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Caro Zingaretti taci che è meglio!

Nicola Zingaretti semi abbracciato a Paolo Gentiloni in un momento del congresso.
Fonte foto: ANSA/Riccardo AntimianiNicola Zingaretti semi abbracciato a Paolo Gentiloni in un momento del congresso. Fonte foto: ANSA/Riccardo Antimiani

“Non voglio che l’Italia prosegua nell’errore che ci ha portato fino a questa crisi”. Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, perde un’occasione per tacere e non sparare, l’ennesima “minchiata”made in Pd. Nelle sue intenzioni, interviene, invece, con veemenza con tutta l’intenzione di farsi strada nel partito…

Forse quella che passa come “la crisi italiana” dipende dalla condizione economica – cioè dalle condizioni dell’economia – o non è, invece, un deficit dello “Stato italiano”? Si pensi, addirittura, che lo Stato “deve”  parte del debito anche agli stessi cittadini: è lo Stato in crisi, non la Nazione. Le dissestate (non disastrate)  finanze dello stato hanno certo danneggiato l’economia della nazione. Ma non è continuando a privare questa di denaro che si risanerà mai un bel nulla! Già, peerché Zingaretti vorrebbe una politica di “maggio rigore”. Praticamente, un patto con la morte dell’economia…

Quando, finalmente, si parlerà di bilancia commerciale, bilancia dei pagamenti? Ebbene questa è attiva! Qui la protagonista è l’Italia che produce! Quella delle grandi opere, delle navi, delle automobili, delle moto e degli elettrodomestici, dei tir e dei trattori…  E non abbiamo parlato di agricoltura, di enogastronomia e taciamo la moda o il fatidico turismo. Anche perché aborriamo dalla massima “potremmo vivere solo di turismo”. Perché l’Italia vive già di ben altro… Pensate ai tantib stati, anche europei, che non hanno letteralmente, nulla di tutto quanto ha l’Italia: come “campano” tutti questi?

Da tempo si gioca sull’equivoco: in Italia lo Stato, in questi anni, è povero, ma la Nazione non è certo in fallimento. Anzi!  Né conta che vi siano tanti poveri (anche nuovi), sempre – però – per colpe da imputare visibilmente allo Stato: differenze, squilibri, disparità, disamministrazioni, servizi pubblici mal funzionanti, strutture precarie e fatiscenti…

Va bene, insomma, che abbiamo il debito pubblico. Miriadi di stati ne hanno uno anche più grosso e vanno avanti lo stesso. Il debito sta lì,  ma l’economia reale va avanti per conto proprio…

Economia reale? Ma diciamo economia e basta. Tutta l’economia, se è vera è reale. La prima definizione è fuorviante. L’economia non va confusa con la finanza. E’ l’economia della realtà privata, dell’industria e del commercio.

In questo momento, rilanciarla è necessario e l‘ultima politica da fare è quella del rigore! Bisogna, invece,rilanciare il mercato.

Obbedire all’Europa è, ormai, follia o – come diceva nel lontano 1919 Maffeo Pantaleoni da noi più volte citato – è da imbecilli.

La seconda giornata del congresso in Piazza Grande, si era aperta con l’intervento di Bernice King, figlia minore di Martin Luther King..,

E’ venuta poi l’iniziativa di Nicola Zingaretti per lanciare la propria candidatura. Quest’anno ricorrono i 50 anni dall’assassinio di King. “Dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia il mostro: Il mostro non sono solo le idee eversive di Salvini, ma perché le persone hanno scelto loro”.

Zingaretti ha invitato a riflettere sul perché “…le nuove destre riescono a invadere il nostro campo. Dobbiamo indagare ma non rimanere in un ruolo di testimonianza. Dobbiamo dar vita a una nuova agenda che dia a quelle persone una nuova prospettiva che dia una nuova speranza”.

“Non è il tempo dell’abiura – ha aggiunto il presidente della Regione Lazio – ma della riflessione e del cambiamento, per un nuovo paradigma. Ecco la ricerca, non l’abiura, L’ammissione di una fase storica alle nostre spalle in cui ci siamo convinti che la crescita avrebbe portato la fine delle disuguaglianze”.

Forse bisognerebbe spiegare a Zingaretti che la crescita porta sempre ricchezza per tutti. Bisogna darle il tempo: la “crisi” di oggi non è paragonabile a quelle di 25, 50 anni fa e più. E’pur sempre una “crisi da ricchi”. Cresce significa sviluppo: produrre.La produzione deve trovare necessariamente sbocco sul mercato. Il che significa un elevarsi del tenore di vita. Almeno materiale. Per questo – diciamo per inciso a proposito del reddito di cittadinanza – immettere denaro (mezzi di pagamento) in circolo stimola comunque la crescita. Solo che questo denaro dovrebbe essere ottenuto monetizzando la sovrapproduzione o “stampandolo”. Mezzo vietato dall’Unione… Non va tolto da una parte e immesso dall’altra: darlo ai meno ricchi li spinge, però, a correre ad acquistare…

La mentalità vetero ideologica degli ex comunisti li porta, però, da sempre a considerare una sola variante nei fenomeni, o poche varianti, lasciando ferme le altre. La realtà prossima ventura sarà, invece, molto diversa da quella attuale. L’ideologia”di sinistra” fa vedere il futuro come un progressivo depauperamento delle risorse e già le risorse attuali e imminenti sono considerate come “anelastiche”. Non è così: la realtà non è questa! Sappiamo che in una realtà di libero mercato la crescita è una costante fisiologica al sistema. Tolto l’immaginare fantasmi simili ai quattro cavalieri dell’apocalisse… L’esaurimento del petrolio, la scarsezza d’acqua, per non dire di “terra da coltivare”, si sono dimostrati da tempo falsi problemi

“A 7 mesi dalla sconfitta – ha affermato, invece, l’ex premier Paolo Gentiloni – parlare di congresso non mi sembra una scelta precipitosa. Adesso, però, siamo alle porte e ringrazio Nicola senza la cui determinazione la prospettiva del congresso sarebbe meno concreta. Non deve essere una guerra tra correnti, fonte di divisioni. Io mi impegno con tutte le mie forze perché il congresso si faccia e che renda più forte e unito il Pd”.

“Vi dico subito – ha aggiunto Gentiloni – che non ho da proporvi una macedonia di invettive contro uno di noi per strappare applausi da tifosi, ma vorrei proporvi un pensiero e una idea per uscire dal pantano in cui siamo precipitati e ricostruire una speranza per il nostro Paese”.

“L’Italia – ha ripreso Zingaretti – ha bisogno di due cose.Crescita e giustizia. Chi ha vinto il 4 marzo lo ha fatto perché ha promesso, ma chi ha vinto ha tradito le promesse e rischia seriamente di lasciare alle nuove generazioni un Paese più povero e ingiusto. Molti cominciano a sospettare, vedendo l’atteggiamento isterico e fanatico dei loro leader. Quello che manca è qualcuno che lo dica, costruisca un progetto e li mandi presto a casa. Non sarà facile, ma io vi prometto che ce la faremo tutti insieme”.

Le idee proposte – solo per voce di Zingaretti – sono, tuttavia, stantie  e ripetono pappagallescamente pensieri legati all’ideologia tradizionale “di sinistra”. Questa osserva l’evolversi dei fenomeni non nella loro interezza e complessità, ma considera una sola o poche varianti, quelle legate a convinzioni preconcette, trascurando o lasciando inalterate le altre. La variante considerata è di solito quella che più si confà alla polemica ideologica  … prescelta demagogicamente.

Aldo Brandini

(Corrispondenza da Roma)

Nota: Come abbiamo scritto in altro articolo, l’errore non è distribuire soldi ai meno abbienti: è sacrosanto ed utile! Il futuro sarà anche questo… Sono soldi – oltretutto – che tornano indietro moltiplicati nell’ambito del sistema economico ed anche fiscale! Si pensi che chi corre a comprare acquista merce “ivata”.

Vi sarebbero, però, tante altre “destinazioni possibili”: studenti, aumenti ai pensionati che non ne vedono da decenni. Il reddito di cittadinanza potrebbe prendere forma di un allargamento della “disoccupazione” a chi non ha mai lavorato (finora lasciati fuori). Insomma, gli stessi soldi si dovrebbero “spalmare” in modo diverso e non dovrebbero esser mirati ad assomigliare ad uno “stipendio ai …nullafacenti“.

A soluzioni del tipo del “reddito di cittadinanza”– che, però,vanno studiate nei modi ed anche nei tempi – tende il mondo moderno, che già oggi – ed ancor più in futuro – produce più del necessario. Inoltre, l’opera di pochi basta a molti. In passato ciò è stato mitigato dal moltiplicarsi dei bisogni, dalla comparsa di “nuovi lavori”, ma avverrà a sufficienza nel futuro? La società finisce già per farsi carico dei meno abili (il che è un progresso civile), ma anche dei pigri: lo si voglia o no, procede così…

I “5Stelle” non stanno, certo, inventando nulla di nuovo, ma non sono esenti dalla “tabe ideologica“che ha inficiato il procedere dell’errore social comunista nei decenni scorsi. Tale tabe limita o impedisce visibilmente un’analisi corretta e obiettiva della realtà.

(G.S.)

 

 

 

 

 

 

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