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Lezzi e Toninelli: la ragione che non piace ai vecchi “grillini”

Il ministro per il Sud Barbara Lezzi ha mostrato sensibilità ai problemi del Meridione e della Sicilia, dimenticando  I preconcetti politici. Sta dimostrando buon senso sulle questioni della Tav, della Tab e del Muos.Il ministro per il Sud Barbara Lezzi ha mostrato sensibilità ai problemi del Meridione e della Sicilia, dimenticando I preconcetti politici. Sta dimostrando buon senso sulle questioni della Tav, della Tab e del Muos.

Diverso è stare all’opposizione, diverso è stare al governo. Questa verità elementare, che appartitene alla storia prima ancora che alla politica, casca sui 5Stelle come una slavina in primavera. Questi neofiti che hanno cavalcato la tiogre della campagna elettorale e quella della attesa affermazione, lasciando il “resto d’Italia” attonito su quello che avrebbero combinato, hanno rivelato più doti di “normalità”, rispetto all temute intemperanze., alle temute elementari “inesperienze”. E’ uno dei tanti segni – forse – della pochezza di chi ci ha sempre governato o è il fatto che fra “i grillini” si nascondeva della gente “normale” e persino qualcuno di un certo valore… Una sorpresa per molti: diciamolo, diciamolo! Così duttili da essere – anche d’abitudine – in grado di dire sì a Salvini, con il quel erano sembrati a lungo come il diavolo e l’acqua benedetta.

Ma se cosa nuova è stare al governo – nel senso che è “cosa vecchia” che sia differente che stare all’opposizione – risaputo è anche che uno Stato ha una politica, pregressa, “tralaticia” potevano dire i romani (rubiamo la parola al Diritto), che è “la sua” politica. E’ ben noto che anche la misteriosa Unione Sovietica prosueguì per certi aspetti la “politica degli Zar”. E qualcuno chiama ancora Putin, come “lo Zar”, anche se  “le sue Russie” sono di meno…

Muos, Tav, Tap e simili, ma sì torniamo a casa nostra! I grillini erano quelli del no. E fino a dir no alle Olimpiadi e allo Stadio romano, oppure ai giochi di Torino, il gioco è facile. Gli italiani, per lo più, non hanno una lira in tasca e l’invito all’avarizia ne può trovare tanti concordi. Sole, piazza e amore? Solo il sabato sera e la domenica mattina. Poi tanta “tristitia”, per restare al latino… Tutti chiedono loro sacrifici e non vogliono farne più. I benefici? E chi lo sa se verranno? Li accusano di aver sprecato, addirittura gozzovigliato. Ma quando? 

Ma vai a metterti contro la “ragion di Stato”, sia che la detti l’UE (siamo solo scolaretti), sia che la dettino gli Usa (siamo ancor più scolaretti), anche perché tutto viene da lì…  Tanto più che a parte la ragion di stato da una certa parte c’è “la ragione e basta”…

Già, solo un fesso può credere che la Tav sia inutile, visto che ormai i treni veloci viaggiano ovunque, si moltiplicano e chi non ha i treni all’avanguardia non ha futuro… Come essere “contro” un metanodotto, visto che paghiamo già le conseguenze allo stupido No al nucleare, per quanto l’Italia sia all’avanguardia nella sperimentazione in materia e tutto questo “casino” sia nato da quattro “cantinari” in via Panisperna, fra un maritozzo alla panna e l’altro a Fontana di Trevi… L’energia serve, ne serve tanta e sarebbe meglio se fosse il doppio: l’energia si trasforma in tutto. Tutto, del resto, è energia.

Come dire – sul serio – no al Muos perché “…la posizione nel Mediterraneo dev’essere missione di pace”. Lo dicevano i Romani che …si vis pacem para bellum. Lo diceva sì anche Hitler, ma tutti lo ripetono ugualmente anche oggi. E se ci sparano addosso e, invece, disponiamo di questa “grande Malta” che tutti vorrebbero avere, perché rinunziarvi? Con tutti i sì che abbiamo detto all’America perché proprio questo diniego?. Ci siamo vendute e ci vendiamo tante cose  non vogliamo dare in affitto affittare pochi ettari per alloggiare una moderna sentinella? Si dovrebbe prima “scaricare finalmente La Merica”, ma dov’è un italiano “con le palle” in grado di fare una cosa del genere? Fino a quel momento il Muos è sacro, sia che ci metta mano Cuffaro, sia che ce le metta Crocetta, sia che si chiami come si chiami… Qua nessuno è “tanto fesso” da fare di testa propia una cosa che “non si può fare” come questa. Già, quei boys degli yankee sono “ragazzoni” cui non si può dir di no. Finora.

Così è per la Tav, così è per la Tap. Lì non ci stanno gli americani, ma l’UE che, fra tante castronerie, qualcosa di buono la fa. La principale si chiama “Programma TEN-T” Quante volte dobbiamo scriverlo “nel nostro piccolo Palermoparla?” Significa Trans European Network Trnsport. Consiste nella “messa in rete” dei trasporti intermodali (fra cui la ferrovia è un segmento primario assieme a mare e gommato, mentre l’aereo è secondario), che coinvolge anche il trasporto passeggeri ad alta velocità. Non se ne sfugge, sarebbe un assurdo. Neppure da imbecilli (come li additava Pantaleoni).

Ma “una certa base” non se ne accorge: proviene da quella ideologia “di sinistra” che vede il mondo sulla soglia della povertà, la decrescita felice l’unico sogno da accarezzare, l’orticello sotto casa il solo modo di poter avere ogni tanto un broccolo, un paio di melanzane, quattro cipolle, un kg di patate e le fave quando sono di stagione…

La prima imputata in ordine di tempo – per aver cambiato musica – è la bella ministra per il Sud, Barbara Lezzi, ‘colpevole’ di aver scordato una precisa promessa: “Una volta al governo fermeremo il gasdotto transadriatico”. 

Poi vengono le parole del ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, accusato – ormai – di trasformare “di ora in ora” il Movimento 5 stelle in una sorta di Movimento sociale e soprattutto, da No Tav a Sì Tav.

Già, giorni caldi per gli esponenti pentastellati, alle prese con la difficile situazione di passare dalle temerarie promesse elettorali ai ragionevoli impegni di governo. Così, nelle ultime ore, il ministro dei Trasporti ha provato la strada del pragmatismo: salvare l’alta velocità Torino-Lione, con la “consueta” ritoccata al progetto. Vecchio espediente. Perché, ha spiegato Toninelli alla Rai, la Tav è un’opera che abbiamo ereditato. Quando è nata, se ci fosse stato il M5S al governo, non sarebbe mai stata concepita in tal guisa, tanto impattante e …costosa”. Un discorso, comunque, che dimostra come Toninelli abbia “il senso della ragione” rispetto a coloro che bloccano …le opere in corso quasi per vezzo o mandano le ruspe con “belluina” disinvoltura sul “già costruito”. Sono, questi, i non pochi necrofori del mondo civile…

Che differenza, comunque, con le barricate da parlamentari d’opposizione! Ora pronti ora a dare il via libera a ogni grande opera quando sono al governo. Niente più solidarietà ai No Tav, ma …condanne ferme contro le proteste incivili, soprattutto perché …limitano l’espressione delle proteste civili. Le parole di Toninelli sono solo l’ultima goccia che potrebbe far traboccare il vaso in Val Susa. Lo stop alla Tav era stato esplicitamente eliminato dal contratto di governo su diktat della Lega, per arrivare alla firma per la nascita del governo del cambiamento.

Ed ecco che, adesso, l’obiettivo dichiarato non è più di fermare la grande opera, bensì di migliorarla, così come scritto nel contratto di governo: “Non vogliamo fare nessun tipo di danno economico all’Italia, ma vogliamo migliorare un’opera che è nata molto male”. Ma nel contratto di governo non c’è una parola sul concetto di “migliorare la Tav”. Occorreva quanto meno un’attenta valutazione di costi e benefici. Era una porta aperta, ma quello nuovo ha sapore di eufemismo. E’ troppo, è troppo… Insomma, appena due mesi di governo sono bastati per …diventare governo. Bravi i pentastellati. Meno brava la base che aveva votato scambiandoli per nuovi ideologi di sinistra…

Ebbene la Tav è necessaria. Ma or l’insinuazione nasce spontanea come le domande di Lubrano: “Necessaria di per sé o per restare al governo? Con la Lega…”
A 2000 km più a sud, la musica non cambia. Dal capello riccio e nero di Toninelli si passa alla chioma riccia e bionda di Barbara Lezzi, salentina, attivista No Tap dei tempi in cui il Movimento si presentava come …dalla parte della gente. E la gente – chi sa perché – è stupida. A meno che non applichi la massima egoistica “not in my garden”. Oggi è MOLTO di moda quanto inammissibile in questi casi (ma c’è chi la pensa esattamente al contrario, il che significa che il treno dalla Lombardia alla Toscana potrebbe non poter passare per l’Emilia).

Ora però Barbara Lezzi indossa i panni da ministra ed è in questo ruolo che è stata contestata, alcuni giorni fa, da un gruppo di esponenti del movimento No Taplocation l’Ateneo di Lecce alla fine di un incontro tra la ministra e i precari dell’Università.

La ringraziamo vivamente, grazie del tradimento che ci ha fatto”. Parole sarcastiche, chiare. Dirette quanto stucchevoli. Che tirano una linea tra il vecchio e il nuovo Movimento 5Stelle. Nel mirino dei No Tap anche la visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del ministro degli Esteri Enzo Moavero in Azerbaijan, nazione dalla quale partirà il gasdotto. Provvidenziale quanto quello voluto da Berlusconi (con Gheddafi) che porta giornalmente metano ad Otranto..

Vergognati Barbara, ricordati che eri al nostro fianco fino a qualche giorno fa prima di prendere quella poltrona. Sei passata dalla parte dei violenti”.

Simbolo del Movimento 5Stelle “che fu”, è rimasto Alessandro Di Battista, da settimane in giro per il Sudamerica. L’ex parlamentare del M5S, il duro e puro delle battaglie territoriali e dei popoli, ormai esperto di arrampicata sugli specchi, è umanamente la persona più in difficoltà nel sostenere il Movimento di governo, ma al tempo stesso quello nella posizione più comoda: lui strenuo sostenitore da lontano, lui mai responsabile perché lontano. Eppure fu proprio Alessandro Di Battista ad annunciare che, una volta al governo, avrebbe bloccato la Tap in 15 giorni. Con lui, in prima linea, al fianco di Beppe Grillo c’era proprio Barbara Lezzi. Questa però, non è solo una donna carina, ma brilla per intelligenza e intraprendenza. Di quelli che ti fanno dire: anche dai 5Stelle è venuto fuori qualcouno di buono.

Germano Scargiali

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