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No alle false commemorazioni di mafia

Chi sa qual'era lo scherzo di Giovanni a Paolo: differenti per certi versi, erano anche due gran signori e molto amici fra loro. Chi li aiutava a suo tempo e chi no?Chi sa qual'era lo scherzo di Giovanni a Paolo: differenti per certi versi, erano anche due gran signori e molto amici fra loro. Chi li aiutava a suo tempo e chi no?

Purtroppo le commemorazioni, come quella di oggi sulla strage di Capaci, servono solo a ribadire l’ipocrisia con cui si parla e si predica a proposito della terribile parola mafia.

Si commemorano Falcone e, successivamente, Borsellino, ma, per incredibile che possa sembrare, non si parla del perché siano morti.

E’un paradosso e, concorderete, come non sia l’unico dei nostri giorni.

Falcone e Borsellino sono morti perché stavano per alzare il velo sulla vera mafia, che non è la “criminalità organizzata” di stampo certamente mafioso che si continua a spacciare come la “la mafia”.

La “vera mafia” – quella su cui volevano squarciare il velo i due eroici magistrati palermitani, che anche noi, dopo morti, abbiamo tristemente scoperto essere anche così amabili e simpatici – è quella che non si vede o si vede poco o niente. Tuttavia è fortemente presente sul territorio e molto ben radicata. Essa pesa su gran parte della realtà economica e socio civile. La sola sua debolezza (la fortuna del mondo) è la sostanziale mancanza di fantasia. Ancora per paradosso, questa è l’ultima cosa che vorrebbero sentirsi dire…

Valgano le accorate parole di Giovanni Falcone poche settimane prima della fine: “ci troviamo di fronte ad un nemico molto forte e molto astuto”.

Nell’attentato quel nemico decise di mettere da parte l’astuzia e si limitò ad usare la forza.

Altro,invece, io dirvi non vo’: concludiamo parafrasando Leopardi. Perché qui non siamo eroi. Non siamo come Falcone e Borsellino, due uomini differenti per tratto e personalità, ma uniti certo da un comun denominatore: l’amore per la giustizia e, appunto, il coraggio oltre il limite dell’eroismo.

Scaramacai

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I tanti scritti sulla mafia e sui due attentati si articolano capillarmente nell’elenco – diremmo il poco elegante termine elencazione – pascendosi delle cronache “minuto per minuto”, di nomi che c’erano e non c’erano. Non parlano di quella mafia come ci insegnarono essa fosse da ragazzini: quella i cui veri capi sono gli ultimi che ti aspetti.

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