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Patrimoniali? No grazie! Italiani non permettetelo!

Come quella da 200 euro questa banconota è stata tolta di mezzo: una restrizione alla mafia e ...alla libertà.Come quella da 200 euro questa banconota è stata tolta di mezzo: una restrizione alla mafia e ...alla libertà.

Abbiamo sostenuto la tesi che – tutto sommato – fosse quasi immorale gettare pubblicamente la croce addosso al governo gialloverde: dopotutto è “il governo che abbiamo” e sta rappresentando all’interno e soprattutto all’estero un’Italia avvilita e calpestata, puntando anche i piedi, per la prima volta, davanti ad una Europa che non ci piace e non può piacerci…

Per molti versi, del resto, ci si poteva aspettare di peggio e i timori non mancavano…

Adesso, però, rischia di trascinarsi appresso anche la poca – pochissima – fantasia dello stato italiano di sempre. Servono soldi? Benzina e Iva, già carissime, sono sempre in testa ai pensieri dello Stato italiano, che non riesce a risparmiare sui costi.

A quanto pare, però, c’è di peggio. E se quello che ha scritto il Tempo – stavolta non il Messaggero – fosse tutto vero? Se alla fine la panacea di tutto, per questo governo, fosse …la “vecchia” patrimoniale? Non già sui patrimoni liquidi, bensì sugli immobili, il bene più prezioso e diffuso fra le famiglie italiane. Al momento si tratta solo di un’indiscrezione, peraltro prontamente smentita da Palazzo Chigi. Ma è un’indiscrezione di quelle che non possono lasciare indifferenti, vista la fonte.

A paventare con chiarezza l’ipotesi, nell’ambito di un più ampio piano governativo, è stato l’editorialista Pierluigi Bisignani sul nominato quotidiano capitolino Il Tempo.

Si noti che Bisignani è un personaggio legato a Palazzo fin dai tempi di Andreotti e Licio Gelli, il “manager del potere nascosto” coinvolto in diverse inchieste, come quella sulla associazione segreta P4, dopo la P3, come supposte eredi della loggia P2. Il 15 giugno 2011 fu sottoposto a detenzione ai domiciliari per un ipotetico favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio. Il Tempo, del resto, è sempre stato a sua volta legato alle istituzioni romane e in particolare ad alcuni ambienti dei servizi di sicurezza.

Secondo Bisignani, dunque, dietro la facciata di ottimismo sulle sorti dell’economia italiana, il governo terrebbe in gran segreto, come fosse un coltello dietro la schiena, una patrimoniale sugli immobili. Una batosta calcolata tra il 5 e il 7% del valore degli immobili, che “…metterebbe definitivamente in ginocchio i cittadini, già gravati dall’Imu tra le più alte d’Europa”.

“Al di là delle dichiarazioni pubbliche – si legge nell’articolo – il Presidente Conte ha finalmente capito che dal punto di vista economico il 2019 non sarà certo un anno felice, come va dicendo a chiunque lo inviti per un caffè”.

Stando agli ultimi dati raccolti e comunicati dall’Istat, i beni immobiliari rappresentavano nel 2017 l’84% della ricchezza “non finanziaria” in mano agli italiani. Continua a salire quindi la quota del patrimonio residenziale detenuto dalle famiglie. Due anni fa era pari al 92% del valore residenziale complessivo.

Nonostante, proprio in questi giorni, sentiamo dire “ideologicamente” che sia giusto togliere ricchezza a chi “comunque” l’abbia prodotta (incredibile), ciò significa colpire un patrimonio nazionale la cui consistenza giova anche allo Stato. Non solo perché questo possa farsene un vanto, ma perché la comunità si serve di tale ricchezza a livello di bene strumentale, ad uso di abitazione etc. Per non dire delle imposte che già paga, Imu (incostituzionale) compresa. Togliendo altro denaro dalle tasche dei proprietari, non potrà non subire un grave danno anche la manutenzione di tali beni… Infine, il mercato immobiliare ha già dimostrato di andare …a gambe all’aria.

I dati e le previsioni su Pil e altri indicatori macro sono, però, sconfortanti, con “una crescita acquisita” per l’anno in corso di -0,2%, cioè negativa, contro l’1% immaginato dal governo.

Sulle manovre di palazzo pesa anche la minaccia dell’aumento dell’Iva, pronto a scattare il primo gennaio 2020 per 23 miliardi di euro. Nonché “…il buco di bilancio creato dal reddito di cittadinanza che, quando andrà a consuntivo, costerà molto di più dei 7 miliardi stanziati e non produrrà gli effetti sperati”.

 “A poco servirà – conclude Bisignani – il meccanismo di salvaguardia che stanno studiando gli strateghi del Movimento 5 Stelle, legato al reddito delle famiglie e ai metri quadri. Tra veti e contro veti. Senza un rilancio della politica industriale e degli investimenti pubblici, una ripresa è certamente impossibile”.

No comunque a nuove patrimoniali: gli italiani non lo permettano!

Aldo Brandini

(Corrispondenza da Roma)

Nota. (Vedi anche l’articolo intero “Too rich to fail”).

Se le cose dovessero mettersi male, la elevata ricchezza privata delle famiglie italiane può fungere da salvagente per lo stato italiano e il conto da pagare non sarebbe neppure troppo elevato…

In effetti l’Italia è un paese a due facce: da un lato mostra una ricchezza privata unica al mondo, dall’altro un debito pubblico tra i più elevati in rapporto al Pil.

In altre parole, i cittadini (la Nazione) hanno saputo risparmiare mentre è lo Stato che non ha saputo spendere, indebitandosi troppo. Lo stesso discorso può farsi paragonando la bilancia commerciale (dei pagamenti), che è attiva, e il bilancio dello stato. 

Ed è anche la composizione della ricchezza privata e del debito pubblico italiano a rendere questo paese “Too rich to fail”.

La ricchezza netta delle famiglie italiane comprende attività reali per 6,3 trilioni di euro e attività finanziarie (4,3 trilioni) al netto delle passività (0,9 trilioni). Negli ultimi 10 anni, la ricchezza totale è cresciuta di circa 400 miliardi, di cui 300 miliardi sono finiti sui conti correnti.

Tra le attività reali, il caro e vecchio mattone la fa da padrone. 

Per averne un’idea le abitazioni residenziali delle famiglie italiane valgono 5,25 trilioni di euro. In termini pro capite ogni italiano adulto mostra un patrimonio immobiliare in case pari a 110.000 euro, uno dei valori più elevati al mondo.

Prelevare altri denari dalle tasche di chi con lavoro e sacrificio ha “messo da parte” tale capitale, utile in molti modi a tutta la comunità civile, è un vero latrocinio per non dire un furto. Oltre che un danno per l’Italia intera.

 

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