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Tempi duri per le “toghe rosse”

II giovane guardasigilli  Alfonso Bonafede nato a Mazara del Vallo (Trapani), vive a Firenze, città dove svolge la professione di avvocato civilista.II giovane guardasigilli Alfonso Bonafede nato a Mazara del Vallo (Trapani), vive a Firenze, città dove svolge la professione di avvocato civilista.

Giorni contati per quelle che vengono definite da tempo “le toghe rosse”, rappresentanti in magistratura dei molti che in Italia sono chiamati “radical chic” e in Francia “bourgeois bohemiens”. Ma sappiamo che c’è qualcosa di più serio dietro gli atteggiamenti e le forme, non solo dal punto di vista personale e ideologico, ma come “scelta di campo” ai vari livelli…

Justitia: la bilancia è il simbolo della giustizia uguale per tutti. Di regolai "ricchi" sono favoriti per aver avvocati più bravi.E' una legge di natura che vige anche fuori dai tribunali.Questi,però, devono giudicare solo in base al "merito" e alla colpevolezza rispetto alla legge e giustificare la decisione.

Justitia: la bilancia è il simbolo della giustizia uguale per tutti. Di regola i “ricchi” sono favoriti per aver avvocati più bravi. E’ una legge di natura che vige anche fuori dai tribunali. Questi, però, devono giudicare solo in base al “merito” e alla colpevolezza rispetto alla legge e giustificare la decisione. Era così anche per il pretore romano, che poteva anche decidere in contrasto con l’editto applicando l’equità: la giustizia del caso concreto. Doveva, però, spiegare il perché…

Oggi i giornali accusano pollice verso le toghe rosse, poche – invece – le voci a difesa. Alessandro Sallusti sul Giornale, non ha remore: “Quei giudici più pericolosi degli immigrati”.

Il premier Conte, dopo qualche titubanza, si è schierato anche lui in difesa del leghista…

Il fatto più saliente è che il ministro della giustizia Alfonso Bonafede, siciliano e grillino, si sia schierato con Matteo Salvini nella fondamentale “querelle” del momento: quella relativa al “caso Diciotti”.

Prima di Bonafede, però, è la stessa politica internazionale ad aver dato ragione a Salvini, prendendo finalmente in concreto la decisione di distribuire i migranti fra tutti gli stati e accordando persino che la Sea watch debba approdare nel paese di cui batte bandiera, l’Olanda ovvero in Germania, dato che la Ong è tedesca…

La svolta – per quanto riguarda la vita della magistratura – potrebbe arrivare tra sabato 8 e domenica 9 luglio. Quando 9.500 toghe andranno al voto per il rinnovo dei 16 membri del Consiglio superiore della magistratura.

Come riporta La Repubblica, la magistratura italiana non sarà più a trazione Pd, ma forse in mano a un vicepresidente leghista. Dopo ciò che è accaduto il 4 marzo 2018 per le “politiche”, l’attesa è per un exploit di Autonomia e Indipendenza, il gruppo di Piercamillo Davigo, al quale da tempo ormai si attribuiscono simpatie grilline (e che prima delle elezioni Silvio Berlusconi aveva più volte indicato come il vero premier, se le elezioni le avessero vinte quelli del Movimento 5 Stelle). Se così fosse, significherebbe che i magistrati si sono definitivamente lasciati dietro le spalle le simpatie leghiste.

Si tratterebbe di mandare a fondo anni di ideologia vissuta sotto la scritta che “La legge è uguale per tutti”, un lungo periodo storico in cui –con pochi momenti di breack – non essere di sinistra era, se un pericolo, quanto meno un lusso personale…

La partita per la “de-sinistrazione” della magistratura la sta giocando, scrive sempre La Repubblica, lo stesso neo ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che cita una “toga di grande esperienza” che ha richiesto l’anonimato.

“…Certo è che Bonafede sta giocando la partita. Basti notare che cosa abbia fatto in via Arenula, con uno spoil system, un ricambio, a 360 gradi, come mai s’era visto prima…”

Nello staff del neo ministro non figurano esponenti di Area, la corrente che riunisce le toghe rosse di Magistratura democratica. Le sigle che spiccano sono quelle di Unità per la costituzione, il gruppo moderato e di centro, e di Autonomia e indipendenza, i davighiani…

Lo stesso Bonafede ha poi stoppato l’ingresso nei suoi uffici di due figure della sinistra, l’ex ministro del Pd Anna Finocchiaro e l’ex senatrice bersaniana Doris Lo Moro, che hanno chiesto al Csm di rientrare in magistratura ma hanno subito la stroncatura da parte del Ministro. Stop anche a Felice Casson, ex senatore dell’Mdp (movimento democratico e progressista, ndr).

I primi “scossoni” e i segnali di un nuovo trend sono già visibili.

Le toghe, si dice, ora sono “meno rosse”. La conferma del trend viene questa settimana dalle elezioni della Giunta dell’Associazione nazionale magistrati di Palermo. Dopo Milano, Firenze, Roma, anche nel capoluogo siciliano si è assistito al calo dei consensi per Area- Magistratura democratica, il cartello delle toghe progressiste.

Rispetto a quanto accaduto negli altri distretti, il calo di Area- Md a Palermo assume però i contorni della debacle.

Dalle ultime elezioni, quelle del 2013 – pubblica oggi Il Dubbio – le toghe progressiste hanno dimezzato i propri consensi, passando da 181 a 97 voti. Voti che si sono spostati su Magistratura Indipendente (la corrente definita, secondo i canoni della neolingua, come conservatrice) passata da 97 a 127 preferenze, e su Unicost, il gruppo di centro, che da 80 sale a 107. (Tale tendenza, spiega la stessa testata più in fondo, coincide con l’ingresso in magistratura di giovani insofferenti alle ideologie, iniziata ai tempi del governo Renzi).

 (Testo raccolto e commentato da Germano Scargiali)

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