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Sulla situazione scolastica testimonianza d’una docente del centro Italia

Scuola terremotata materialmente: sembra il simbolo del terremoto presente nella didattica e nel comportamento. I docenti sono stati anche privati di gran parte dell'autorità.La scuola è ridotta ad una sorta di parcheggio: docenti o baby sitter?Scuola terremotata materialmente: sembra il simbolo del terremoto presente nella didattica e nel comportamento. I docenti sono stati anche privati di gran parte dell'autorità.La scuola è ridotta ad una sorta di parcheggio: docenti o baby sitter?

Sul grave fenomeno della dispersione scolastica una recente ricerca ha rilevato che su cento studenti solo ventotto giungono in Italia fino all’università.

A che cosa è dovuto l’abbandono? Di certo molti ragazzi lasciano la scuola perché la trovano troppo difficile. Il problema è maggiore nei quartieri disagiati, nelle periferie degradate, nei cosiddetti “quartieri dormitorio”. La situazione generale – tolte le eccezioni di alcune scuole privilegiate –  è pressoché drammatica. Si sa che anche all’estero le cose non vanno bene, ma ci basti osservare la realtà nazionale.

Le difficoltà provengono spesso anche dalla rigidità degli insegnamenti. Nonostante da anni si parli di programmazione, si richiede in genere allo studente di raggiungere standard genericamente uguali, cioè almeno delle conoscenze minime uguali per tutti. Le classi sono anche disomogenee, per cui l’insegnamento personalizzato resta al livello delle mere “buone intenzioni”.  Insomma,una serie di contraddizioni si frappongono al buon andamento del processo educativo e di acculturamento.

Occorrerebbe, invece, passare ad una scuola più flessibile. Alcuni studenti si decidono, fra l’altro, all’abbandono perché i genitori vogliono che vadano a lavorare e loro stessi guardano con più interesse alla possibilità di guadagnare presto qualcosa. Cercano un’occupazione di fortuna, anche se sottopagati e spesso meramente sfruttati…

Restano a lungo, in realtà, letteralmente per strada… Vi sono poi giovani come “rottamati” che vanno a scuola ma non partecipano. Cosa più grave, perché oggi, quando è carente la famiglia, solo a scuola possono coltivare delle relazioni di livello accettabile.

Non manca per protestare, ma solo nelle scuole "bene".

Non manca per protestare, ma solo nelle scuole “bene”.

Per molti ragazzi non è possibile applicarsi allo studio: laddove si riscontrano problemi occorrerebbe mediare, ma…

Spesso un ragazzo lascia a casa situazioni di “disastro familiare”  e si sfoga a scuola, dove giunge già con la voglia di litigare. Ci sono studenti che non profittano in alcun modo delle lezioni: bisognerebbe capire caso per caso il perché e vedere quali rimedi adottare. Ma siamo molto lontani da questa possibilità: sappiamo che c’è carenza di personale docente (professori di sostegno) ed anche di locali adatti. Le scuole in moltissimi casi hanno aule piccole e malsane, molto affollate…

Occorrerebbe, insomma, un intervento di grandi proporzioni da parte dello stato. Specie nelle zone “difficili” dei centri urbani, ma anche dei piccoli centri. I motivi del disagio sono di differente natura ma di pari gravità… 

Con l’intervento dei “Maestri di strada” (…lavorano per recuperare i ragazzi della dispersione scolastica nella scuola dell’obbligo, ndr) si cerca di coinvolgerli,soprattutto attorno a tre poli: il teatro, la musica, il cinema. Questi spesso rappresentano motivi d’interesse tali da consentire, almeno in parte, di recuperare dei disadattati che, dedicandosi a queste attività, verso le quali si sentono più portati, riescono ad applicarsi, recuperare livelli d’attenzione e proseguire lungo la difficile strada della formazione. Ciò indica già una via d’uscita, che andrebbe, però, intrapresa in modo più sistematico e organizzato. Dalle scuole usciranno in ogni caso giovani migliorati rispetto ai livelli di partenza, che spesso sono molto bassi, sia sul terreno culturale che su quello morale. Una conseguenza, in molti casi, delle condizioni economiche molto limitate. Motivo questo di una sorta di vero e proprio abbrutimento.

Marisa Mauro

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