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Effetto serra? Caro Franco di Mare, ma che dici?

La puntuale fioritura del mandorlo e poi del pesco e del ciliegio è segno della poca variazione climatica, anche se fosse in atto...La puntuale fioritura del mandorlo e poi del pesco e del ciliegio è segno della poca variazione climatica, anche se fosse in atto...

Purtroppo anche il bravo, solitamente equilibrato, Franco di Mare (Uno Mattina) si lascia andare ad una serie di stupidaggini sul tempo che fa, addirittura ancora l’effetto serra e relative cause. Inoltre descrive il parere contrario di Donald Trump “comico se non fosse tragico”. Premio Nobel alla bimba nordica, reginetta della protesta? Tutto è possibile alla giuria dei Nobel…

Andiamo con ordine. Se fosse vero che Trump tradisce i suoi stessi scienziati – come ha affermato Di Mare – si potrebbe dire che – però – si riferisce a tutti quelli,cui è data pochissima voce, che la pensano al contrario. Fra questi Antonino Zichichi. La verità è che dopo Kioto si osservò che contro i 400 circa scienziati che affermano, ve ne sono 4000 negazionisti, che vengono messi a tacere….

Acqua? Questo è il Nilo.Ricordate gli acquedotti romani? oggi sarebbero un gioco. Potabilizzare questo mare d'acqua dolce è un gioco.

Acqua? Questo è il Nilo.Ricordate gli acquedotti romani? oggi sarebbero un gioco. Potabilizzare questo mare d’acqua dolce è un gioco. L’arida Africa significa: Zambesi, Congo, Niger… Insomma fiumi per non dire dei laghi… L’acqua – inclusa quella marina – non può sfuggire alla gravitazione terrestre. Con la fusione nucleare dissalarla fra 1/2 secolo sarà un gioco. 

Le osservazioni sul clima sono mere ipotesi. Non ‘è alcuna prova scientifica certa su alcuno dei punti del “problema clima”. Neppure il rilievo che sia in corso.

Zichichi le definisce prove di terzo grado scientifico: ipotesi, appunto. Supposizioni.

Quel che è certo, invece, è che esiste un grande interesse a sostenerle, perché i provvedimenti o sono costosi (e in vendita) per i privati (industrie), ovvero sono costituiti da espedienti la cui efficienza è incontrollabile. Quindi, convengono molto all’amministrazione, che può approfittarne a man salva.

Incontrollabili sono, nella tipologia e nella quantità le variazioni climatiche (e il surriscaldamento, che non ha avuto gran riscontro nei freddissimi inverni recenti, né nelle tiepide estati).

Resta il fatto che continuare ad apporre filtri alle emissioni e ad evitarle giova al microclima attorno alle zone soggette ada inquinamento.Laddove il problema esiste sul serio.

Altrove, lo spettro dell’inquinamento è costruito, alimentato per poter prendere provvedimenti. Non dimentichiamo che ogni stanziamento va soggetto a potenziale approfittamento da parte dell’amministrazione pubblica.

In città come Palermo, quasi prive di industrie, col solo traffico cittadino e qualche impianto di riscaldamento a olio combustibile, l’inquinamento è ridotto ai minimi termini dal vento di mare e di monte (le termiche o brezze) che spirano giornalmente col bel tempo.

Non dimentichiamo, inoltre, che basta una pioggia per abbattere al suolo o – ancor meglio – amare tutti i gas e le polveri sottili. Molte delle quali in tutta la Sicilia giungono dal Sahara da migliaia di anni.

Non esiste una prova esiste una formula matematica che rappresentino gli estremi scientifici del surriscaldamento, dell’effetto serra,del buco nell’ozono, delle variazioni climatiche in genere. In altri termini, non è certo che siano in corso, non è certo che siano irreversibili, non è certo che siano dovute alle emissioni di CO2 né che, diminuendo queste, il fenomeno possa attenuarsi.

Quanto a Donald Trump, prima di parlarne male occorrerebbe essere in grado di capire che è uno di quei capi o uomini politici che combattono per il prevalere del potere politico stesso – solo rappresentante del popolo – contro il potere della finanza, il monopolio privato e, se necessario, la stessa grande industria. Devono,però, ricorrerne gli estremi… Abbiamo assistito al suo”pugno duro” nei confronti della Boeing.

Menomale che un personaggio così sia giunto anche al vertice degli Stati Uniti d’America che tanto influiscono sulla politica mondiale. Con buona pace dei tanti media in mano ai suoi nemici ed anche del buon Franco Di Mare che, questa volta, allineandosi con il “giornale unico” prende una gran cantonata.

Germano Scargiali

PS Ho piacere di firmare con nome e cognome questi articoli e non con lo pseudonimo, perché me ne assumo personalmente la piena responsabilità. Non si dovrebbe uscire dalla scuola media superiore (liceo) e dall’università – anche dalle facoltà non matematiche, senza aver capito il concetto di scienza e farsi così Turlupinare da quattro o quattrocento o più ancora imbroglioni, venditori di elisir d’amore. Solo che al timido Nemorino dell’opera di Donnizzetti, il “magico” elisir finì per giovare… 

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Nota 1

Ecco che cosa si trova nelle vecchie enciclopedie, “la verità vera” prima che scattassero le favole sull’effetto serra e il buco nell’ozono. 

La temperatura sul nostro pianeta ha oscillato fra un minimo alla fine dell’’ultima era glaciale, 11.000 anni fa, fino a due massimi nell’’Olocene, circa 6.500 e 4.500 anni fa, quando ha raggiunto valori superiori a quelli attuali per toccare nuove punte 2.000 anni or sono e 900 anni or sono (Alto Medioevo), poi valori di nuovo più bassi a fine Medioevo e poi  valori nuovamente più alti, superiori a quelli attuali. L’andamento si è poi invertito e re-invertito. Si è registrata anche una piccola breve era glaciale, circa 6-700 anni addietro. –

Come si vede, nulla, ma proprio nulla di nuovo sotto il Sole, che continuerà a splendere ancora per molto. In pratica “sine die” per le generazioni correnti… Ma un giorno la terra, come la vediamo noi, morirà comunque o di certo scomparirà la vita. In quel momento, forse, la razza umana avrà colonizzato gli altri pianeti e gli spazi siderali…

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Nota 2

Frattanto l’Europa e l’Italia sono sempre più verdi…

Frattanto emerge da un servizio pubblicato oggi (14 marzo 2019) sul Corriere della sera un verità la cui evidenza è sotto gli occhi di tutti noi. I dati sono intuitivi ed anche inconfutabili (diremo la fonte) ma è ovvio che anche in Sicilia vi sono oggi una ventina fra parchi e riserve.

Cento anni fa in Europa c’erano meno foreste di oggi. Il dato controintuitivo (secondo il corriere ndr) è (comunque) sorprendente.

Dal 1990 ad oggi l’Italia dispone di un milione di ettari in più di foreste.

Ed ecco rassicuranti notizie sul fronte della CO2. Qualcuno afferma che sia “controintuitivo”, ma noi affermiamo che sia intuitiva la crescita del verde: oggi anche in Sicilia vi sono circa veti fra parchi e riserve naturali.

In Europa, dunque, pochi anni or sono c’erano meno foreste di oggi. Sempre secondo il Corriere, però, in Italia con le tempeste in ottobre nelle Alpi orientali, l’equilibrio dei boschi è divenuto fragilissimo. Anche nei continenti lontani la tendenza si sta invertendo.

Ma, se la superficie ricoperta da boschi in Europa è pari a 215 milioni di ettari, ed è cresciuta di milioni di ettari, anche gli altri continenti non stanno fermi, rimboscano, piantumano, curano riserve naturali a non finire…

Anche l’Italia fa parte di questa tendenza. Le foreste infatti rappresentano il 40% del territorio nazionale, secondo dati del 2017 dell’Inventario dell’Uso delle Terre d’Italia. Dal 1990 a oggi le foreste in Italia sono cresciute di oltre un milione di ettari, fino ad arrivare a un totale di oltre 11 milioni.

Il fatto che ci siano più foreste di un secolo fa è una buona notizia. Tuttavia, la ragione principale dietro a questa tendenza è (secondo l’articolo del Corriere) l’abbandono legato a fattori socio-economici delle terre marginali – campagna, collina, montagna – e la migrazione verso le città delle popolazioni nei decenni recenti.

(Va notato che l’abbandono delle colture in terreni scoscesi e delle stesse colture a terrazze è dovuto alla crescita esponenziale della redditività per ettaro e ai sorprendenti risultati della coltura in serra, che è anche indipendente dai capricci del clima, ndr)

Il ritorno dei boschi ha un potenziale che oggi “fa gioco alla società”, ci racconta Giorgio Vacchiano, ricercatore di Assestamento forestale e Selvicoltura presso il dipartimento di Scienze agrarie e ambientali dell’Università Statale di Milano, tra i migliori scienziati emergenti al mondo per Nature nel 2018.

È in questo quadro, in cui le foreste si sono riprese quelle terre che l’uomo aveva strappato al bosco per fare spazio a campi e pascoli, che si inserisce la necessità di quello che oggi la scienza chiama gestione forestale sostenibile.

E’ possibile prelevare fino al 40% di legname prodotta (alberi) provvedendo a continue nuove piantagioni: è come lasciare fermo il capitale o anche aumentarlo di poco riscuotendo gli interessi…

Precisiamo che, come accennavamo, da notizie e  calcoli autentici sono moltissime le opere di rimboscamento sia in Amazzonia che negli altri continenti. In Asia la protezione del Teck esiste da anni. In Africa non mancano le riserve naturali come quelle del Kenya e del Sud Africa, nelle quali il prelievo di legname è certamente regolamentato…

Noi rimarchiamo che i contadini d’un tempo vivono oggi nelle città e nei centri abitati, ma la loro nutrizione, per quantità, qualità e varietà è di gran lunga superiore a quella dei loro avi. Inoltre, non è praticamente soggetta alla quantità dei raccolti, né al tipo (monocolture come mais o patate…). Le nozioni dietetiche compensano di gran lunga la supposta diminuzione di certe qualità dei cibi…

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E’ significativo che in Italia è la natura più dell’uomo ad ever operato bene: le foreste, si è detto, si sono spesso “riperse” il loro territorio. Occorrerebbe – neanche a dirlo –  più pianificazione…

Fu la Repubblica di Venezia, nel momento del massimo splendore a pianificare la cura di una foresta per scopi industriali e militare…

I faggi e gli abeti del Cansiglio furono “riservati” all’Arsenale di Venezia nel 1548.  Cioè al grande cantiere navale…

La Repubblica, impegnata in un susseguirsi di guerre con gli ottomani, in quel tempo rafforzava la propria flotta. È la necessità di molti remi a imporre l’interesse di Venezia per il bosco del Cansiglio e la sua gestione, ci spiega Antonio Lazzarini, studioso dell’Università di Padova, autore di La trasformazione di un bosco. Il Cansiglio, Venezia e i nuovi usi del legno (secoli XVIII e XIX) [Isbrec], che ci accompagna in un viaggio storico attraverso il rapporto tra la Serenissima e il Cansiglio. I boscaioli tagliavano i faggi della lunghezza dei remi delle galee, le navi da guerra veneziane: da 10 a 15 metri per le galee più lunghe. Da un tronco di faggio si ricavavano da quattro a sei “stele da remi“, trasportate in Arsenale per la lavorazione definitiva.

 

 

1 Comment on "Effetto serra? Caro Franco di Mare, ma che dici?"

  1. salvatore scargiali | 14 marzo 2019 at 11:05 | Rispondi

    ok

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