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Smania di novità e cultura antropologica fra libertà e arbitrio

I romani furono i maestri del diritto: alcune norme sono praticamente tuttora in vigore, ancora più utili sono i termini, le massime e le definizioni. Un passato da non seppellire. Il cristianesimo si fonda su un alto numero di testi in cui precetti e storia vivono in un clima di alto valore morale e poetico...  I musulmani si rifanno ancora al Corano traendone norme di legge. E' un grande errore screditare la tradizione...I romani furono i maestri del diritto: alcune norme sono praticamente tuttora in vigore, ancora più utili sono i termini, le massime e le definizioni. Un passato da non seppellire. Il cristianesimo si fonda su un alto numero di testi in cui precetti e storia vivono in un clima di alto valore morale e poetico... I musulmani si rifanno ancora al Corano traendone norme di legge. E' un grande errore screditare la tradizione...

Emerge dalla osservazione delle cronache contemporanee  come il procedere della “cultura” diffusa, in direzione di un indeterminato relativismo etico, possa condurre a scelte che contrastano con le fondamentali conquiste morali e civili compiute dall’intera umanità, ignorando l’importanza della memoria storica in cui la religione, il diritto e la stessa scienza (vedi la medicina) si fondono non a caso, aiutando gli individui ed intere comunità nella difficile scelta fra ciò che è giusto e ciò che non lo è, fra un corretto comportamento morale e le condannabili vie del peccato…

Ciò cui si compie una sorta di “attentato” è la cultura antropologica, fatta di nozioni e indirizzi, maturati attraverso secoli e millenni, certamente “non a caso“. Trattasi – ripetiamo – di vere e proprie conquiste… Ciò, tutt’altro che avvenire in considerazione di “supposte esigenze della vita moderna“, è contemplato nell’ambito di periodi individuati nella storia antica, nel ricorrere di anni di crisi morale, puntualmente “rientrata” entro i confini di quella che – sia pur sommariamente – potremmo definire “la normalità“.

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Oggi si parla con troppa disinvoltura di temi specialistici, anche se si predica il contrario, cioè che “sarebbe” opportuno inquadrare ogni visione particolare – ogni dottrina (come oggi più interessa) tecnicamente rilevante – in un ampio quadro di cultura in generale.

La realtà è che la cultura, che è ampiezza di vedute e rispetto dei punti di vista, viene trascurata. …Che il concetto fondamentale di “cultura antropologica” viene disprezzato come una sorta di “anticaglia”, come se l’uomo moderno dovesse apprendere tutto, meccanicamente, dall’insegnamento impartito dall’organizzazione sociale attraverso la scuola, preferibilmente di Stato e i mass media. Come se ciò che è tramandato dalla memoria storica fosse trascurabile, rispetto ad una modernità che – comunque – incalza…

Una “deriva” socio culturale, inoltre, conduce a ritenere che sia “tecnicamente rilevante” solo ciò che è commerciabile, ovvero ciò che è riconducibile ad un valutazione economica sul mercato, sia pur ampiamente inteso…

Ma, tornando al punto cruciale, la cultura, abusata nel termine, ma ben poco chiarita nel concetto, è quanto di più ampio si possa e si debba immaginare intorno all’intelligenza individuale. La cultura dovrebbe essere – a questo punto – rispiegata e studiata “in sé“, perché si sappia riconoscere, accarezzare, coltivare… E’ proprio ciò che al momento si è perduto: la “bussola” della cultura. Contro ogni tentativo contrario, l’uomo moderno “incamera” più nozioni che concetti. Assimila meno processi di giudizio, dimentica la capacità di sintesi e il ragionamento…

La cultura generale proviene – invece – dall’ambiente familiare e sociale prima che dalla scuola e dai media. Solo corrette nozioni apprese nel vivere civile possono accogliere le “altre” nozioni e le forme di ragionamento che provengono dai libri, dalla scuola, dagli stessi studi superiori, dai media e dal web…

Tutto è utile, tutto può esserlo ai fini della cultura personale e generalizzata, sempre che sia correttamente assimilato o, al contrario, anche rifiutato. E’ ovvio, quindi, che la gran parte di “ciò che serve” debba provenire dall’esistente, dal presente, che è sintesi del passato. Scartare troppo facilmente la storia è, senza dubbio, uno degli errori del momento… E’ un modo per giustificare un edonismo che è presunzione pura da parte dell’uomo moderno, che rischia di non distinguere  fra libertà ed arbitrio, perché – preda di un progresso veloce e caotico – tende a non accorgersi di quanto sia debitore rispetto ad un passato lontano e vicino…

Germano Scargiali

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