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Libertà di stampa tempi duri per qualcuno

Trump caccia il giornalista. Aggravante: è ispanico. Peggio ha  fatto la presidente di una circoscrizione a Roma: fuori le telecamere dal consiglio. Anche a Torino la Appendino non gradisce Tv in consiglio. Ma sono gli eccessi dei cronisti provocare crisi di ...rigetto? Il problema è più ampio...Trump caccia il giornalista. Aggravante: è ispanico. Peggio ha fatto la presidente di una circoscrizione a Roma: fuori le telecamere dal consiglio. Anche a Torino la Appendino non gradisce Tv in consiglio. Ma sono gli eccessi dei cronisti provocare crisi di ...rigetto? Il problema è più ampio...

Libertà di stampa nell’occhio del ciclone. Il tema fa parte di un altro più vasto, che è la libertà d’opinione e d’espressione. Raramente riconosciuti nell’antichità, spesso inammissibili, tali diritti rappresentano oggi “un must” dello spirito democratico, una conquista della società moderna. Come negarla? Il “sistema” ha, però, certamente escogitato molti altri “sistemi” per limitare quei diritti. Quando può. Il sistema principale è di alto livello e raffinato. C’è – con evidenza – una corrente prevalente di pensiero alimentata dai grandi media a livello internazionale: si veste genericamente dei panni della sinistra condannando apparentemente le ideologie.Di fatto alimenta sentimenti ideologici legati all’ecologia, ad una generica incombente carenza delle risorse, al salutismo, alla possibilità che l’umanità possa solo guastare la natura (come se non ne facesse parte e l’intelligenza fosse …cattiva) etc. E’ questo il vero “populismo”. L’inganno avviene vestendo di correttezza, opportunità sociale, moralità, ecologismo, risparmio etc provvedimenti e misure che mirano a tutt’altro. Potremmo chiamare A gli obiettivi dichiarati e B quelli reali. Una massima di gran valore storico ci insegna – del resto – come il male sia abilissimo a travestirsi da bene. Gli obiettivi riguardano la gestione accentrata – sotto l’egida apparente dello Stato – di tutto ciò che è più indispensabile o può essere presentato (meglio ancora per loro) come tale.

In Italia ci si aspettava da Matteo Salvini qualche esternazione radicale contro la stampa. Meno da Berlusconi, per quanto ne siano venute, perché – in qualche modo – l’ex cavaliere è egli stesso un comunicatore in qualità di grande editore.

L’infrazione alle regole è venuta, invece, dai 5Stelle. In particolare dal vicepremier Luigi Di Maio e dall’ex deputato Alessandro Di Battista: “infimi sciacalli“, “pennivendoli“. Frasi e parole indecenti – fra cui la parola …puttane – sentenziate dopo l’assoluzione della sindaca di Roma Virginia Raggi. Ma c’è chi preferisce passare direttamente ai fatti…

Insomma: a questo punto, chi eccede?

Giornalisti in piazza hanno subito protestato contro le parole pronunciate dagli esponenti Cinquestelle, mentre Francesco Viviano, ex inviato di Repubblica ora in pensione, ha annunciato di avere querelato il vicepremier e l’ex parlamentare…

Oltre Oceano – c’era da aspettarselo – a cadere sulla classica buccia di banana è stato Donald Trump. Quasi volesse far contenti i suoi tanti detrattori, lui, il Tycoon – detto così da chi invece lo ammira come manager – e The Donald – come lo chiama affettuosamente la bella moglie, si è “permesso” di cacciare un giornalista da una conferenza stampa. E poco importa che questi lo avesse insultato, perché il “fallo di reazione”, come è noto, è considerato ugualmente grave, anzi più grave del primo.Così si usa sui campi sportivi e …fuori. Tutti noi, anche nel privato,  dobbiamo imparare a rispondere così: “…io queste parole non le ho neppure sentite, perché sono abituato ad ignorare le insolenze”. Funziona…

Anche in America i giornalisti – inclusi quelli pro Trump – hanno fatto quadrato a favore del “cacciato”. E’ nella tradizione: guai a chi tocchi i giornalisti, creando indesiderati precedenti che porterebbero, nei timori, ad una deriva ingiusta e condannabile. E’ opportuno così…

Ma – noi che siamo pro Trump sin dalla vigilia della sua elezione e che abbiamo avuto chiare conferme nella politica del Presidente – facciamo notare preliminarmente come sia difficile essere contro chi ha avuto il coraggio di proclamare: “spazzerò il fango di Washington“, intendendo anche quello di Wall Street. L’attuale presidente è contro “il genio del male” e rischia grosso. Grossissimo. Poi ha la sua personalità, va avanti col pugno di ferro, ma sa sfilarlo e tirar fuori anche la mano di velluto. Ha portato il mondo a trattati di pace, l’America verso il lavoro, la sua nazione -insomma – verso traguardi di prosperità. Che volete di più? 

Trump se l’è cavata, anche, con stile: “emetterò un regolamento di comportamento per i giornalisti in queste circostanze”.

Ma, entrando nel merito, riteniamo sacra la libertà di stampa e, prima ancora la libertà di pensiero e d’espressione. Ci mancherebbe! Ciò, se è vero che, da liberali, liberisti e libertari, riteniamo che la libertà sia così importante che nessuna delle tre fedi appena indicate possa essere proclamata, coltivata e, quindi, mantenuta separatamente dalle altre due. Non può esserci una libertà d’opinione che escluda quella di comportamento e limiti il libero mercato.Molta prudenza deve adottarsi nel dettarne le regole indispensabili, legate alla morale laica ed a quella religiosa, che è certamente “un di più”. Cioè – secondo noi – qualcosa di più e di meglio. Perché coinvolge interiorità, motivazione, intenzioni di cui la morale pubblica poco o punto può sapere…

Riteniamo, però che a tutti, inclusi i giornalisti tipo “le iene”, tocchi il dovere del “buon gusto” e del rispetto, il che fa escludere ogni insolenza. Polemici fino allo spasimo – la critica e  la polemica sono il sale del giornalismo –  ma non insolenti!

Che cosa si è verificato nei fatti? Sarebbe “bello” essere stati presenti. Le insolenze alla Raggi le abbiamo vissute. Non sono ammissibili, ma sinceramente in molti gliene “spedivamo” anche nel privato. C’è un costume giornalistico che certamente va oltre i confini del buon gusto, dell’educazione e del rispetto. Esso va condannato. Non si verifichi, però, che gli stessi che travalicano quel confine facciano, poi, la morale e scrivano le regole.

Nel caso di Trump, come ignorare che sia un raro politico che si è messo contro le soperchierie che la finanza compie nei confronti dell’economia?

La sola difesa che il mondo (e il popolo) abbia nei confronti dell’alta finanza è rappresentata dalla politica. Lo si voglia o no. La politica “è” il popolo. Purtroppo, forse. Questo – la nazione – non ha altro scudo. Trump è di quelli (molto rari) che cercano di combattere il potere della finanza contro l’amministrazione. Schierarsi polemicamente contro di lui può destare certamente un legittimo sospetto. Unno dei paradossi evidenti è che accusino spregiativamente di “sovranismo” coloro che vogliono attribuire maggior potere alla politica che ai centri men noti di potere.

Ecco una domanda: scegliamo sovranismo o lobbismo?

Frattanto, che “la stampa” sia un modello di obiettività è una chimera: prova ne sia il timore diffuso per la libertà d’espressione a mezzo web la dice lunga: fac news? E che dire delle tante bufale a mezzo stampa? Da giornalisti lo riconosciamo facilmente. La morale è presente nei giornalisti. Ma è un fatto personale e trasversale.

Abbiamo ciò che Travaglio  chiama”giornale unico“. Noi lo definivamo “coro dei media”. E’ questo il peggio: l’uniformarsi agli stereotipi voluti – in fondo – dal Sistema e da chi lo comanda. C’ è di peggio: qualcuno lo fa per connivenza, altri per non sembrare fuori dal giro, cioè semplici “paria“, in un mondo in cui non mancano le “caste“, anche più che nella lontana India. Insomma, l’invito (che molti seguono, intendiamoci) è piuttosto: comportiamoci da esseri umani. Perché non crediamo certo che “pennivendoli” possa essere aggettivo da attribuirsi ad una maggioranza di giornalisti.

Non è facile, del resto, trovare il coraggio di “dirla tutta”, cioè come la si pensa, rischiando anche di… non essere pubblicati. Il che è un timore che probabilmente non esclude neppure le grandi firme.

Scaramacai

 

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