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Concessioni demaniali fra dictat UE e …Rashomon

A Messina il Marina del Nettuno ha utilizzato pontili e moli galleggianti di tipo scandinavo (lo stretto è lì relativamente protetto) dando impulso alla presenza di un turismo qualificato nella città dello Stretto... Il turismo nautico è considerato la porta d'ingresso del turismo, è un biglietto da visita di prim'ordine per incentivare l'incoming...A Messina il Marina del Nettuno ha utilizzato pontili e moli galleggianti di tipo scandinavo (lo stretto è lì relativamente protetto) dando impulso alla presenza di un turismo qualificato nella città dello Stretto... Il turismo nautico è considerato la porta d'ingresso del turismo, è un biglietto da visita di prim'ordine per incentivare l'incoming...

Porti turistici, club nautici stabilimenti balneari, ma non solo, sul chi vive! Un rigurgito di statalismo rimette in discussione il valore di tutti i beni demaniali: in …nome del popolo sovrano, lo Stato – grande Moloch dal tempo di Hegel e prima ancora – sembra deciso a riscuotere di più da chi dalle “sue proprietà” trae vantaggio e, peggio ancora, le sfrutta al fine – non fia mai – di lucro… L’utile d’azienda?  Come la proprietà per Proudhom: c’est le vol! Il profitto vero e proprio? Il primo dei peccati capitali! Un atto criminale e non la voce retributiva del lavoro d’impresa!

Torna a galla, quindi, lo spinoso problema delle concessioni demaniali, una vera “Rashomon” o, se preferite, un “Così è se vi pare“. Da che parte stia la ragione è difficile dirlo. Occorrerebbe vedere chirurgicamente caso per caso e più che mai una “legge uguale per tutti” può essere la più ingiusta. E’ quella che, in pratica, intende adottare da anni l’Unione europea e si è dubitato che fosse possibile applicarla realmente. Ma, prima dell’UE, sembra voglia entrare in azione la stessa Regione siciliana

Su tutto il problema delle concessioni demaniali, in riva al mare, in montagna e ovunque, incombe, l’annoso spauracchio relativo all’applicazione della “famigerata” direttiva Bolkestein (dal nome del suo promotore, uomo politico olandese) sulla libera circolazione dei servizi nella Ue: quella la cui interpretazione vorrebbe che anche in Italia le concessioni demaniali venissero messe … nuovamente all’asta. Circostanza questa che da anni agita gli oltre 30 mila titolari di concessioni balneari in Italia, spesso da decenni sulla stessa spiaggia, che temono di perdere la fonte di reddito di intere generazioni. Come si muoverà, nella pratica applicazione, l’ufficio? Leipotesi avanzate sono state addirittura “caleidoscopiche”

Gaetano Armao è un uomo competente, colto e brillante: se non comprende lui gli estremi della materia in Sicilia siamo proprio fritti...

Gaetano Armao è un uomo competente, colto e brillante: se non comprende lui gli estremi di qusta materia, in Sicilia siamo proprio fritti…

Adesso la patata bollente finisce in mano all’assessore regionale Gaetano Armao. Ma ancor prima, come accennavamo, è la Regione a chiedersi se sia giusto che i concessionari traggano eccessivi guadagni da un bene pubblico,che in una Sicilia a statuto speciale, appartiene alla Regione e ovunque rappresenta – o rappresenterebbe – proprietà dei cittadini…

“I gestori di porti turistici e di lidi balneari – ha rilevato l’assessore ad economia e finanze – versano canoni fra lo 0,8 e l’1% del fatturato e fanno pagare anche 800 euro al giorno per  l’ormeggio di una sola imbarcazione…”

Frattanto, per rincarare la dose, la Corte di Giustizia europea ribadisce il proprio “no a nuove proroghe…”

I gestori dei porti turistici e dei lidi balneari versano all’amministrazione concedente canoni che coincidono, grosso modo, al dato nazionale, fra lo 0,8 e l’1% del fatturato, ma nell’Isola pare vi siano davvero – specie nelle isole minori – dei “marina” che farebbero pagare ad agosto cifre ragguardevoli, anche eccessive, per il posto di una barca di grandi dimensioni e al giorno d’oggi ne giungono molte:le barche dei super ricchi sono molte, mentre quelle dei “borghesi” risultano in calo da vari anni…

Di per sé – osserviamo noi – non sarebbe, però, altro che un vantaggio che fosse incoraggiato il transito di un turismo ricco e …qualificato.

Tali dati – secondo il governo regionale – stanno in mezzo a due eccessi: la Sicilia fa pagare il doppio della media europea a chi estrae petrolio e gas, mentre lascia in totale abbandono un settore, quello del turismo idrotermale con una ventina di siti importanti, sul quale invece nazioni come l’Austria e la Polonia, pur disponendo di meno fonti con simili caratteristiche, vi costruiscono le loro fortune…

In altri termini, la Regione non ha un’idea complessiva della situazione delle concessioni e per ciascun settore ha adottato strategie diverse.

Adesso è, però, l’assessore regionale all’Economia Gaetano Armao che, in vista della legge di stabilità 2019, ha deciso di rivedere tutte le concessioni marittime, fluviali e terrestri, avviando un censimento per sapere quante siano, quanto ne ricava l’amministrazione e quanti siano i crediti da riscuotere e i contenziosi aperti.

“Finora – ha spiegato Armao – nessuno lo ha mai fatto e la sensazione è che siano state affidate a privati ingenti risorse dalle quali la Sicilia ricava ben poco. L’obiettivo dev’esser quello di inserire, già nella prossima legge di stabilità, nuovi meccanismi di equità e univocità, partendo dal presupposto che la Regione è un socio di fatto di queste attività che non hanno immobilizzato alcun capitale nell’acquisto di immobili, a differenza dei loro concorrenti, e che, quindi, è giusto che paghino a chi ha concesso il bene una somma proporzionata al guadagno ottenuto”.

Martedì si insedierà, presso l’assessorato all’Economia, il gruppo di lavoro congiunto inter-assessoriale con lo scopo, oltre al censimento, di …definire le modalità operative per assicurare la congruità dei canoni rispetto alle attività svolte, garantire meccanismi di riscossione dei canoni, incrementare il gettito adeguandolo all’andamento dell’economia.

Coordinato dal Ragioniere generale, Giovanni Bologna, ne fanno parte l’Avvocato generale della Regione, Gianluigi Amico, per i profili passibili di ricorso da parte degli interessati, la dirigente generale delle Finanze Benedetta Cannata, il dirigente generale dei Trasporti Fulvio Bellomo, il dirigente generale dell’Ambiente Giuseppe Battaglia, il dirigente generale dell’Agricoltura Carmelo Frittitta, il dirigente generale dell’Energia Tuccio D’Urso; e il capo di gabinetto di Armao, Giancarlo Migliorisi.

Ogni assessorato è in grado di avere il polso della propria situazione, ma nessuno ha mai provato ad ordinare insieme i dati. Fare una mappa significa rischiare il caos. I giacimenti petroliferi e di gas sono vecchi ed in esaurimento. Forse per questo il settore ha perso appeal e capacità di influenzare i politici. Sta di fatto che negli ultimi anni la Regione ha caricato i produttori, portando le royalties al doppio della media Ue, sia sulle quantità estratte, sia sul prezzo di vendita, imponendo inoltre una tassa sugli investimenti per ristrutturare gli impianti e ulteriori royalties che la Regione gira ai Comuni interessati sotto forma di opere pubbliche…

Di segno opposto il comportamento per le miniere, rimaste solo quelle di salgemma gestite dall’Italkali, di cui la Regione è socio, per cui pone a se stessa canoni di gran lunga inferiori, pur essendo anche questa attività estrattiva.

La Regione ha invece avuto la mano pesante nei confronti delle cave, al punto che le imprese hanno impugnato la nuova legge avanti alla Consulta…

Il gruppo di lavoro si occuperà pure di una revisione del sistema: Pagano molto meno i gestori di lidi, rimessaggi, porti, gli imbottigliatori di acqua; poco o nulla le terme.

“È per la prima volta – ha precisato ancora Gaetano Armao – che la Regione affronta il riordino dell’intero sistema delle concessioni in maniera unitaria. Intendiamo legare le autorizzazioni alle tariffe. La Regione deve sapere quanto ricava davvero il concessionario e su quello deve incassare una congrua percentuale. Siamo pronti a firmare una convenzione con l’Agenzia del Demanio per una gestione congiunta”.

Giunge anche il “fatidico giorno” della temuta legge emanata dall’Unione Europea. Sarà vero ciò che “si minaccia” da anni?

E’ la Corte di Giustizia Europea a direNo a nuove proroghe”…

Per l’esattezza “No alle proroghe automatiche. Il diritto di sfruttamento turistico di spiagge e beni demaniali dal 2020 dovrà passare da bandi pubblici”. Sulle spiagge, insomma, si ripartirà da zero. Ma come sarà applicata in pratica tale draconiana normativa? Come si comporteranno le amministrazioni di fronte ad una varietà di casi che è degna di un caleidoscopio? Il mistero regna sovrano…

Frattanto, da esperto del settore, chi scrive queste righe deve precisare come non sia vero che i gestori – specie di porti turistici – non abbiano speso nulla… A parte chi ha realizzato il porto in project financing – che come ci ha personalmente spiegato Armao – esulano da questo discorso – anche gli altri, come del resto i gestori di stabilimenti e locali sul mare, hanno investito in proprio e non è facile sostituirli senza un adeguato risarcimento. Né moltiplicar loro improvvisamente il canone in modo esponenziale come si è fatto in altri settori nevralgici (incredibilmente, nella maricoltura) Di più dicasi per i club a carattere più o meno sportivo…

Infine, i porti turistici sono già tartassati:non si applica,se non in modo parziale, la riduzione Iva presente per tutti le altre imprese turistiche: dagli hotel ai camping  come se non fosse turismo. All’estero l’esenzione c’è, per cui i prezzi dei posti barca (in ogni caso perché la tassazione si ripercuote sui costi generali di gestione) risentono in Italia di tale sperequazione…

Ripetiamo: come sarà data attuazione al temuto dictat europeo che ignora realtà e tradizioni particolari, oltre che il principio fondamentale dei diritti quesiti? Trattasi di uno dei più sacrosanti principi della “storia del diritto italiano”, ma anche in altri casi si rischia oggi di vederlo calpestare da una decadenza generale del diritto e della morale che ad esso dovrebbe sta dietro…

Come ultima osservazione resta da dire che non tutti temono questa legge. Anzi, coloro che aspirano ad una nuova concessione. Per non dire coloro che – visto com’è concepita in partenza l’intera normativa – sperano di subentrare ai vecchi concessionari. Potremmo trovarci, insomma, di fronte ad un altro “capolavoro”dell’Unione Europea…

A gettare acqua sul fuoco è intervenuto adesso lo stesso Bolkestein, oggi 85enne: “La mia legge – ha esordito in questi mesi ospite del Parlamento italiano – non è stata capita. Le concessioni balneari sono beni e non servizi…”

Le poche parole di complessa natura giuridica riscuotono gli applausi della curva composta da parlamentari di centro-destra e titolari di stabilimenti balneari. Al nome di Bolkestein, commissario europeo per il Mercato interno nei primi anni duemila, è legato il nome della direttiva europea sui servizi entrata in vigore nel 2006 il cui recepimento in Italia, ancora oggi, è oggetto di accese dispute, ma anche di promesse in parlamento, essendo la normativa intesa dai più come una minaccia…

“Non capisco – ha proseguito Bolkestein – come le concessioni possano essere considerate un servizio. Così si mettono a rischio 30 mila concessionari, tutti in prevalenza titolari di piccole e medie imprese. Anche se i concessionari aiutano un turista a trovare un servizio ciò non è rilevante perché conta il core business”.

Oggi Frits Bolkestein non ricopre più alcun incarico ufficiale. La sua interpretazione, per quanto ‘autentica’ come poche, va confrontata con decine di decisioni e giudizi succedutisi nel corso di questi ormai lunghi anni… Nel luglio del 2016 una sentenza della Corte di giustizia Ue stabilì che le concessioni per l’esercizio delle attività turistico ricreative nelle aree demaniali marittime e lacustri, se  prorogate in modo automatico, impediscono di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei potenziali candidati. Il contrasto con la direttiva Bolkestein alla Corte sembrava evidente…

Non c’è dubbio, comune, che a livello generalizzato vi sia in questi ultimi tempi una tendenza a incassare di più dai canoni demaniali e, quindi, a rincararli. Non è una novità in Italia dove su tali canoni sono piovute minacce e vere e proprie batoste, che hanno rischiato o fatto andare tante realtà, club ed aziende letteralmente a …gambe all’aria.

Tutto, in questo momento, sembra in discussione.  Tutto è in dubbio in Italia, dove trovare “una rotonda sul mar“, come quella della famosa canzone, è divenuto anch’esso un problema, una lotteria. Fred Bongusto non canterebbe più versi del genere… Eppure la ratio legis è chiara e darebbe via libra alle strutture per la diretta funzione del mare. Perché il poter fruire comodamente del mare, dei monti e degli altri beni naturali, sia pure a pagamento, è interesse dell’utenza,dell”imprenditoria turistica ed enogastronomica e della comunità intera. Tutto ciò, tuttavia, lo Stato lo capisce poco. Una logica perniciosa – condizionata di dalla tabe ideologica – vorrebbe, inoltre, una natura comunque caratterizzata dall’assenza dell’uomo. Tale cultura fortemente “antropofobica” trova molto riscontro… I maggiori proventi dei canoni demaniali, più che penalizzare i consumi muovendo alla buona salute del mercato, andrebbero in tasca al fisco, cioè allo Stato. Demagogia vuole che ciò coincida con “le tasche dei cittadini”. Non è così

Peccato, infatti, che sembrino smarriti i buoni libri di economia e finanza, i quali insegnavano con chiarezza come fosse un grave errore – già di natura tecnica oltre che sostanziale – identificare lo stato con la nazione. In altri termini – in particolare – le casse dello stato con le tasche dei cittadini…

Germano Scargiali

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