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Lassù qualcuno ci odia

Se cercate "potere del denaro" su Google  troverete immagini di Wall Street ed anche delle maggiori testate giornalistiche che  influenzano l'opinione pubblica sui temi più svariati ma operano in prevalenza al servizio di grossi interessi  in fatto di economia e finanza. Le grandi tesate appartengono  longa manus anche direttamente ai finanzieri. La  mano politica "dovrebbe" difendere il popolo, che - in realtà - a propria difesa ha, quasi, soltanto la cultura e la ragione.Se cercate "potere del denaro" su Google troverete immagini di Wall Street ed anche delle maggiori testate giornalistiche che influenzano l'opinione pubblica sui temi più svariati ma operano in prevalenza al servizio di grossi interessi in fatto di economia e finanza. Le grandi tesate appartengono longa manus anche direttamente ai finanzieri. La mano politica "dovrebbe" difendere il popolo, che - in realtà - a propria difesa ha, quasi, soltanto la cultura e la ragione.

Qualcuno o qualcosa si oppone visibilmente – da alcuni decenni – al progresso e alla crescita, agendo con tutte le leve possibili all’interno della realtà sociale, civile ed economica.

Questo “grande colpevole” riteniamo si opponga alla crescita e allo sviluppo sin da quando tale “realtà” socio economica dimostrò di essere capace di creare il cosiddetto “boom“, fenomeno e termine che vide la luce – come sappiamo – proprio in Italia dopo la cosiddetta “ricostruzione” e, poi, si verificò e venne notato in tutto il mondo industriale… 

Chi si oppone alla crescita teme gli effetti del boom ben più di quanto non tema gli effetti di una crisi come quella del 1929 o di quella provocata, più di recente, dalle “bolle”…

Il grande nemico della crescita – che …le ha provate letteralmente “tutte”, circa dal 1970 ad oggi, ma anche prima, per impedirla o arrestarla, continua oggi con nuove e più raffinate armi… Agisce anche dubitando pubblicamente di tutto ciò che – con palmare evidenza – era successo nel dopoguerra, cioè il passaggio dalla povertà diffusa al benessere diffuso, includendo la già nominata “ricostruzione“, seguita in Italia dall’organizzazione delle Olimpiadi di Roma e poi dai veri e propri anni in cui si giunse alla …coscienza del boom in atto: il cosiddetto miracolo economico

Letterali “mazzate”  sono state inferte alla piccola iniziativa, all’artigianato, alla piccolissima industria, all’autoccupazione: una realtà complessiva che costituisce l’indiscusso humus dello sviluppo generalizzato, in cui il progresso tecnologico (enorme in pochi anni e attribuito erroneamente da qualcuno alla stessa guerra) ai traduce in benessere per tutti… La storia, dalla rivoluzione industriale ad oggi, dimostra che ciò avviene spontaneamente, pur con tutti i limiti e le difficoltà incontrati nell’applicare i principi di democrazia e libertà…

In realtà questo progresso – a parte la prima nascita della civiltà moderna, che ha basi antiche che risalgono addirittura al 500 e poi alla svolta della rivoluzione industriale (motori) – è stato innescato negli anni 30 ed era giunto al 1940, anno che presentava già le caratteristiche e le premesse dell’epoca del “miracolo”.

Da allora i “provvedimenti in negativo” per frenare la crescita, iniziati sull’ala di una malintesa rivendicazione sociale (socialcomunismo) e dei madornali errori del marxismo, continuano. Essi sono stati imprevedibilmente strumentalizzati dai massimi monopolisti… Si noti come i maggiori rappresentanti della mondializzazione prediligano ancor oggi il cosiddetto “capital socialismo“, che favorisce posizioni di monopolio. Al contempo, imponendo un falso socialismo,  una cappa di piombo può essere imposta sull’economia ad opera del potere finanziario.

Uno degli effetti – o dei metodi – visibili è quello di attribuire grande valore al denaro in sé, quasi fosse oro, cercando di mantenerne fisso, con artificio, il valore nel corso del tempo. Ciò – riducendo a zero  la svalutazione e mettendo il mondo di fronte al rischio della deflazione – pesa sull’economia, la  crescita e lo sviluppo e limita le iniziative imprenditoriali piccole e grandi… Evidenti campagne di opinione sostengono errori di valutazione del bene economico creando definizioni mistificatrici e neologismo poco chiari (neolingua) come quella che, accusando il “neo liberismo“, finisce con accusare l’intera economia di mercato e il regime di concorrenza. Due componenti fondamentali fra quelle che garantiscono da anni la crescita diffusa.

L’assenza del mercato è stata una concausa fondamentale del crollo del socialismo reale. Ma sin dall’inizio il grande capitale americano appoggiò paradossalmente Lenin contro lo Zar, tanto che il colore rosso del comunismo fu mutuato da quello delle tabelle dei banchi di pegno ebrei nell’alta Europa, che erano messaggeri della finanza americana. Tranne a combattere, poi, il pericolo comunista in Usa al tempo della “caccia alle streghe“.

Sorge il dubbio del perché la grande industria oggi non reagisca. La risposta può risiedere nell’evidenza che la maggior proprietà coincida, a monte, con quella delle banche

Ma tornando all’inizio dell’articolo, possiamo notare come l’operazione tesa all’impoverimento generale riesca – di fatto – solo limitatamente. L’economia di mercato reagisce in qualche modo, perché  possiede, con evidenza, una forza interna – insieme al sostanziale liberismo di base che l’accompagna – tale da produrre sempre di più di quanto non prevedano i “cattivi poteri“. E non c’è dubbio che tutto ciò, dispiaccia a chi manovra nell’ombra, sostenuto anche da certi moralisti e da certe ideologie che paradossalmente si alleano con …il peggio che c’è: poteri che, potendo, monopolizzerebbero tutto: cereali, cibo, acqua, medicine, ma anche divertimento e persino la religione… Cercano, con evidenza, di “vendere” anche l’aria e le condizioni climatiche, approntando soluzioni costose la cui efficacia non potrà mai essere misurata… 

Germano Scargiali

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