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Reddito di cittadinanza: quanti guai!

Hotel sul mare. Erronea l'idea che l'Italia potrebbe vivere di solo turismo (vive già anche di ben altro) ma penalizzarlo è il colmo.Hotel sul mare. Erronea l'idea che l'Italia potrebbe vivere di solo turismo (vive già anche di ben altro) ma penalizzarlo è il colmo.

Da una parte un governo che si affida alla demagogia, dall’altra un’opposizione becera che, pur di criticarlo, non “pesca” gli argomenti giusti, ma quelli sbagliati.

Ci si è chiesti – a livello nazionale ed anche europeo – se il reddito di cittadinanza avrebbe rilanciato nel complesso l’economia, immettendo denaro a fronte di nessun lavoro. Questa la critica avanzata…

Demagogia contro demagogia: è ovvio che – specie in questo momento – immettere denaro e darlo ai poveri giovi ai consumi e, quindi, ad un rilancio della produzione.

La critica andava mossa, però, in altro modo: come spalmare questo denaro, reso disponibile a dispetto dell’UE, fra i cittadini in difficoltà?

Si poteva, senza tanto rumore, finanziare meglio la cassa integrazione ed anticipare la concessione dell’indennità di disoccupazione: un’indennità ridotta e uguale per tutti. Nulla di assolutamente nuovo, ma forse “troppo facile”. Tale sistema non sarebbe costato che una minima spesa ed un minimo sforzo organizzativo allo stato.

Ma tale tipo di soluzione avrebbe condotto ad una “giustizia imperfetta”. Non fia mai! I soliti perfettisti non vogliono ammettere che “la vita è imperfetta”. All’errore si aggiunge, così, un altro errore: riaggiustare con una serie di “camarille” le cifre, i tempi i modi nell’illusione di avvicinarsi alla perfezione…

Ignorando puntualmente la massima latina “summum jus, summa iniuria” il legislatore italiano ha voluto, dunque, aggiungere alla distribuzione del reddito di cittadinanza invenzioni su invenzioni…

Conseguenza finale: la necessità di espletare una frastagliata e costosa serie di controlli su chi percepisce il famoso reddito: neppure un’invenzione assoluta, ma una copia malfatta di quanto avviene in altri stati.

L’ultima ma non la sola conseguenza è che qualcuno parla già di “estate chiusa per reddito di cittadinanza. Perché farsi il mazzo per 900 euro tutta l’estate, o magari rovinarsi i week end estivi per pochi soldi, quando puoi riceverli standotene sereno a casa tua o magari in spiaggia grazie a Di Maio? La risposta alla domanda è scontata, come stanno capendo a loro spese i proprietari di hotel, ristoranti e stabilimenti balneari in cerca di lavoratori per la stagione estiva appena iniziata.

Sparti gli “stagionali”. L’allarme arriva da tutta la penisola, da nord a sud: non si trovano camerieri, bagnini, personale di cucina.

Tutti lavori che negli anni scorsi venivano affidati a molti ragazzi che però da aprile di quest’anno stanno già prendendo il reddito di cittadinanza o sono in attesa di riceverlo dall’Inps.

Siamo già in emergenza. Dopo che negli ospedali mancano i medici, dopo anni di “rigore” e selezioni, ecco che molti giovani che l’anno scorso avevano fatto la stagione estiva – dicono in coro albergatori e gestori di ogni attività legata alla bella stagione – quest’anno non stanno tornando perché percepiscono il reddito di cittadinanza. Se accettassero di tornare, perderebbero l’assegno da oltre 700 euro che a loro basta per vivere. Non scatta la necessità di trovarsi comunque un lavoro… Meglio il reddito senza lavoro, come in tantissimi temevano.

C’è chi lancia appelli rivolgendosi a coloro che hanno voglia di lavorare. Si può contattare l’Associazione degli albergatori, già in loco, per salvare la stagione, altrimenti a rischio per mancanza di personale.

A rischio è la riviera romagnola, da cui è partita la protesta, ma non solo, in una stagione in cui le prenotazioni già “fioccano”.

Da una parte sta diminuendo l’offerta di lavoro stagionale, pur in presenza di una forte domanda, dall’altra c’è chi preferisce un lavoro in nero, piuttosto che un lavoro regolare, per poter beneficiare del nuovo reddito di cittadinanza.

Le leggi sbagliate provocano disobbedienza e vengono contravvenute. Anche questa verità fa parte della più elementare scienza giuridica… Il meccanismo è semplice: chi risponde alle offerte di lavoro nelle località balneari, chiede di non essere contrattualizzato ma di lavorare in nero, così da mantenere anche l’assegno pubblico di cittadinanza.

Invece che prendere 1.100 euro lavorando i giovani interessati prendere 780 euro restando a casa. La paga di un cameriere è sui 1.300, più vitto e alloggio. Sul loro blog i Cinque Stelle – grandi promotori del reddito di cittadinanza – rispondono: I lavori stagionali sono la giungla della precarietà. Orari disumani, stipendi da fame, nessuna sicurezza. Noi con il decreto Dignità e il reddito di cittadinanza sosteniamo chi è stato ridotto alla fame dai precedenti governi. Contenti loro…
Si potrebbe rispondere che un’esperienza lavorativa – specie in hotel, ma non solo –può comunque essere un viatico per l’avvenire. Il lavoro nell’accoglienza è sempre stato duro e va espletato solo da chi vi ha passione. Da sempre.

Da qui l’appello al governo: Intervenite subito per correggere numerosi aspetti della legge. Bisogna fare in fretta. Ma si dice che qualcuno progetti di utilizzare dei robot che servono ai tavoli… Una soluzione molto discutibile, visto che, proprio in questo settore, si è sempre sottolineato come la presenza umana sia insostituibile.

Aldo Brandini

(Nostro servizio da Roma)

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