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Il Giuramento di Pontida: rileggiamolo!

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Val la pena di rileggere Il Giuramento di Pontida, la canzone patriottica scritta da Giovanni Berchet nel 1800 riferendosi ad un fatto del 1.100, quando si formò l’antica “Lega lombarda” per combattere la prepotenza di Federico I Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero e, per eredità, esoso re d’Italia. Era nonno di Federico II, che – però – prese il suo ‘maggior’ genio più dalla mamma normanna – Costanza d’Altavilla. Un colpo di genio del Barbarossa fu di far sposare suo figlio Enrico VI con Costanza e, quindi, acquistando per matrimonio l’Italia meridionale e la Sicilia. I lombardi riuscirono a sconfiggere Barbarossa in battaglia, conquistando un margine di libertà dal potentissimo sovrano straniero… (vedi in motore di ricerca Federico II)

Al tempo di Berchet, l’invasore  era, invece, l’Impero austriaco e l’allusione del poeta – come nel Manzoni e in G. Verdi – era più che palese…

Il concetto teorizzato è anch’esso molto chiaro: la Sacralità della patria (La patria è sacra perché voluta da Dio, che l’ha data al popolo) … Maledetto colui che viene a prendersi una cosa non sua e chi si lascia usurpare la propria libertà sul suolo natìo…

Tale concetto di base diviene altrettanto chiaro, se si attualizza, per i tanti che ritengono che oggi l’Italia (in testa all’Europa) sia oggetto di un’invasione da parte degli extra comunitari, musulmani in particolare.

L’opinione di Palermoparla è che – invasione o meno –  essendo la nostra civiltà di qualità nettamente superiore, risulterà vincente. L’educazione alla morale di matrice cattolica ed alla cultura millenaria di forte impronta greco – romana e rinascimentale risulterà vincente: sono e saranno “gli altri” a convertirsi ai costumi italiani ed europei. Già, evolvendosi, cittadini delle più svariate origini vogliono con evidenza “sembrare europei“. Questione di tempo. Gli eccessi dei fondamentalisti non fanno regola…

Ma, per l’appunto, rileggiamo la lunga poesia di Giovanni Berchet che risale ai tempi del 1800, quando, col consolidarsi delle monarchie europee e del concetto stesso di Europa, pur dilaniata dalle rivalità, si consolidò l’idea di Patria. Questa brillò nel Risorgimento, con il supporto del Romanticismo, assieme a libertà e amore.

Il Giuramento di Pontida

di Giovanni Berchet

L’han giurato. Li ho visti in Pontida
convenuti dal monte e dal piano.
L’han giurato; e si strinser la mano
cittadini di venti città.
Oh spettacol di gioia! I Lombardi
son concordi, serrati a una lega.
Lo straniero, al pennon (2) che ella spiega,
col suo sangue la tinta darà (3).

Più sul cener dell’arso abituro
la lombarda scorata non siede.
Ella è sorta. Una patria ella chiede
ai fratelli, al marito guerrier.
L’han giurato. Voi donne frugali,
rispettate, contente agli sposi,
voi che i figli non guardan dubbiosi,
voi ne’ forti spiraste il voler.

Perchè ignoti che qui non han padri
qui staran come in proprio retaggio?
Una terra, un costume, un linguaggio
Dio lor anco non diede a fruir?
La sua patria a ciascun fu divisa.
È tal dono che basta per lui.
Maledetto chi usurpa l’altrui,
chi il suo dono si lascia rapir.

Su, Lombardi! Ogni vostro Comune
ha una torre, ogni torre una squilla:
suoni a stormo! Chi ha un feudo, una villa, (4)
coi suoi venga, al Comun ch’ei giurò.
Ora il dado è gettato (5). Se alcuno
di dubbiezze ancora parla prudente,
se in suo cuor la vittoria non sente,
in suo cuore a tradirvi pensò.

Federigo? Egli è un uom come voi.
Come il vostro è di ferro il suo brando (6).
Questi, scesi con esso predando,
come voi veston carne mortal.
“Ma son mille, più mila”. Che monta? (7)
Forse madri qui tante non sono?
Forse il braccio onde ai figli fer (8) dono,
quanto il braccio di questi non val?

Su! Nell’irto increscioso allemanno,
su, lombardi, puntate la spada:
fare vostra la vostra contrada
questa bella che il cel vi sortì.
Vaghe figlie del fervido amore,
chi nell’ora dei rischi è codardo,
più da voi non isperi uno sguardo,
senza nozze consumi i suoi dì.

Presto, all’armi! Chi ha un ferro l’affili;
chi un sopruso patì sel ricordi.
Via da noi questo branco d’ingordi!
Giù l’orgoglio del fulvo lor sir.
Libertà non fallisce ai volenti,
ma il sentier de’ perigli ell’addita;
ma promessa a chi ponvi la vita
non è premio d’inerte desir.

Giusti anch’ei la sventura, e sospiri
l’allemanno i paterni suoi fuochi;
ma sia invan che il ritorno egli invochi,
ma qui sconti dolor per dolor.
Questa terra ch’ei calca insolente,
questa terra ei morda caduto;
a lei volga l’estremo saluto,
e sia il lagno dell’uomo che muor.

(1) Paese della Lombardia dove si adunarono i rappresentanti dei Comuni lombardi nel 1176, per giurare l’alleanza contro l’Imperatore Federigo Barbarossa.
(2) L’asta che sorregge l’insegna
(3) La tingerà di rosso
(4) Chi è capo di possedimenti e villaggi
(5) Dalla frase di Cesare: Alea jacta est: la decisione è stata presa
(6) Spada
(7) Che importa?
(8) Fecero.

Si noti il ripetuto riferimento alle donne nella veste di madri, spose e sorelle: esse pretendono il coraggio dagli uomini che devono dimostrare – assieme a loro – per evitare il “furto” del suolo patrio d’Italia: …questa bella che il Ciel vi sortì.

E subito dopo l’invito alle giovani donne perché lascino gli uomini codardi senza moglie:

…Vaghe figlie del fervido amore,
chi nell’ora dei rischi è codardo,
più da voi non isperi uno sguardo,
senza nozze consumi i suoi dì.

E’ difficile non concludere che tale cultura – da troppi additata spregiativamente come tradizionale – era portatrice di serietà di vita, fermezza e, perché no, di coraggio nelle avversità. Si dirà che non era abbastanza pacifista, ma tornare a infonderne, nel complesso, una dose nei giovani, dopo tanti anni di forzato “digiuno”, di cui si vedono alcuni malefici effetti, non guasterebbe di certo.

Quanto agli extracomunitari, ce ne sono – prendiamone atto – che plaudono a Salvini e alla Meloni… Ma il concetto è chiaro come il sole: andiamo a farli crescere in casa loro, dove anch’essi amano il suolo natìo, dove hanno ricordi e famiglie come tutti noi. Proprio chi li difende come immigrati, pecca di razzismo, li vede come individui: lasciano, invece, case e famiglie… Non possiamo trattarli “contandoli” e contando quanto ci costano. Guai a chi li vede in termini di numero e di numeri: Lo sviluppo dei loro paesi non potrà, del resto, che essere un vantaggio per chi li aiuta. Ci restituiranno ricchezza col tempo: in materie prime, scambi commerciali e …mercato. Ma anche potranno offrirci, “pulita” e non macchiata dalla fame, la loro stessa cultura.

Servizio di Germano Scargiali

 

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