Hot Topics

I “tesori” di Notre Dame

Pannelli del coro di Notre Dame. Scene della vita di Cristo:  Pier de Chelles, Jean Ravy, Jean le boutellier.Pannelli del coro di Notre Dame. Scene della vita di Cristo: Pier de Chelles, Jean Ravy, Jean le boutellier.

Una descrizione delle opere d’arte contenute nello scrigno di Notre Dame non è facile e non si esaurisce in un foglio.

Vediamo quanto abbiamo potuto raccogliere.

Era andata perduta già la flèche, la grande guglia costruita nella seconda metà dell’Ottocento all’epoca dei rinnovamenti promossi da Eugène Viollet-le-Duc (Parigi, 1814 – Losanna, 1879): era alta 45 metri, si elevava per oltre 90 metri dal livello del suolo, ed era stata innalzata nel 1860 all’incrocio tra il corpo principale e il transetto, nel punto in cui sorgeva una guglia precedente costruita all’incirca nel 1250, rimaneggiata in epoche successive e definitivamente demolita tra il 1786 e il 1792. Sono diverse però le opere di cui ancora non si conosce la sorte: nel frattempo i vigili del fuoco lavorano alacremente, assieme al personale del ministero della cultura francese, per portare in salvo quante più opere possibili.

Pitture
La Cattedrale di Notre-Dame contiene molti dipinti, per la più parte realizzati da artisti francesi, ma non mancano neppure opere di artisti italiani.

Una delle opere più pregevoli conservate nell’edificio è la pala raffigurante San Giobbe di Guido Reni. L’opera arrivò in un secondo momento a Parigi e si trova sulla tribuna della facciata. Di ambito emiliano è anche una pala di Ludovico Carracci (Bologna, 1555 – 1619) raffigurante San Bernardino da Siena che salva la città di Carpi, in origine conservata presso la chiesa di San Bartolomeo a Carpi (e nella città in provincia di Modena è temporaneamente tornata nel 2010 per una mostra sull’arte a Carpi nel Seicento organizzata nelle sale di Palazzo Pio).

Guido Reni: San Giobbe.

Guido Reni: San Giobbe (Bologna, 1575 – 1642) commissionato nel 1601 dall’Arte della Seta di Bologna, ma terminato solamente nel 1636.

Spicca poi ciò che resta della grande serie dei cosiddetti Mays, le grandi pale realizzate ogni anno tra il 1630 e il 1707 (si saltarono solo il 1683 e il 1694) su commissione della corporazione degli orefici: il nome è dovuto al fatto che venivano offerti alla cattedrale nei primi giorni di maggio (mai).

Non tutte le opere, però, si trovano ancora nella chiesa, dal momento che poi diverse furono spostate verso altri edifici di culto, ma un buon nucleo è ancora custodito nella cattedrale parigina. Sono opere realizzate da quasi tutti i grandi del Seicento francese: su tutte, tra quelle ancora in Notre-Dame, è possibile citare la Crocifissione di Sant’Andrea realizzata nel 1647 da Charles Le Brun (Parigi, 1619 – 1690), il Martirio di santo Stefano dello stesso artista, risalente al 1651, e la Discesa dello Spirito Santo dipinta nel 1634 da Jacques Blanchard (Parigi, 1600 – 1638). Tra le altre opere degne di nota figurano dipinti di altri importanti pittori francesi: per esempio, il Martirio di santa Caterina, opera del 1752 di Joseph-Marie Vien (Montpellier, 1716 – Parigi, 1809) e la Visitazione di Jean Jouvenet (Rouen, 1644 – Parigi, 1717), una delle opere più teatrali e spettacolari di quelle conservate nella cattedrale.

Il “tesoro” delle sculture contenute nella cattedrale di Notre-Dame annovera opere di grande importanza, tra cui l’intero rivestimento ligneo delle transenne del coro, che separano il deambulatorio dall’interno del coro: si tratta di pannelli realizzati tra il 1300 e il 1350 (anche se i colori furono ritoccati in epoche successive) da tre scultori francesi del tempo, ovvero Pierre de Chelles (documentato tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo), che fu tra gli architetti della cattedrale, Jean Ravy, che fu anche l’architetto a cui si deve l’inizio della costruzione degli archi rampanti del coro della cattedrale, e il nipote di quest’ultimo, Jean le Bouteiller. Rappresentano scene della vita di Cristo. Oggetto di grande venerazione è poi una statua dell’inizio del Trecento raffigurante una Madonna col Bambino ma più nota come “Notre Dame de Paris”. Si tenga conto che la chiesa contiene ben  raffigurazioni della Madonna. La statua fu trasferita nell’edificio nel 1818. Veniva dalla cappella di Saint-Aignan, anch’essa situata nell’Île de la cité, l’isola su cui sorge Notre-Dame.  La sistemazione attuale risale al 1855, quando si eseguirono dei lavori di restauro.

La cappella di San Guglielmo ospita il gruppo scultoreo forse più noto della cattedrale, il mausoleo di Henri Claude d’Harcourt, capolavoro di Jean-Baptiste Pigalle (Parigi, 1714 – 1785), tra i massimi esponenti del tardobarocco francese. Il gruppo, interamente in marmo bianco, è dedicato al conte d’Harcourt, luogotenente generale della armate reali di Francia, scomparso nel 1769. L’abside conserva invece la Pietà di Nicolas Coustou (Lione, 1658 – Parigi, 1733) che s’ispirò a modelli italiani.

Per le Vetrate la Cattedrale di Notre-Dame è universalmente nota. In buona parte sono frutto di ricostruzioni ottocentesche. Sono originali i rosoni della facciata, che potrebbero essersi salvati dalle fiamme… La facciata è stata,infatti, la parte meno interessata. Essi  rimontano al XIII secolo, mentre le altre vetrate sono state rifatte in epoche successive. Tra queste ci sono comunque opere significative: per esempio, le vetrate della Leggenda di santa Genoveffa, la santa patrona di Parigi, realizzate tra il 1845 e il 1850 da Alfred Gérente (Parigi, 1821 – 1868), tra i maggiori artisti del vetro della Francia ottocentesca, su cartone di Louis Charles Auguste Steinheil (Strasburgo, 1814 – Parigi, 1885), pittore che si dedicò particolarmente ad opere neogotiche. Tra le vetrate, anche quelle risalenti agli interventi più recenti, realizzate negli anni Sessanta del Novecento da Jacques Le Chevallier (Parigi, 1896 – Fontenay-aux-Roses, 1987), vetraio specializzato nel settore specifico per chiese, e che per Notre-Dame firmò ben 24 vetrate, in uno stile astratto che riprendeva però i colori dei rosoni medievali.

Di valore non trascurabileanche gli organi, tra cui il cosiddetto Grand orgue (organo maggiore), realizzato da François Thierry nel 1733 ma rimaneggiato nel 1783 da François-Henri Clicquot e da Aristide Cavaillé-Coll nel 1868: lo strumento andava a sostituire quello presente nella cattedrale fino, appunto, al 1733, che risaliva al Medioevo, anche se nel frattempo aveva subito numerose modifiche nel corso dei secoli. Il Grand orgue è il secondo organo più grande di Francia dopo quello della chiesa di Sant’Eustachio, sempre a Parigi.

(Da ricerche su Internet)

Be the first to comment on "I “tesori” di Notre Dame"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*