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SUSPIRIA di Luca Guadagnino inaugura la stagione cinematografica 2019

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Tanta attesa per il film presentato all’ultima Mostra di Venezia che esce nelle sale il primo dell’anno

L’accoglienza riservata alla Mostra di Venezia all’ultima prova d’autore di Luca Guadagnino ha lasciato poco spazio da parte dei molti cinefili abituati a fare confronti, il più delle volte poco teneri con autori che vogliono cimentarsi con un soggetto già sperimentato da altri. Se poi il soggetto “preso a prestito” è stato un portabandiera dell’icona del horror Dario Argento, la pellicola di Guadagnino è senza dubbio una prova coraggiosa. E’ indubbio che ogni autore ha la sua Musa ispiratrice che può anche cambiare da una sperimentazione all’altra e così è in questo caso.

Fa piacere leggere nella recensione di un pilastro della critica italiana quale è Natalia Aspesi su Repubblica che anche lei si discosta da certa critica abituata a fare confronti fra “originale” e remake.

In generale gli artisti “copiano” o meglio si ispirano ad altri artisti reinterpretando con la loro soggettività l’opera d’arte ispiratrice. Anche a noi sembra fuorviante fare confronti e se qualcuno suggerisce di rivedere il Suspiria di Dario Argento prima di azzardare di scrivere del Suspiria di Guadagnino rispondiamo che le emozioni guardando un film semmai possono essere influenzate da quel particolare stato d’animo che si vive nel momento della visione.

E così nel rivedere con piacere a distanza di pochi mesi SUSPIRIA la parola che viene subito in mente per definire il Suspiria di Guadagnino è stratificazione.

Spesso il voler sovrapporre in un’unica opera cinematografica vari argomenti porta a disastri (vedi il flop di Garrone con The Tale of Tales di qualche stagione fa). Nel caso di Guadagnino, che abbiamo criticato nel precedente film Chiamami con il tuo nome che assomiglia piuttosto un romanzo d’appendice, il risultato della sovrapposizione regge il ritmo della narrazione ed anzi ne è linfa vitale. Saranno le scelte azzeccate delle due coprotagoniste già sperimentate in A Bigger Splash: Dakota Johnson (50 sfumature di rosso) e Tilda Swinton (Grand Budapest Hotel), quest’ultima nella di Madame Blanc, così distanti come icone cinematografiche ma che Luca Guadagnino è riuscito a mescolare in un thriller che non è solo un thriller. Infatti Guadagnino durante lo svolgersi della narrazione originale che parla di streghe più volte ci ricorda le stagioni tragiche della Germania prima dell’unificazione: il volto triste del comunismo (le inquadrature del muro di Berlino) e il volto tragico della stagione terroristica (i tragici fatti dellle olimpiadi del 1977) ma soprattutto la stagione del male assoluto durante il regime nazista personaggio primario della narrazione che il psicoteraupeta Josef Klemperer (Lutz Ebersdorf). rammenta in continuazione ed anche nel finale che ricorda la Germania d’oggi. Ci si chiede se il personaggio della Madre della narrazione non sia proprio questo male assoluto che anche oggi avvolge l’Umanità. Sebbene la durata sia oltre i canoni dettati dal mercato del cinema (oltre 150 min) l’attenzione del pubblico viene periodicamente rifocillata da scene di puro thriller con il sonoro che supplisce il fuori campo.

La storia si volge in una scuola di danza famosa in tutto il mondo, l’oscurità inghiottirà la sua direttrice artistica (Tilda Swinton), un’ambiziosa e giovane ballerina (Dakota Johnson), e uno psicoterapeuta in lutto (Lutz Ebersdorf). Alcuni soccomberanno all’incubo. Altri alla fine si sveglieranno.

Vorremmo trovare una pecca alla pellicola tale da compensare il perfezionismo anche nella messa in scena, nel colore, insomma in qualcuno dei fattori che concorre alla buona riuscita di un film e ci sembra che l’unico sia il titolo che riporta al confronto impossibile con l’omonimo film di Dario Argento.

Per questo ci sembra che Guadagnino abbia finalmente virato a cinema d’autore puro reinterpretando con il suo stile inconfondibile narrazioni d’altri a partire da A Bigger Splash che è stato pure criticato e che stranamente ci è piaciuto.

Le riflessioni di Guadagnino sulla attualità che ripercorre strade disastrose grazie a grandi film del passato è una scelta che piace e speriamo piaccia pure ai nostri lettori. Per iniziare il nuovo anno con spirito di rinnovamento sarebbe una scelta da vero cinefilo. Buon Anno a tutti!

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