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La guerra del panino a scuola

Il panino con la frittata: guai a chi lo porterà da casa!Il panino con la frittata: guai a chi lo porterà da casa!

Fra le dispute più grottesche di questa strana Italia dei principi, che altro non sono – nel caso più frequente – che posizioni legate alla vecchia ideologia “destra – sinistra”, c’è quella del mezzogiorno a scuola. Molto meno importante del no alla Tav (ma per quale mattana?) o del sì ad oltranza agli sbarchi… Senza contare il silenzio attorno ai tanti problemi più seri e importanti… 

Emerge il  principio che “…tutti devono mangiare la stessa cosa”. La soluzione? C’è già: il “menù” che serve la mensa scolastica. Ciò è stato giustamente interpretato come il divieto del panino. E chi scrive ricorda ancora il bel panino con la frittata …che la mamma gli preparava “espresso” al mattino prima della corsa verso i banchi.

Chi porta il cibo da casa “dovrebbe” essere un privilegiato. Ma molti non sanno che il mini pranzo di scuola “si paga” in soldoni, mentre il panino o altre “lussuose leccornie” costano poco o niente, nell’ambito della gestione della cucina di casa…

Il sospetto è che il provvedimento “miri”, in realtà, ad alimentare il “pacchetto” commissionato al fornitore di turno (in questi settori la presenza della fornitura di malavita è frequente).

Ma torniamo all’uguaglianza, mito di risapute teorie che modificano – tradendola – l’intera realtà cosmologica in cui  siamo immersi. La diseguaglianza, la molteplicità, la differenza sono l’essenza, l’indole stessa, della vita, dell’arte, della scienza.

Lo sapeva bene il Re Sole di cui si favoleggia che ad un ospite che gli faceva notare come fra uomo e donna non vi fosse che una piccola differenza, rispose: “Ebbien monsierur, vive la difference”.

La natura e la stessa scienza – dicevamo – non fanno che confermare quanto sia utile non negare la differenza, il mutamento, il movimento continuo di tutto intorno a noi. La molteplicità e la variazione sono un impegno e – se lo vogliamo – una condanna della realtà cosmica. Quella che dobbiamo accettare per essere virtuosi: è la virtù su questa terra, mentre l’unità è, semmai, solo in Dio. Solo il creatore può “vederla”.

Diciamo di più. E’ anche questa la scintilla della politica che, lo si voglia o no, si assume il ruolo di rappresentare il popolo ed è la sola che lo rappresenti contro le forze avverse. Ciò l’ha impegnata fin dall’origine, pur sotto un’ombra sinistra, ma l’ha – anche – mantenuta fino ad oggi come la più nobile delle attività. Del resto essa ha una radice che sprofonda nel più remoto passato, là dove l’uomo iniziò a distinguersi dall’animalità, e forse più indietro, nella sfera degli atomi e dei fotoni, facendo del grido di Olimpia “vinca il migliore“, non solo la versione moderna e politicamente corretta dell’evoluzionismo, ma il grido di battaglia dell’intero universo: un grido cui hanno obbedito e ubbidiranno tutti. Dagli atomi agli dei. Negare la differenza è, insomma, come negare il mondo, la storia,  il passato e il futuro…

Così, dietro una storia stupida e stucchevole come la disputa sul panino, si nascondono grandi principi di notevole importanza. Ma a me la mezza “mafalda” con la frittata, che mi avvolgeva mia mamma nella carta oleata di allora e trovavo ancora profumata di pane e di padella alle 10, 30 a scuola non me la può togliere nessuno. Nel dolce e gradevole ricordo.

Germano Scargiali

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