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La scientificità dell’UE scarsa quanto la cultura dei media

Galileo definì la scienza come ciò che ci consente di distinguere una certezza da un'ipotesi o da un'opinione.Galileo definì la scienza come ciò che ci consente di distinguere una certezza da un'ipotesi o da un'opinione.

Le verità scientifiche – affermò Galileo –  non si decidono a maggioranza. La scienza fa sì che si possa distinguere una certezza da un’opinione”.

Ma anche: “L’intelletto umano intende alcune cose così perfettamente e ne ha così assoluta certezza, quanto se n’abbia l’istessa natura; e tali sono le scienze matematiche pure, cioè la geometria e l’aritmetica; delle quali l’intelletto divino ne sa bene infinite proporzioni di più, perché le sa tutte…”

Infine (si fa per dire): “Se l’uomo non sapesse di matematica non si eleverebbe di un sol palmo da terra”.

L’Unione Europea chiede all’Italia una politica di rigore e al contempo una crescita economica e un aumento del Pil. Il Prodotto interno lordo si misura sommando tutte le transazioni economiche che si concludono in un territorio nell’unità di tempo (es.1 anno in Italia) perché esse sono aritmeticamente rappresentativa della ricchezza prodotta e consumata… Non c’è niente di scientifico, né di matematico in tutto ciò, mentre il rapporto fra disavanzo e Pil è risaputamente una mera invenzione, frutto della fantasia di un quasi ignoto economista francese. Niente di galileiano: Fu F. Mitterand a chiedere al suo “esperto”  un’indicazione che gli fornisse una misura di massima relativa all’impegno da assumere nella spesa pubblica… Intendiamoci: l’Ue porterà alla rovina anche la Germania, mentre la Francia è già “a buon punto”.

Forse l’Italia si salverà, paradossalmente, grazie alla tradizionale improvvisazione, fatta anche di sommerso e nero. Speriamo continui a”puntare i piedi” come sta facendo, a sorpresa e con coraggio, il governo giallo verde…

Badiamo che, un altri termini, l’U.E. chiede all’Italia e ad altre nazioni mediterranee una cosa e il suo contrario. Perché, con una politica di rigore nel fisco e nel welfare, l’economia non potrà mai riprendersi, né crescere.

Dobbiamo ripetere la massima del padre dell’economia Italiana: “E’ da imbecilli – diceva Maffeo Pantaleoni, maestro di Vilfredo Pareto – imporre il rigore in un momento si ristagno economico…” Cioè in un momento di crisi del mercato e della produzione.

Inoltre, si continua a parlare del debito dello Stato e del bilancio statale che è in passivo, ma si tace della bilancia dei pagamenti, che è attiva di parecchio…

Se fosse vero che …gli italiani “si sarebbero mangiati la ricchezza dei propri figli”, cioè delle generazioni future, sarebbe andata in default la bilancia commerciale, il cui passivo, se si verifica, ha vita brevissima, perché dall’estero nessuno manda più merce a chi è insolvente.

Chi non si è saputo amministrare – con buona pace delle verità ben poco scientifiche affermate dai media, dal governo, dall’Europa e dallo stesso Papa – è lo Stato. Questo si è crogiolato nel più insano statalismo, lieto di foraggiare a man salva politici, amministratori e le stesse classi lavoratrici, in anticipo sui tempi. Ha creato un sistema per cui la scelta “ofelima” (V.Pareto) è quella di accettare prebende dallo Stato, dipendere da esse o dai singoli uomini politici, da regalie dell’amministrazione e simili. Ciò con l’evidente finalità di governare tutto, di avere le redini dei gruppi sociali e dei singoli individui, di legarli al potere politico, formando enormi clientele e stuoli di persone la cui principale aspirazione sia quella di farne parte.

Tutto ciò ci ha condotto ad una società che dubita del futuro e in cui si sbiadisce il concetto di cultura e di scienza. Una società che è disposta a credere a verità mediatiche assolutamente a scientifiche – cioè prive di una prova scientifico matematica – quali il progressivo venir meno di acqua e di risorse, il sopravvenire del surriscaldamento, la necessità di ricorrere alle fonti rinnovabili, intese come quelle provenienti da sole e vento.

Si pensi che l’acqua è l’elemento di gran lunga più presente sulla superficie terrestre e che si può ottenere – dolce – in mille modi. L’acqua è una “costante” sul pianeta, perché non può evaporare fuggendone via. L’acqua è ovunque nel sottosuolo e rende coltivabili anche i deserti. Ma non c’è alcun vero bisogno di ricorrere a tanto, in virtù della crescita esponenziale della “redditività per ettaro” e ai sorprendenti risultati della “serricoltura” in tonnellate prodotte. Il resto è speculazione commerciale, cartello, dumping, pubblicità fraudolenta, persuasione mediatica “comprata”…

L’energia è alle soglie dell’utilizzo della fusione nucleare che, fra 50 anni circa, affrancherà l’umanità da ogni problema al riguardo. Se pur si volesse dare impulso alle cosiddette fonti rinnovabili si dovrebbe incentivare l’idroelettrica e soprattutto la geotermica… Le quantità e i tempi che caratterizzano pannelli e pale eoliche sono un risultato minimo nei numeri e nei tempi.

Chiariamo un concetto: se veramente necessitasse un apporto di energia nell’arco delle 24 ore, come quella resa disponibile dal vento e dal sole, si utilizzerebbe l’energia prodotta la notte dalle centrali termo elettriche e nucleari, le cui “fornaci” non possono cessare di produrre energia di notte (non ai possono spegnere  e riaccendere), quando non c’è che pochissima richiesta da parte della “rete”. Il problema è che la corrente alternata – che è la sola trasportabile per chilometri – non si può conservare nel tempo: va prodotta al momento. Il momento del maggior consumo non coincide con quelli della maggior produzione solare o eolica.

Tornando all’Europa unita, si pensi alla visione monetaria del problema: si chiede se in futuro ci saranno “i soldi” per i pensionati. Non sarebbe più “galileiano” chiedersi se in futuro – col progresso incorso – ci sia o meno la ricchezza prodotta, i beni di prima e seconda necessità per mantenere quei pensionati?

Evidentemente, la scienza con Galileo è nata invano, la matematica è un’opinione, la logica un optional…

Germano Scargiali

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Galileo Galilei è l’ultimo pensatore ricordato solitamente con il primo nome “Galileo” e non con nome e cognome o solo con il secondo. Non c’è bisogno di latinizzarlo come avviene per Cartesio (René Descartes). Di quelli del passato Tito Lucrezio Caro, viene ricordato con il “nomen” e non con il “prenomen” così come Publio Virgilio Marone, Publio Ovidio Nasone e Quinto Orazio Flacco. Platone viene ricordato con il soprannome (dalle grandi spalle), così come Cicerone (un porro “cicero” in volto). Mikołaj Kopernik, Nicalaus Coprnicus, Nicolò Copernico è il primo scienziato ricordato con il cognome. Chi è, dunque, il primo scienziato moderno? Galileo Galilei che definì il concetto di scienza o Copernico? Ambedue, seguiti dal filosofo Giordano Bruno. U.Foscolo nei Sepolcri mette tutti d’accordo:

…E l’arca di colui che nuovo Olimpo
Alzò in Roma a’ Celesti; e di chi vide
Sotto l’etereo padiglion rotarsi
Più Mondi, e il Sole irradiarli immoto,
Onde all’ Anglo che tanta ala vi stese
Sgombrò primo le vie del firmamento:

…Foscolo dà, quindi, ragione al primato di Galileo Galilei. Illuminare la realtà è più importante che entrare in dettaglio.Nessuno direbbe che l’America non fu scoperta da Colombo ma da Vespucci…

E’ importante che, per quanto Galileo venisse perseguitato dalla Chiesa, la sua chiara opinione di uomo di fede è che fra religione e scienza non c’è mai conflitto: la prima si basa sulla fede, la seconda sulla ragione. Trattasi di due capacità o facoltà del pensiero cui l’uomo non deve rinunciare… Tale opinione è condivisa dalla maggior parte degli scienziati. Feuerbach, filosofo della sinistra hegeliana come Marx, non la pensa così: afferma in modo provocatorio che Dio sia stato “creato dalla mente umana”.

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