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Rosso Istria: il dramma di Norma Cossetto e delle foibe proiettato al Cine Aurora

Inizia con le manette la drammatica fine di Norma CossettoInizia con le manette la drammatica fine di Norma Cossetto

Rosso Istria“, film di M. H. Bruno e Antonello Belluco, girato a Padova in quest’anno stesso (2018), è stato proiettato al Cine Aurora per iniziativa della comunità ‘istriano, fiumano, giuliano, dalmata’ presente a Palermo, animata in quest’occasione soprattutto da Gino Zambiasi.

Il film – visto al Cine Aurora  sul dramma delle foibe  è senz’altro da definire “molto bello”, di quelli che di certo ti accompagnano a casa e ti tornano in mente fino all’indomani. Non c’è dubbio che i nostri sentimenti e i racconti di famiglia (ma noi siamo siciliani) ci portano a dire anche che …fosse tempo che si facesse luce e ristabilisse, almeno in parte, la verità storica su ciò che avvenne in Italia dal 1943 al 1945… I reduci presenti di quelle parti ci dicono, del resto, pur a distanza di tanti anni, che la realtà vissuta fu addirittura peggiore…

La vera Norma e quella cinematografica. Somigliantisssima

La vera Norma e quella cinematografica: Somigliantisssima. E’ Serene Gandini, francese.

La sceneggiatura e la regia sono, però, di alto livello e in grado di lanciare regista e sceneggiatori verso nuovi traguardi. Soprattutto Maximiliano Hernando Bruno produttore e regista assieme allo sceneggiatore Antonello Belluco e all’autore della fotografia Giovanni Andreotta. Notevole la cura dei particolari, gli arredi, pur – spesso – nella stessa povertà contadina, l’ambientazione in genere…

Incisivi per intensità gli interventi di Geraldine Chaplin e soprattutto di Franco Nero, nella parte del “professore”, torturato e – infine – passato anche lui per le armi in una cantina, che fa anche da coscienza della storia, ristabilendo certe verità e richiamando l’attenzione verso l’equilibrio che dovrebbe presiedere al comportamento umano da un parte e dall’altra. La giovane e bella Serene Gandini entra a fondo nella parte di Norma Cossetto, la protagonista, una studentessa prossima alla laurea che finisce violentata e “infoibata” assieme a migliaia di “italiani”, non certo “colpevoli” di essere …accesi fascisti.

Antonello Belluco ha diviso con il produttore sceneggiatura e regia.

Antonello Belluco ha diviso con il produttore Maximiliano Hernando Bruno  regia e sceneggiatura.

Maximiliano Hernando Bruno è riuscito, nel complesso, a trovare la chiave giusta per raccontare quei giorni e quelle vicende, cioè per adempiere ad uno dei molteplici compiti del cinema: fare memoria. Qualche accentuazione melodrammatica non manca: il capobanda titino è il Male assoluto, mentre al comunista italiano vengono attribuiti i tratti del traditore della propria gente, anche per risentimento amoroso, con possibilità di riscatto finale com’è nell’opera lirica… In effetti il film non manca di lirismo, ma in un contesto caratterizzato da sequenze più che drammatiche, assolutamente tragiche e di crudo verismo. Quando sembra che si voglia solo alludere agli stupri per pudicizia, essi vengono – invece –mostrati con molta chiarezza…

Il film non manca, però, di dar voce – qua e là – al punto di vista della “controparte”, alla ricerca di un tono di obiettività che non guasta. Ma sopravviene, pesante, l’epilogo: l’immagine dell’orrenda pena delle foibe, in cui vennero gettati gli italiani anche vivi o, ancora coscienti, sebbene già spacciati, legati ‘un l’altro col ferro filato come risulta sia stato il caso di Norma Cossetto. Una sentenza di una crudeltà, certo, più che animalesca…

Ancora un'immagine (fuori scena, ma con un look similare) di Serene Gandini, la splendida ragazza cui sorride la vita e che sembra prendere il posto dell'infelice protagonista del film.

Ancora un’immagine (fuori scena, ma con un look similare) di Serene Gandini, la splendida ragazza e attrice cui sorride la vita, di cui sembra  quasi prendere il posto dell’infelice protagonista del film.

…Siamo nel settembre del 1943, nei giorni in cui nei territori italiani, martoriati dalla guerra. scoppia il caos: il maresciallo Badoglio, capo del governo italiano, chiede e ottiene (con utilitaristica quanto intempestiva, mossa “all’italiana”) l’armistizio da parte degli anglo-americani e unitamente al Re fugge da Roma, lasciando l’Italia allo sbando. L’esercito non sa più chi è il suo nemico, chi l’alleato né come deve comportarsi (vedi il caso di Cefalonia). Il dramma si trasforma in tragedia per i soldati italiani abbandonati a se stessi nei teatri di guerra, ma anche e soprattutto per le popolazioni civili Istriane, Fiumane, Giuliane e Dalmate, che si trovano ad affrontare un nuovo nemico: i partigiani di Tito (i titini) che avanzano in quelle terre, spinti da una furia anti-italiana più che anti-fascista. L’insulto per tutti è, però, di “fascista”…

In cambio Badoglio ottiene all’Italia il titolo di mera “cobelligerante” e non mancarono anche qui – perla verità – episodi di attaccamento alla divisa e senso del dovere dei soldati italiani (ne è un ricordo la storia di Montelungo, in cui cadde un’intera compagnia di allievi ufficiali carristi, inviati come fanti e ‘dimenticati’ senza avvertimento sulla linea di battaglia dagli …americani).

Una vera immagine di una ragazza 'catturata' dai titini: le hanno impresso sul volto la M (Mussolini).

Una vera immagine di una ragazza ‘catturata’ dai titini: le hanno impresso sul volto la M (Mussolini).

Nel drammatico contesto storico del fronte jugoslavo, risalta la figura di Norma Cossetto, alla quale, sei anni dopo la morte, è stata conferita la laurea honoris causa dall’allora rettore Marchesi dell’università di

Buoni e cattivi fuori scena: questa volta era soltanto una finzione.

Buoni e cattivi” fuori scena: questa volta era soltanto una finzione.

Padova. A lei è intitolata una targa posta all’interno dello stesso ateneo. Nel 2005 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi le ha conferito la medaglia d’oro al valor civile.

Antonello Belluco, sceneggiatore e diretto alter ego del regista e produttore, già aveva già diretto le riprese de “Il segreto di Italia“, sulla strage compiuta dai partigiani nel 1945 a Codevigo, argomento “scomodo” che non mancò di suscitare diverse polemiche, tra cui quella dell’Anpi di Padova, che lo definì “fazioso”.

(Testo raccolto con osservazioni e critica di Germano Scargiali)

 

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