discorso a parte per lo zafferano, più caro al grammo dell’oro e del platino… si ottiene dagli stigmi del fiore del Crocus sativus, conosciuto anche come zafferano vero, a pianta della famiglia delle Iridacee. La pianta cresce fino a 20–30 cm e dà max 4 frutti, ognuno con 3 stigmi color cremisi intenso. Solo gli steli e gli stigmi vengono fatti seccare e destinati principalmente in cucina, come condimento e colorante. Lo zafferano, annoverato tra le spezie più costose del mondo, è originario della Grecia o dell’Asia Minore. Data, anche, la lunghissima lavorazione, il prezzo è molto elevato: a seconda della qualità e purezza, infatti, può variare dai 15 ai 30 euro al grammo: un chilogrammo di prodotto finito vale ben 15.000 o, addirittura, 30.000 euro.

Crocus sativus, la preziosissima pianta di zafferano della stessa famiglia ell'Iris.

Crocus sativus, la preziosissima pianta di zafferano della famiglia (iridacee) dell’Iris.

Largo a sua Maestà la “bottarga” (La ricetta per gli spaghetti)

Spaghetti con la bottarga.

Le quantità sono assolutamente personali.

     grattugiate la bottarga

     grattugiate la scorza del limone

     lavate e tritate al coltello il prezzemolo.

     Mettete gli spaghetti a cucinare ed intanto, in una padella versate dell’olio d’oliva e l’aglio che farete soffriggere.

Quando la pasta sarà al dente, trasferite la pasta nella padella, aggiungete 2/3 della bottarga grattugiata, metà del trito di prezzemolo e del trito di limone. Aggiungete mezzo mestolo d’acqua della pasta e mantecate la pasta.

 

 

La bottarga di tonno è ottenuta grattugiando l'uovo maschile (in pratica il seme) in precedenza salato e fatto disseccare. Si gusta anche direttamente a fettine su crostini col burro o senza...

La bottarga di tonno è ottenuta grattugiando l’uovo maschile (in pratica il seme) in precedenza salato e fatto disseccare. Si gusta anche direttamente a fettine su crostini col burro o senza…

Servite la pasta con la bottarga ricoprendo con il resto degli ingredienti e spolverando con una macinata di pepe nero.

Mi raccomando, porzioni molto generose.

Franco La Valva

 

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Nota. L’argomento, acutamente e trattato con un po’ d’humor dall’ amico Franco La Valva ha risvolti, anche, piuttosto seri…

Molto si può dire sul tema dei prezzi. Non sempre, anzitutto, “il gioco vale la candela”. La principale nozione è che il prezzo solo in rari casi dipende dal costo di produzione. L’elemento preponderante nel determinare il prezzo delle merci è il mercato (quello in cui viene effettivamente proposto). Il motivo è che chiunque è spinto a vendere il prodotto al prezzo maggiore consentito dal mercato. Semplice? La stessa identica merce – lo stesso prodotto – su mercati differenti ha prezzi differenti. Addirittura da un supermercato al centro, rispetto alla sede di cui lo stesso supermercato dispone in un rione “povero” il prezzo cambia… Perché venderla su più mercati anche a prezzo minore? Per vendere tutto lo stock di produzione e non avere rimanenze invendute o per aumentare la produzione con risparmi sul costo unitario. Facile? L’economia aziendale non è difficile, ma è resa oscura come tutta la cultura in genere…

A far divenire “caro”, soprattutto, ma non solo perché più ofelimo (termine lanciato in economia da Vilfredo Pareto) un prodotto, cioè desiderabile e desiderato, contribuisce un’intera serie di fattori. In ogni caso non bisogna ritenere (illudersi) che ad una maggiore spesa corrisponda facilmente una maggiore “goduria”, tutt’altro

A prodotti rari sul nostro mercato – tipici il caviale del Volga e il salmone scozzese di prima qualità – come ad ogni altro prodotto esotico, a certi prodotti tipici italiani, ai grandi vini e liquori, il palato e il “naso” devono essere …avvezzi. “Noi – mi diceva il maggior importatore di tali prodotti in Sicilia, includendo se stesso – è meglio che consumiamo quelli di media qualità…”

Ecco un esempio banale, nazional popolare: un individuo qualunque non apprezzerà adeguatamente un piatto di spaghetti portato velocemente dallo scolapasta in tavola “a Napoli ad un napoletano oppure a Palermo ad un palermitano” se non è natio anche lui delle due “metropoli” del vecchio Regno delle Due Sicilie. O, quanto meno, non è italiano. Lo stesso avviene per il couscous. E’ facile dire Trapani. Ma come lo gustano in mezzo al deserto, difficilmente lo gustiamo noi… Mi è capitato di mangiarlo seduto a terra con i “tassinari” nel corso di una gita con più taxi (abbandonai per questo la comitiva) e provai qualcosa di eccezionale per quanto riguardava i condimenti vegetali: sapori dimenticati da bambino o mai sentiti…

Ma, finché si parla di un chilo di pasta, non c’è problema. Spendere una cifra altissima per un cognac di gran pregio, francese o spagnolo, se non sei bevitore di cognac può essere uno spreco. Idem per i vini di altissima qualità. I grandi sommelier, se seri, vi diranno che non c’è alcuna vergogna a bere uno dei tanti vini “commerciali” prodotti in Italia e venduti a buon prezzo. Anzi, ottimo prezzo. La mia famiglia vendeva ini: uno dei maggiori clienti, un esperto, mi disse: “guardi che in Sicilia è più difficile trovare un vino cattivo che uno buono”. Vallo a spiegare… Poi la qualità sale e il prezzo cresce a buona ragione, perché, per produrre un buon vino ci vuole tanto lavoro…

Tuttavia, è facilmente rilevabile che, se l’Italia dei vini non ha un prodotto nei primi 50 più cari al mondo, ciò è dovuto principalmente al fatto che tutta l’Italia – per non dire la Sicilia – si ostina ad avere un atteggiamento superficie nei confronti della scienza e della tecnica del marketing. E’ una materia che affonda l  proprie radici nella sociologia, nella psicologia sociale e nella tecnica pubblicitaria. E’ una materia piuttosto complessa che ha le sue spese, ma gli italiani si ostinano a risparmiare. Qualche ditta come la Ferrero (Nutella) fa eccezione ed ottiene grandi risultati “all’americana”. Si pensi che nutella è divenuto nome comune in giro per il pianeta…

Restando nel campo del vino, si pensi che in Canada si produce un Marsala “taroccato” che vende nel mondo quantità decine i volte superiore risetto al Doc marsalese…

Quanto al latte, la maggior parte dei palermitani non sanno che nella loro provincia vive la mucca Cinisara. Trattasi di un bel bovino dalla silhouette di tutto rispetto, ma estremamente parco, cui la natura ha trasformato gli zoccoli rendendoli ungulati come quelli delle pecore per brucare nei posti più difficili. Sui monti siciliani (vive solo in Sicilia) viene chiamata la “mangia spine” per il suo accontentarsi. Questa capacità ne fa un bovino unico sia per la qualità del latte, sia per la bontà della carne. Sia l’uno che      l’altra, oltre ad un gusto eccellente, possiedono qualità organolettiche e nutrizionali uniche al mondo. Un proteina giova alle malattie più difficili. Si pensi a “quante storie” si fanno per la Chianina (la mucca della Val di Chiana) e per l’Angus (di origine scozzese).

Ancora in relazione ai vini, anche all’interno dell’Italia, pensate alla differenza fra il successo del Chianti o, ancor più, del Brunello di Montalcino, del Barolo o del Barbaresco, rispetto a quello dei rossi siciliani (in ritardo arriva il Nero d’Avola che, per concezione non gode – e non può godere, essendo il mero nome di un’uva – di una vera protezione e tutti lo imitano…)

Si pensi soprattutto al successo commerciale di Bojoulais nouveau (anni fa) e del Prosecco, vini certamente di poco pregio, ma ben lanciati, pubblicizzati e, tutto sommato, abbastanza sani e gradevoli. Sproporzionato il loro successo in rapporto alla qualità…

La conclusione è secca: qualità, prezzo, generica notorietà sul mercato non camminano assolutamente a braccetto…

Per un brindisi augurale prima di un pranzo – un po’ troppo seria forse – vale la riflessione di un vescovo sudamericano: “Oggi nel mondo c’è tanta gente che ha fame e non a cibo, C’è tanta gente che ha cibo e non ha fame. Noi abbiamo fame  cibo: ringraziamo il Signore!”

Germano Scargiali

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