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Non ci indurre in tentazione: c’era un errore nel Padre Nostro?

Il discorso della Montagna (di Cosimo Rosselli) nella Cappella Sistina. E' uno degli innumerevoli  dipinti che ritraggono Gesù. L'impegno dell'arte figurativa, tipico della religione cattolica, ne  rispecchia il grande contenuto di devozione attraverso i secoli. La rappresentazione dell'immagine e del corpo, caratteristica del Cattolicesimo,  rappresenta nell'arte anche uno sforzo di conoscenza e approfondimento. Il corpo, come nell'ebraismo, riveste una grande importanza,un vero ruolo nella religione.Il discorso della Montagna (di Cosimo Rosselli) nella Cappella Sistina. E' uno degli innumerevoli dipinti che ritraggono Gesù. L'impegno dell'arte figurativa, tipico della religione cattolica, ne rispecchia il grande contenuto di devozione attraverso i secoli. La rappresentazione dell'immagine e del corpo, caratteristica del Cattolicesimo, rappresenta nell'arte anche uno sforzo di conoscenza e approfondimento. Il corpo, come nell'ebraismo, riveste una grande importanza,un vero ruolo nella religione.

“Molto discutibile”: è il minimo che si possa dire di fronte al cambiamento delle parole del Padre nostro e dell’espressione “uomini di buona volontà“.

Spieghiamo perché. Una conoscenza anche elementare di linguistica, dottrina fondamentale, perché ogni concetto – nessuno escluso – si esprime mediante il linguaggio, ci informa di quanto segue.

Ogni “messaggio”, cioè ogni espressione umana, parte da un “significato” (è il termine tecnico) che si vuol comunicare e viene trasmessa tramite un “significante” (altro termine tecnico), che è “il gesto”, fatto di parole ma non solo e non sempre, teso a comunicare il messaggio.

Si parte da un messaggio, un’idea che chi si esprime possiede in un qualche modo dentro di sé (significato). Si passa al mezzo espressivo che l’individuo (o anche il gruppo) sceglie per comunicare.

E’ – anzitutto – opinione concorde e acclarata che ciascuno “inventi” il proprio significante “di volta in volta”, creando il proprio linguaggio, fatto di parole ed espressioni, che – poi – si generalizza nell’uso,se incontra il gusto generale, diventando “lingua comune” quando viene adoperato e compreso uniformemente da una comunità. In breve: ogni lingua è un “corpo vivo” alimentato giornalmente da un popolo. Per inciso, la lingua usata prevale sulla grammatica e sul vocabolario e ne detta ogni giorno (si fa per dire) le regole e i termini (vocaboli, parole). Grammatiche e vocabolari ne prendono atto…

Ma perché, in pratica, la comunicazione diretta – fatta di significanti anche inediti – fra due persone “funziona” nella generalità dei casi? Funziona perché al “significante”, creato da chi si esprime, si accompagnano la logica, le circostanze, l’espressione del volto, i gesti…

Noam Chomsky filosofo e polemista politico americano è considerato il maggior "linguista" vivente. Esperimenti recenti hannodimostrato che ilsuoassunto di base era errato:illingiiosta e missionario Dan Everett vivendo con una tribù amazzonica che non sapeva neanche contare ha confermato che senza linguaggio non si può neanche pensare, ma anche che non vi sonocapacità innate:illinguaggio è un fatto sociale. Nel conflitto fra natura e cultura prevale la seconda.

Noam Chomsky filosofo e polemista politico americano è considerato il maggior “linguista” vivente. Esperimenti recenti hanno dimostrato che un suo assunto di base era errato: il linguista e missionario Dan Everett vivendo con una tribù amazzonica che non sapeva neanche contare ha confermato che senza linguaggio non si può neanche pensare, ma anche che non vi sono capacità innate: il linguaggio è un fatto sociale. Nel conflitto fra natura e cultura prevale la seconda.

In altri termini, il linguaggio non sempre esprime direttamente e in modo del tutto chiaro il senso del significato. Ma questo diventa chiaro perché è impossibile o estremamente improbabile il fraintendimento. Nell’esprimersi si sceglie – inoltre – il sintetismo, preferendolo alla prolissità e alla verbosità (che sono il suo contrario). Vale la massima: guai a chi dice in 4 parole ciò che si poteva dire in 3.

Ma dev’esser chiaro: il “significantenon rispecchia ‘strettamente’ il “significato“. E’ l’intero processo del comunicare, il “gesto” singolo o complesso di chi comunica che determina il “successo” del messaggio. Cioè che …vada a segno,che venga compreso. E’lecita una battuta: le parole non sono una trappola…

Ora, chi mai potrebbe pensare che il Signore, che assiste di certo l’umanità nella lotta contro il Male, perché vuol sconfiggerlo anche Lui – che ci ha inviato i 10 comandamenti –  “inducesse” in tentazione, nel senso che ‘spingesse’ la persona davanti alla eventualità prossima del peccato? Nessuno! E’ chiaro che, nel Padre Nostro, chi prega chieda al Signore che le tentazioni (‘propongo col Vostro Santo aiuto di fuggire le occasioni prossime del peccato’, si dice altrove) siano meno numerose, più rare possibili. Chi di noi ne ha mai dubitato? Ma chi è il tentatore: il Signore o il Demonio? Non sussiste dubbio.

Il Cristo Pantocratore (che sostiene il mondo) di Cefalù, simbolo dell'Anno Santo, resta una delle più belle e dolci immagini di Gesù. E' opera di mosaicisti bizantini chiamati da Ruggero II. L'immagine di Gesù serve a concentrasi nella preghiera:cristiano è chi segue il Suo messaggio. Gesù ha trasformato la croce -un patibolo - nel simbolo della pace e della bontà: è il simbolo più diffuso del mondo ed è considerato il più e "affidabile" del mondo. E' seguito a molta distanza dall'ancora.

Il Cristo Pantocratore (che sostiene il mondo) di Cefalù, simbolo dell’Anno Santo, resta una delle più belle e dolci immagini di Gesù. E’ opera di mosaicisti bizantini chiamati da Re Ruggero II il normanno.  Per inciso,in ciò non c’è nulla di arabo… L’immagine di Gesù serve a concentrasi nella preghiera: cristiano è chi segue il Suo messaggio. Gesù ha trasformato la croce – un patibolo – nel simbolo della pace e della bontà: è il segno più diffuso del mondo ed è considerato il più e “affidabile”. E’ seguito a molta distanza dall’ancora. Che una religione fosse rappresentata  da uno strumento di pena capitale stupì Gandi nella sua visita a Roma più della Cappella Sistina: rimase attonito passando davanti alla croce… Prima del Calvario, Gesù, anche come uomo, prevedeva le sofferenze poi subite. Spezzò il pane, quanto di più semplice: “questo è il mio corpo, prendete e mangiatene tutti… Fu il modo perché lo portassimo dentro di noi.

Aver cambiato quelle magiche parole, tanto significative e dolci, proprio perché sfiorano “l’amarezza” del peccato, equivale ad aver dato ragione a coloro che – privi o quasi della fede – rimproverano al Signore “torti” come quello di “metterci alla prova”.

Qui ci si imbatte sul difficile problema del Male, il più difficile assieme a quello di Libertà. Senza entrare nel tema teologico che condivide chi scrive – espresso in altri articoli – non può dubitarsi che il Male sia costantemente presente fra noi. Sia “in agguato” nel mondo, sotto varie forme, morali (errore, ignoranza, peccato) e fisiche (malattia, disgrazia, disastro). Cioè forme soggettive e obiettive.

E’ evidente come la storia sia costellata di lavoro e vere fatiche umane indirizzate alla lotta contro tali mali: anzi contro il Male, che ha un tradizionale “soldato” nella figura del Demonio. La religione ci mostra una via da seguire, la retta via, ma – fra i doni che il Signore ci ha fatto – ha reso l’umanità certamente protagonista di questa lotta. La segue e l’aiuta, ma è evidentissimo come non risolva “a monte” i problemi che il Male pone all’umanità e persino – pare – alla stessa natura. I “soldati del bene” che combattono dalla parte di Dio siamo noi dell’umanità, della chiesa cristiana cattolica in particolare: una chiesa universale ed ecumenica (ovunque ci sia una casa) decisa ad abbracciare il mondo intero.Nella realtà del cosmo è l’umanità che deve vincere contro il male, con l’aiuto di Dio.

E’ evidente, a valle di tutto ciò, quanto avvenga sotto i nostri occhi: difronte alle avversità, chi ha fede prega, chi non crede bestemmia. Si è visto in questi anni nel dramma della Siria. Cristiani perseguitati e privati dei parenti più stretti hanno ringraziato il Signore per averli – così – avvicinati alla Fede. Non è la reazione di tutta l’umanità o non lo è ancora.

Tale apparente divagazione ci serve – oltre che a chiarire il primo punto in questione – alla seconda parte del discorso. Sublime è che si dica “pace in terra agli uomini di buona volontà“. Molto meno lo è dire “…agli uomini amati dal Signore“. Questa volta le parole sono pietre miliari: la prima espressione ci ricorda che dobbiamo essere protagonisti nella fede. La seconda sembra un mero atto di bontà del Signore. La prima significa una cosa (importante), l’altra in confronto è di una vaghezza notevole… Contraddice anche vistosamente la precisazione di Gesù e e dei santi:”…la tua fede ti ha salvato”. Non c’è un sol miracolo in cui possa mancare l’azione umana: “…andate e fate quel che vi dice”, afferma la Madonna alle nozze di Cana rivolgendosi agli uomini di casa. Neppure in quel primo miracolo – semplice e bellissimo – nato da pura generosità per contribuire alla gioia di una festa, basta spillare direttamente il vino…

Non deve stupire che si critichi il Papa. Ogni religione ha il proprio clero. Il clero è composto di uomini non certo esenti dalla tentazioni, dal peccato, dall’errore e persino dall’ignoranza. Ciò è evidentissimo e non scandalizza chi crede in Dio. La logica è sempre legata alla ricorrenza del Male, che è evidentemente ovunque, e né Dio, né Gesù venendo in terra “guariscono”: Gesù non ridà la vista a tutti i ciechi, ma solo a quello che ci sta davanti. Anche Madre Teresa e Padre Pio ci raccomandano di aiutare “il prossimo”, cioè iniziare da “the next” per dirlo con un felice termine inglese. La fede ci dice che la guarigione può avvenire attraverso il cammino della Storia. 

Anche il Papa ha sempre avuto un confessore. Il principio della infallibilità del Papa – solo “ex cathedra” e “non incondizionata”, perché non può contravvenire alle grandi …Verità della Fede – è recentissimo: fu proclamato da Papa Pio IX nel 1870 e da allora richiamato, a quanto pare, soltanto da Pio XII per proclamare l’assunzione del corpo di Maria in cielo come dogma. Per il resto l’infallibilità non è mai stata invocata. Il prevalere della volontà del papa su quella della comunità dei vescovi rappresentata dal Concistoro (Collegio cardinalizio, già Sacro collegio) e dal Sinodo  dei Vescovi, considerato l’organo dalle caratteristiche più …democratiche è sempre stata oggetto di discussione. La disputa ha radici antichissime, dai primissimi anni: i primi papi, gli scismi, il  Medioevo e poi il Rinascimento cui risale in via logica il momento del protestantesimo (Chiesa inglese, Lutero, Calvino).

Dopo gli anni del dubbio e della critica (’60 – ’70), delle tentazioni marxiste (religione uguale sovra struttura) gli anni di Giovanni Paolo II sono stati anni di ritorno ai contenuti mistici del cattolicesimo,  che resta la religione per eccellenza nella logica del mondo e dell’intero tema: Il Cattolicesimo è – non per caso –  la religione che gli atei contestano per prima, ma è quella vincente nelle realtà “terze”. Soprattutto per questo è tanto perseguitata.

Oggi si assiste ad una contro reazione “anti mistica” che sembra voler ridurre la Chiesa ad una realtà terrena, legata alla logica umana, ridotta ad un fenomeno sociale, ad una volontà benefica privata – sostanzialmente – della sacralità. 

La fede è un fatto privato? E’un’indubbia visione conseguente alla influenza della già diffusa mentalità marxista e di quella materialista del mondo di oggi che si esprime nel salutismo, nelle paure ancestrali prodotte dal cosmo privato, appunto, dalla sacralità da…

Riconoscere Dio dentro di noi può essere facile.

Concludiamo con una riflessione: Dio è dentro ciascuno di noi, anche se molti di noi non lo riconoscono, non lo individuano. E’ quel desiderio di ciò che è giusto e saggio che caratterizza il pensiero di base dell’uomo medio. Cioè nella grande generalità dei casi. Questo è sostanzialmente l’homo religiosus, anche se non ne è cosciente e non è praticante. Dio – in altre parole – è quel sentimento che, nell’animo infantile, fa desiderare a tutti noi di essere l’eroe buono del racconto…

Gesù è l’uomo – lo era certamente e innanzi tutto (ecce homo) come Santo dei Santi – che è venuto in terra a spiegarci meglio d’ogni altro come tale sentimento non sia casuale, ma abbia un valore sacrale e il peso di un dovere.

Dicendo che – per dovere – dobbiamo guardare con benevolenza, addirittura amore, verso ogni altro essere umano è riuscito a far sì che tutto il mondo – nessun uomo escluso – contasse gli anni del calendario dal giorno della sua nascita. Ci sono tante prove che Lui sia la Via, lui la Salvezza che si trovano in ogni maniera, incluso il misticismo. Nulla dev’essere tralasciato se serva alla Fede.

Germano Scargiali

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Cosimo Rosselli (Firenze 1439- 1507) è l’autore dell’affresco  dipinto riprodotto in alto. E’ fra i pittori impegnati nella Cappella Sistina,dove si trova appunto l’affresco. Nella primavera del 1481 Rosselli fu invitato da Papa Sisto IV a Roma per la decorazione della Sistina accanto a Pietro Perugino, Domenico Ghirlandaio e Sandro Botticelli con i loro collaboratori. Nel realizzare  queste opere – che coronarono l’opera nel soffitto eseguita da Michelangelo –  i pittori si attennero a comuni convenzioni rappresentative, in modo da far risultare il lavoro omogeneo. L’immagine è molto raccomandata, riprodotta e amata dal Cattolicesimo, spesso evitata o addirittura ripudiata da altre religioni.

L’affresco riprende principalmente due episodi biblici.  Il “Sermone della Montagna” (titolo) a sinistra, dove Gesù pronuncia il sermone circondato dai dodici apostoli e dalla folla. Gli apostoli sono posti alle spalle di Gesù mentre la folla è raffigurata di fronte, le donne indossano quasi tutte un velo bianco ed in primo piano si vede un uomo vestito di nero di spalle mentre discute con un altro di fronte.  I personaggi indossano costumi rinascimentali, cioè del tempo dell’autore. Sulla destra, nello stesso affresco, Gesù guarisce il lebbroso.

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Discorso della Montagna

“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.”

(Matteo 5, 3-12)

Uno dei motti principali del Cattolicesimo è “Credo in unum Deum“: sono le parole iniziali del Credo. Unum significa in latino “uno solo”: non è un sentimento generico verso una divinità unica: la divinità è solo quella. L’ecumenismo consiste nel credere che quella divinità e quella via si dffende in tutto il mondo, contribuendo a tale diffusione. Non nell’essere disposti a dividere la fede alla pari con “altri” che credono in un Dio, anche leggermente diverso da “quell’ Unum Deum”. La tolleranza verso gli altri, raccomandata dal Vangelo, non deve confondersi con la condivisione.

Potrebbe mai “indurci al peccato” chi ci ha lasciato il “Discorso della montagna”? Una riflessione che è un paradosso quanto il dubbio di chi finora in Italia ha pronunziato quelle parole. Si potrebbe allargare il discorso alla “radiazione totale” di ogni espressione latina dalla Messa. Vi sono espressioni brevi e facilissime da memorizzare – spiegandone ogni tanto il significato – che darebbero ancora una uniformità alla cerimonia a livello mondiale. Un sintomo del vero ecumenismo, che si affianchi al piacere di pregare lo stesso Dio nello stesso modo con credenti della più svariata provenienza in ogni parte el Mondo, proprio come voleva Gesù. Egli chiarì senza equivoci come non fossimo nell’ambito di una “religione nazionale o di popolo” ma di tutti i popoli e concluse con la raccomandazione: andate ovunque, informateli e convertiteli. Tolleranza, anche amicizia, ma nessuna condivisione con chi non crede in “questo” Dio! (G.S.)

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