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Summit con Haftar e i grandi “che contano” fra cui Medvedev: a Palermo è il successo

E' addirittura abbraccio a tre fra Conte Haftar e SerrajE' addirittura abbraccio a tre fra Conte Haftar e Serraj

L’epilogo, al momento fatidico degli arrivi, è stato positivo: anche Khalīfa Belqāsim Haftar è sceso dall’aereo a Punta Raisi e ha fatto il proprio ingresso a Villa Igiea, dove Palermo riservava una delle sue splendide giornate di sole alle 38 delegazioni UE e a più di 30 dei paesi africani. Presenti 10 Capi di stato e 20 ministri. Un vero incontro – forse il primo in assoluto – fra Europa e Africa..

L'incontro fra Conte e Haftar nella foto ufficiale (ANSA): pare che Haftar abbia definito il premier Conte "un amico affidabile". Haftar era un generale di Gheddafi, tanto valido da suscitarne la gelosia... Quando la meteora del Muammar precipitò, Haftar contribuì alla sua fine. Non può dirsi, però, che la grande Libia abbia ritrovato il suo "ago della bilancia"

L’incontro fra Conte e Haftar nella foto ufficiale (ANSA). Il Generale c’è: pare che Haftar abbia definito il premier Conte “un amico affidabile“. Haftar era un generale di Gheddafi, tanto valido da suscitarne la gelosia… Quando la meteora del Muammar precipitò, Haftar contribuì alla sua fine. Non può dirsi, però, che la grande Libia abbia ritrovato il suo “ago della bilancia”

Successo assoluto ed eclatante, quindi, per l’incontro di Palermo che molti hanno cercato smaccatamente di sminuire: il “coro dei media e “i soliti dimostranti” che, in mancanza d’altro, hanno rispolverato il “caso Regeni”…

Basti dire che, fra le 38 delegazioni da tutto il mondo figuravano l’FMI, Fondo monetario internazionale, la banca Mondiale e l’UE. Per la prima volta il Mediterraneo celebra – comunque – la centralità di Palermo, capoluogo della Sicilia. Che questo sia un segnale anche per i Siciliani, che la smettano di sentirsi su un pianeta a sé, una sorta di asteroide in uno spazio siderale che tale invece non è. Non è più…

A villa Igiea, dove era stato lo Zar Nicola II, torna la massima carica della Russia, il capo del governo Medvedev….

La Francia, indicata come la grande assente, ha inviato – infine – il ministro degli esteri Le Drian

Ma prendiamo in considerazione i 30 paesi veri e propri di cui 10 a Palermo con i Capi di stato. Tra questi vi sono Al Sisi, presidente egiziano, Al Serraj, presidente a Tripoli, riconosciuto dalla comunità internazionale (Onu), Kalifa Haftar, generale capo politico a Bengasi, il presidente russo Medvedev, i leader di Tunisia e Algeria. Presente  Salamé, inviato Onu per la Libia.

Una grande presenza, quella decisiva, la persona di Khalīfa Belqāsim Ḥaftar per il summit palermitano che ha ricoperto alla fine una grande importanza anche per la possibilità di una “Pace in Libia”, che i cittadini libici per primi desiderano ardentemente. Non è facile: rivalità storiche fra Tripolitania e Cirenaica e fra le vecchie tribù precedono la stessa colonizzazione italiana e trovano eco nei gruppi di potere, attualmente spaccati in due principali e riconoscibili…

Fanno capo, appunto, Muṣṭafā al-Sarrāj, uomo dell’Onu fattosi interprete della  volontà internazionale, contro il generale Haftar, l’uomo forte che ha prevalso nell’ambito della “mano militare”. Essi interpretano e …cavalcano, anche, la storica rivalità fra la Tripolitania e la Cirenaica, ma vi sono anche il Fezzan a sud ovest: un paese sterminato. Duecentomila gli uomini armati e 13 o 14 milizie potenti. Una di queste, la Settima armata tentò a settembre la presa di Tripoli. Lì Al Serraj viene definito da qualcuno “ostaggio delle sue stesse milizie”. Per converso Haftar, l’uomo forte di Bengasi non è in grado di conquistare né Tripoli né la “città stato” di Misurata

L’obiettivo, per il governo italiano, è di coinvolgere in una stessa riunione Haftar e il leader del governo riconosciuto di Tripoli Fayez al Serraj. Obiettivo che, rispetto ad una manciata di ore prima, appare a portata di mano, anche se saranno solo i contatti che andranno avanti nella notte a dirimere il nodo.

Il faccia a faccia tra Conte e Haftar è stato cordiale. Si è svolto solo dopo che le delegazioni invitate alla cena di benvenuto lasciano Villa Igiea. Giuseppe Conte, citando Nelson Mandela, ha invitato Haftar a tentare la via del compromesso con gli altri leader libici presenti a Palermo, ai quali Conte si era rivolto, nel corso della cena, spronandoli a diventare “padri nobili del futuro della Libia“.

L’incontro a due tra Conte e Haftar, durato circa un’ora, secondo fonti di Palazzo Chigi, è positivo. Haftar, rivolgendosi al premier, lo avrebbe definito “un amico affidabile” e avrebbe sottolineato come la Conferenza di Palermo rappresenti “un’ottima occasione” per la Libia. Anche se “la foto di famiglia” tra i 4 protagonisti-rivali della Libia, al momento, resta ancora una speranza.

L’incontro di Palermo un successo: Il Televideo non esita a definirlo così. Per la prima volta tutte le delegazioni libiche hanno parlato realmente fra loro, questa la telegrafica motivazione del titolo attribuito al servizio.

Si può dire senz’altro che stiamo vivendo ore di successo per Palermo ed anche per il governo in carica, che ha saputo favorire e tener testa a questo evento onorevolmente e contribuito per la Sicilia e il suo capoluogo a scrivere una pagina che potrebbe rivelarsi storica.

La vice ministra degli Esteri italiana Emanuela del Re ha dichiarato a Radio anch’io: “le delegazioni libiche hanno discusso separatamente le questioni di sicurezza ed economia, ma poi si sono incontrate. L’unico che non parteciperà alla riunione plenaria (tranne ripensamenti) è il generale Kalifa Haftar”.

La situazione in Libia venne tenuta in pugno dalla personalità di Re Idris e poi da Muammar Gheddafi, ma anche dall’Italia coloniale, che aveva iniziato, con il Governatore Galeazzo Ciano, una forte attività di sviluppo e infrastrutturazione (strade, agricoltura), tale da culminare nel Gran premio di F1 valido per la Lotteria di Tripoli, che celebrò anche la crescita dell’Italia stessa, fruttando una gran cifra e vide anche il trionfo di Achille Varzi sull’Alfa Romeo P3, alberi a camme in testa, considerata – fino a tutti gli anni ’40 – la più bella ed avanzata auto da corsa costruita nel mondo. Enzo Ferrari era stato direttore sportivo dell’Alfa e, nel dopoguerra iniziò a costruire le proprie auto, sfruttando all’inizio pezzi dell’Alfa e delle Lancia da corsa…

Il summit di Palermo ha avuto un valore ben concreto, non è un incontro “culturale”, ma tecnico politico… La stretta di mano a tre fra Haftar, Serraj e Conte ha un grande valore. Gli incontri ristretti fra i vari intervenuti sono stati più importanti della riunione ristretta che, escludendo la Turchia, ne ha determinato la “partenza” in polemica. La posta in palio è altissima anzi è più d’una…

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Quando era italiana la Libia sembrava lanciata verso un florido futuro, mentre era iniziata la ricerca petrolifera, che poi fu continuata dall’Eni di Mattei. Questi “tradì” positivamente il mandato di “liquidare” l’ente, sfidando i colossi americani (le Sette Sorelle) da un paese sconfitto e …la pagò cara. L’Eni, però, ha tenuto duro e ancora detiene una grossa presenza in Libia, mentre un gasdotto – per l’accordo Gheddafi/Berlusconi – invia tuttora e di continuo metano da Tripoli ad Otranto.

Nonostante la politica prepotente e temeraria della Francia, la posizione dell’Italia nei riguardi dell’energia risulta, in loco, vincente… Francia e Italia si contendono (come in Tunisia) anche il ruolo di prima interlocutrice economica…  Ecco, per il petrolio gli eventi più recenti…

Mellitah Oil & Gas, società operativa compartecipata dalla compagnia petrolifera nazionale della Libia, la Noc, insieme con l’italiana Eni, ha annunciato a soli 3 anni dalla decisione finale d’investimento, l’avviamento della produzione, dando il via alla seconda fase del progetto offshore Bahr Essalam. E’ in atto la messa in produzione di altri due pozzi “italiani” ed entro il prossimo ottobre ne entreranno altri sette. Questi si aggiungono alla ventina già operanti, marcati Eni…

“Bahr Essalam –  ha affermato l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi – è il frutto della relazione di lunga data tra Noc ed Eni e rappresenta un’importante pietra miliare nel garantire dalla Libia una maggiore sicurezza nella fornitura energetica….”

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“L’accesa frattura fra le due parti  – ha affermato il premier Giuseppe Conte – non impedisce che Al Serrraj e Haftar possano avviare un processo di pacificazione fatto di dialogo e che tutto ciò inizi da Palermo. Conte ha fiducia in Haftar ed attribuisce grande importanza a queste due giornate come un primo pilastro, una pietra miliare di un nuovo percorso che coinvolge il Mediterraneo…”

Notizie raccolte e illustrate da Germano Scargiali

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Preoccupa il tentativo da parte del “giornale unico” di sminuire il significato e la riuscita del summit di Palermo. La domanda che si pone è: perché?  Il peggio è che anche la stampa locale si sia uniformata, aderendo allo “storico” pessimismo – che sfiora il disfattismo – imperante da sempre in Sicilia. E’ stata addirittura vantata l’iniziativa di Macron nel commemorare la prima Guerra mondiale. La cerimonia ha riunito, in effetti, a Parigi qualche capo di stato e si è parlato quasi di un summit alternativo… I fatti hanno assolutamente smentito tali cronisti. C’è da rileggere adesso i tanti “Haftar non verrà” e “la Russia non ci sarà”…  La Russia, oltre al presidente Medvedev  ha inviato Mikhail Bogdanov, il massimo esperto della regione libica e il diplomatico russo più accreditato nel mondo arabo. Ma Putin ha voluto probabilmente prendere le distanze dall’Onu che appoggia Serraj, mentre la sua Russia appoggia Haftar…

Per avere un’idea della consistenza dell’evento, ecco l’elenco abbastanza completo degli stati presenti: 

Italia, Algeria, Austria, Canada, Ciad, Cina, Congo, Repubblica Ceca, Egitto, Etiopia, Francia, Germania, Grecia, Giordania, Malta, Marocco, Paesi Bassi, Niger, Polonia, Qatar, Russia, Arabia Saudita, Spagna, Sudan, Svezia, Svizzera, Tunisia, Turchia, Emirati Arabi, Regno Unito, Usa e anche i rappresentanti delle principali organizzazioni internazionali fra cui l’FMI e la Banca mondiale. 

Gli assenti – vedi Macron e la Merkel – sono stati protagonisti di un vero e proprio “forfait”, perché risultavano di certo perdenti dall’intera “circostanza” che si sarebbe creata – com’è stato – a Palermo. Se sono perdenti, hanno straperso.

Anche dall’ONU è giunto un plauso al summit di Palermo.

Qualcuno ha attribuito a Conte o genericamente a palazzo Chigi una dichiarazione restrittiva che parlava genericamente di un tentativo, o un’occasione per riscattare l’immagine di sottosviluppo del Mediterraneo meridionale. La verità è ben diversa. E’ che nell’area è in atto un  fenomeno già definito come “Neo Risorgimento del Mediterraneo” che qualche cattedratico di storia contemporanea data – come inizio – dall’affermazione della dieta mediterranea, che non è solo un fatto di cibo, ma un atteggiamento di vita, che include la cultura cristiana incrociata nell’anima popolare con quelle delle altre due religioni abramitiche, la musulmana e l’ebraica, purché scevre da fondamentalismi.  Ripetiamo che il Mediterraneo, l’Africa con la Libia e il Medioriente sono letteralmente il “motivo del contendere” nel periodo storico che stiamo vivendo, perché da qui prende le mosse il grande sviluppo in divenire della massa continentale formata da Europa, Asia e Africa. Ciascuno dei tre continenti sta per portare il proprio peculiare contributo e il Mediterraneo è già il crogiolo di tutto ciò. Quel che ha potuto fare il potere globalista americano, finora è un tentativo -pur articolato – di destabilizzazione. Adesso Donald Trump – ma al riguardo più che mai  è piuttosto isolato in Usa – si rende conto che deve trovarsi in quest’alveo degli alleati o ne resterà escluso in veste esclusiva di nemico.

Più positivo il tono e il senso di quest’altra dichiarazione attribuita a Giuseppe Conte: “La Conferenza di Palermo è una tappa di un percorso più ampio che non è iniziato certo oggi e che non finirà domani. Sarà quindi fondamentale – ha spiegato il premier – che il capitale politico che poniamo oggi sul tavolo possa tradursi in azioni concrete domani. Dobbiamo vigilare – ha concluso – affinché siano assicurati a questi nostri incontri seguiti adeguati e concreti”.

Il seguito – vogliamo precisare e aggiungere – ci sarà comunque, perché sono la storia e la geografia, come abbiamo scritto altrove, che si muovono verso una ripresa della centralità del Mediterraneo la cui ottica prevalente si sposta verso sud e verso est.

A disdoro di coloro che vorrebbero vedere nel mondo un’armonia prematura e spesso impossibile, se questo summit è stato “una cosa seria” esso si è concluso con vincitori e sconfitti. Fra questi c’è di certo la Francia, che ha perso una partita. Un’altra… Esce sconfitta anche l’America, se inquadrata nella linea tradizionale portata avanti fino al tempo di Barack Obama. Gli Usa sono fuori dalle ultime novità “in cantiere”. Bisognerà vedere che mossa farà Trump, ma – pur se a qualcuno sembrerà strano – è certo sua intenzione arretrare e cercare alleanza con paesi europei come l’Italia che tuttora professano agli Usa una sempre meno probabile fedeltà (Muos, porti, aeroporti, basi missilistiche segrete… etc).

Questi due giorni a Palermo rappresentano un gran ritorno dell’Italia alla politica in Africa. Definita da alcuni critici di vaglia come la prima mossa politica incisiva dopo anni. Non è stata casuale la presenza di Franco Frattini, il miglior ministro degli esteri del dopoguerra… E’ stata una passerella o meno?

“Lo sono stati piuttosto – ha detto Frattini – gli incontri di Macron. Incontri, come dice Conte, sulla Libia e non per la Libia. Come è stato il summit di Palermo. Momenti che cambiano qualcosa”.

Torna, frattanto, a Tobruk l’ambasciatore italiano Giuseppe Perrone. Già l’unico ambasciatore italiano in Libia. Uomo di grande esperienza e capacità diplomatiche, dovrebbe essere una presenza preziosa.

La realtà sovrastante che pone l‘Italia in posizione di privilegio rispetto alla Francia è che risulti gradita sia a Trump che a Putin. Una sorta di miracolo politico e diplomatico che certamente sta favorendo molto – lo voglia o meno l’articolata opposizione – anche il prestigio del governo in carica. Forse un ruolo inatteso e sorprendente lo sta svolgendo proprio il premier, l’uomo nuovo proveniente dalla società civile: Giuseppe Conte. Ha preparato meticolosamente Palermo aiutato anche da Frattini. Sembra quasi – adesso – che il mondo abbia bisogno dell’Italia. Di un paese come questo. E dire che gli italiani non lo speravano neppure, non se ne sono accorti e in molti continueranno, per lo più, a non accorgersene…

L’Italia è, in fondo, sempre una grande Sicilia, come intuì Goethe, un paese di sostanziali snob, cui la storia passata ha dato troppo, una quantità di memorie che il presente non potrà mai eguagliare. Per questo si adagia nella costante delusione, interrotta da impennate: non  mana il campione, il recordman, manca il coro, il valore medio dello stesso livello di attenzione. Ciò che manca è sia il valore medio che anche quel valore che in statistica si chiama “moda“: il caso più diffuso non è positivo.

(G. Scargiali)

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