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Dalla “scienza” di Galileo e Leibniz ai pressapochismi mediatici di oggi

Da sinistra Hawking, Einstein e Galileo, tre grandi del pensiero scientifico.Da sinistra Hawking, Einstein e Galileo, tre grandi del pensiero scientifico.

Un buon programma su Rai” (una tantum) ci ripete un principio di Galileo Galilei, avvezzo a definire per primo e in più modi che cosa sia la scienza…

La volontà di farsi capire è caratteristica di tutti i geni che difficilmente sono …ermetici: scienza, afferma Galileo, è quella che ci fa distinguere ciò che sappiamo da ciò che non sappiamo.

Per quanto oggi in certe verità galileiane si riscontrino dei limiti, ecco una sua affermazione inconfutabile…

La stessa trasmissione Tv parla anche di un filosofo e matematico che nel lontano 1600 intuì per primo il principio sul quale sono basati i computer. Il pensiero corre subito a Leibniz (Gottfried Wilhelm von Gottfried Wilhelm von Leibniz o Lebnitz).

Lo scienziato tedesco ideò il sistema numerico binario ed anche il calcolo infinitesimale

Il sistema binario è utilizzato per la rappresentazione interna dell’informazione dalla quasi totalità degli elaboratori elettronici…

Il calcolo binario è un “sistema numerico”posizionale in base 2. Utilizza solo 2 simboli, di sopito indicati come 0 e 1. Ciò invece delle 10 cifre del sistema decimale… Con questi due numeri si possono rappresentare tutti gli altri… Ciascuno dei numeri espressi nel sistema numerico binario è definito “numero binario“.

(Il calcolo infinitesimale è la branca fondante dell’analisi matematica che studia il “comportamento locale” di una “funzione” tramite le nozioni di continuità e di limite, usato in quasi tutti i campi della matematica  e della fisica, quindi della scienza in generale).

In informatica il sistema binario viene utilizzato in quanto le caratteristiche fisiche dei circuiti digitali rendono conveniente la gestione di due soli valori, rappresentati fisicamente da due (soli) diversi livelli di tensione elettrica.

Leibniz – che non aveva a disposizione motore, elettricità, elettronica – stesso costruì un calcolatore basato sui suoi storici principi, ma non poteva essere altro che va essere altro che meccanico (manuale). Era già molto più che un pallottoliere: era basato, come i computer, sul sistema “passa, non passa”, realizzato con palline di marmo e buchi di due grandezze.

Filosofo e matematico al contempo, Leibniz concepì anche la possibilità di esprimere tutto il pensiero attraverso i numeri… Ma fece anche di più nella morale. Con la sua più nota affermazione, “il nostro è il migliore dei mondi possibili“,  lancia un messaggio che è certamente di ottimismo. Per questo Voltaire lo mise alla berlina nel ‘Candido o dell’ottimismo‘ riferito proprio al personaggio di Leibniz …un ingenuo. Ma Voltaire, questa volta, sostanzialmente si sbagliava. Leibniz, tutt’altro che meramente ottimista, allude all’osservazione inconfutabile dell’imperfezione del mondo (in ciò si oppone a Parmenide, Zenone, Platone ed allo stesso Aristotele). Da qui conclude che,se Dio ha creato il mondo “così” non avrebbe potuto farlo meglio. Il concetto ricorda la battuta di Winston Churchill: “la nostra è la peggior società possibile, tolte tutte le altre”.

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Oggi la riflessione di Leibniz – se ben intesa – è attuale di fronte ai dubbi che ruotano attorno al la presenza del male nel mondo: è tutta opera (colpa) umana, ovvero una dose di male è insita nella natura? Vera la seconda asserzione, perché, in ogni caso, anche l’uomo – come abbiamo scritto – è “natura”, anzi ne rappresenta – fino a questo momento – il massimo “plafond”, in virtù della facoltà concessagli di conoscere , pensare essere cosciente… L’umanità, con l’uso della ragione,è la sola che possa opporsi – limitandoli – sul piano individuale all’errore (e al peccato) e su quello obiettivo alle catastrofi (e alle difficoltà) naturali o casuali.

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Il destino di Galilei fu, sin dall’inizio, di essere contestato. Per prima la chiesa cattolica, per quanto si dice che lo scienziato pisano “un Re degli scienziati” non abbia perduto mai la fede. Ciò che più colpì fu rivoluzionare, affiancandosi a Copernico, anche con l’utilizzo della sua più popolare invenzione: il cannocchiale. Togliendo alla Terra la posizione di “centro dell’universo” appariva come una deminutio perla razza umana, frutto sceltissimo della creazione.

Di recente si discute dei “limiti” di Galileo connessi ai suoi inevitabili legami con la sua stessa osservazione di base: “è scientifico ciò che si può constatare”. L’affidarsi alla realtà sensibile,  empirica ma non c’era di meglio ai suoi tempi – si scontra con ciò con le scoperte più recenti sulla micro e macro realtà, sulla dimensione tempo e sulla relatività, verità contemplate dell’altra svolta storica della scienza umana che si è avuta soprattutto con Albert Einstein e il suo epigono Stephen Hawking.

Chi sa che cosa penserebbero Galileo, Leibniz, Einstein o Hawking delle teorie, prive di una qualunque certezza (prova) scientifica sulle variazioni climatiche e relativi supposti”motivi” e rimedi:non è certo che siano in corso, né che siano influenzati dalle “emissioni”, né che siano influenzabili… Oppure di un prevedibile esaurirsi delle risorse, pur a fronte dei progressi della tecnica e della scienza….

Germano Scargiali

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