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Alunni figli d’un dio diverso: non è una novità…

Istituto comprensivo via Trionfale Roma (sede centrale)Istituto comprensivo via Trionfale Roma (sede centrale)

E’ facile “cadere dalle nuvole”, parlare di fulmine a ciel sereno, di fronte alla notizia dell’Istituto comprensivo via Trionfale a Roma, il quale distingue (o discrimina) il ceto dei propri alunni a seconda del plesso scolastico.

La verità, però, è più complessa. Un discrimine, in base alla provenienza familiare di alunni e studenti, è molto frequente, da sempre, in Italia e si estende dalle elementari alle medie inferiori e – più ancora – alle superiori…

Ricordiamo ciò che, già anni fa, avveniva a Palermo nei licei: le”sezioni” riservate a chi presentava “determinati requisiti” di “origine controllata” ed altre in cui si “stivavano” i meno abbienti e i ragazzi meno conosciuti, dai cognomi “nuovi”, anche provenienti da fuori… Quelli di cui probabilmente si pensava: “Chi sa chi sono, chi sa da dove vengono…” Questi ultimi risollevavano spesso le sorti dei corsi “disgraziati”, in cui insegnavano anche docenti meno “inseriti” in un certo notabilato cittadino, spesso docenti anche più bravi, non di rado “troppo signori“, intellettuali puri, non “avvezzi” ad inserirsi in …certi giri privilegiati. Appunto, i notabilati. Non vogliamo precisare altro, per non uscire in questo discorso particolare dal cosiddetto “seminato”, cioè dal nostro particolare discorso odierno…

Probabilmente “son cose” che non riguardano “un luogo” ma si verificano un po’ ovunque. Specie – di solito – in provincia. Ma …tutto il mondo è provincia. O no?

Vediamo il caso recente di Roma (Caput mundi)

Se gli alunni che frequentano via Trionfale appartengono a famiglie del ceto medio-alto, quelli del plesso di via Assarotti provengono da estrazione sociale medio-bassa. Addirittura nella sede di via Cortina d’Ampezzo si specificava come molti alunni fossero figli anche dei dipendenti nelle case dell’alta borghesia, colf, badanti, autisti…

Quelle che seguono sono le frasi esatte…

La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna accolgono alunni appartenenti a  famiglie del ceto medio-alto, mentre  il plesso  di via Assarotti,  situato  nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario,  accoglie  alunni  di estrazione sociale medio-bassa e conta, tra  gli iscritti, il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana. Il plesso di via Vallombrosa, sulla via Cortina d’Ampezzo, accoglie, invece, prevalentemente alunni appartenenti a famiglie dell’alta borghesia assieme ai figli  dei lavoratori  dipendenti occupati presso queste famiglie (colf, badanti, autisti, e simili).-

Insomma, ce n’è per tutti i gusti…

Sulla vicenda è intervenuta anche la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina – siciliana per inciso – che ha commentato la descrizione apparsa sul sito della scuola.

“Descrivere e pubblicare la propria popolazione scolastica per censo – ha stigmatizzato Azzolina – non ha senso. Mi auguro che l’istituto possa dare motivate ragioni di questa scelta. Che comunque non condivido”.

Le stesse parole sono state utilizzate per un “progetto” del Miur. Era già stato pubblicato sul sito del Ministero un progetto presentato dall’istituto comprensivo di via Trionfale nell’ambito del PON, Programma Operativo Nazionale. Si chiamava “Mente-cuore-mani: alla ricerca dei tuoi talenti” e aveva l’obiettivo di “proporre nuove modalità educative che, rompendo la logica strettamente disciplinare, si rivolgono alla totalità dell’alunno, mente-cuore-mani, attraverso percorsi multidisciplinari e multimediali che mirano a far emergere e valorizzare tutti i talenti“.

Il Ministero(Miur) aveva già autorizzato il finanziamento del progetto con 40 mila euro.

Il piano formativo dell’istituto, pubblicato sul sito Scuola in chiaro del Miur, contiene quanto segue…

“…Il contesto socio-economico è disomogeneo, poiché il territorio di riferimento, che insiste su due Municipi, include fasce di popolazione appartenenti al ceto alto e zone in cui è elevata la presenza di famiglie di cittadinanza non italiana, socialmente svantaggiate. La percentuali di alunni con bisogni educativi speciali raggiunge il 7% del totale della popolazione scolastica. L’analisi della presenza di alunni con cittadinanza non italiana rispetto al totale della popolazione dei singoli plessi rileva disomogeneità fra questi, in particolare per la scuola primaria si registrano le seguenti: Trionfale 26%, Assarotti 26%, Taverna 17%, Vallombrosa 6%”.

Vi si legge, però, anche che la …disomogeneità socio-economica rappresenta uno stimolo alla personalizzazione dei percorsi formativi…

Il problema esiste ed è molto complesso. Anche perché una malintesa impostazione dall’alto ha tolto ai docenti gran parte della loro autorità e ciò pesa fortemente sulla condotta in classe.E’sempre più frequente anche il caso di alunni che -anche al superiore – ostentano una personale sfiducia nell’utilità dell’insegnamento scolastico. Circolano espressioni come: “…per imparare l’inglese bisogna andare in Inghilterra” e simili. Oppure: “non m’importa niente, tanto farà il pasticciere con mio padre…”

Sono atteggiamenti frutto dell’incultura diffusa, del pressapochismo dell’informazione, del sostanziale abbandono che oggi, contro ogni previsione e speranza, fa di gran parte della società e dello stesso tessuto cittadino una dispersiva e ininterrotta periferia

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Se “preso sul serio” il problema è tutt’altro che nuovo. E’ meglio – diciamolo – in linea di principio che i nostri figli e nipoti frequentino quel che si dice “una buona scuola”. Chi può e lo ritiene fondamentale manda i giovani in istituti privati, magari i più costosi, ritenuti “esclusivi”. Il distinguo è economico, ma – di fatto – anche sociale: migliori amicizie etc. E’ un atteggiamento che ha la sua logica ma pecca di perbenismo borghese. Spesso queste scuole vengono frequentate da chi “vuol essere,ma non è” se non economicamente…

Di base, secondo chi scrive – certamente esperto di “scuola” per motivi personali e familiari (già mio nonno e poi mi suocero erano presidi di liceo, per non dire del resto della famiglia) – la scuola pubblica rappresenta “la vita”, quella privata acuisce ciò che la scuola è per necessità: una simulazione piuttosto lontana della realtà in cui verranno inseriti i “maturati”,a partire dal loro ingresso nei corsi universitari, per non dire della vita reale…

Diamo, quindi, modo ai “nostri ragazzi” di “saggiare” la realtà della vita, di constatare il senso delle divisioni sociali, tuttora – senza ombra di dubbio – presenti nella nostra società. Ad onta dei tentativi di “uguaglianza” previsti dalla Costituzioni moderne.In  pratica il coronamento della égalité ipotizzata come prossima ventura della rivoluzione francese si è rivelato lungo, come tanti altri progetti dell’umanità. L’errore dell’illuminismo, ereditato da Platone e trasmesso anche a Marx è sostanzialmente questo…

Tornando in pieno “seminato”,  ci troviamo – tanto per non cadere nell’illusione di Platone – di fronte ad una realtà. Storicizzando, cioè, le ipotesi formulati,la realtà sociale e quella della scuola si presentano ben più “difficili” del previsto.

L’errore poté essere stato commesso nella riforma scolastica  nel 1962. Oggi non possono esserci dubbi che quello – nato con intenzioni di democratizzazione – fu “un duro colpo” per la cultura italiana. Perché, non solo riguardò anche l’apertura del superiore a tutte o ad una gran fascia di facoltà universitarie, ma soprattutto perché rinviò drasticamente l’acquisizione di alcune “competenze fondamentali“, rimandandole – nel tempo – alla media superiore. Di questa sminuì di molto i contenuti, impoverendoli e provocandone una una sorta “stroncatura”.

Che cosa sancì la riforma della scuola media del 31 dicembre 1962…
Essa decise, sia l’abolizione della scuola di Avviamento al lavoro, e sia di altre scuole particolari, con la creazione di una sola tipologia di scuola media unificata che permettesse l’accesso a tutte le scuole superiori. Così è ancor oggi…
La quasi totale rimozione dello studio del latino (1977) alle medie provocò il buio nella conoscenza della grammatica, dell’analisi logica e del periodo, nonché della stessa sintassi. Ha ridotto lo studio delle lingue ad un”quasi” mero esercizio idiomatico. Questo non sarebbe un errore, se le conoscenze cosiddette grammaticali “ci fossero” : nessuna massima è più errata di quella che afferma: “il latino è come la matematica“, in voga nei …tempi andati. Nessuna lingua è come la matematica: è un corpo vivo che un popolo crea minuto per minuto con espressioni che ruotano attraverso i contatti sociali alimentando il corpo vivo dell’espressione e del linguaggio… Noam Chomsky, Roland BarthesClaude Lévi-Strauss e gli altri “linguisti” hanno, forse, parlato invano?
 
Una discriminazione tra gli studenti è stata vista, più di recente, anche come una conseguenza di questa “equiparazione” che finisce per non preparare nessuno al lavoro, né al lavoro operaio, né a quello intellettuale.
A tali esercizi, tesi a discriminazioni verso l’alto sono più “vocati” i clan di stampo massonico, e la stesso ambiente ecclesiale, non esclusa, infatti, l ‘Opus Dei. Si giunge a corsi di specializzazione molto riservati. Ciò in un mondo in cui il vero “crisma”, una sorta di imprimatur culturale proviene solo dai”master” post universitari. In cui una laurea in giurisprudenza o simili se non si supera un ennesimo esame per poter far parte di un ordine professionale…
Tutto ciò suona come il “de profundis” dell’istruzione attraverso le strutture offerte dalle istituzioni…
Quali, infine, le razioni “che contano”?

Secondo Claudia Pratelli, assessore al Municipio III di Roma, “leggere parole come queste sul sito di una scuola fa orrore. Ma è molto più complicato e più grave di come sembra. Quello che leggete fa parte del RAV, il rapporto di autovalutazione, che le scuole sono obbligate a compilare e pubblicare sul sito.

Questo RAV chiede di descrivere il contesto e la composizione sociale della scuola. Precisamente chiede di delineare limiti e opportunità del contesto sociale. È scelta delle dirigente e del nucleo di valutazione, deputati a compilarlo, valutare quali siano i limiti, quali le opportunità e quali parole scegliere. Non è una scelta ma obbligatorio, invece, pubblicarlo sul sito.

Possiamo anche gridare allo scandalo, che si ripete ogni anno, del preside classista, ma se oltre al dito non guardiamo la luna della privatizzazione strisciante dell’istruzione rischiamo di non capirci granché. Soprattutto colpisce l’indignazione un po’ naïf della Ministra Azzolina, che se si percepisce esclusivamente commentatrice del mondo dell’istruzione comincia molto male”.

La risposta dell’istituto: “Nessun classismo, solo descrizione territorio”.

Secondo l’istituto di via Trionfale nelle parole pubblicate sul sito non c’è nessun intento discriminatorio, ma solo una “mera descrizione socio economica del territorio”. Il testo, comunque, è stato modificato e sono state rimosse “le definizioni interpretate in maniera discriminatoria”.

Ma, democrazia insegna che “La scuola deve essere inclusiva”. Così in merito  ha dichiarato ai microfoni di Fanpage.it Mario Rusconi, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi del Lazio.

“Ritengo che quando un istituto scolastico debba presentare sé stesso sul sito della scuola non possa utilizzare parametri pseudo sociologici, medio-borghesia, ambiente poco acculturato e così via. Questo può indurre chi legge a pensare che vi siano classi di serie A e serie B, invece la scuola deve essere inclusiva”.

“Bisogna fare in modo – ha concluso Rusconi – che ci sia una preparazione adeguata delle persone che curano i siti delle scuole”, ha aggiunto.

Insomma ce n’è e ne avanza per aprire una lunghissima discussione. Forse il caso dell’Istituto comprensivo di via Trionfale a Roma abbia tolto il tappo maleodorante del recipiente avariato che contiene l’apparato amministrato oggi dal “pomposo” Miur…

Germano Scargiali

Nota

Pur riconoscendo la complessità del problema, anche accettandole preoccupazioni di quelle famiglie più in alto che si preoccupano che i figli /studenti non restino al palo rispettando i tempi lenti degli studenti necessariamente in ritardo, ripetiamo una “battuta” che ci torna in mente quando parliamo di morale in genere: “Certe cose non si fanno!

La democrazia è un traguardo sociale (un meta per tutta l’umanità) di fronte al quale non si può transigere. E’ un valore non negoziabile… E’ vero, inoltre, che l’alunno mentalmente “più avanti” continuerà a giovarsi dell’appoggio delle famiglie, continuerà ad assorbire dell’ambiente familiare.

Lo studente “dotato” andrà avanti ugualmente anche “nella confusione” – perché di questo spesso di tratta di classi difficili  confusionarie – supplendo con la cultura generale, con le capacità specifiche (per materia) e, se ne avrà l’animo, contribuirà alla crescita dei compagni disagiati. Essi potranno essere poveri, portatori di handicap, meno intelligenti e simili. Saranno sempre in grado di insegnare qualcosa a tutti. Non dimentichiamo che il miglior metodo per imparare “bene” è insegnare…

Grave, per inciso, è stato il trascurare lo studio a memoria. Ne ha risentito non solo il singolo discente, ma anche la cultura diffusa, la cultura nazionale italiana, costruita attorno al ricordo – necessariamente preciso – di scrittori e poeti classici,appartenuti cioè alla storia nazionale… 

Consideriamo,infine, che l’insegnamento scolastico può essere importante, ma è la cultura nel suo complesso che fa la differenza. Meglio – per concludere – un’esperienza completa della realtà, che non rinchiudersi in artificiose turris eburnee, per molti versi uguali ad altrettanti ghetti.

Germano Scargiali

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