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“Sud e futuri” per un possibile imminente sviluppo

La foto fornita dall'organizzazione di un momento del convegno.La foto fornita dall'organizzazione di un momento del convegno.

Si è parlato della Sicilia in prospettiva, della attesa crescita e sviluppo di una Isola e una Regione di certo in ritardo nello sfruttamento delle proprie potenzialità. “Sud e futuri”, questo il titolo della conferenza dibattito che si è appena conclusa – oggi, domenica 6 ottobre – all’Hotel Palace di Mondello (Palermo) con grande partecipazione di esperti, uomini politici e autorità dall’interno e dall’estero. Fra queste la bella (e bionda o quasi) ambasciatrice del Libano in Italia, Mira Daher.

“Il Sud Italia, con la Sicilia in testa, non ha un futuro, ne ha tanti. Questi futuri possibili – secondo i principi della Fondazione Magna Grecia – sono quelli che si cercherà di disegnare, ponendone le fondamenta, tavolo dopo tavolo, già nel corso della conferenza che è appena andata in archivio…”

Mira Daher, la bella ambasciatrice del Libanoa Roma è stata al centro dell'attenzione, portando la testimonianza di una nazione che ha riconquistato il proprio ruolo nel cuore del Mediterraneo orientale. Da noi intervistata per Sicilia 1 Tv è stata molto prudente schivando i discorsi sul Libano e rivolgendosi piuttosto alla salute del mare comune.

Mira Daher, la bella ambasciatrice del Libano a Roma è stata al centro dell’attenzione, portando la testimonianza di una nazione che ha riconquistato il proprio ruolo nel cuore del Mediterraneo orientale. Da noi intervistata per Sicilia 1 Tv è stata molto prudente schivando i discorsi sul Libano e rivolgendosi piuttosto alla salute del mare comune: crede in una imminente crescita, ma non che se ne vedano già gli effetti.”La dieta mediterranea simbolo d’una ripresa? Non è questo che conta…” Ma la partecipazione dell’importante signora indica il ravvicinamento delle sponde mediterranee: un traguardo che si attende da troppo tempo.

L’ambiziosa iniziativa – non certo nuova se non nel taglio – appartiene appunto alla Fondazione Magna Grecia ed è stata presentata a Palermo con la partecipazione della giornalista e scrittrice Paola Bottero. Ha fatto notizia ed è stata apprezzata a Mondello la partecipazione attiva di Paolo Mieli. In vendita anche il suo volume Le verità nascoste (18 euro).

“È una scommessa cui stiamo lavorando da un po’ di anni – ha affermato Nino Foti, presidente della Fondazione Magna Grecia – tramite un laboratorio assieme all’Eurispes, Labsud. L’obiettivo è quello di affrontare in maniera scientifica la situazione del Sud”.

Sud e Futuri è il Primo “Annual International Meeting”, che passa oggi in archivio datato dal 4 al 6 ottobre 2019.

Per due giornate di lavori si è già parlato della pur vexata quaestio del Mezzogiorno e dall’analisi del presente per arrivare, attraverso la proiezione di un futuro migliore, all’individuazione delle azioni più urgenti e di quelle strategiche, necessarie per invertire la rotta.

“Il report presentato all’apertura del convegno – ha specificato Foti – ha cercato di offrire un quadro del Mezzogiorno da vent’anni ad oggi. È un grande punto di partenza: fornisce la direzione verso cui far rotta. Una proiezione positiva possibile, se si attiva un circuito produttivo intelligente che sia incardinato sull’innovazione ed anche sulla intelligenza artificiale”.

Il must è sfruttare le potenzialità del Sud, una realtà oggi già estremamente complessa che non si ferma al vanto indiscusso di possedere il 52% dei beni archeologici d’Italia, né ai siti Unesco della Sicilia che hanno superato di uno quelli della Toscana. Né le potenzialità si fermano al clima, per restare nell’ambito del sospirato sviluppo turistico, ben lungi dall’essere adeguato a tali possibilità. Regioni come la Puglia e la Sicilia vivono già oggi anche di “altro” che non sia il turismo, pur non avendo sfruttato appieno neppure le possibilità offerte dai fatidici fondi europei…

Gli interventi di queste due giornate sono stati un alternarsi di ovvietà, ma anche di sicuri spunti interessanti. E’ ovvio da sempre che la Sicilia e il Meridione debbano aspettarsi qualcosa dalla loro “posizione nel Mediterraneo”. Altro che sola storia e clima! Lo disse al momento del suo testamento già Federico II: ciò che di più prezioso vi lascio non è opera mia, è la posizione della Sicilia…

Non può dirsi, dunque, che i singoli oratori abbiano mostrato idee personali veramente chiare sul grande problema e su come sia articolato nella sua interezza. Si ripetono i sintomi degli errori ultra decennali che hanno determinato la mancata crescita… Certamente qualcosa di positivo si può desumere dal “coacervo” delle parole che si sono susseguite nei discorsi al microfono. Ma le idee non sono certo chiare. Ciò provoca una cacofonia che, seppur temperata dalla cortesia dei presenti, somiglia ad una felliniana prova d’orchestra.

I limiti sono individuabili in almeno tre punti fondamentali. Il primo è quello di considerare Sud e Sicilia tuttora avulsi dalla realtà europea e mediterranea, cui pure si allude, ma come fosse secondaria rispetto ad una volizione che dovrebbe venire dal popolo dei meridionali ed invece è mancata e manca. Del resto troppi problemi a livello planetario sono attribuiti al costume e alla “mentalità” dei popoli.

Non si parla (affatto) di ciò che viene determinato dalla storia e dalla geografia e da ciò che da queste ci si può attendere. Il discorso, quindi, è più complesso…

Da una parte, dopo la scoperta delle terre oltremare si è determinata da alcuni secoli quella mortificazione del Mediterraneo e dell’Europa stessa che risulta sia dal nostro ricordo (la povertà di Napoli, Palermo, Genova, Atene, Marsiglia e persino Barcellona dall’800 fino alla prima metà del ‘900, pur essendo già innescata la rivoluzione industriale), ma prima ancora la Parigi di V.Hugo o la Londra di C. Dickens.

Non si sottolinea – anzi si nega – che la storia e la geografia che hanno favorito l’Europa continentale, non escluso il settentrione d’Italia, stanno capovolgendo la loro storica clessidra, riportando enormi interessi proprio nel mezzo del “Vecchio Mediterraneo”. Anzitutto come baricentro geografico-politico delle immense terre emerse formate dall’Eurasia e dall’Africa. In questa gigantesca area – lo si voglia o no – la crescita è la regola e in certi casi è già esponenziale. Non dobbiamo farci distrarre dai problemi che fanno fuggire dall’Africa masse – sia pur notevoli – di profughi.

Si insiste sul fenomeno negativo dei migranti, non sulla crescita del Pil di tanti stati africani (oltre il 10% annuo). A quali dei due sintomi guardare?

Il Mediterraneo, con l’1% delle superfici acquee mondiali assorbe già il 40% dei traffici. E niente si è visto ancora, perché – come è stato detto anche ieri al Palace, ma solo per inciso – il gigantismo navale non può attraversare Panama ma attraversa Suez. Questo più antico canale artificiale, modernizzatosi da poco con il “raddoppio”, è diventato la “autostrada delle porta container” da un Oriente che si avvia a divenire la parte più attiva del Pianeta, anche a danno di un Occidente (Atlantico) che quasi non esiste già più. Perché non ha nuove prospettive.

E’ su queste polarità, su questa sorta di 4 cantoni, che si gioca il futuro dell’Italia, della sua parte meridionale, che sta per divenire la privilegiata, come porta dell’Europa e interlocutrice della crescita che si sta verificando non solo ad Est, ma anche a Sud…

Questi quattro grandi “cantoni” sono: Europa, Asia, Africa e Medioriente. Né bisogna sottovalutare l’Europa, che resta la culla della civiltà, dell’arte, del buon gusto, manche del sapere, della capacità imprenditoriale. Tale da approfondire, con le sue numerose e storiche università, ogni ramo del sapere, comunicandolo ad un alto numero di persone. La cultura e l’intelligenza media degli europei non ha pari in nessun’altra parte del mondo. Su quest tema l’UE dovrebbe insistere, ma – purtroppo – non lo fa…

Da qui l’ultimo punto poco – pochissimo – trattato: i vari nemici del Mediterraneo e soprattutto di quello meridionale. Sono nemici vicini e lontani: l’Italia settentrionale all’Europa per le corte vedute (perché potrebbero beneficiarne anch’essi), ma soprattutto l’America, che vede molto chiaro lo spettro della propria deminutio storica quanto sostanzialmente inevitabile. La politica giusta per l’America sarebbe quella della trattativa. Solo Trump e il suo entourage avrebbero la lungimiranza di capirlo. Ci hanno anche provato. Ma le ottuse oligarchie americane, bancarie e monopolistiche si illudono di poter fermare la storia con la forza e di poter mantenere quel ruolo di gendarme del mondo che tanto hanno amato… Non ci riescono già più…

I peggiori poteri americani aspirano chiaramente a tenere in mano le redini della globalizzazione, ma la “molteplicità” della realtà planetaria farà sì che questo grande cocchio  da governare si presenterà con dei cavalli impazziti. Nonostante le armi messe in campo dal globalismo, è impossibile tenere a freno la volontà di crescere delle nazioni e delle grandi regioni internazionali, ma anche la voglia di libertà degli individui.

E’ colpa dei siciliani e dei meridionali, se non hanno spiccato il “salto” ben riuscito, invece, a regioni come la Lombardia o il Piemonte? Ovvero, a prescindere dagli eventi e dalle manovre “anti sud” post unità d’Italia, le regioni settentrionali sono state favorite dalla posizione al centro di un grande bacino economico, un territorio circolare nel cuore di un’Europa evoluta? Con una miriade di mete e riferimenti…vicini?

Il Sud e la Sicilia si sono trovati a causa del gap geografico, come un saltatore con l’asticella troppo in alto. Quando quest’asticella sarà più bassa, il popolo del Meridione – che non è mai stato né stupido, né malato – dimostrerà di saper ben prendere la rincorsa e passare all’altra parte senza sfiorarla, con il dovuto applauso finale…

Unico nemico è chi sta ostacolando, spesso bloccando ogni giorno di più la crescita già in atto, chi sta svuotando il Sud dai talenti, chi ne sta consentendo l’invasione da parte di torme d’altra cultura…

Un nemico come questo, che ha di mira non solo la Sicilia, che qualcuno nega, deve pur esserci: rinviamo non solo alla linea di questo nostro giornale, ma anche al contenuto di altri scritti, fra cui quelli del magistrato Carlo Palermo. Leggi il suo libro da noi presentato: La Bestia. Ma si pensi soltanto a chi ha costretto l’Italia a fare la guerra contro i vicini della Serbia e della Libia. Oppure all’Iraq e persino alla Siria. Amici e potenziali amici… Ma questo non è che un – pur saliente – esempio.

E’ stato “anche” notato ieri a Mondello che 20 anni fa si parlava del problema dell’Africa in chiave di una serie di interventi da parte della realtà evoluta, destinati ad innescare lo sviluppo. Non ci sono dubbi che la soluzione sia quella. Manca, però, un qualunque piano europeo per lo sviluppo del terzo mono. Pensatela come volete…

Fra i più presenti ed attivi al convegno gli uomini politici Saverio Romano, deputato nazionale e Totò Cordaro, assessore regionale. Atteso stranamente invano il Presidente Musumeci. Verrà oggi?

La crescita del Mezzogiorno – ha affermato Foti – è stata frenata dalle incapacità, dalle incompetenze della politica in primis e della classe dirigente, ma anche della burocrazia”.

Una burocrazia “…che al Sud non siamo riusciti a correggere. La lotta alla mafia è importante, va potenziata, ma è importante anche la lotta anticipatoria, che è quella posta in essere dalle autorità amministrative. Non solo: occorre creare le condizioni perché le opere pubbliche non ne subiscano uno svantaggio. Le opere finanziate vanno realizzate”.

La partecipazione al Convegno ha consentito ad Avvocati e Giornalisti di avvalersi dei crediti formativi per la partecipazione alle tavole di Sud e Futuri.

“Sostengo con interesse – ha affermato il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Sicilia Giulio Francese – iniziative come questa, che guarda al Sud immaginandone un futuro. Non è un momento felice per la stampa, qui al Sud ancora peggio. Molte voci si spengono, come quella dell’edizione nella parte orientale del Giornale di Sicilia. Si taglia l’informazione in un territorio dove occorrerebbe moltiplicarla. Fortunatamente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ci ricorda continuamente il ruolo importante che ricoprono i giornalisti”.

Severo il giudizio di Saverio Romano, vicepresidente della Fondazione Magna Grecia e responsabile del dipartimento Mezzogiorno di Eurispes, già ministro del Mezzogiorno. Egli, opportunamente, non incolpa la mentalità diffusa, bensì gli errori della tradizionale classe politica…

“Il Mezzogiorno – ha affermato l’Onorevole –  è in queste condizioni soprattutto per gli errori commessi dalla sua classe politica. Vi sono diversi possibili modelli di sviluppo per la parte meridionale del Paese. Se non si vuol rischiare di rimanere fuori dalle dinamiche politiche ed economiche più significative, servirà adottare un modello di sviluppo al quale uniformarsi. Il meeting non ha voluto essere un’iniziativa rivendicativa, né un’analisi fredda di dati e numeri ma, piuttosto, un confronto sulle potenzialità, sulle vocazioni dei singoli territori, sul livello di infrastrutturazione materiale e immateriale, sul contrasto alla burocrazia improduttiva e inefficiente e alla corruzione, sulla valorizzazione dei beni culturali”.

Germano Scargiali

(Commenti originali e notizie dai comunicati)

Nota. Vi sono le premesse che la Storia e la Geografia raggiungano la Sicilia e il Meridione d’Italia di cui sembravano essersi dimenticate. E’ ciò che veramente serve ad innescare i meccanismi dello sviluppo. L’Africa e tutto l’ex “terzo mondo” si appresta a divenire non solo una fonte di risorse, come ci si aspetta da molto e se n’era allontanata la possibilità con la fine della politica coloniale. Con la crescita – già in corso – quei territori immensi si trasformeranno in altrettanti mercati. L’Italia, senza esclusione del Meridione è in grado di produrre  fornire “di tutto e di più”. Necessita soprattutto di consumatori. Allora la soluzione degli altri problemi sarà conseguenziale. Perché il vero patrimonio di un sistema produttivo, come quello di un’azienda, è rappresentato dalle disponibilità del mercato, dal target, dalla sua ampiezza, dal portafoglio clienti…

Gli altri problemi, come quadri dirigenziali, quadri della mano d’opera, iniziative d’impresa, nuove tecnologie, saranno risolti, perché rientrano già nelle acquisite capacità del marketing e della organizzazione del lavoro assorbita nel territorio. Occorrono i manager e i tecnici, ma c’è la capacità di approntarli… (Ge. Sca.)

Nota 2. Le potenzialità della Sicilia sono certamente “ben note” nell’ambito dello scacchiere internazionale. Ci sarebbe da pensare che il sottosviluppo sia anche indotto da chi attende di “metterci le mani” al momento …giusto. 

La Sicilia sarebbe l’ideale “porta d’Europa” proiettata al passaggio delle rotte protagoniste dei “trasporti intermodali” mare – treno – gommato. Altrettanto preziosa è la posizione strategico militare. Per quest’ultima non è sfuggita l’importanza dell’immenso porto naturale di Augusta che, come tale, è il più grande (porto naturale) d’Europa e da molti decenni il primo d’Italia per tonnellaggio. Inoltre Augusta, posta al centro di un territorio pianeggiante, offre spazi a terra impensabili altrove, se non nella Sicilia Meridionale. L’autostrada per Catania è la più moderna dell’Isola. Adesso, per inciso, sta coinvolgendo l’imprenditoriale Ragusa. Da ammodernare la Catania Messina, pur non disprezzabile, per raggiungere lo Stretto, dove – purtroppo – manca il Ponte. Questa sarebbe la primissima opera da eseguire per rispondere positivamente a chi nell’UE ha nominato con il numero Uno il corridoio Berlino – Palermo. Questo avrebbe per Augusta la sua più naturale diramazione.

Si pensi che la messa in rete della intermodalità con il programma Ten-t, Trans Europe network transport, è una delle massime iniziative comunitarie. Ma  c’è da chiedersi perché sia poco pubblicizzata…

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