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Lo sguardo atteso, racconto lungo di Antonella Italia

L'incredibile profilo di Polizzi Generosa, protagonista- non da sola - del racconto. I luoghi sono quasi personificati...L'incredibile profilo di Polizzi Generosa, protagonista- non da sola - del racconto. I luoghi sono quasi personificati...

Una vicenda di vita, una riflessione autobiografica o – più o meno – la vicenda di tutti? C’è molto in questo libro di Antonella Italia, architetto di Palermo, esperta di antichità e di natura. Né da una personalità così articolata ci si poteva attendere il poco…

L’autrice sceglie la forma del racconto lungo e affronta un argomento difficile, trasversale, che corre dalla realtà ai segreti dell’anima, fino a quella ricerca interiore che ci caratterizza un po’ tutti. Già, chi siamo? Che cosa ci attendiamo dalla realtà esterna? E dalle persone? In cinquantacinque pagine molto fitte l’autrice concentra la vicenda che – secondo noi – meritava più spazio. Ma la prolissità sembra una nemica dalla quale Antonella Italia vuol tenersi lontana…

La copertina

La copertina

Il racconto è diviso in cinque parti (capitoli?) di cui solo il primo s’intitola Lo sguardo atteso. Da lì, ovviamente, parte tutto e poi tutto si conclude. …L’anima si dispera per “quel meccanismo perverso” che dall’adolescenza porta la protagonista a ricercare il consenso, “la necessità di quello sguardo di approvazione la cui assenza la risucchiava in fondo a se stessa, dove un senso di solitudine e una velata infelicità invadevano tutto, anche quando quel tutto sembrava felice”.

Le Madonie appaiono subito, sono una sorta di patria. Anche quando la principale consolazione personale era quella di rifugiarsi e “…si alimentava di quella linfa di arte e poesia che a casa le mancava”. Allora: “leggeva, leggeva, leggeva e spesso disegnava o scriveva in un piccolo diario…” “…dove lasciava traccia dei suoi pensieri tramite versi emersi all’ improvviso e schizzi poi acquerellati”.

La svolta della storia avviene già al secondo capitolo, L’incontro. E’ un incontro telefonico in cui un’amica le chiede di lavorare per un’Università straniera ad …un progetto di ricerca di cooperazione internazionale basato sui processi di rigenerazione culturale.

A Silvia, che lavora presso una libreria indipendente, basta poco per dire sì al nuovo incarico. Vi adempirà approfondendo la conoscenza fisica e culturale delle “sue” Madonie. Infine, vi ricercherà la pienezza dell’amore che la lega al marito Marco, un ingegnere che pur condivide tante delle sue passioni: la natura, le pregevoli architetture, la voglia di sottoporle al restauro, di cui è esperta.

Inizia il terzo capitolo, Il viaggio, in cui il racconto prosegue incrementando i toni poetici fino a raggiungere contenuti di entusiasmo.

“Le distese di campi a valle e le cime dolomitiche della Quacella fuggivano…” “…mentre guidava, godeva nel pressare l’acceleratore e nel percepire l’aumento di velocità sotto il suo corpo, la fuga del paesaggio aveva il ritmo di una musica jazz”.

Mentre tutte queste sensazioni la riempiono “senza dirsi nulla”, la protagonista, sotto Polizzi scorge un edificio e un’indicazione: “la Commenda”. Appassionata di antichi percorsi medievali non poteva non interessarsene…

Il racconto procede attraverso una serie di citazioni di personaggi e di luoghi. Soprattutto parchi letterari come quello di Giuseppe Antonio Borgese, scrittore nato a Polizzi Generosa nel 1882. Vi si trovano accenni a cose estranee al percorso, ma interne allo scorrere dei pensieri: il Ritratto d’Ignoto di Antonello e il ritrovo culturale di Villa Piccolo di Calanovella a Capo d’Orlando (Lucio Piccolo fu poeta, esoterista e musicologo italiano, che visse di cultura fra Palermo, Capo d’Orlando e la sua casa di Sinagra, ndr).

Ma Silvia, fra tanto materiale raccolto, rimase colpita – come racconta – da un brano di Antonio Borgese: “Lassù sulle Madonie… vette chiare calanti, a schiera dagli acropoli del centro al mare, …il mare d’Imera tagliato a spicchio …non si vede altra città o villaggio. Polizzi Generosa, drappeggiata…”

Il pensiero al marito ritorna: “…Quella notte scrisse a lungo sul suo taccuino e sognò il volto di Marco”. Il suo tour l’aveva portata a Gangi, dove, nella chiesa madre di San Nicolò di Bari la colpiscono alcune evidenti citazioni del Giudizio universale di Michelangelo nella Sistina. Poi la “corsa” prosegue verso Aliminusa, dove la attende la visita al parco letterario dedicato al poeta Giovanni Battaglia.

Nella quarta parte, Il silenzio, l’incontro con il ritratto d’ignoto di Antonello acquista toni quasi traumatici. La protagonista e l’amica Anna restano “accarezzate” da quello sguardo misterioso: il sorriso più famoso del mondo dopo quello della Gioconda…

Silvia sentì risalire una fiamma sino al volto e cadde a terra: “Marco, Marco…” E’ ancora il nome del marito che “…risuonò nella sua testa mentre pian piano” si riaveva. Così le torna in mente il sogno di qualche giorno prima.

E’ lì, riprendendo da sola i sentieri madoniti, che Silvia trova “lo sguardo della Madre terra ad accoglierla e abbracciarla, mentre il silenzio la cullava”.

Prosegue il percorso di Silvia fra ritmi naturalistici e poetici. Le trazzere delle Madonie, la natura, i monti sono, assieme alle scoperte e alle riflessioni artistiche, il suo percorso purificatore. La vicenda personale, privata, si intreccia a quel punto più che mai con il percorso compiuto, rigenera le persone e rigenera i luoghi.

La quinta parte, Gioielli preziosi, appena due pagine, è quella conclusiva. Non possiamo che ripetere tutto il primo capoverso. “Le immagini sono la guida che ci porta verso i nostri saperi innati, verso il nostro destino, a patto di non commentarle, di custodirle e amarle come gioielli preziosi, nascosti nel nostro forziere interiore”. 

Questa volta le virgolette sono già nel testo e queste parole, come quelle che seguono, riassumono il potere catartico del viaggio culturale compiuto. Seguono alcune pagine in bianco che invitano il lettore a ripercorrere il tragitto. Allo stile dei viaggiatori del Gran tour, il lungo racconto vuole essere anche un vademecum, un viatico, destinato a chi, come l’autrice, vuol vedere e …riflettere.

Germano e Lydia Scargiali

Lo sguardo atteso, Edizioni Arianna,  € 10.

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Antonella Italia, architetto  specialista in restauro dei monumenti, lavora nel campo dello sviluppo locale e dell’animazione territoriale, si occupa da anni di turismo sostenibile e relazionale, di promozione dei beni culturali e ambientali in Sicilia e nell’area mediterranea, anche nella qualità di presidente dell’Associazione Culturale Itinerari del Mediterraneo Itimed.

Fra le sue pubblicazioni: La torre normanna, Santa Cristina e i pellegrini sulla Via Franchigena; Palazzo Pecoraro Maggi a Vicari; Dalle trame del costruito le tracce del vissuto; The small business and smart relational network by a territorial thematic itinerary; The Pilgrims Kinights and travellers Path in Sicily; Solunto.

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