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Carmelo Patti eccolo qui

Carmelo Patti,  come lo ricordiamo. Diceva senza vergogna: quando lasciai Castelvetrano io e mio padre non avevamo neppure che cosa mangiare. Suo padre fu il suo primo socio e con lui fallì una prima volta ripartendo da zero... Ma aveva iniziato a lavorare in settentrione come apprendista. Non è certo un caso unico nella storia...Carmelo Patti, come lo ricordiamo. Diceva senza vergogna: quando lasciai Castelvetrano io e mio padre non avevamo neppure che cosa mangiare. Suo padre fu il suo primo socio e con lui fallì una prima volta ripartendo da zero... Ma aveva iniziato a lavorare in settentrione come apprendista. Non è certo un caso unico nella storia...

Qualcosa non quadra nella storia di Carmelo Patti, ma soprattutto in come da sempre è stata raccontata. Essa culmina, adesso, in un ultimo provvedimento che sembra essere anche il più recente (24 Novembre) dei tanti contro di lui, che rimane pur sempre uno dei maggiori, forse il più grande, imprenditore siciliano che si sia mai visto su quest’isola economicamente disastrata. Ma sappiamo come ci sia chi oggi dice soddisfatto: le imprese mischiate alla mafia sono velenose! Vero, verissimo…

Patti sorridente in una immagine più giovanile. Il suo errore fu tornare in Sicilia?

Patti sorride felice in una immagine più giovanile. Il suo vero errore fu di voler tornare in Sicilia? Se avesse voluto riparare a suoi supposti svarioni lo avrebbe mai fatto tornado in Sicilia? O si credeva, invece, così forte da potere redimerla un po’?

La Dia di Palermo ha, infatti, eseguito un decreto di sequestro e confisca, emesso dal tribunale di Trapani su proposta del Direttore nazionale della Dia, nei confronti degli eredi dell’imprenditore Carmelo Patti, originario di Castelvetrano, già – fra le tante cose – proprietario della ex Valtur (ora in amministrazione straordinaria e fiorente, affidata – benauguratamente – alla Aeroviaggi di Palermo), deceduto il 25 gennaio 2016.

C’è anche chi afferma più o meno: “…smascherato fino infondo un altro turpe capitalista”. Sinceramente non ci sembra un buon atteggiamento

Ma quel che più dovrebbe insospettire la nostra intelligenza è come venga (in questo e in altri casi) raccontata la lunga storia du questo personaggio. Perché parlando “a forza di mezze verità e mezze bugie” si giunge di regola a conclusioni che si trovano chi sa dove. Già, in quale pianeta? Chi – bene o male – scrive articoli di giornale sente e legge fra le parole (fra le righe, si diceva, ma ora c’è anche …mamma Tv) un po’ di più della gente comune. Denotazione, connotazione, allusioni… Troppo spesso si parla di evidenza equiparandola alla certezza, ma l’evidenza non è scienza. Si pensi a quanto di poco intuitivo (evidente) ci sia nelle leggi della aerodinamica e della idrodinamica… 

Non è questo – di certo – il solo caso di storia mal raccontata, ma è un fatto (particolare) che da sempre chi scrive queste righe segua la vicenda di Patti – sia pur a distanza, con lungo dispiacere, attenuato ora da un “…meglio, a questo punto, che ne sia stato lontano”.

Chi scrive si è applicato a “questa storia” da quando Patti tornò in Sicilia con l’aria dello Zio d’America, esprimendola volontà di beneficiare la sua isola, impiantando una delle proprie attività imprenditoriali proprio nel settore in cui l’Isola è più vocata: vedi caso, il turismo. Patti ne fece, per questo, arditamente e in un attimo …la capitale mondiale della Valtur. Ci sono tutti gli elementi per ritenere che “lo fece perché …poteva”. Disponeva, infatti, di industrie e attività dappertutto e “il suo proprio interesse” avrebbe potuto indirizzarlo ovunque…

Patti era anche un probabile sognatore: se non lo sei non crei tanto nella vita! Il “nuovo arrivato” si fece anche “nominare” presidente della Gesap, per guidare da dentro qualcosa come l’aeroporto di Palermo, la vera ‘porta’ del turismo. Ansi, chi scrive ricorda che il sindaco Orlando gli promise pubblicamente che …glielo avrebbe fatto – praticamente – acquistare… Patti pensava – forse – di essere ancora in America (in Argentina?), mentre – in perfetto contrasto con quanto oggi si allude – non si rendeva conto di sedersi su una polveriera. Non per la grandezza e l’importanza dell’aeroporto – che era da rilanciare – ma per la realtà concreta che stava attorno al “tutto”. Lo avrebbe voluto “comprare” o qualcosa del genere, ma dovette poi fuggirne, invece, a “gambe levate”.

Il procedimento ha riguardato, oggi, un patrimonio stimato, al momento, ‘prudenzialmente’ in oltre 1,5 miliardi di euro, ma c’è chi parla di oltre 5 miliardi… Ma chi dice che Patti era …il padrone della Valtur dice poco o niente. Era, fra le tante cose, anche armatore di una flotta di mercantili. Se fosse stato per mero interesse personale, lanciare il turismo in Sicilia rappresentava – evidentemente – solo un piacere, o quasi, se non un gioco per lui. Che cosa sono i miliardi (di euro) successivi per un uomo che ne ha già fatto alcuni?

Ma qui bisogna focalizzare un concetto non facilissimo: in un territorio in sottosviluppo o semi sottosviluppo (come la Sicilia) i valori assoluti sono ugualmente molto alti. Vogliamo dire che c’è sempre a chi fanno gola. Anche molta gola. C’è sempre chi è geloso “della piazza”… Di più: nel sottosviluppo taluni si sentono padroni, ma temono, o sanno, di subire grandi perdite, o una gran ‘deminutio’, se arriva …lo sviluppo. Abbiamo avuto più esempi della scoperta di “ladri di galline” in certi posti dall’apparenza molto …importante. E proprio alla Gesap…

Carmelo Patti con la bella figlia Maria Concetta. Si sequestrano i loro beni: saranno assegnati a chi li sa amministrare o la maggior pena - come in molti casi - sarà l'onta di vederli distruggere?

Carmelo Patti con la bella figlia Maria, Concetta, cresciuta da manager, quando non immaginavano  ciò che si sarebbe abbattuto contro di loro. Si sequestrano adesso i loro beni: saranno assegnati a chi li sa amministrare ovvero la maggior pena – come in molti casi – sarà l’onta di vederli distruggere?

Partiamo da un’espressione di oggi in Tv, quasi una biografia, ma da non scrivere, talmente è sintetica: “…la storia della fortuna di Carmelo Patti inizia e termina in Sicilia”. Questa la premessa del breve servizio cui seguiva il tono che riscontriamo – più o meno – in questo stralcio d’articolo: “…finalmente, dopo 6 anni di lungaggini burocratiche, sono stati confiscati agli eredi …un miliardo e mezzo di beni”.

Ma ecco come noi vi riscriviamo la biografia se vogliamo essere altrettanto sintetici (e volgari), ma anche meno imprecisi: “…La storia della fortuna di Carmelo Patti inizia quando abbandona la Sicilia e finisce quando decide di farvi ritorno”. Tutta un’altra storia, vero? Si potrebbe aggiungere un inciso a …decide di tornare: “purtroppo per lui”. Chiaro? Perché l’input siciliano fu solo nel fatto che Carmelo, il giovane povero, all’inizio della “favola” era siciliano.  

Indicarlo, inoltre, nei veloci incisi, come il proprietario della Valtur, tacendo della sua maggior industria, quella che forniva parti elettriche – la Cablelettra che aveva inglobato anche l’ex cliente Philco – alle maggiori fabbriche automobilistiche del mondo (Fiat in testa) della compagnia di navigazione (mercantili) ed altro ancora, equivale – anche stavolta – esattamente a mentire. La storia è questa: il giovane Patti andò a lavorare alla Philco e alla fine – in una operazione di salvataggio – la comprò…

Non è un caso unico: la storia è piena di imprenditori partiti da zero in ogni parte del mondo.

Perché di tutto aveva bisogno Patti quando tornò in Sicilia, prima di comprare la Valtur, tranne che di soldi. Ma – per la verità – era anche abituato a chiedere finanziamenti, per esempio alla Regione, come tutti gli imprenditori. Visto che erano previsti…

Ma a chi darli meglio che a lui, che aveva costruito una fortuna partendo da casa con la classica valigia legata con lo spago e fatto, poi, tanta fortuna?

Certo, tentare una difesa di Patti in un ambiente che da molti anni criminalizza il profitto e lo stesso utile d’azienda, con frasi come “Sai? …Ci guadagna!”, è difficile. I più, conoscano o meno Honoré de Balzac, condividono, comunque, la sua massima più nota: “alla base di ogni grande fortuna c’è un crimine”. C’è del vero? Certo! Ma le grandi fortune sono il volano del mondo. Lo sviluppo “nacque come fatto e come concetto” quando l’argento e l’oro delle terre oltre oceano stuzzicarono la voglia di lavorare dei ‘capitalisti – imprenditori’. Allora si chiuse il Medio evo e nacque l’Età moderna. Ma a qualcuno – si sa – non piace neanche questa…

Si potrebbe notare che dietro ogni imprenditore in Italia c’è un crimine, perché meno nota è un’altra massima di Balzac, che pur non conosceva bene l’Italia: “La burocrazia è un meccanismo gigante mosso da pigmei”. E gli imprenditori non sono pigmei, Patti non lo era, ma, come gli altri imprenditori, doveva aver a che fare con i pigmei…

No, Carmelo Patti non era un ladro di galline!

Bisogna aver vissuto in un’impresa per sapere che con i reati di falso in bilancio e falsa fatturazione – almeno in Italia, ma crediamo almeno in tutta Europa ed anche fuori – puoi “fregare” qualunque imprenditore. Cosa che avviene spesso, naturalmente, perché nessuno – specie nell’imprenditoria – è …senza nemici. E i nemici, spesso, hanno amici e …amici degli amici. Ma siamo noi, adesso, a giocare con le parole…

Ma ecco “la mia” storia su Carmelo Patti…

Non fuorviamo, infatti, il discorso. …La “mia storia” su Carmelo Patti inizia dal giorno in cui “mi” fece saltare nella sedia mentre dormivamo in un convegno alla fiera del Mediterraneo (gli diedero la parola alle 14 dopo il buffet). Non si vantava certo di ciò che aveva in tasca, ma parlava di turismo incoming come nessuno, né prima né dopo ha mai fatto davanti a chi scrive, né in pubblico, né in privato: chiarezza, dati,idee… Eppure sembrava un vecchione reclutato in campagna. Avevamo pensato: “…ora – questo – chi sa che cosa dirà?”

Invece, tutto il contrario. Cercai (scusate la prima persona) di non perdere una parola. Perché mi era chiaro già allora (come a Patti) quanto poco valgano da soli i monumenti, la storia ed anche i siti Unesco. Tanto è vero che, rispetto a Malta e all’Irlanda – che hanno ben poco di tutto ciò – non battiamo un chiodo… Lo sterile “potremmo vivere solo di turismo”, come se “gli ospiti” ci dovessero cascare addosso, è – forse – la peggiore delle affermazioni possibili…

Poi Patti acquistò la Valtur e il discorso si può già chiudere in poche righe. Infatti, fu già l’epilogo, nel senso che fu l’immediato “inizio della fine“.

Perché la prima cosa che si disse era che l’avesse molto “vergognosamente” comprata per un boccone di pane. La seconda fu che avesse avuto …i soldi dalla Regione (ma ben vengano nelle sue mani!). La terza è che, mentre si sapeva a distanza dei suoi programmi, si susseguirono anche quei tristi “… se glielo fanno fare”.

Ma chi è che “fa fare e non fare” le cose? Quando avremo una risposta in proposito?

Ricordiamo una Bit in cui la Valtur offrì tutti i giorni “vere spremute d’arancia siciliana” a tutti quelli che ne chiedevano per tutto l’orario di fiera. Se la Sicilia avesse dovuto compensare Carmelo Patti solo per quello, quanto avrebbe dovuto dargli?

Vi rendete – ora – conto come sia difficile per chi scrive credere che fece tutto per riciclare i soldi di Messina Denaro? Quindi, adesso la Valtur l’avrebbe comprata con i soldi del Boss? Ma non erano stati pochi? Non glieli aveva dati la regione? Solo che lui ne aveva tanti dei suoi… Secondo me a M.M.D. lo avrebbe potuto solo finanziare…

Pensate – ed è storia – che è stato accusato anche di “nepotismo” per aver nominato una delle sue figlie AD dell’oleificio di famiglia a Castelvetrano. Come si vede il limite del ridicolo è stato superato più volte…

Una volta gli dissi: “…io sono un piccolo uomo, ma vorrei incontrarla per un’intervista”. Mi rispose: “ho ascoltato il suo intervento al convegno poco fa. Non si sminuisca, lei non è un piccolo uomo”. Fu un bel momento: avevo da poco valutato pubblicamente l’esiguità di uno stanziamento per il rilancio delle imprese artigiane in Sicilia, dopo anni di persecuzioni tramite il fisco, i “permessi”, i controlli, la burocrazia, l’obbligo di osservare lo stesso contratto metalmeccanici della grande industria (che era difficile conoscere ad ogni novembre, pena la cancellazione dei benefici fiscalizzazione: sapete, gli oneri… Si otteneva con …preghiere – ricordo – in via Duca della Verdura, scritto a penna Bic in un foglio volante). Era l’inizio della fine – e speravo ancora di no – per l’artigianato in Sicilia e in Italia. Come un accompagnatore turistico, mi offro per mostrarvi oggi le vecchie saracinesche abbandonate: avrebbero potuto e dovuto trasformarsi in piccole industrie…

Dopo quell’intervento, a proposito di chi scrive, personaggio noto ai più solo per conoscere i motoscafi e la vela o perché una volta correva i 100 metri, seguì una serie di “chi è, chi è, chi è…” Sapete come rispondono a queste domande sottovoce o quasi? “Nessuno”. Altro che piccolo uomo…

Tornando a Patti, …restò per un po’ ufficialmente stimato dai più.  E’ ovvio che poi “gli abbiano trovato qualcosa, anche di  grosso”. Si disse, poi, che la Cablelettra, la ditta alla base della sua fortuna con uno stabilimento al nord e l’altro al sud, fosse in realtà  in crisi e rea di evasione fiscale e falsa fatturazione. Per questo Patti comprò la Valtur? Mah! Ci credo poco…  Ricordo un uomo sorridente e sereno, capace di parlare tanto con disinvoltura quanto con competenza di tante cose…

Comunque, Passò il tempo e qualcuno mi disse di …lasciar perdere ogni interesse per Carmelo Patti. Ormai c’era chi sapeva, prima che venisse fuori dai giornali, come …stesse già sul libro dei “cattivi”. Cominciava ad avere i giorni contati. Raccontiamola così…

Scaramacai

 

Nota

Come la mettiamo – infine – di fronte alle tante incriminazioni per falso in bilancio e falsa fatturazione, che hanno provocato il disastro di splendide aziende con moltissimi addetti, macchinari, know how rispetto alle realtà – perché questo sono – dei moralisti che tanto avevano anche loro condannato “gli altri” alla Helg, alla Lo Bello, alla Antonello Montante? Vogliamo metterli alla pari con gli imprenditori alla Blue Boat (Termini Imerese), alla Carmelo Patti o come i fondatori di porti turistici (li hanno come il fumo negli occhi) o come i titolari dei Vini Santa Anastasia, risultati dopo molti anni innocenti? Prima di “bloccare” delle vere grandi aziende, tanto rare in Sicilia e tanto difficili da “metter su” pensiamoci attentamente e con raziocinio! Che – almeno – queste aziende non muoiano!

Con le realtà imprenditoriali, niente placcaggi alla rugby, ma studi approfonditi per garantirne la sopravvivenza! Ci pare il minimo…

O dobbiamo proprio ricordare Madre Teresa e Padre Pio che accettavano denaro di dubbia provenienza pur di destinarlo alle opere di bene? Ma c’è di certo qualche moralista che – a questo punto – dubiterebbe della loro santità…

Già: il denaro di dubbia provenienza è avvelenato per natura, al contrario egli amuleti che …basta averli in tasca perché portino fortuna.

(D.)

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