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Quella del Sud Italia nel 1860 fu una conquista?

La Reggia di Caserta insigne capolavoro architettonico, considerato di maggior pregio rispetto alla Reggia di Versailles. E' la più grande residenza reale del mondo. Oggi, assieme all'acquedotto vanvitelliano, è patrimonio Unesco. Carlo di Borbone non la costruì a Napoli per proteggerla, già prima del 1750, dai temuti attacchi britannici dal mare.  Gli inglesi odiavano il Re di Napoli perché anti massonico e detentore della maggior flotta del Mediterraneo.La Reggia di Caserta insigne capolavoro architettonico, considerato di maggior pregio rispetto alla Reggia di Versailles. E' la più grande residenza reale del mondo. Oggi, assieme all'acquedotto vanvitelliano, è patrimonio Unesco. Carlo di Borbone non la costruì a Napoli per proteggerla, già prima del 1750, dai temuti attacchi britannici dal mare. Gli inglesi odiavano il Re di Napoli perché anti massonico e detentore della maggior flotta del Mediterraneo.

Riceviamo da Casoria “ex Regno di Napoli  o Delle due Sicilie” questo sfogo che in tanti – anzi tantissimi – condividiamo. Lo pubblichiamo con piacere, perché testimonialo sdegno diffuso, da Napoli a palermo per ciò che è accaduto da Napoli a Palermo dal 1860 ad oggi. Ciò, almeno come Palermoparla, senza cessare di sentirci italiani. Altrettanta lealtà al Tricolore come simbolo dell’intera Penisola e delle Isole, con ci pare di aver constatato a nord di Roma. Attendiamo ancora una pacificazione che non è impossibile…

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Ecco la corrispondenza.

La rinascita del sud un cambiamento per uno sviluppo socio economico per forza maggiore deve passare da una approfondita analisi e una comparazione tra passato, presente e futuro.

Il passato il Regno delle due Sicilie con i suoi splendori di civiltà che raggiunsero l’apice nel 1856 quando fu assegnato, a Parigi, nella conferenza internazionale il premio come terzo paese del mondo per lo sviluppo industriale. In quel periodo operavano a Napoli e in Sicilia industrie tessili, navali, metalmeccaniche (fonderie etc), tecnologicamente avanzate.

Nel Regno la disoccupazione era  praticamente inesistente o quasi nulla, come anche  la migrazione presso altri paesi da parte dei  giovani. I lavoratori furono i primi in Italia ad usufruire di un sistema pensionistico statale mediante  una ritenuta del 2% sugli stipendi, il denaro circolava, le imprese venivano aiutate dalle banche con l’erogazione di mutui a basso interesse, il deficit era quasi inesistente  e il patrimonio aureo era consistente ed invidiato dalle altre nazioni, il sistema sanitario era ben supportato sul territorio con ospedali ospizi e ben 9000 medici impegnati, le università producevano fior di laureati che in molti casi diventavano validissimi scienziati, il turismo era al pari passi con lo sviluppo industriale la Sicilia.
Il Regno aveva iniziato con impegno la valorizzazione dei siti e dei  reperti archeologici greci e romani, soprattutto in Campania e in Sicilia: gli scavi abbondavano nei territori, supportati anche da importanti musei e biblioteche. Il tutto  diede anche un importante impulso alla nascita e alla costruzione di alberghi e pensioni con una frequenza di presenze  di viaggiatori che aumentava di anno in anno.

Poi nel decennio 1860-1870 i piemontesi, artefici dell’unità d’Italia – per sé una gran cosa – fecero, però, tabula rasa: depredarono quanto potevano portare al nord, svuotarono le casse delle banche, dei comuni, delle comunità religiose. Saccheggiarono le chiese prelevando liberamente opere d’arte, quadri, statue.

Le industrie furano svuotate dei macchinari e trasferite al Nord, si calcola che nelle casse piemontesi soltanto per la vendita di beni demaniali ed ecclesiastici ci fu un ricavato di 600 milioni (certamente di più dei 600 milioni di euro di oggi, ndr).

Fu così che avvenne il cambiamento radicale che ha cambiato la Campania da una delle regioni più industrializzate del mondo in una terra di camorra e le altre regioni in terra di mafie. Si plaudì al capomafia locale nella carenza di giustizia e di potere da parte dello Stato.

Il presente è in gran parte la conseguenza dei disastri che ci ha lasciato “quel” passato. Il sud Italia è oggi il luogo dove la collusione tra classe dirigenziale, politica e malavita organizzata è radicata nel tessuto economico e sociale il tutto porta a un enorme spreco di risorse pubbliche annullando lo sforzo collettivo per un raggiungimento di risultati apprezzabili (il fenomeno mafia è posteriore all’unità. Era presente il brigantaggio, ma anche ben oltre il confine napoletano, si pensi al Passatore in Romagna, ndr).

Il Sud Italia si sta svuotando sempre di più dei suoi giovani costretti ad emigrare per poter trovare un adeguato inserimento nel mondo lavorativo.

Gli imprenditori privati per le ragioni sopra riportate rinunciano ad investimenti intesi a creare nuovi posti di lavoro, facendo restare questa parte d’Italia con una disoccupazione doppia rispetto al resto del Paese.

L’immobilismo sociale, civile ed economico della politica nutrito anche da un voto clientelare ha reso si che la criminalità organizzata prendesse il sopravvento su tutta la struttura socio economica del territorio aumentando significativamente le distanze fra il Centro-Nord e il Sud.

Adesso urge creare una rete di legalità, per porre in essere uno sforzo concreto al risanamento del Sud, la sicurezza del territorio è la base essenziale per attrarre investimenti privati, dobbiamo diventare appetibili per gli investitori, creare condizioni favorevoli ed infrastrutture sufficienti, “viabilità, ferrovie”.

Sono indispensabili nuove strutture turistiche per lo sviluppo di un settore che per le bellezze naturali e storiche di cui è dotato il Sud deve essere un chiaro traino del settore economico del territorio.

Bisogna allestire una pianificazione di fondo e una progettualità concreta per il raggiungimento di obbiettivi intesi a sovvertire le situazioni di difficoltà e cogliere le opportunità che si presentano, creare processi aggregativi come le reti d’impresa per crescere e competere nel mercato globale.

Al sud dobbiamo diventare protagonisti della nostra storia senza aspettare che siano altri a risolvere i nostri problemi, dobbiamo metterci in gioco per avviare una crescita e trovare un‘efficace strategia per il Sud con progetti di interesse strategico, aiutare e puntare sulle imprese che sanno stare sul mercato.

Ma i presupposti perché sia possibile realizzare tutto quello che è stato sopra citato è il ritrovamento dell’orgoglio  di appartenenza a questa Terra. Dobbiamo impegnarci a cercare e a creare  una nuova classe politica e dirigenziale che non sia frutto di voti clientelari  e collusioni con la criminalità. Occorre smetterla, una volta e per sempre, di andare in giro con il cappello in mano e aspettare che qualcuno risolva i nostri problemi. Grande Sud risollevati!

Giuseppe Giannatiempo

(Corrispondenza da Casoria)

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NOTA. Il Regno dei Borboni era al vertice dei valori europei e il più progredito del Mediterraneo. Val la pena di annotare che la Flotta navale del Regno di Napoli nel 1800 era la maggiore del Mediterraneo. I marinai del Regno erano i soli in Italia a mandare avanti i “piroscafi” a vapore con loro macchinisti e fuochisti. Il Piemonte “doveva” ricorrere a personale inglese.

La Napoli – Portici non fu solo la prima ferrovia in Europa. Ma in quelle che seguirono (stavano per costruire la Napoli – Bari) viaggiavano treni con lo locomotive (caso unico in Italia) costruite a Napoli su modelli ripresi da quelli francesi. Ciò a riprova dell’efficienza della metallurgia a Napoli e Palermo (Fonderia Oretea).

La auspicabile unità d’Italia (se fosse stato un affare …pulito) sognata storicamente dalle Alpi a Lampedusa fu un’impresa voluta dalla massoneria inglese che aveva in Italia, ormai, una capillare presenza. Gli stessi “carbonari” erano un ramo della massoneria. Giuseppe Garibaldi era massone. Il Piemonte lo era. 

L’unità si realizzò, dunque, come disegno internazionale anti austriaco. Progetto che andò in porto definitivamente nella prima Guerra mondiale. Ambedue le grandi guerre, del resto, scaturirono sostanzialmente dall’avversione (imperitura) della grande massoneria atlantica nei confronti dell’Europa continentale.

L’impresa dei 1000 – un maledetto imbroglio – non fu bloccata a Calatifimi ed a Palermo per il tradimento del generale “borbonico” Landi, massone, che poi venne ricompensato con un assegno burla. I “Mille” presero Milazzo sostituendo Garibaldi – considerato non all’altezza – con due ufficiali piemontesi, diplomati alla scuola militare della Nunziatella di Napoli.

I Borboni non erano certo austriaci, ma franco spagnoli. Ormai del tutto napoletanizzati. Anche se, per duratura ingiuria, negli anni ‘950 venivano chiamati ancora a Palermo”i striaci”.

I Borboni erano risaputamente anti massonici. Erano ben più raffinati dei loro cugini Savoia. Lo prova la costruzione della Reggia di Caserta ed a Palermo della reggia di campagna nel bosco della Ficuzza e in città della palazzina Cinese. Avevano al loro servizio due grandi architetti dell’800: Luigi Vanvitelli a Napoli e Venanzio Marvuglia a Palermo. Ambedue gestirono a livello europeo il passaggio dal Barocco al neoclassico in architettura.

Che altro dire? I Piemontesi portarono la coscrizione obbligatoria, supportata dalla tortura dei renitenti e delle loro “madri” che li nascondevano, il loro sistema di imposte di cui piangiamo ancora le conseguenze. Per non dire della lentezza dell’apparato burocratico. A lungo nel Regno delle due Sicilie non seppero distribuire neanche i francobolli e si usarono ancora quelli borbonici… Per quanto nel conflitto 15 -18 il popolo italiano avesse maturato un gran sentimento nazionale (che lo rende, nonostante i governi, un protagonista a livello internazionale), a  Napoli e Palermo, ma anche in altre parti d’Italia, durò per decenni la triste realtà dell’emigrazione oltre oceano…

Ed ancor oggi

(Gesse)

 

 

 

 

1 Comment on "Quella del Sud Italia nel 1860 fu una conquista?"

  1. Antonino Macaluso | 13 maggio 2019 at 22:33 | Rispondi

    Sono qui per ringraziare Giuseppe Giannatiempo da Casoria e Germano Scargiali da Palermo per aver ricordato a pochi che già sapevano ed a molti che non conscevano, la VERA STORIA della cosiddetta Unità d’Italia, da sempre, dai Libri di Storia, di ogni ordine e grado, mistificata e nascosta, e le criminali ed inutili sofferenza causate a milioni di Italiani, dalle generazioni esistenti nel 1860 ad oggi. L’Unità d’Italia nessuno la rinnega, ma si poteva e si doveva fare, senza feroci spargimenti di sangue e migrazioni bibliche forzate. Antonino Macaluso.

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