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Tao FilmFest: “Visioni private” chicca per cinefili ed altro ancora

Cyd Charisse, ballerina ed attrice di grande bellezza, appare brevemente nel film. Fu fra le ballerine di Fred Astaire e Gene Kelly (nella foto): gambe fra le più belle della storia del cinema..Cyd Charisse, ballerina ed attrice di grande bellezza, appare brevemente nel film. Fu fra le ballerine di Fred Astaire e Gene Kelly (nella foto): gambe fra le più belle della storia del cinema..

Fra le “chicche per cinefili” del Tao FilmFest 2019, gradita sorpresa, tra gli eventi speciali – a trent’anni dalla sua nascita – la proiezione di Visioni private, il film giovanile del messinese Francesco Calogero allora trentaduenne, autoprodotto e girato a sei mani, col ventisettenne Ninni Bruschetta e il trentaseienne Donald Ranvaud, brillante conduttore poliglotta di conferenze stampa, di rara umanità e simpatia, che purtroppo non c’è più.

Era il 1988, un periodo di grande fermento culturale, stagione felice per la manifestazione taorminese, durante la quale il film fu girato con l’amichevole, autoironica e divertita partecipazione di molti di coloro che vi lavoravano. Fra loro Sandro Anastasi, per anni responsabile della “Settimana del filmnuovo”, il critico Tatti Sanguineti e altra gente di cinema presente al Festival. E con la partecipazione casuale e straordinaria di Cyd Charisse, ripresa durante la conferenza stampa taorminese, del regista Bob Swaim e del produttore Chris Sievernich, amici personali di Ranvaud. Girato nel 1988, il film uscì nelle sale l’anno successivo e si avvalse di un credit di maestranze locali, allora all’inizio della loro carriera, che però fecero bene il loro mestiere. Tra loro Angelo Strano per la fotografia, Antonella Verzera per i costumi, Giovanni Renzo per la vivace colonna sonora, Davide Azzinga per il montaggio. Ed è curioso ritrovarvi come assistente alla regia, Christian Bisceglia che quest’anno ci ha regalato più di un brivido durante la proiezione del suo originale horror metafisico Cruel Peter.

Riproposto a distanza di trent’anni, Visioni private diventa, per chi il Tao Film Fest di quegli anni l’ha vissuto personalmente, “operazione nostalgia” che mette in moto una serie di ricordi, ma anche opportunità, per chi allora non lo ha visto o ne conserva una memoria sbiadita, di verificarne la tenuta nel tempo e l’intrinseco valore. A raccontarcene la genesi complessa e avventurosa è stato Francesco Calogero (che lavorava al fianco di Anastasi), assieme a Ninni Bruschetta, talentuoso attore di cinema e di teatro allora alle prime armi. Fu un film improvvisato, che nasceva sul set giorno per giorno.

Si abbozzò a Torino, a casa di Ranvaud la sceneggiatura, ma è legittimo affermare che fu prima girato, poi prodotto e infine scritto, finito a stento per scarsezza di pellicola, fornita poco alla volta dalla Kodak, e poi assemblato alla Cineteca di Bologna. Ma il suo successo crebbe con la partecipazione al festival di Torino, dove il pubblico rise di cuore ed applaudì. Alcuni commenti però indussero gli autori ad operare salutari tagli. A Berlino, grazie all’incontro con Citto Maselli e con la delegazione italiana, ricevette ulteriori finanziamenti.

Ghezzi, cui piacque molto, gli procurò anche una bella somma dalla RAI, e il risultato finale è quello visto il 4 luglio alle 10 al Palazzo dei Congressi, la cui costruzione era ancora in progress (nel film si vede lo scorcio di una sala). Che dire di un film che, sottolinea Calogero, fu girato comunque con attenzione certosina, con professionalità e con appassionato amore per il cinema?

La trama piuttosto complicata, è la simpatica e ironica parodia di un festival di cinema, un microcosmo dove abitualmente regna il caos. Due camerieri (l’uno è Bruschetta, l’altro il compianto Antonio Caldarella, bravissimi entrambi) cercano l’occasione giusta per entrarvi, un’attricetta insegue un produttore che ha dato a un’altra la sua parte, e quando questi viene trovato morto in piscina, è sospettata di averlo ucciso. E si finisce assieme ai giornalisti e ai critici che già parlano dell’edizione successiva. “Comica ma con venature sentimentali e una spruzzata di noir” definisce giustamente la storia Franco Cicero, nel suo lungo e illuminante saggio. E ritrova nel film che analizza minuziosamente, citazioni importanti, da Fassbinder a Baudelaire.

Siamo di certo davanti a un film colto e intelligente, la cui sceneggiatura modello è stata pubblicata da Sellerio, meno ingenuo e improvvisato di quel che appare a prima vista, e tuttavia di notevole freschezza. Un susseguirsi godibilissimo, leggero e ironico di esilaranti avventure e disavventure dell’ambiente festivaliero, che esula dai consueti percorsi della commedia all’italiana. Evidenti fin da allora le notevoli doti di Bruschetta, oggi affermato e ben noto attore di teatro e di cinema. Ed anche quelle di Francesco Calogero, autore di film di qualità, come La leggerezza del tocco che precede di un anno Visioni private, entrambi premiati nei festival, fino al recente Seconda primavera, presentato a Venezia nel 2015. Esponente di punta della “scuola siciliana”, il cineasta messinese ha svolto e svolge numerose e multiformi attività, fra cui la direzione, nei suoi cinque anni, del Festival di Messina, l’insegnamento di cinema all’Università e molteplici interventi, di vario genere, in ambito teatrale.

Finiamo citando per i nostalgici alcune location che il film privilegia, che furono, tra le altre, prima che nascesse il Palazzo dei Congressi, il favoloso San Domenico col suggestivo chiostro e le panoramiche terrazze, ma anche il Bristol, il Méditerranée e Palazzo Corvaja. E per il “dopo festival”, la discoteca “Septimo”.

Eliana L. Napoli

 

 

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