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SPECIALE #CANNES72 #2 – 14/25 MAGGIO 2019 (DAYS 10&11)

IL_TRADITORE_2

Bellocchio si confronta con il Palestinese Suleiman mentre un Certain Regard si conclude con l’affermazione del brasiliano 

(da Cannes Luigi Noera – Le foto sono pubblicate per gentile concessione del Festival de Cannes)

In questi ultimi due giorni di Festival abbiamo ancora qualche speranza di assistere al film meritevole della Palma d’Oro che possa mettere in discussione quello che ormai sia il parere unanime riguardo il film di Malick, che racconta una storia del secolo scorso tuttora attuale.

IL_TRADITORE_1Iniziamo dal film IL TRADITORE di Marco BELLOCCHIO presentato nell’anniversario della strage di Capaci del 1992. Siamo al tramonto della guerra di mafia quando la Cupola era stata smantellata appunto dai giudici Falcone e Borsellino. I due servitori dello Stato infatti erano riusciti ad aprire una falla nella società omertosa grazie all’aiuto dei pentiti di mafia il cui precursore è stato Masino Buscetta, protagonista del film presentato a Cannes. Film che lascia libertà di opinione nello spettatore di scegliere chi in realtà sia il traditore Buscetta e la sua voglia di difendere i propri cari oppure la sete di infinito potere del sanguinario Totò Riina. In una sceneggiatura che cura i particolari sia nell’idioma stretto dei protagonisti a cui va il plauso non solo a Luigi Lo Cascio ma anche a Favino nella bravura di parlare in siciliano e in brasiliano. La prima scena della festa di famiglia è un omaggio al Gattopardo di Visconti in chiave moderna e contiene dei dettagli che saranno utili al maxi processo come la foto della “Famiglia” durante la festa di Santa Rosalia (ndr: Patrona di Palermo). Ma anche le metafore tanto care al regista che sono poste come pillole a firmare il suo personale linguaggio. Insomma ci sono tanti punti a favore che lasciano ben sperare per un palmares al cinema italiano nel quale Marco Bellocchio riveste un ruolo di rappresentante da quando il cinema italiano dei mostri sacri quali Rossellini, Visconti e Fellini sono ormai un ricordo indelebile.

Passiamo quindi alla maratona di 4 ore MEKTOUB, MY LOVE : INTERMEZZO di Abdellatif KECHICHE che prosegue nella sua indagine iniziata a Venezia. Molti hanno gridato al Capolavoro che in realtà è una continuazione tediosa del film Mektoub, My Love – Canto Uno con alcuni aspetti sconcertanti nelle scene di sesso orale. Quello che sconcerta è la lunghezza del film che supera il primo della trilogia di appena 3 ore.

IT_MUST_BE_HEAVEN_1Si sa che il cinema palestinese è inconsueto e riesce sempre a stupire per i contenuti ed il linguaggio sempre fresco utilizzato. E’ il caso di IT MUST BE HEAVEN di Elia SULEIMAN che in 90 minuti riesce a mettere a fuoco, partendo dalla Palestina e transitando per Parigi e New York la società mondiale della globalizzazione con tutte le sue contraddizioni. Si inizia da Gerusalemme, luogo più Sacro della Terra, dove le tre religioni monoteiste si contendono la gestione alternata dei luoghi della cristianità. Si prosegue con Parigi in cui appare lo sky line della Cattedrale di Notre dame recentemente distrutta da un incendio per arrivare a New York alla ricerca di un finanziamento che non arriva. Un autocritica del regista che merita di essere premiato.

L’ultimo film in competizione è SIDYL di Justine TRIET che ancora una volta fa parlare e ci si chiede se sia solo una questione di quote rosa a determinare la scelta dei selezionatori per una pellicola rispetto ad un’altra. Sebbene si parli di fragilità umana impersonata soprattutto dalla psicoterapeuta piuttosto che dalle sue pazienti, le pieghe che prende la sceneggiatura non è immediatamente comprensibile ed anzi è disturbante nei confronti di pazienti che vengono “sfruttati” a fini propri dalla protagonista che vuole atteggiarsi a scrittrice affermata ed invece è la più fragile. Interessante l’omaggio a Rossellini con le scene che si svolgono nella fascinosa isola eoliana di Stromboli dove il Maestro girò il più bel film con Ingrid Bergman.

Alle battute finali della selezione Un Certain Regard Larissa SADILOVA presenta ODNAZHDY V TRUBCHEVSKE, una divertente e surreale storia sulla famiglia. Uno script serrato che ammalia lo spettatore. Il tema è l’amore, la fedeltà, la famiglia. I due amanti sono tra loro distanti. Lei pronta a lasciarsi alle spalle un matrimonio e la figlia ancora adolescente, Lui che ritorna sui suoi passi. Tutto sullo sfondo della terra Russa, fatta anche di piccole comunità come quella dove vivono i protagonisti. Non è dispiaciuta la leggerezza d’animo della regia che lascia ben sperare per il futuro prossimo.

 Infine l’ultima pellicola di Cannes Classics LES SILENCES DE JOHNNY di Pierre-William GLENN

Adesso non ci resta che attendere il verdetto della giuria di Un Certain Regard presieduta da Nadine Labaki – Presidente (Regista e attrice / Libano) e coadiuvata da:

Marina Foïs (attrice / Francia)

Nurhan Sekerci – Porst (Produttore / Germania)

Lisandro Alonso (regista / Argentina)

Lukas Dhont (direttore / Belgio) – Vincitore con GIRL nella passata edizione.

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