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Verona: Famiglia e nascite patrimonio da difendere assolutamente

Popolo pro vita per le strade di Verona: vecchi e giovani, uomini e donne. Normale per chi ama la famiglia. Un congresso per chi non distingue le persone  per l'età, il sesso e il colore....Popolo pro vita per le strade di Verona: vecchi e giovani, uomini e donne. Normale per chi ama la famiglia. Un congresso per chi non distingue le persone per l'età, il sesso e il colore....

Lascia perplessi che la comunicazione mediatica abbia trattato Il Congresso Mondiale delle Famiglie (World Congress of Families, WCF) come la “cronaca della protesta contro di esso“. Per chiarire ancora, giornali e Tv hanno parlato più della contestazione che del Congresso stesso che – se non sbagliamo -era “l’evento”. Anche se non dovrebbe esser facile affermare che la società di oggi abbia bisogno di”meno famiglia” e “meno nascite”. La realtà è che il “relativismo etico” confuso nel”calderone” del concetto di libertà individuale nell’ottica consumistica viene preposto a qualunque morale.

In un quadro di pessimo gusto – sotto ogni profilo – è stata, infatti,  organizzata una manifestazione nazionale “contro” un’altra che aveva luogo di per sé, appunto il WCF. La prima obiezione è quindi: organizzate le vostre manifestazioni, delle contromanifestazioni, ma non venite “alla moda di altri tempi (peggiori)” a protestare col tono della massima maleducazione personale, sociale e civile attorno a chi si riunisce per puntualizzare e approfondire il proprio libero punto di vista.

Palazzo Gran Guardia a Verona, sede del congresso delle Famiglie.

Palazzo Gran Guardia a Verona, sede operativa del Congresso delle Famiglie.

In coda all’articolo daremo conto di ciò che “vuol essere” l’annuale ripetersi del Congresso delle famiglie in giro per il pianeta. Ci chiediamo chi oserebbe dire che sia inopportuno e speriamo di chiarire anche perché non lo sia…

Che circoli un pensiero che si oppone a quella che considera una deriva morale di certi costumi e di certe normative è  – del resto –  più che prevedibile e giustificabile. Sembra ovvio.

Partiamo dalla legge 194 sulla ivg (interruzione volontaria della gravidanza), chiaro eufemismo per evitare la parola aborto e ridurne l’impatto psicologico e linguistico: essa consente un approfondimento generalissimo sul rapporto fra “legge e società” nella realtà civile.

Bisogna, infatti, indagare – specie in materie tanto delicate e tanto discusse – quanto una norma in vigore sia il risultato dell’opinione dominante (come in una situazione fisiologica dev’essere) e quanto, invece, possa influire e “come” sull’opinione pubblica, sull’atteggiamento che consegue all’adozione di quella norma…

Nel caso della legge sull’aborto si è verificato anzitutto che una serie di strumenti per rendere la pratica “ultima ratio” siano stati disattesi: oggi passano addirittura sotto silenzio… Così come non si è provveduto ad approntare adeguata assistenza ed aiuti – morali e materiali – alla madre…

Inoltre, per la legge, ancor più che per gli scritti, va considerata la connotazione che va oltre il contenuto, ma anche “l’effetto alone” da inquadrare nel contesto storico e nel costume del governo che la emette e dal popolo che la applica. L’esito della 194 non è stato quello sperato…

Di fatto, “l’interruzione volontaria della gravidanza” è stata interpretata come una semplice prassi, uno strumento – e questo, persino, lo si proclama – espressione della libertà della donna… 

C’è da chiedersi se sia previsto il consenso del padre (non lo è), visto solo come colui che “sempre scappa via” o che sia il primo a dire: “abortisci”. Non crediamo sia così… Ma questa può sembrare una delle osservazioni più fragili in questo contesto. Anche se il padre è genitore quanto la madre. O no? Altro assurdo è che “la minorenne” possa “agire” senza il consenso della famiglia, considerata anche qui la sede nella quale, il più delle volte emerga l’imperativo: “abortisci”. Non è una regola. Come si vede, la famosa 194 è una legge “sbilenca”, una vera aquila zoppa

Dall’attuazione della legge 194 si è passati, nel costume,  ad una serie di “occasioni possibili”, in cui è più che lecito liberarsi del nascituro (ad esempio previsione di malattie che spesso poi non si sono verificate – almeno in quella gravità – nei casi in cui la nascita sia avvenuta) in cui la decisione si assume con una leggerezza che è di per sé assurda sul piano umano. Al di là di ogni riflessione religiosa. Si pensi che non viene interrogato il nascituro (certo non è possibile), ma nessuno dubita che il “dono della vita” sia il maggiore che ogni essere umano riceva…

Di fatto per qualunque donna “normale” l’aborto è un trauma che lascia rimpianti e senso di colpa per tutta la vita. Poco conta che, all’estremo opposto, si giunga a personaggi – anche pubblici – che …se ne vantano. In realtà i motivi a difesa della Vita sono tanti da render difficile si trovi un ordine nell’elencarli…

Infine, l’aborto viene trattato da molti come un anti concezionale, anche se l’ultimo in ordine logico e di tempo. La progressiva degenerazione del costume e delle norme  in paesi del Nord Europa e in alcuni stati americani è che si possa abortire fino al momento finale, al nono mese, uccidendo visibilmente un essere umano già pronto ad entrare nel novero dei viventi. Ma, se questa immagine – giustamente – impressiona di più, va detto che già al “primo momento” in cui si incontrano i due gameti – maschile e femminile –  nell’utero, la nuova vita è in essere. Questo è un fatto certamente scientifico, che viene confermato dall’istinto materno. La donna protagonista – in tono felice o meno – dirà a chi le sta vicino: “aspetto un bambino“. Non dirà certo: “ho un embrione nel ventre”.

E’ entrata nel costume – e forse è laicamente giusta – la possibilità dell’aborto. Concediamola, non c’è dubbio. Ma trattiamo l’argomento circostanziandolo come merita. Chi scrive optò e votò anche per il divorzio e per l’aborto, proprio per dire un sì al pensiero laico (quasi mai condiviso per i modi in cui viene proposto), ma non lo avrebbe fatto se avesse visto nel futuro…

La verità è che questa libertà di decisione individuale (lo diciamo noi che combattiamo per procedere sulla lunga strada della libertà), chiaramente degenerata nel fenomeno del relativismo etico è una ennesima manifestazione ed espressione del consumismo imperante.  Sia pure a buon mercato. Fanno parte di una serie di concessioni dei governi ai popoli che, però, allo stato non costano niente. Siamo ad una forma moderna e subdola di “panem et circentes”, di paternalismo travestito da altro, con i mille crismi della modernità che conosciamo.

Il colmo è che la stessa mentalità che pone limiti “morali” alla crescita, alla produzione, per non dire all’utile d’azienda, agli stessi progressi della scienza e della tecnica, consideri “moderni” atteggiamenti della cui modernità non c’è alcuna prova di carattere né “logico”, né “antropologico”. Dei momenti di degenerazione morale, la storia non è certo avara. Ma qui subentrano l’osservazione più acuta, l’ottimismo e la Fede. Perché “a lungo termine” il mondo non ha fatto altro che progredire lungo la strada del Bene. Quello vero, però. E continuerà a farlo.

Do questo spaccato che è utile a comprendere tutti gli altri punti del Congresso delle famiglie, passiamo ad una visione più ampia, generale ed anche più dettagliata.

La legge “deve” porsi il problema della “opportunità” socio civile per cui viene emanata e poi “funzionerà” nella vita di relazione.

Oggi non c’è dubbio che sia opportuno sostenere l’istituzione naturale della Famiglia, che si è rarefatta fra le varie componenti sociali che concorrono ad indebolirla: ritmi della vita moderna, il consumismo, la disponibilità di occasioni extra familiari di svago…. La famiglia, però, resta – anche adesso – il fulcro della educazione e della stessa formazione culturale dell’individuo. Essa rimane il simbolo delle radici di ciascun essere umano: c’è un momento in cui tutti i giovani si chiedono imperiosamente da dove vengano geneticamente, mentre i “senza famiglia” soffrono per non poter trovare neppure una larvata risposta…

In un momento storico in cui – come era prevedibile da molti anni, nonostante gli ottocenteschi (e novecenteschi) timori di segno opposto – il “problema demografico” è quello di evitare il “calo“, è più che ovvio che dar forza alla famiglia, ai sentimenti che la alimentano e dare impulso alla volontà di procreare siano azioni socialmente non solo utili, ma tali da rappresentare una ferma necessità!

Ci sarebbe altro da dire, tanto altro, ma è già così ovvio che la manifestazione internazionale per la vita e la famiglia trovi le sue piene giustificazioni… Altro che partire da tutta Italia con i pullman per andare, stupidamente, a contestarla.

C’è chi ama le contestazioni “comunque”, forse anche per nostalgie sessantottine. L’altro giorno un giornalista in Tv si espresse così: “posso anche essere d’accordo che i timori sul clima siano fandonie, ma peggio è chi si oppone a questa (bella?) manifestazione giovanile”. Sarà…

Ma ripetiamo: a chi suona le proprie trombe, rispondete con le vostre campane: non è neppure educazione andare a far “casino” dove altri cercano di chiarire – anzitutto a se stessi, oltre che al prossimo – le proprie idee.

Germano Scargiali

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Che cos’è il WCF: World Congress of Families

(Tanto per chiarire)

Il Congresso Mondiale delle Famiglie (World Congress of Families, WCF) è un evento pubblico internazionale di grande portata che ha l’obiettivo di unire e far collaborare leader, organizzazioni e famiglie per affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società. Importanti leader mondiali partecipano ogni anno al Congresso: nel 2018, il XII WCF in Moldavia fu ospitato dal Presidente Moldavo Igor Dodon; nel 2017 il governo ungherese collaborò alla realizzazione del XI WCF a Budapest con la partecipazione e direzione del Primo Ministro Viktor Orban.

Nel 2019 il Congresso Mondiale delle Famiglie si è tenuto a Verona dal 29 al 31 marzo.

Le tematiche che sono state affrontate durante il congresso sono:

  1. La bellezza del matrimonio
  2. I diritti dei bambini
  3. Ecologia umana integrale
  4. La donna nella storia
  5. Crescita e crisi demografica
  6. Salute e dignità della donna
  7. Tutela giuridica della Vita e della Famiglia
  8. Politiche aziendali per la famiglia e la natalità

Poiché la famiglia è l’istituzione sociale originaria che getta le fondamenta di una società moralmente responsabile, con il supporto del vice premier Matteo Salvini, del Ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana, del Governatore della Regione Veneto Luca Zaia e del sindaco Federico Sboarina, la città di Verona è orgogliosa di ospitare, dopo Budapest e Chisinau, il XIII Congresso Mondiale delle Famiglie!

(Vedi altro articolo alla voce Religione sotto Cultura)

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