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Ai nostri figli lasciamo un’Italia “too rich to fail”: non ce la siamo mangiata, anzi…

Le case della via Maqueda nel centro storico di cui il "piano programma" vuol mantenere caratteristiche e volumetrie. Se non fai la manutenzione -  vecchie di secoli -crollano. Con Irpef e Imu già adesso il privato non ce la fa! Non ce la può fare! Ma il principio vale anche per gli immobili più moderni: una ricchezza da conservare che un fisco insaziabile mette decisamente a rischio... A conti fatti, chiuderà anch'esso in passivo, danneggiando e impoverendo la Nazione che è quella che "mantiene" lo Stato.Le case della via Maqueda nel centro storico di cui il "piano programma" vuol mantenere caratteristiche e volumetrie. Se non fai la manutenzione - vecchie di secoli -crollano. Con Irpef e Imu già adesso il privato non ce la fa! Non ce la può fare! Ma il principio vale anche per gli immobili più moderni: una ricchezza da conservare che un fisco insaziabile mette decisamente a rischio... A conti fatti, chiuderà anch'esso in passivo, danneggiando e impoverendo la Nazione che è quella che "mantiene" lo Stato.

Per smentire un concetto che viene contrabbandato in questi ultimi tempi – che, cioè, la passata generazione si sarebbe “mangiata” la ricchezza dei figli, valga quanto chiaramente scrive on line la rivista Risparmiamocelo. Pubblichiamo questo articolo, preso non letteralmente, ma arricchito da alcune nostre osservazioni che nulla tolgono ai dati tecnici in esso contenuti. Tutto ciò conferma la tesi e l’opinione da noi sempre sostenuta. Dovrebbe saperlo chi ci onora leggendoci: consumare con mezzo secolo di anticipo la ricchezza di oggi e di domani è tecnicamente e fisicamente impossibile sul terreno dell’economia reale. Può esser vero sul terreno strettamente monetario, anzi con una visione monetaria della realtà. Il debito lo ha fattolo Stato, che non ha saputo spendere i propri soldi. I privati hanno, invece, costruito e conservato, godendo attualmente di una situazione patrimoniale di tutto rispetto. …E parliamo della generazione postbellica quasi del tutto scomparsa e dei diretti discendenti, oggi 60/70enni.  

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Se le cose dovessero mettersi male, la elevata ricchezza privata delle famiglie italiane potrebbe bastare per fare da salvagente allo stato italiano e il conto da pagare non sarebbe neppure troppo elevato…

In effetti l’Italia è un paese a due facce: da un lato mostra una ricchezza privata unica al mondo, dall’altro un debito pubblico tra i più elevati in rapporto al Pil.

In altre parole, i cittadini (la Nazione) hanno saputo risparmiare mentre è lo Stato che non ha saputo spendere, indebitandosi troppo. Lo stesso discorso può farsi paragonando la bilancia commerciale (dei pagamenti), che è attiva, e il bilancio dello stato. 

Ed è anche la composizione della ricchezza privata e del debito pubblico italiano a rendere questo paese “Too rich to fail”.

La ricchezza netta delle famiglie italiane comprende attività reali per 6,3 trilioni di euro e attività finanziarie (4,3 trilioni) al netto delle passività (0,9 trilioni). Negli ultimi 10 anni, la ricchezza totale è cresciuta di circa 400 miliardi, di cui 300 miliardi sono finiti sui conti correnti.

Tra le attività reali, il caro e vecchio mattone la fa da padrone. 

Per averne un’idea le abitazioni residenziali delle famiglie italiane valgono 5,25 trilioni di euro. In termini pro capite ogni italiano adulto mostra un patrimonio immobiliare in case pari a 110.000 euro, uno dei valori più elevati al mondo.

Prelevare altri denari dalle tasche di chi con lavoro e sacrificio ha “messo da parte” tale capitale, utile in molti modi a tutta la comunità civile, è un vero latrocinio per non dire un furto. Oltre che un danno per l’Italia intera.

C’è dell’altro. La liquidità “conservata” dalle famiglie italiane sui conti correnti e conti deposito ha raggiunto la cifra di 1,4 trilioni di euro, circa un terzo della ricchezza finanziaria totale…

Le famiglie italiane hanno poi passività finanziarie pari a circa il 41% del Pil. Badate: è  la percentuale più bassa in assoluto tra i paesi avanzati.

Anche le nostre imprese non finanziarie (industria e commercio), come abbiamo accennato sopra, rientrano nella stessa logica di fatto: sono poco indebitate, il 69% rispetto al Pil, contro una media dell’area euro pari al 106%. Ciò significa che la cosiddetta “economia reale” italiana funziona. E come!

In altri termini – come da noi sempre sostenuto – occorre chiarire:Il settore privato del Belpaese gode di un’ottima salute,è lo stato che non ha funzionato! 

Perché, infatti, non ci parlano della composizione del debito pubblico? Diamogli appena un’occhiata più approfondita: si scoprirà che il rigore imposto dall’UE è un’enormità fisica e logica…

Il debito pubblico dello stato italiano vale oltre 2.300 miliardi di euro e negli ultimi 20 anni, complice la stagnazione economica, è esploso in rapporto al Pil ed è oggi pari al 133%.

Il mercato dei titoli di stato italiani vale all’incirca 2.000 miliardi di euro, e una delle domande più frequenti è: “chi detiene i nostri titoli di stato?” (Composizione del debito).

I titoli di stato italiani sono detenuti principalmente da investitori domestici (circa il 20% da Banca d’Italia, il 20% da banche, il 15% da altre istituzioni finanziarie e l’8% dalle famiglie).

Gli investitori stranieri detengono invece il 31% del nostro debito. Questo è un dato molto importante, perché i “non-residenti” sono di solito i primi a darsela a gambe quando scoppia una crisi del debito sovrano.

La quota del 31% però comprende anche l’Eurosistema (ca.3%) e lo stock detenuto da filiali estere di fondi italiani (circa il 7%) e, quindi, si tratta di una sopravvalutazione del debito detenuto da investitori non italiani.

Ciò significa che la quota di debito italiano concretamente detenuta da investitori stranieri (nel senso stretto del termine) è di appena il 22% circa. A livello mondiale, solo Giappone e Canada, mostrano una percentuale più bassa di debito nazionale posseduta da investitori esteri.

Si concluda che la politica del rigore e le menzogne mediatiche (vi siete mangiati “i polli” di figli e nipoti) sono assolutamente fuori luogo. Nemmeno lo Stato, in fondo, si è comportato tanto male…

La sola conclusione, strana o paradossale che sia, è che si voglia così “affossare” realmente l’economia del Bel Paese là dove il sì suona. Certo è, comunque, che lo stato italiano in fatto di disoccupazione, poca crescita recente, distribuzione del reddito e fisco ha le sue brave e grosse colpe…

(Testo inviatoci da Aldo Brandini – Corrispondenza da Roma)

Vedi anche in Politica l’articolo: Ancora patrimoniali?

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Quanto agli aspetti ecologici ed al supposto “scempio” che  i “padri” degli ultimi cento anni avrebbero fatto della natura, si pensi che la sola Sicilia ha oggi circa 30 (trenta) fra parchi naturali e riserve. Si pensi ai parchi a protezione degli animali e della natura in Africa, Asia, America. Al rimboschimento in atto nell’Amazzonia (milioni di nuovi alberi). Alle leggi a protezione del taglio del Teak in Asia e della quercia in Europa.State tranquilli: l’intelligenza e la tecnologia aiuteranno il mondo a diventare, semmai, migliore. La stessa storia, considerata con un “respiro” appena più lungo, lo prova a chiarissime lettere. Si guardi all’attenzione con cui sono considerati oggi i meno abili… La natura o Dio non hanno compiuto il massimo plafond della creazione dando l’intelligenza all’umanità perché questa distrugga tutto il resto. Sarebbe stato un errore madornale, un non senso privo di giustificazioni…

La spiegazione possibile nasce dall’evidenza che il male è presente sia nella natura, sia nell’umanità che ne è parte integrante ed importante. Quest’ultima ha il compito di combattere il male: lo fa e questo è il senso della storia…

E’ probabile, invece, che sia proprio “da cattivi” ritenere “cattiva” l’umanità.

Germano Scargiali

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