Hot Topics

Che ridere: Tornano le province

Massimo Fedriga (Lega) presidente del Friuli torna alle Provincie. Gli 'organi intermedi' sono anche garanzia di maggior democrazia. Esse danno più voce e una rappresentanza più differenziata al popolo. Svolgono sul territorio un'azione di governo e controllo in più. Fanno parte della tradizione e di una memoria storica molto radicata. In pratica la parola provincia è rimasta costantemente in uso... Nella cultura e nello sport hanno sempre avuto una presenza proficua...Massimo Fedriga (Lega) presidente del Friuli torna alle Provincie. Gli 'organi intermedi' sono anche garanzia di maggior democrazia. Esse danno più voce e una rappresentanza più differenziata al popolo. Svolgono sul territorio un'azione di governo e controllo in più. Fanno parte della tradizione e di una memoria storica molto radicata. In pratica la parola provincia è rimasta costantemente in uso... Nella cultura e nello sport hanno sempre avuto una presenza proficua...

Come volevasi dimostrare, dovranno, praticamente, “rifarle”: sostituirle costava ancora di più che mantenerle e non si è visto alcun ritorno in termini di efficienza… Correggiamo pure il tiro,ma il loro ruolo di enti intermedi con elezioni democratiche, dovrà essere riaffermato. Aggiungiamo: checché ne dica Luigi Di Maio.

Da enti a un passo dalla completa abolizione le province italiane diventano nuovi hub delle gare di lavori pubblici. È questo il percorso, sorprendente per qualcuno, che hanno compiuto le Province negli ultimi quattro anni. Da quando la legge Delrio del 2014 le aveva svuotate di poteri, in attesa dell’abolizione costituzionale mai arrivata. E invece le “amministrazioni di mezzo” sono, di fatto, più vive che mai: torneranno “più belle e più grandi che pria…”

Il proposito di abolire un organo che, oltre svolgere un ruolo concreto e perseguire varie finalità, faceva parte della cultura e delle tradizione nazionale, nasceva da una elaborazione interna al Pd… Si trattò ben presto, però, non di una vera abolizione,ma di duna sostituzione. Il “guaio” era che non si avesse ancora un’idea – appena chiara – delle novità da introdurre: tecnicamente si è navigato nel buio e senza radar..

Ecco, però, che in Sicilia, l’allora presidente Crocetta, del quale il Pd era stato lo sponsor, aveva voluto essere “il primo” ad abolirle. Anche se il politico gelese – per alcuni una vera macchietta –  aveva fondato un partitello nato e morto in tempo record come il Megafono…

La Sicilia è stata, quindi, la prima Regione d’Italia a procedere lungo la strada dell’eliminazione. Avrebbe dovuto essere la prima giunta regionale a decretarne la soppressione, rappresentare il primo esperimento di cancellazione di questo ente intermedio previsto dalla Costituzione. Niente di tutto ciò. I danni sono stati incalcolabili: strade abbandonate, una serie di compiti assegnati alle provincie allo sbando, stipendi pagati ugualmente agli uffici che – di fatto – non sono mai stati ristrutturati né convertiti altrimenti. Poi, il sogno delle Città metropolitane: un programma a venire, male interpretato, non compreso dalla cultura generalizzata. Esso potrà essere volto meglio da strutture analoghe alle province stesse. Vogliamo cambiare il nome? Ma sì, è un’abitudine consolidata nel Bel Paese… Ce n’é, insomma, per tutti i gusti…

Adesso la Sicilia potrebbe tornare ad essere “la prima“: la capofila fra le Regioni d’Italia a riportare in vita le province

La commissione Affari istituzionali dell’Assemblea regionale siciliana ha da mesi approvato una legge che affretta i tempi. I deputati regionali hanno lestamente rimesso le mani sulle province, di fatto colpite a morte, riportandole a nuova vita come abili taumaturgi… 

Ma più piccole sono le modifiche promesse nei palazzi del potere siculo, tanto più ci si possono attendere grandi cambiamenti. Così la norma della Commissione Affari istituzionali non si limita a modificare la legge Delrio, ma la svuota del tutto. Con animo bipartizan, destra e sinistra (tranne quelli del M5s) hanno approvato, infatti, la reintroduzione dell’elezione diretta del presidente e del consiglio del Libero consorzio (come sono state rinominate le vecchie province in uno dei passaggi parlamentari) e della città metropolitana (cioè le vecchie province di Messina, Palermo e Catania).
I parlamentari di Palazzo dei Normanni hanno anche anche riportato in vita il gettone di presenza – cioè lo stipendio – per gli eletti negli enti intermedi:leggi province, anche se la legge nazionale prevede l’opposto: la spending review fa norma… 
Ma niente d’originale al di qua dello Stretto. Perché il ritorno alle Provincie fa parte ormai di un dictat nazionale: un ripensamento che molti avevano ampiamente previsto oltre che auspicato.
A favore delle province concorrono anche motivi di maggior democrazia, perché la presenza di organi intermedi favorisce la possibilità che più “mentalità politiche” siano presenti sul territorio.
Ed ecco che a contendere alla Sicilia il primato in fatto di tempo per “l’abolizione dell’abolizione” si fa avanti il Friuli…
La notizia che corre dalle Alpi a Lampedusa è che le province rinascono in Friuli Venezia-Giulia. Di fatto, nella mentalità e nel linguaggio corrente non erano mai “morte”. Così nella regione guidata dal leghista Massimiliano Fedriga, il consiglio regionale vuole approvare entro la fine del 2019 una legge per ripristinare l’elezione diretta di consiglio e presidente provinciale.
Tutta questa storia dimostra, se ce ne fosse bisogno, come le decisioni – spesso estemporanee – dei tardo comunisti risultino innaturali.
Sergio Natoli
 
Nota. In tanti, compreso il piccolo Palermoparla, avevano gridato alla follia di fronte all’abolizione delle province. E così è stato. Non è del resto, un caso unico: c’è chi qualcuno prende da anni decisioni umorali, alla ricerca – forse – di originalità e progressismo a buon mercato. Non analizza, però, i veri numeri, il contorno, le conseguenze indotte e collaterali di certi provvedimenti. Ne vediamo tanti… Sembra che si levino dal letto la mattina con un’idea in testa, frutto di un brutto sogno. Il guaio è che la applicano. Purtroppo. (D.)
Nota 2. Il concetto di Città metropolitana è certamente valido e andrebbe applicato non sopprimendo le province, ma creando un ufficio comune, un organo non elettivo che funzioni fra due o anche più province – o anche fra comuni – per realizzare insieme iniziative e soprattutto strutture…  Per esempio un’opera come la ferrovia circolare Trapani – Marsala. Interessante l’iniziativa di cui si è tanto parlato di lanciare, in attesa del ponte in ferro e cemento, un ponte ideale fra Messina e Reggio Calabria…  Ma senza giungere alle ferrovie, concordare insieme trasporti, strade, scuole specializzate, facoltà universitarie, ospedali… Ma tutto ciò “avrebbe l’aria” di qualcosa di civile, serio e fattivo. L’idea, in fondo, è quella cui è stato attribuito il nome non bello di “liberi consorzi”, ripescando un termine molto logoro. Ma “l’atroce” dubbio – puntualmente bizantino – è adesso fra “organi elettivi o nominati”. Povera Italia… (D.)

Be the first to comment on "Che ridere: Tornano le province"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*