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Web e diversabili: il Progetto Wamdia passa dalla Sicilia

Aprire l'uso dell'elettronica ai diversabili è uno degli obiettivi del mondo moderno. (Ph. Stefano Pietta)Aprire l'uso dell'elettronica ai diversabili è uno degli obiettivi del mondo moderno. (Ph. Stefano Pietta)

La”accessibilità digitale” poggia adesso su un Progetto europeo teso ad includere i disabili nell’utilizzo dei contenuti digitali…

La rivoluzione digitale, ossia il passaggio dalla tecnologia meccanica ed elettronica analogica a quella elettronica digitale è un processo inarrestabile che ha scosso le nostre vite cambiandole radicalmente.

Nell’ultimo decennio o poco più, con l’avvento dei social media e l’informatizzazione di numerosi sistemi di pubblica amministrazione (fatturazione elettronica, servizi postali, raccolta dati etc.), le nostre abitudini sono cambiate mediante l’uso di computer e software, in luogo dei vecchi supporti cartacei e delle macchine da scrivere.

Alla fine degli anni Ottanta, meno dell’1% dell’informazione mondiale tecnologicamente archiviata, era in un formato digitale, mentre lo era in una percentuale del 94% nel 2007.

L’anno 2002 è considerato il momento in cui l’umanità fu capace di immagazzinare una maggiore quantità di informazione in una forma digitale, piuttosto che analogica (International Telecommunication Union-ITU).

In un processo di crescita così rapido è inevitabile che una grossa parte della popolazione rischi di essere esclusa e nello specifico ci rivolgiamo a coloro che a causa di disabilità di vario tipo (intellettive o fisiche) non possono accedere a contenuti digitali.

Agli inizi del 900, quando cominciavano a costruirsi reti di trasporto su strada così come oggi le consociamo (strade cittadine, autostrade, parcheggi, etc.) non era pensabile anticipare i bisogni dei disabili costruendo delle aree riservate esclusivamente a questo target, ponendo le basi così del concetto di barriera architettonica. Le barriere architettoniche includono qualunque elemento costruttivo che impedisca, limiti o renda difficoltosi gli spostamenti o la fruizione di servizi (specialmente per le persone con limitata capacità motoria o sensoriale, cioè portatrici di handicap).

Così come nel 900, oggi stiamo assistendo alla creazione di reti di comunicazione e fruizione di servizi basati su sistemi digitali e non possiamo permetterci l’errore di escludere nessuna categoria dall’utilizzo di tali strumenti.

Le azioni inclusive in tal senso prendono il nome di Accessibilità Digitale ossia la capacità dei sistemi informatici, ivi inclusi i siti web e le applicazioni mobili, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistite o configurazioni particolari. L’Accessibilità Digitale in Europa è ora in primo piano dopo l’approvazione nel 2016 della nuova direttiva UE 2016/2102.

Per questo l’Unione Europea ha deciso di intervenire e ha messo in moto, attraverso il Programma Erasmus+, e la divulgazione delle relative linee guida, un sistema di cooperazione tra Spagna, Italia, Svezia, Ungheria e Irlanda, per la creazione di un progetto WAMDIA (We All Make Digital Information Accessible) che possa offrire degli strumenti pratici per cambiare la mentalità degli utenti informatici.

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Tramite questo partenariato internazionale è stato possibile coinvolgere in 2 anni oltre 1000 partecipanti nei vari paesi di riferimento, in attività di ricerca e sviluppo che hanno prodotto risultati molto interessanti:

  • La creazione di una piattaforma digitale dove apprendere i sistemi di trasformazione di tutti i documenti digitali (file word, PDF, siti web, App, etc.) in un formato accessibile.
  • La produzione di 2 “Global Report” riguardanti le abitudini degli utenti informatici in Europa e il livello di sviluppo delle nazioni coinvolte nell’ambito dell’Accessibilità Digitale
  • Il lancio di una campagna di sensibilizzazione volta a cambiare la mentalità degli utenti secondo un approccio in cui tutti possono contribuire all’accessibilità delle informazioni digitali garantendo l’accesso ai file comuni creati.

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Il progetto giunto alla sua conclusione, ha visto la partecipazione di una Associazione siciliana (PRISM, Promozione Internazionale Sicilia-Mondo), come unico rappresentante italiano. PRISM è stata selezionata dall’Università di Alcalà in Spagna, per via della vasta esperienza acquisita negli anni nella gestione di progetti europei. Secondo quanto rilasciato dal Project Manager di PRISM, Simone Indovina: “L’Università di Alcalà è uno degli istituti pionieri nel campo dell’Accessibilità Digitale in Europa, ed è stato un onore prendere parte ad un’iniziativa così lungimirante”.

Sono già disponibili sul sito del progetto tutti i risultati sopra citati e nei prossimi mesi verranno presentate ulteriori iniziative che permetteranno di dare sostenibilità a quanto creato tramite il Progetto WAMDIA.

Simone Indovina

(Corrispondenza da Enna)

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